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L'autoefficacia nella dipendenza da nicotina

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on . Postato in Benessere e Salute | Letto 1013 volte

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dipendenza da nicotinaQuante volte abbiamo sentito queste frasi: "da domani non fumo più" oppure "sono preoccupata, mio figlio ha cominciato a fumare!".

Frasi comuni, ma che sono molto spesso sottovalutate nonostante i pericoli del fumo oggi siano ben noti. Il cosiddetto "vizio di fumare" viene riportato dal DSM - IV nella sezione dedicata alle dipendenze, sotto il nome di dipendenza da nicotina.

Il fumo, infatti, oltre a gravi danni fisici provoca la maggior parte dei sintomi che richiamano proprio la dipendenza, quali bisogno impellente di avere la sostanza, assuefazione, tolleranza e astinenza. Per decenni, comunque, si è evitato di definire il consumo di sigarette una tossicodipendenza, finendo per accettare la sigaretta come qualcosa di normale. Infatti il fumatore il più delle volte non si rende conto di essere incappato in una vera e propria malattia la sottovaluta a causa del carattere di normalità che la sigaretta ha saputo conquistarsi.

Molto spesso le persone che fumano sono, infatti, convinte di poter smettere in qualsiasi momento e con molta facilità. La stessa percezione del rischio fisico che la persona corre fumando, è spesso distorta verso un ottimismo esagerato e difensivo nei confronti delle malattie casate dal fumo e sulle proprie capacità di gestione della situazione.

Accanto agli effetti puramente fisiologici della nicotina non va dimenticata la sua azione psicotropa che si esplica in modo ambivalente. La sigaretta infatti viene adattata dal fumatore ad ogni tipo di bisogno psicologico ed ad ogni tipo di situazione, e i suoi effetti, stimolanti o calmanti, variano non in base alla sua reale azione, ma in base a quella che il fumatore vuole che abbia.

La sigaretta infatti risponde a molteplici bisogni che il fumatore probabilmente non riesce a soddisfare autonomamente ad esempio il bisogno di sicurezza di fronte alle situazioni che generano ansia diventando così una sorta di oggetto transizionale. La sigaretta inoltre risponde al bisogno sociale di considerazione, sostegno e stima che il gruppo, o una singola persona, può dare diventando un tramite per tale scopo o un mezzo per distinguersi dagli altri.

Molto nota è la classica frase che si usa per conoscere una persona "scusi, mi fa accendere?

La maggior parte delle sigarette non sono pienamente volute, non sono assaporate, ma vengono fumate meccanicamente.

Il fumatore non si rende conto di prendere la sigaretta, portarla alla bocca, accenderla e fumarla sino alla fine.

Le sigarette dette "automatiche e ambivalenti" sono quelle fumate nei momenti di stress, quando la persona deve ritrovare la concentrazione prima di un evento importante oppure ritrovare la calma dopo un momento che ha richiesto un particolare dispendio di energie fisiche e psichiche.

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Per fortuna non tutti i fumatori vorrebbero continuare ad esserlo. Chi decide alla fine di smettere deve fare i conti però con il calo di motivazione che porta alla convinzione di non potercela fare e non riuscire a mantenere il buon proposito a lungo. In questo senso si inserisce l'autoefficacia, costrutto strutturato da Albert Bandura, che si riferisce alla stima che l'individuo fa delle proprie abilità di riuscire in un determinato compito e riguarda specificatamente la convinzione di poter aver successo in una determinata
situazione. Ad un più alto senso di autoefficacia corrisponde una maggiore probabilità di riuscire nel compito che ci si è prefissati.

Nella dipendenza da nicotina l'autoefficacia è un importante fattore che assume una duplice funzione: come deterrente per un primo approccio con la sigaretta e come fattore che caratterizza gran parte del processo di cambiamento dal momento della presa di decisione al mantenimento a lungo termine di tale decisione.

Bandura a questo riguardo distingue cinque tipi di autoefficacia che seguono il percorso evolutivo del disturbo da dipendenza da nicotina e che va da una sua iniziale assenza fino alla ricaduta del soggetto nella dipendenza stessa. Questo percorso si snoda in cinque fasi che corrispondono ad altrettante tipi di efficacia, ossia: l'autoefficacia di resistenza, di riduzione dal danno, di azione, di gestione attiva e di recupero.

L'autoefficacia di resistenza riguarda particolarmente i giovani e più in generale coloro che non fumano, ma che nonostante questo sono a rischio per l'inizio di una dipendenza da nicotina perché frequentano persone che fumano o hanno manifestato una propensione in quella direzione.

Questo tipo di autoefficacia è strettamente legata con la prevenzione di tipo primario. Il suo scopo è appunto quello di impedire il primo contatto con la sigaretta aumentando l'autoefficacia rispetto alla capacità di poter rifiutare un primo contatto con la sigaretta.

L'obiettivo dell'autoefficacia di riduzione dal danno, esplicabile attraverso gli interventi preventivo-promozionali di tipo secondario, è quello di minimizzare le conseguenze deleterie che si avrebbero se si continuasse a fumare, ed evitare l'escalation nell'uso di sostanze allontanando i consumatori precoci che non hanno ancora imparato a dire no o che non hanno voluto dirlo.

L'autoefficacia di azione si riferisce invece alle convinzioni circa le capacità del soggetto di raggiungere materialmente gli obiettivi prefissati quali l'astinenza o il consumo controllato di sigarette.

Infine l'autoefficacia di gestione attiva si riferisce all'aspettativa che il soggetto ha di riuscire a fronteggiare il rischio di ricadute una volta che ha messo in atto dei comportamenti che gli permettono di fronteggiare efficacemente la dipendenza. A questo tipo di autoefficacia è legata la prevenzione di tipo terziaria utile nella possibilità di ridurre i danni che la dipendenza ha provocato e anche gli episodi di violazione dell'astinenza che possono manifestarsi con maggior frequenza quando, ad una bassa autoefficacia
di fronteggiamento delle situazioni ad alto rischio, si aggiungono le aspettative positive circa gli effetti della sostanza.

Il fumo può essere considerato un problema sociale, oltre che personale, provoca dipendenza sia fisica che psicologica e danni notevoli alla salute. È giusto perciò considerarlo una vera e propria trappola dalla quale si esce con difficoltà. L'obiettivo principale è quello di sensibilizzare la popolazione, gli operatori sanitari e gli educatori verso un problema come quello del fumo che può essere evitato e, se non eliminato del tutto, almeno contenuto e monitorato.


BIBLIOGRAFIA

  • BANDURA A. (1996), Il senso di autoefficacia. Aspettative su di se e azione, Trento, Erikson.
  • BANDURA A. (2000), L'autoefficacia. Teoria e applicazioni, Trento, Erikson.
  • LESOURNE O. (1986), Il grande fumatore e la sua passione, Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • MANGIARACINA G. (1992), Uscire dal fumo. Il consumo di tabacco: problemi e soluzioni, Firenze, Edizioni ADV.

 

Articolo a cura della Dottoressa Paola Plastina

 

 

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Tags: dipendenza fumo nicotina tabacco

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