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Perché si ricorre al tatuaggio? Cosa si nasconde dietro il tatuarsi ?

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Nell’antichità i tatuaggi erano presenti in molte culture indigene, in particolare in Asia, Africa e Oceania. In epoca moderna si sono diffusi anche in America e poi in Europa. Nati come segno di riconoscimento ed appartenenza ad una tribù, piercing e tattoo oggi sono diventati l'ultima tendenza nel mondo dei giovani.

a cosa serve un tatuaggioBasaglia afferma: «Non si può parlare dell'uomo senza essere rimandati alla sua corporeità [...]. Il nostro ingresso nel mondo si attua infatti nel momento del nostro apparire come corpo: ogni espressione, ogni atteggiamento con cui l'uomo si dà e coglie il mondo è corpo [...] È ancora corpo l'identità della nostra nascita e della nostra morte»

Per alcuni il tatuaggio o il piercing sono una forma di espressione di sé, può simbolizzare la volontà di ricordare un evento o un’esperienza importante della vita, ad esempio per i cadetti militari americani è un rito di passaggio. Altre ricerche hanno suggerito che gli stressor psicosociali, come l’esposizione ad un trauma, possono essere associati al ricorrere a modificazioni corporee.

Il tatuaggio racchiude diverse funzioni:

  • Esorcizzante: In passato veniva utilizzato per esorcizzare la paura della morte (il rituale del dolore fisico simula il passaggio dalla vita alla morte). Oggi invece, la società nega il dolore e la morte. Si può ricorrere al tatuaggio per esorcizzazione problemi di tipo fobico.
    R.G 19 ANNI dice: “Io ho il terrore dei serpenti. Ma quando mi guardo allo specchio e vedo il mio serpente tatuato, allora mi sento più sicuro, mi sembra di dominarlo. Ho disegnato questa figura per superare le mie paure dei rettili”.
  • Psicoterapeutica: Il tatuaggio può avere uno scopo curativo. Si può avere la convinzione che agendo sul corpo si ha una modificazione della mente.
    Jeffreys (2000) e Martin (1997) affermano che le donne vittime di traumi come l’abuso sessuale, spesso ricorrono alle mutilazioni corporee. Le vittime di abuso sessuale hanno significativamente una minore autostima e presentano un maggior numero di tatuaggi (Reyntijens, 2002). Allo stesso tempo però, le donne abusate che hanno molti tatuaggi hanno un livello di stima del proprio corpo uguale a quello dei soggetti senza una storia di abuso il che può essere interpretato come un uso terapeutico del tattoo. E' come se le donne che sono state abusate cercassero di riappropriarsi del proprio corpo marchiandolo indelebilmente.
  • Comunicativa: il tatuaggio assume una funzione affettiva, descrive i legami che vogliono essere duraturi ed indelebili nel tempo come il tatuaggio stesso.
  • Estetica: Il tatuaggio è utilizzato per abbellire il corpo, coprire cicatrici ed inestetismi in alternativa alla medicina estetica (es. con un intervento di chirurgia plastica la bocca può diventare più grande; il tatuaggio può ampliare il contorno o marcare la linea rossa come trucco permanente)
  • Sociale: Tatuaggio come bisogno di appartenenza ad un gruppo.

L’appartenenza a un gruppo non passa più dall’aspetto come un tempo; viviamo in un'epoca di continue contaminazioni di stile: bisogna riflettere sull’esibizione orgogliosa dei segni sul corpo, questi, quanto rappresentano davvero la persona?

Tatuaggio: normalità o rischio di patologia?
I segni sulla pelle non hanno un significato unico e non sono in sé un sintomo di patologia.
La loro interpretazione va ricercata nel contesto culturale in cui è inserita la persona, dalle esperienze vissute nell’arco della vita.
Alessandra Lemma scrive: “. Nel tatuaggio non c’entra la bellezza quanto il bisogno di ricreare il proprio corpo. E nei casi estremi, parlo di chi si ricopre di segni dalla testa ai piedi, può rivelare esperienze traumatiche, abusi sessuali o cure materne opprimenti. È un modo per reinventare se stessi, cacciare l’antica intrusione, e riappropriarsi di ciò che è stato rubato.”

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Non bisogna preoccuparsi se un adolescente ricorre al tatuaggio, nella maggior parte dei casi il significato di questo gesto è rintracciabile nell’ affermazione di sé stessi, come dire “io sono io”. Usando forme di trasgressione, cercano di crearsi una propria identità, individualità e indipendenza, per allontanarsi dal controllo e dall'appoggio dei genitori.
In una sfera più profonda “Si ricorre al tatuaggio per la difficoltà di "rappresentare" quello che si è vissuto e spesso brucia ancora, le parole e i pensieri vengono rimpiazzati da azioni sul corpo e a volte contro il corpo, lì dove concretamente si localizza il sentimento dell’insufficienza.
Sono casi in cui le emozioni negative come l' inadeguatezza, la colpa, la rabbia, l' odio emergono da "sotto la pelle" a "sopra la pelle". Il corpo diventa allora una tela che esprime le fantasie più inconsce».”

Quando possiamo parlare di psicopatologia?
Quando la modificazione del corpo è avvertita come necessaria e pressante. In questi casi possiamo postulare che dietro al sintomo si celi un disturbo dell'immagine corporea la cui forma estrema è il dismorfismo corporeo. La caratteristica essenziale del Disturbo di Dismorfismo Corporeo è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico. Il difetto può essere immaginario, oppure, se è presente una piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga eccessiva.
La gran parte dei soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo spesso le loro preoccupazioni come “intensamente dolorose”, “tormentose”, o “devastanti”.
I più trovano le loro preoccupazioni difficili da controllare, e fanno pochi o nessun tentativo di resistervi. Questo disturbo può portare il soggetto a comportamenti ripetitivi ovvero il frequente controllo del difetto, o direttamente o in una superficie riflettente per es., specchi, vetrine dei negozi, vetri degli orologi) con questo comportamento c’è l’intento di controllare e fa diminuire l’ansia.
Possono esserci frequenti richieste di rassicurazione circa il “difetto”, ma le rassicurazioni portano sollievo solo temporaneo, questo comportamento finisce spesso per far aumentare la preoccupazione e l’ansia connessa. Di conseguenza alcuni soggetti evitano gli specchi, talora ricoprendoli o eliminandoli dall’ambiente. Altri alternano periodi di eccessivi controlli allo specchio a periodi di evitamento. Altri comportamenti che mirano a migliorare il “difetto” includono l’esercizio eccessivo (ad es., sollevamento pesi), la dieta ed il cambiare frequentemente gli abiti.
“È sottile il crinale tra la normalità e la patologia nella ricerca delle modificazioni corporee, ma quando si vuole "trionfare" sul corpo è comunque un dolore psichico che viene disegnato sulla pelle”.
“Il corpo si può sentire come aperto o chiuso, come luogo dell’incontro o del rifiuto, ma inevitabilmente siamo degli esseri guardati nello spettacolo del mondo, come diceva Lacan, esposti ai pensieri e ai sentimenti degli altri, senza poterli controllare”, scrive Alessandra Lemma, analista, autrice del saggio “Sotto la pelle”, “Il corpo quindi rimanda da sempre all’identità anche sociale, ma oggi è qualcosa di diverso, un progetto personale, la versione di noi stessi che preferiamo, con un’implicita presa di distanza da quello che siamo e non vogliamo essere”.
Il corpo testimonia la nostra relazionalità, lo spazio fisico condiviso della madre e del bambino non è che il prototipo della nostra dipendenza psichica dagli altri. Se ci sono state difficoltà nella relazione con il primo oggetto del desiderio, può essere impossibile sentirsi a casa nel proprio corpo che potrà quindi essere "raffigurato" come "sfigurato", diventare strumento paradossale di autoaffermazione o di autodistruzione.

 

Bibliografia

  • Corpo, sguardo e silenzio. L'enigma della soggettività in psichiatria (1965)
  • DSM-5 Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, AA VV. American Psychiatric Publishing, 2013, 5° edizione
  • DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.
  • Sotto la pelle. Psicoanalisi delle modificazioni corporee. Lemma Alessandra. Editore: Cortina Raffaello

 

(dott.ssa Angela Chiara Leonino)

 

 


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Tags: tatuaggio

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