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Psiche e Cancro: il contributo dell'Analisi Bioenergetica

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Le attuali ricerche in ambito psicobiologico affermano l’esistenza di una relazione significativa tra psiche e cancro, tra eventi stressanti, caratteristiche di personalità e neoplasie.

Psiche e Cancro il contributo dellAnalisi BioenergeticaIn particolare, affermazioni tratte da indagini retrospettive, tendenti ad investigare sulla storia anamnestica di persone affette da tali patologie, sono state confermate da ricerche longitudinali-prospettive, in cui un campione di persone sane è stato seguito nel corso degli anni allo scopo di valutare le differenze a livello di personalità e di life-events fra soggetti che avrebbero sviluppato neolasie e soggetti che non avrebbero sviluppato questa patologia.

Secondo tali ricerche, l’impiego di meccanismi psicologici di difesa del tipo rimozione-diniego (repression-denial) e la maggiore frequenza di eventi esistenziali stressanti sono associati ad un aumentato rischio di neoplasie.

Vari autori come ad esempio LeShan L., Bahnson C.B., Thomas C.B., hanno da tempo segnalato la presenza in questi pazienti di gravi disturbi nei primi rapporti oggettuali con le figure parentali e notevoli difficoltà nella creazione di schemi comunicativi validi sul piano affettivo ed emozionale. Essi sottolineano la presenza di un ambiente familiare freddo e distaccato, basato su patterns relazionali che predispongono all’isolamento, al non coinvolgimento affettivo e al distanziamento emotivo fra i componenti familiari.

Anche autori di lingua tedesca affermano che i soggetti predisposti alla malattia neoplastica hanno sperimentato in età infantile carenze emozionali e affettive nel rapporto con i genitori, compensate solo parzialmente attraverso meccanismi basati sulla razionalizzazione e sulla repressione dei propri desideri.

In Italia, Pancheri P. riferisce, avendo presente il concetto di imprinting, come la presenza di schemi mentali legati a esperienze precoci possono essere fissati in tracce mnestiche emozionali riattivabili nel loro complesso in fasi successive dello sviluppo.

Reich W., già nel 1948, dopo lunghi studi sulla biopatia del cancro, aveva affermato l’esistenza di una relazione di questa malattia con le funzioni psichiche e chimico-fisiche dell’attività bio-emozionale dell’organismo all’inizio del suo sviluppo. Per questo egli aveva avvertito l’intera comunità umana dell’importanza fondamentale del rapporto madre/bambino fin dalle primissime fasi della vita embrionale – recentemente confermata da ricerche di psicologia prenatale – e, in generale, del ruolo svolto dall’educazione.

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Egli individuò nel movimento fisico la caratteristica naturale più importante presente nel bambino e intuì quanto esso fosse fondamentale per le funzioni bioenergetiche della vita. E’ attraverso il movimento e la respirazione infatti, come ebbe modo successivamente di approfondire e sviluppare A. Lowen, che il bambino interiorizza, esteriorizza ed esprime la sua gioia di vivere. Se avessimo la fortuna di incontrare bambini piccoli intenti a giocare con il liquido fondamentale della vita quale l’acqua rappresenta e fossimo sufficientemente aperti nei confronti della loro esperienza, potremmo renderci conto che queste attività naturali di gioco, rappresentano, per loro caratteristica, il protendersi e insieme l’espandersi nel piacere e nella gioia di vivere.

Gli ammalati di tumore, afferma A. Lowen dopo una vastissima esperienza psicoterapeutica, “ … da piccoli sono stati costretti a sottomettersi alle richieste dei genitori i quali violarono la loro integrità attraverso un reale o minacciato ritiro dell’amore …”. Alexander Lowen è il referente più importante, egli infatti è il fondatore dell’Analisi Bioenergetica e dell’International Institute for Bioenergetic Analysis con sede in New York ed ha fornito il modello teorico-esperienziale al quale io faccio riferimento nel presente articolo.

Secondo questo modello analitico, la minaccia del ritiro dell’amore come avvertimento inferto dal genitore a un bambino piccolo può venire da questi percepita come minaccia alla sua stessa esistenza essendo essa dipendente dall’amore dei genitori.

In questo modo, bambini piccoli possono sentire di non essere accettati per quello che sono e per ciò che sentono. L’ambiente comunica, in vario modo infatti, che essi devono rivedere il loro essere se stessi e il loro rapporto con il mondo. Ripetuti tentativi di minaccia possono portare questi bambini a sentire dentro di loro l’urgenza impellente di dover conformarsi alle richieste dell’ambiente per sfuggire al sentimento di paura insito nella minaccia. Ecco allora che essi possono sentirsi costretti a negare a se stessi quei bisogni naturali di piccoli cuccioli di uomo che non sono ammessi dal potere dell’educazione genitoriale ed è in questo modo che essi possono perdere il contatto con i loro bisogni e, in definitiva, con quello di più naturale che è presente in loro.

Dalle lusinghe di un’educazione coercitiva questi bambini sono persuasi a cambiare l’immagine che essi vanno costruendo di sé con quella che i genitori vorrebbero che loro avessero.

Nella personalità, anche pre-morbosa, dei soggetti affetti da cancro, questa facciata esteriore esiste e consiste, secondo Alexander Lowen, nel “dover mantenere un atteggiamento ottimista, positivo”, nel “dover fare la cosa giusta”, nel negare, consapevolmente o no, il vero sentimento sottostante di disperazione che, come riferisce LeShan, “… è l’elemento basilare nella vita emotiva del paziente malato di cancro … una nera, completa assenza di speranza circa la possibilità di raggiungere nella vita qualsiasi significato, interesse o vivacità. L’opinione di LeShan è che il malato è vissuto con questi sentimenti per tutta la vita, ma ha represso ogni emozione collegata ad essi. Non si arrabbia, né piange per la sua disperazione. Il suo atteggiamento basilare consiste nel cercare di ottenere amore e contatto facendo ciò che ci si aspetta da lui, con l’essere buono e utile”.

Questi pazienti tendono ad essere remissivi e a sottomettersi nei confronti delle situazioni della vita covando dentro di loro rabbia, impotenza, rassegnazione. Reich a tal proposito afferma che la componente psicologica della “rassegnazione caratteriale”, come egli stesso la definisce, è collegata ad un collasso del sistema energetico e rappresenta “… la prima fase di un lento processo involuto”, consapevole o meno, “risultante da un’alterazione nella scarica dell’energia …” che rimanendo bloccata e ristagnando può dare origine al cancro.

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Secondo la vastissima esperienza clinico-terapeutica di Alexander Lowen, molte persone affette da questa malattia possono essere portate a credere di “stare combattendo per la loro salute e per la vita, in realtà, ad un livello inconscio più profondo, esse si sono arrese.

“… Molto tempo prima che subentri il danneggiamento biologico diretto”, afferma W. Reich, “sono però disturbate le funzioni fisiologiche e caratteriali: la capacità di contatto nel rapporto sociale, la gioia di vivere, di provare piacere, la capacità di lavorare, la pulsazione e l’emozione vegetativa”. La rassegnazione caratteriale, presente anche in queste funzioni, secondo questo studioso, precederebbe quella sorta di indebolimento dell’apparato vivente al quale egli dà nome di “atrofia biopatica”, caratteristica sostanziale della canceropatia della quale “il tumore locale è soltanto uno dei sintomi e non la malattia medesima”.

Bahnson C.B. e Bahnson M.B. hanno elaborato un modello basato sull’ipotesi di una “complementarietà psicofisiologica” tra malattie psichiatriche e malattie somatiche. Il cancro, secondo questa impostazione, viene visto come un’alternativa alla psicosi: le difese psicologiche di tipo proiettivo predisporrebbero l’individuo ad una regressione sul piano comportamentale esponendolo a pericoli di malattie mentali più o meno gravi, mentre le difese psicologiche del tipo rimozione sarebbero maggiormente responsabili dell’insorgere di malattie a maggior impronta organica come l’isteria di conversione, le malattie psicosomatiche e il cancro.

Secondo A. Lowen, “il meccanismo di negazione rappresenta un freno per il sistema energetico di queste persone che lentamente indebolisce”. Secondo LeShan, esisterebbe una stretta relazione fra caratteristiche di personalità, rappresentate in particolare da tratti depressivi, ridotta capacità di coinvolgimento emozionale, difficoltà nell’espressione di sentimenti ostili e lo sviluppo della malattia neoplastica.

 

(Articolo a cura del Dottor Alfredo Ferrajoli,
presentato alla Giornata di Studio “Emozioni e Cancro: dialogo tra Mente e Corpo”;
pubblicato sulla Rivista nazionale specializzata “Medicina Psicosomatica”, Organo ufficiale della Società Italiana di Medicina Psicosomatica, Vol. 44, 1999 n. 4)

 

 

 


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Tags: psiche cancro analisi bioenergetica

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