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UN'EMOZIONE DIFFICILE: LA RABBIA

on . Postato in Benessere e Salute | Letto 361 volte


Dott.ssa Patrizia Gorini

C’è sempre qualcosa che non va come vorremmo che andasse, sia nella vita pratica che in quella sociale: dalla fila agli uffici pubblici, alla mancanza di attenzione del partner, alla sgridata ingiusta del capo, ecc. Molto spesso tutto questo ci fa arrabbiare e ci troviamo pertanto a fare i conti con questa emozione difficile da gestire: la rabbia.

Perché difficile?

Perché il messaggio culturale all’aggressività è contraddittorio. Da un lato ci viene detto che dobbiamo essere vincenti, assertivi,sicuri di noi, grintosi, non guardare in faccia a nessuno e dall’altro lato ci viene richiesto di “ingoiare il rospo” e di “fare buon viso a cattivo gioco” ovvero reprimere l’ira per non compromettere relazioni importanti per essere accettati, cercati, amati. Ci si può trovare un po’ confusi nel cercare un equilibrio personale tra i propri desideri, bisogni e le aspettative altrui. Riscontro sempre più spesso, sia a livello professionale che personale, quanto la rabbia sia scomoda.

Viene quasi sempre vissuta con sensi di colpa tali da causarne la rimozione con l’illusione o forse è meglio dire la speranza che reprimere sia uguale ad annullare. Come spingere il tasto RESET nella tastiera di un computer. Non accade lo stesso nelle persone. L’emozione permane, si trasforma ma esiste, è viva e si fa sentire.

Come? Qualunque emozione o sentimento non riconosciuto trova la sua forma comunicativa in un linguaggio corporeo. Nasce così il sintomo psicosomatico, espressione di un contenuto, di un pensiero che in un certo momento o periodo della nostra vita riteniamo svantaggioso prendere in considerazione e decidiamo, più o meno inconsciamente, di ignorare.

Chi reprime la propria aggressività, la propria rabbia, reprime al tempo stesso la propria energia e la propria attività.

Il passo verso la depressione lieve diventa breve. Esistono persone che preferiscono aggredire se stesse piuttosto che arrabbiarsi con gli altri, perdendosi in autorimproveri, autoaccuse di stima di sé che possono generare apatia, perdita del tono corporeo, stanchezza, mal di testa, inappetenza…

L’aggressività non rivolta all’esterno si tramuta in dolore fisico.

Il disturbo organico rischia di diventare una malattia che ci è capitata accidentalmente e finisce col perdere il suo significato originario di vitalità. Dobbiamo invece porci nella condizione di ascolto del nostro corpo per capire cosa ci vuole comunicare, che cosa abbiamo tralasciato, trascurato…

A livello corporeo la rabbia repressa è alla base di contratture muscolari (soprattutto alle spalle, alla nuca e alla mandibola) e di disfunzionalità epatiche.

Troviamo aspetti di questa interindipendenza in diverse culture:
-La Teoria dei Cinque elementi della medicina cinese collega l’emozione della rabbia all’attività del fegato e della bile:
-Ippocrate, nell’antica Grecia, aveva classificato la bile come umore principale nel carattere collerico.
-Il nostro stesso linguaggio popolare descrive una persona arrabbiata con “ha un fegato grosso così”, “ormai le scoppia la bile”, ecc.

Che fare? Quando siamo nervosi, arrabbiati possiamo scaricare la tensione con attività fisiche: frequentare una palestra, praticare sport, urlare facendo il tifo per la propria squadra del cuore, lavorare manualmente, prendere a cuscinate una poltrona, ecc.

Se ci sentiamo contratti, “legati”, può essere utile farsi massaggiare, qualunque sia la tecnica usata,con un buon rilassamento.
Se il malessere tende alla cronicizzazione significa che vi è un comportamento, uno stile di vita ormai consolidato su cui occorre lavorare più approfonditamente con una psicoterapia e con l’ausilio, preferibilmente, di medicine naturali.

Ritengo che una via intermedia debba essere ricercata e secondo me consiste nell’essere consapevoli il più possibile del nostro vissuto emotivo e nel costante dialogo sia all’interno che all’esterno di noi.

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