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La depressione vista attraverso gli occhi della psicoanalisi

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La depressione, come evidenzia la psicoanalisi, ha al centro un significato psicologico di fondo che non può essere trascurato né oscurato dall'efficacia dei farmaci attuali.

La depressione vista attraverso gli occhi della psicoanalisiTre sono le cose importanti da sapere sulla depressione: è comune, fa male ed è sostanzialmente curabile.

Le esperienze depressive, come la tristezza che segue una delusione, o il lutto di una persona amata perduta, fanno parte della vita di tutti.

Le forme più gravi e persistenti di depressione, come depressione maggiore e distimia, sono molto comuni, affliggono circa 19 milioni di americani ogni anno e si manifestano con sintomi quali ipotimia, apatia, disturbi dell'appetito, del sonno, dell'energia e della concentrazione.

Nella sua forma più estrema, la depressione è una condizione così dolorosa che il suicidio può essere visto troppo facilmente come modalità allettante per sfuggire al tormento.

La moderna psichiatria propone con forza l'uso di farmaci psicotropi come Prozac, Lexapro e Zoloft nel trattamento della depressione che hanno indubbiamente un'efficacia nel ridurre l'intensità della sintomatologia depressiva e l'efficacia farmacologica ha determinato una messa in discussione del valore e della necessità degli approcci psicoanalitici nel trattamento della depressione.

Psicoterapeuti psicoanaliticamente formati possono rispondere a tali domande sottolineando che i farmaci spesso non riescono a risolvere completamente la sintomatologia depressiva, e che non tutti possono tollerare comodamente i loro effetti collaterali.

La psicoanalisi evidenzia come la depressione abbia al centro un significato psicologico di fondo che non può essere trascurato o oscurato dall'efficacia della cura farmacologica.

Nel contesto della psicoanalisi, la psicoterapia psicodinamica è spesso necessaria per fornire la delineazione e la comprensione del ruolo profondo che i fattori psichici giocano nella causalità della depressione e per facilitare qualsiasi lavoro psicologico e crescita necessari per superare questi fattori.

Tale terapia non solo aiuta a risolvere gli episodi depressivi, ma aiuta anche i pazienti a vivere una vita più libera e vibrante.

Psicoanalisi e trattamento della depressione

Gli psicoanalisti hanno scoperto che non vi sono formule semplici per capire cosa possa rappresentare un particolare episodio depressivo per una data persona, e che ogni episodio di depressione contiene una propria matrice di significati.

Nel corso degli anni, gli analisti hanno delineato numerose formulazioni per aiutarli a comprendere le origini del dolore interno dei loro pazienti depressi.

Nel presente articolo verranno pertanto forniti riepiloghi semplificati di alcune di queste concettualizzazione.

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Le prime idee di Freud sulla depressione enfatizzavano la nozione secondo cui la depressione può rappresentare una rabbia rivolta verso l'interno, un concetto che si trova ancora oggi di grande rilevanza.

I clinici continuano ad essere colpiti da pazienti che rispondono a situazioni in cui sono stati danneggiati o maltrattati non con la rabbia ma, invece, con la depressione. È come se questi pazienti non fossero in grado di permettersi di sentire e dirigere esteriormente la propria rabbia e, invece, soccombere a sè stessi, portando ad uno stato depressivo auto-imposto.

Più tardi, Freud ha anche riconosciuto che molti pazienti depressi possiedono una voce interna eccessivamente dura, proveniente dall'autorità morale o “super-io” che attacca e punisce il sé cosciente per le sue trasgressioni percepite (spesso relative a sentimenti sessuali o aggressivi inaccettabili) producendo in tal modo il senso di colpa così tipico di questi pazienti.

Sulla scia delle intuizioni di Freud, altri autori hanno continuato a sottolineare l'importanza di esplorare i sentimenti rabbiosi e aggressivi e i conflitti interiori che scatenano quando si lavora con pazienti depressi.

Numerose altre teorie psicoanalitiche sulla depressione sono emerse nei sei decenni successivi alla morte di Freud. Le generazioni più recenti di clinici psicodinamici sottolineano la centralità di ciò che chiamano “deficit” nello sviluppo degli episodi depressivi.

Si può comprendere questo concetto riconoscendo che l'adulto richiede molti strumenti psicologici per il buon funzionamento del mondo, alcuni dei quali potrebbero non riuscire a svilupparsi pienamente, tipicamente a causa di fattori ambientali che hanno interferito con la maturazione psicologica.

Qualsiasi capacità psicologica che non riesce a svilupparsi normalmente può essere considerata come un “deficit” che necessariamente restringerà in qualche modo la capacità di una persona di funzionare liberamente ed efficacemente nel mondo.

Tali “deficit” nel funzionamento sano possono essere visti come fattori causali nella genesi degli episodi depressivi e possono essere collegati in particolare a depressioni croniche e permanenti.

Deficit in molti diversi aspetti del funzionamento psicologico sono stati collegati alla depressione tra cui le capacità di fiducia, separazione, autostima, relazionalità, tolleranza alla frustrazione e così via.

La psicoterapia psicodinamica aiuta i pazienti con depressioni legate al deficit in due modi: aiutandoli a comprendere più a fondo le loro aree di sottosviluppo psichico e le sue origini e, soprattutto, fornendo un'esperienza relazionale sicura e significativa all'interno della quale la crescita psichica precedentemente ostacolata può riprendersi.

Un modello psicoanalitico che considera l'importanza dei deficit è la psicologia del Sè, una branca della psicoanalisi sviluppata per la prima volta da Heinz Kohut.

Questa scuola di pensiero si concentra sulla nozione di “sè”, quella parte della personalità che consente un senso coeso di individualità, benessere e autostima.

Come ogni altra parte della psiche, un sé sano può o non può svilupparsi. La psicologia del Sè sottolinea l'offerta costante di esperienze relazionali affermative che sono necessarie sia per sviluppare che per sostenere un “io” sano.

La psicologia del sé sottolinea ciò che gli episodi depressivi sono spesso innescati quando un sé vulnerabile viene ferito da qualche frustrazione o esperienze lesiva.

Questo approccio sottolinea il potere rafforzante della comprensione empatica sostenuta dal terapeuta delle esperienze del paziente depresso che, nel tempo, lo aiuta a divenire meno suscettibile agli episodi depressivi in reazione alle frustrazioni e alle delusioni della vita.

Un'altra concettualizzazione correlata alla depressione viene dai teorici britannici Fairbairn, Guntrip e Winnicott.

Secondo questo modello, dovremmo considerare i sintomi depressivi (sentimenti di vuoto, apatia, mancanza di significato e futilità), come caratterizzati da un ritiro massiccio dall'esperienza relazionale con il mondo, ossia da ciò che Winnicott definisce il “vero Sè”.

Questi pazienti, che spesso appaiono perfettamente felici e di successo verso il mondo esterno, possono sentirsi segretamente limitati nel seguire i movimenti della vita.

Sperimentano le loro interazioni con le persone come prive di qualsiasi coinvolgimento emotivo “vero” significativo. Possono cercare di evitare interazioni interpersonali o tentare di mantenere questi impegni in modo estremamente superficiale.

Spesso sentono di “recitare” la loro vita, senza nemmeno sapere cosa significhi essere “reali”. I clinici spesso scoprono con tali pazienti che esperienze traumatiche nella prima fase della vita li ha indotti, in un certo senso, a voltare le spalle dal mondo delle persone e ritirarsi in sé stessi.

Di conseguenza, ci sono interruzioni nello sviluppo di tutti quegli strumenti interni necessari per una connessione emotiva confortevole nelle relazioni.

Secondo questi teorici, le esperienze relazionali sono una fonte di energia necessaria per la psiche, vitale per il suo sano funzionamento come cibo e ossigeno per il corpo. Ne consegue che il ritiro da esperienze relazionali emotivamente infuse ha un effetto distruttivo sulla psiche, risultante in un'esistenza vuota e impoverita che è spesso caratterizzata da sintomi depressivi cronici.

La terapia psicodinamica offre quindi l'opportunità di aiutare questi pazienti a diventare più consapevoli dello loro intense, ma spesso inconsce, paure relazionali e dei modi in cui le loro profonde reazioni a queste paure limitano le loro vite.

Allo stesso tempo, tale trattamento offre un ambiente esperienziale sicuro in cui i pazienti possono iniziare a lasciarsi coinvolgere in esperienze relazionali più autentiche ed emotivamente cariche.

Conclusione

L'approccio psicoanalitico al trattamento della depressione rimane utile e vitale, anche nell'era del Prozac. Molti terapeuti credono che gli episodi depressivi possano, in effetti, servire come un segnale prezioso di aspetti della vita emotiva interiore sofferenti.

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Come elaborato da Emmy Gut, un episodio depressivo sfida il paziente a fare il “lavoro della depressione”, creando lo spazio sia per elaborare la depressione in tutta la sua complessità sia per affrontarne le cause in qualsiasi modo potrebbe essere necessario.

La terapia psicoanalitica fornisce quindi assistenza inestimabile ai pazienti depressi mentre affrontano queste sfide.

Quando un episodio depressivo viene 'utilizzato' in modo produttivo, si è in grado di riscontrare, come osservò Winnicott, che una persona può uscire da una depressione più forte, più saggia e più stabile di prima che lui o lei entrasse in essa”.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Bleichmar, H.B. (1996). Subtypes of depression and implications for psychoanalytic treatment. International Journal of Psychoanalysis, 77, p. 935-962.

 

 

 


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Tags: depressione psicoterapia psicoanalisi psicoterapia psicodinamica psicodinamica

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