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Qual è il limite tra corteggiamento e abuso sessuale?

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on . Postato in La relazione ferita: il labile confine fra corteggiamento e molestia | Letto 1868 volte

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Il rischio di costruire una generazione neutra

Dott. Sergio Stagnitta

limite fra corteggiamento e abuso sessualeMi sono sempre domandato quale sia il contributo che la psicologia può dare nel descrivere i fenomeni, i comportamenti e le credenze radicate nella nostra società? Certamente ci sono tantissimi contributi, uno però, a mio avviso, spicca su tutti: contrastare la naturale tendenza della nostra mente emotiva a spostarsi da un polo all’altro della dimensione psichica.

Faccio un esempio: mi ricordo di un gioco, crudele, che spesso si faceva da bambini, chiedevamo ad altri compagni: “a chi vuoi più bene, a mamma o papà?” oppure “Se dovesse morire uno dei due, chi sceglieresti?” In genere i malcapitati (me compreso) rimanevamo bloccati, qualcuno pure lievemente angosciato. La perfida e insidiosa domanda provocava due reazioni emotive: la prima, essere costretti a scegliere tra due legami importanti; la seconda, un conseguente senso di colpa per aver decretato la morte di uno dei due genitori, in genere il padre!

La comunicazione mediatica utilizza lo stesso, crudele, modello. A seguito di vicende importanti ci costringe a prendere una posizione netta, chiara, senza sfumature. Con conseguenze sociali, molto spesso gravi, sulle ricadute di queste scelte.

L’attualità purtroppo ci costringe sempre di più a leggere ed ascoltare notizie di violenze, abusi, soprusi verso le donne. La vicenda più significativa è quella di diversi mesi fa che ha visto coinvolto Harvey Weinstein, il potente produttore cinematografico della Miramax che, abusando del proprio potere, costringeva le attrici a sottostare ai suoi desideri sessuali. Questa vicenda è stata supportata dalle rivelazioni di innumerevoli persone che, uscendo allo scoperto, hanno denunciato fatti molto gravi. Una fra tutte, l’attrice Asia Argento che ha dichiarato che è stata violentata a 21 anni dal produttore, attirata nella sua stanza d’albergo con un inganno.

Questo scandalo ha prodotto certamente una serie di iniziative mediatiche e giudiziarie che hanno coinvolto anche l’attore Kevin Spacey, e, naturalmente, milioni di commenti, soprattutto sui Social. Fin qui i fatti sono chiari, ci sono persone disgustose, che commettono degli illeciti e ci sono tantissime persone che ne voglio parlare, vogliono sfogarsi, tirare fuori la loro rabbia per l’accaduto. Poi il dibattito si amplia fino ad arrivare a discutere su dove si trova il limite tra corteggiamento e molestia. Il dibattito si è subito polarizzato, le donne sempre più arrabbiate e gli uomini intimoriti di non sapere più come avvicinare una donna senza farla sentire aggredita. La conseguenza, come scrivevo all’inizio, è che nella grande confusione questa “divided line” tra abuso e corteggiamento si è complicata!

Più recentemente, a fare da contrappeso alla discussione è arrivata la lettera, pubblicata su Le Monde, dell’attrice Catherine Deneuve che sottoscriveva, insieme ad altre 100 donne, un appello che ha fatto molto scalpore. Un appello per rigettare “un tipo di femminismo che esprime odio verso gli uomini”, in particolare l’appello era rivolto contro gli eccessi della campagna #MeToo, nata dopo le denunce scoppiate a Hollywood.

Giorni addietro, a Che tempo che fa, Alain Delon racconta di essere stato lui stesso vittima, da giovane, delle donne: “loro chiedevano ed io acconsentivo (scherza in tv), accettavo tutto passivamente, però mi piaceva!”

Qui la faccenda si complica ancora di più, perché Delon, non so quanto consapevole o meno, ha dato voce ad un grande stereotipo culturale: un uomo con molte donne è un gran figo, la donna un po’ meno! Giustamente Fazio gli fa notare che sono due cose differenti il corteggiamento che ha “subito” Delon dalle molestie vere e proprie, ma lui prosegue sulla sua strada: “non ero consenziente nemmeno io, però mi piaceva…"

E così, grazie a Delon, posso entrare nel tema di questo post, ovvero: dove rintracciare il limite tra corteggiamento e abuso sessuale? La risposta per me è molto chiara: tutte le volte che una persona forza un’altra non consenziente (con armi di vario genere) ad una prestazione sessuale da una posizione di potere, che può essere fisica, di ruolo, di dominanza emotiva, in quel momento si può configurare una forma di abuso (più o meno violenta) ma dall’impatto sempre devastante.

Dato però che lo stereotipo culturale ci dice che per gli uomini è piacevole “subire” le avance di una donna, tutto si sposta nell’universo femminile.

Siccome lo stereotipo contiene una parte di verità, direi che ogni campagna che aiuti le donne a riconoscere questa forma di richiesta sessuale è benvenuta.  Ma non possiamo fermarci qui secondo me c’è un tema ancora più profondo.

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Non sempre le donne, soprattutto quelle più giovani hanno la capacità di dire di no. La pubblicità e, ancora di più i Social, in questo non aiutano. La richiesta culturale va sempre nella stessa direzione (amplificata dai nuovi media) piacere a tutti i costi. Molte donne potrebbero rischiare di confondere questa dimensione, essere belle, sensuali e ambiziose, con un’altra richiesta più profonda, ovvero essere sempre disponibili. Questo è lo stereotipo che più di ogni altro va abbattuto e che ha dato vita nel passato (ma largamente presente ancora oggi) che una donna che mostra la sua bellezza sia anche sessualmente disponibile. Credenza terribile che ha visto uomini affermare quella famosa frase: “se la sono cercata”.

I due grandi stereotipi quindi posso sintetizzarli così: donna sensuale sempre disponibile, uomo potente sempre cacciatore. Se polarizziamo il dibattito su questi stereotipi rischiamo di avere l’effetto che potrei definire come: “generazione neutra”, ovvero donne costrette a mitigare la loro bellezza e le loro ambizioni oppure uomini costretti a non corteggiarle più!

Gli eccessi della ipermodernità, a mio avviso, non devono essere combattuti con il suo contrario ovvero l’inibizione totale, l’annullamento delle differenze, ma da dove partire? Secondo me il punto di avvio è quello di insegnare alle persone (uomini e donne) a saper dire di no.

Educare le persone alla libertà vuol dire proprio questo, insegnare loro a proteggersi dall’invasività, oggi più che mai amplificata, come scrivevo prima, dai Social media.

Non è un caso che Freud affermava che la prima definizione di identità della persona passa dal “no”: io non sono questo, non mi piace questa cosa, non voglio fare quell’altra. I bambini imparano subito a dire “no” e poi dopo a dire “sì”. La loro protesta contiene anche un primo e rudimentale desiderio di affermazione: “io non sono esattamente come tu mi vuoi!”

E gli uomini abusanti? Quelli ci sono, ci sono stati e ci saranno sempre. Queste persone vanno fermate con i no e con denunce immediate, anche attraverso leggi più severe basta che, nel tentativo di bloccarli, non si perda con essa anche la dimensione del sano corteggiamento.

 

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Tags: corteggiamento potere abuso sessuale #metoo

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