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L'esperto della psiche non può esimersi dal confronto

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on . Postato in un legittimo desiderio di maternità e/o paternità | Letto 821 volte

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Perché uno psicologo psicoterapeuta dovrebbe mantenere un atteggiamento critico verso il mondo contemporaneo, nei confronti dello spirito del suo tempo, mettendo ad esempio in discussione un legittimo desiderio di maternità e/o paternità?

DOTT.SSA SIMONETTA PUTTI

Lesperto della psiche non può esimersi dal confrontoCondividendo le idee e motivazioni espresse, quelle che peraltro hanno costituito l’assetto di base dal quale ci siamo mosse per scrivere il libro a più mani “Utero in Anima”[1], posso soffermarmi qui su pochi ulteriori spunti.

Io penso che l’esperto della psiche, e soprattutto chi con la psiche del paziente si confronta quotidianamente, non possa esimersi dal compito di essere nel mondo.

L’osservatorio clinico nel quale ci muoviamo, come psicoterapeuti e psicoanalisti, è un osservatorio privilegiato che ci consente di tenere e tastare il polso della realtà, quella che il paziente vive e porta nel temenos, nello spazio/tempo della seduta.

L’etica e la deontologia professionale ci ricordano costantemente che noi dobbiamo accogliere la domanda del paziente, nell’ascolto e nel rispetto, senza interferenze ideologiche, attivando un percorso di conoscenza e autoconoscenza che consenta la decifrazione del disagio/sofferenza, in vista di un senso che promuova la progressiva realizzazione delle parti più autentiche della persona. Avviando quel percorso che Jung ha chiamato ‘individuazione’.

Noi sappiamo che - per Jung - il processo di individuazione (inteso come meta tendenziale che non potrà essere pienamente raggiunta) consiste in estrema sintesi nel rendere l’Uomo In-dividuo, affrancandolo dalle strettoie e dai condizionamenti personali (consci e inconsci), nonché dalle pressioni eccessive di una dimensione sociale che Jung denomina Coscienza e Inconscio collettivi, consentendogli di diventare “quello che è realmente”[2].

In altre parole, nel temenos il collettivo entra attraverso il vissuto del paziente e ci chiama ad un ascolto e ad uno sguardo consapevoli della contemporaneità[3], ovvero di una dimensione diversa – a mio parere – dall’essere soltanto “specchio” dell’Altro.

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Lo psicoterapeuta e/o psicoanalista è chiamato oggi anche ad entrare in una relazione di pensiero e confronto con il paziente sui temi urgenti che l’attualità del nostro tempo propone. Poter e saper mostrare quali percorsi esistano e quali conseguenze si possano attendere dalle possibili scelte, in vista anche di una crescita progressiva del senso di responsabilità, è parte strutturale del percorso.

Jung riconosceva che la psicoterapia è un procedimento dialettico, un dialogo, un confronto tra due persone.[4]

L’analista può e deve, a mio parere, avere le proprie idee su quanto avviene nel mondo, e saperle esprimere con chiarezza e responsabilità - se richiesto - sempre nel rispetto della posizione dell’Altro, allo scopo di attivarne la capacità di critica ed il processo verso nuove sintesi. Ed anche – come oggi frequentemente accade – poter e saper esprimersi nella qualità di ‘esperto’ nei vari momenti di dibattito e confronto pubblico.

Concordo infatti sulla opportunità e desiderabilità dell’engagement, così come spesso evidenziato dai colleghi Favero e Candellieri[5], ovvero credo che l’analista oggi possa/debba ingaggiarsi nel sociale esprimendo la propria concezione del mondo ed i propri valori.

 


[1] Ceresa, S.G., Bianchi, V., Putti, S., Utero in Anima, Roma, Lithos Editrice, 2016

[2] Jung, C. G., Pratica della Psicoterapia, in Opere, Boringhieri, Torino, 1981, Vol. XVI, pag.14.

[3] Agamben, G., Che cos’è il contemporaneo?, Roma, Nottetempo Editore, 2008

[4] Jung, C. G., Pratica della Psicoterapia, in Opere, Boringhieri, Torino, 1981, Vol. XVI, pag.7

[5] Favero, D.- Candellieri, S, Lo psicoanalista engagé, relazione presentata al congresso internazionale “ANALYSIS AND ACTIVISM: SOCIAL AND POLITICAL CONTRIBUTIONS OF JUNGIAN PSYCHOLOGY”, Roma, dicembre 2015

 

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