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Elisa, insegnante di Educazione Musicale

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on . Postato in Editoriale | Letto 326 volte

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Dott.ssa Anna Scala

Forse trentacinque anni.
Alta, magra, con una bella massa di capelli castano-rossi che morbidamente le scivolano sulle spalle, due occhi neri, vivaci, comunicativi, speranzosi solo apparentemente nascosti da un paio di occhiali che la rendono, inconsapevolmente, un po’ severa.
D’inverno si protegge le dita, delicate e sensibili, con spessi guanti di lana che lei, non so se per distrazione o per vezzo, quasi mai , abbina nei colori al restante abbigliamento, e che si rivelano, loro malgrado, sempre capaci di attirare l’attenzione di chi si ferma, anche distrattamente, a guardarla.
Non fa molto, in verità per farsi notare, vestita sempre di quell’eleganza un po’ antica, assolutamente sobria ed essenziale, fatta di gonne pantaloni blu che raramente scoprono le gambe, che pur trarrebbero vantaggio, nella loro femminile vanità, attraverso un’esposizione che ne mettesse in evidenza la forma affusolata.
Ai piedi, scarpe basse, serie, a volte anche un po’ fuori moda.
Cammina con passo veloce, con quell’aria distratta ma intensa di chi è perso in chissà quali pensieri….., la testa, un po’ china, nonostante i rimproveri quotidiani della madre a tenere diritte le spalle, nasconde uno sguardo timido, imbronciato, da bambina incompresa.
E’ sempre accompagnata da una valigetta scura, pesante, che le rende faticoso il procedere, aggravato anche dal peso, che porta amorevolmente tra le braccia, di un fascicolo di libri voluminosi ma sottili fatti con una carta come pergamenata con le copertine orgogliosamente in mostra, che invitano, quasi, alla lettura del titolo, scritto con lettere arabescate e incorniciato da ghirigori che ne esaltano l’orgoglio e l’importanza: Mozart, Vivaldi, o più austeramente Beethoveen….
E’ un insegnante di Educazione Musicale.
La conosco bene: ricordo quando giovanissima, anzicchè perdersi negli svaghi amorosi delle sue coetanee, capricciose e instabili per lei, si rifugiava, quasi arrampicandosi, sul suo sgabello davanti a quel faticoso pianoforte che la imprigionava, assorbendo il suo tempo, in ripetitive e noiose esercitazioni sempre uguali, davanti alla stessa, solita, affascinata spettatrice, per me, allora non ancora madre, inspiegabilmente incantata.
Ricordo quando, il giorno dell’ esame, usciva di casa, pallida, per il troppo studio dei giorni precedenti e si recava a San Pietro a Maiella, illustre conservatorio napoletano, pronta ad immolarsi davanti al giudizio di severissimi giudici che ne analizzavano la formazione attraverso l’ascolto di brani musicali accuratamente studiati e innumerevolmente eseguiti che riuscivano anche a nascondere, attraverso un controllo sudato e debilitante, una certa timidezza di interpretazione, umanissima, dovuto alla carica emotiva del momento.
I responsi, sempre positivi , riportati a tutti, orgogliosamente, da sua madre.
Ricordo i tanti giovani avvicinatosi a lei speranzosi, ma sempre delusi e sopraffatti da quell’ armonioso, sonoro ed invisibile ideale su cui ella aveva ed ha costruito la sua vita: la musica. Ora insegna nella mia scuola, in un numero imprecisato di classi, offrendo ad alunni poco disposti a raccoglierla, la sua accurata preparazione, frutto di immensi sacrifici sempre pagati personalmente e non solo.
Mi piace guardarla quando, in classe, si perde dietro l’ascolto di meravigliosi brani musicali o si annulla nella spiegazione della distribuzione esatta delle note sul pentagramma che disegna con precisione giottesca alla lavagna.
La immagino, quando chiamando i ragazzi per nome li fa avvicinare alle cattedra e segnando ella stessa, sul quaderno pentagrammato chiavi di violino e do diesis ripete con ostinazione, valori e pause.
Perché lei nella musica ci crede.
Sa quanto è importante, per questi nostri ragazzi distratti e non disciplinati all’ordine ed al metodo di studio, a seguito di un’impostazione didattica apparentemente moderna, ma in realtà non rispettosa delle loro vere necessità, che pretendendo di non insegnare impartisce solo spunti di apprendimento attraverso un solitario e non amato libro di testo, fornire anche mediante ripetitivi e noiosi esercizi, rassicuranti confini di azione di cui solo successivamente, superata la difficile, fascia adolescenziale, potersene liberare.
Intuisce, quanto possa essere stimolante e fortemente educativo affinare quelle abilità di lettura di testi musicali che pur impostanti rigidamente nella struttura, secondo i difficili paradigmi del solfeggio, appaiono, poi, così magicamente liberi e creativi nell’ascolto.
Ed è proprio quell’ impassibile ordine iniziale, poi superato attraverso la creatività ed i sentimenti dell’autore a determinare l’armonia ed il fascino di un brano musicale e ad offrire, agli ascoltatori, intensi momenti di raccolta emotività.
Ai suoi alunni, Elisa, questo è il suo nome, vuole regalare proprio questo, la capacità di cogliere, dentro di sé emozioni e sentimenti inspiegabilmente nascosti e portati alla luce all’improvviso, rassicuranti nella loro presenza di un positivo intendersi.

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