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Il Terrorismo estremo e le sue paradossali lezioni psicologiche

on . Postato in Editoriale | Letto 334 volte

Luciano Peirone (Psychotherapist)
c/o Anthropos
(International Association for Health Research and Psychological Culture Development)

LA CADUTA

L'orrore è giunto. Il Terrorismo Estremo (quello internazionale-planetario, quello catastrofico, quello suicidale, quello potenzialmente senza limiti) ha colpito.

New York, Washington, gli Stati Uniti d'America, il Mondo; gli esseri umani, le città, gli stati, il pianeta: queste sono le vittime. E i superstiti le piangono; esprimono la doverosa solidarietà.

Ma, dopo la Morte, la Vita continua. Deve continuare. Per tutti: per la società civile, e in particolare per la scienza, come sempre chiamata ad essere responsabile dell'azione umana. E, ancor più in particolare, per la scienza psicologica, chiamata a dare risposte a ciò che in prima battuta sembrerebbe non avere risposte. Dopo lo choc, dopo il trauma, lo scienziato si attiva: per analizzare, per conoscere, soprattutto per correggere eventuali errori. In questo caso, più che mai, per modificare i probabili difetti di un sistema di vita (quello del mondo occidentale) che ha rivelato tante fragilità.

Al di là del dolore, il lavoro. Il lavoro fatto soprattutto di umiltà, pazienza, autocritica. Il lavoro e la fatica che spettano - paradossalmente - alla vittima (e non al carnefice). E la Vittima è - sostanzialmente - il Mondo Occidentale Democratico, colpito ferocemente dal Carnefice chiamato Terrorismo Estremo.

A questa vittima tocca il duro e sofferto lavoro che deve fare ogni persona colpita da una grave malattia (in questo caso non del tutto imprevedibile...). A questa vittima tocca l'inquietante e disturbante lavoro di "auto-riflessione critica", per sciogliere il paradosso di avere subito terribili lezioni da crudeli e involontari "maestri", che gliele hanno impartite in modo implicito, ed anche inconscio.

Agghiacciante e mostruosa è la realtà psicologica nella quale siamo stati improvvisamente catapultati, dalla quale siamo stati travolti e seppelliti, né più né meno come dalle macerie di acciaio, vetro e cemento, né più né meno come dalle carni martoriate e dal sangue versato. Agghiacciante e mostruosa realtà. Ma pur sempre "realtà": quindi, da descrivere, spiegare, comprendere; con la "ratio" del ricercatore, con l'imparzialità dello scienziato.

La lezione complessiva ci è stata comunque duramente impartita. Tanto vale, a questo punto, diventarne pienamente consapevoli e metterla a frutto. La psicologia (comportamentismo, psicoanalisi, approccio sistemico, psicodiagnostica, psicologia politica, polemologia, etc.) ci può aiutare, anche a specificare i dettagli di questo mostruoso insegnamento.

 

LE LEZIONI PSICOLOGICHE

Lezione # 1: LA RIVINCITA DEL FATTORE UMANO

Dalla tragedia americana il fattore umano esce vincitore; purtroppo, non solo in positivo ma anche in negativo. Più del fattore economico, più del fattore politico, più del fattore tecnologico, acquista peso la dimensione umana (che è soggettiva, e quindi non calcolabile e non imbrigliabile così facilmente come il denaro, il potere, la macchina). Da un lato, il terrorismo ha fatto vedere cosa concretamente significhi "organizzazione delle risorse umane": in particolare, ha conseguito la massimizzazione di risorse a basso contenuto tecnologico (anche per aggirare le sofisticate difese elettroniche: l'astuzia umana vincente contro l'intelligenza artificiale). Dall'altro lato, il mondo degli aggrediti ha fatto vedere il lato debole della civiltà ipertecnologica: purtroppo, la "massima potenza tecnologica" tende - in modo indiretto e sottile - a produrre una "ridotta intelligenza-responsabilità umana". Senza che l'uomo se ne accorga, nella quotidianità della vita moderna, la "forza" si sposta verso il polo meccanico-informatico, mentre l'essere umano si appoggia passivamente allo strumento materiale, delegandogli ogni funzione.

 

Lezione # 2: CHI E' IL NEMICO? CHI E' IL TERRORISTA?

Chi sia stato concretamente (persona fisica, militante politico, soggetto economico, etc.) ha ovviamente la sua importanza. Ma la cosa maggiormente degna di considerazione scientifica è il "chi è" dal punto di vista psicologico. La Società Occidentale Avanzata (tanto il tecnico super-specializzato quanto l'uomo della strada) ha dimostrato scarsa conoscenza sulla personalità degli individui e dei gruppi che praticano il terrorismo. In particolare, ha ignorato la "lucida e fredda disperazione di chi non ha niente da perdere". Non ha saputo immaginare il terrorismo "senza limiti", quello che si nutre di fanatismo, ed è accompagnato da uno spirito di sacrificio teoricamente infinito.

 

Lezione # 3: SPIRITUALITA' VS MATERIALITA'

Purtroppo, il fanatismo non è stato ben colto nei suoi risvolti psicologici profondi ed estremi: in effetti, esso va inteso quale totale dedizione alla causa, con annullamento della persona individuale a vantaggio dell'ideale collettivo e ultraterreno. A questo punto, per il fanatico, il "reale" si rivela ben misera cosa a confronto con l'"ideale", il "terreno" si rivela ben misera cosa a confronto con l'"ultraterreno"; la morte in effetti porta all'immortalità, quindi non c'è nemmeno sofferenza nel cercare la propria morte. Colui che si identifica nel terrorismo "illimitato-infinito" prova nessun rispetto per le vittime, nessun rispetto per se stesso. Non è impossibile, a questo punto, capire come si possa giungere a personalità solo apparentemente così "strane": menti chiuse, cuori induriti, sentimenti azzerati. Il rifiuto totale della materialità conduce ad una spiritualità perversa, conduce all'odio, conduce alla violenza cieca. Tuttavia, si tratta pur sempre di una dimensione etica: per quanto negativa e talvolta malata, è in ogni caso una "morale" realmente esistente, e non la si può ignorare. Anche per questo, bisogna considerare che, al di là dei terroristi e dei fanatici, larghe parti "mentalmente sane" della popolazione mondiale possiedono etiche differenti da quella prevalente.

 

Lezione # 4: L'INTELLIGENZA FIGLIA DELLA POVERTA' E DELLA DISPERAZIONE-ESASPERAZIONE

Da tempo la Civiltà Occidentale è in crisi: ma pochi lo vogliono riconoscere, e pochissimi sanno formulare la corretta diagnosi di questa malattia. Un sintomo fondamentale che il Terrorismo Estremo ha portato in evidenza, è quello per cui in Occidente esiste troppo benessere materiale per poter capire la "violenza della povertà senza speranza". Il bisogno aguzza l'ingegno, mentre la pancia piena ottunde la mente. Al di là delle motivazioni etiche, al di là di chi abbia ragione oppure torto, il Nemico è sempre vigile, mentre chi ottimisticamente vede solo "Amici" intorno a sé, tendenzialmente non pensa. E' duro da accettare, ma è vero: il Terrorista Estremo è più intelligente della sua Vittima.

 

Lezione # 5: L'AZIONE FIGLIA DELLA MOTIVAZIONE

Sotto la spinta di situazioni molto concrete, sotto l'azione di stimoli assai forti, non solo il cervello è più attivo, ma anche il comportamento è più vivace; più vivace e più mirato: un vero comportamento "specializzato". Ne derivano superiore capacità di lettura della realtà, superiore creatività, superiore attività-reattività, superiore rendimento: il tutto perché all'origine la psiche risulta decisamente motivata. La motivazione è ciò che dà il via ad un processo lungo e complesso: il terrorismo, anche non estremo, e la sub-cultura dal cui interno esso nasce e si sviluppa, possiedono profondissime radici motivazionali in grado di alimentarli in misura massiccia ed inconsueta.

 

Lezione # 6: ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE

In tutti i settori e le circostanze della vita, per raggiungere lo scopo prefissato, per "colpire il bersaglio", occorrono enorme attenzione ed enorme concentrazione, nonché una precisione extra-ordinaria. In questa catastrofica circostanza, i terroristi hanno mostrato "doti" realmente eccezionali, nell'agire in modo attento, concentrato e preciso, tutte qualità di ordine squisitamente psicologico. E' avvenuto uno scontro fra superficialità e profondità, fra genericità e specificità. Il Terrorismo Senza Limiti ha fornito un esempio di astuzia e furbizia: l'uomo contro le macchine, in altre parole - con espressioni tipiche della psicologia cognitiva - "pensiero divergente vs pensiero convergente", "intelligenza creativa vs intelligenza ripetitiva".

 

Lezione # 7: ALIEN ESISTE SOLO AD HOLLYWOOD?

Chiaramente no; ma per cominciare veramente a capire che gli esseri umani sono più dissimili che simili, ci voleva tanto? In realtà l'alieno - cioè l'estraneo (non importa se buono o cattivo) - è nel mondo, nelle altre persone, nelle altre culture, nelle altre etnie, nei nostri vicini di casa, nei nostri familiari, e addirittura in noi stessi, nella parte sconosciuta dell'individuo, nella faccia oscura del pianeta psiche, nell'inconscio. E qualche volta, ma non sempre, l'alieno è anche cattivo, se non addirittura cattivissimo.

 

Lezione # 8: GLOBALIZZAZIONE: SICURAMENTE ECONOMICA, MA IL RESTO?

Pensieri differenti, emozioni differenti, valori differenti. Il mondo non è "globalizzato" in tutto e per tutto. Il non-Occidente è molto diverso dall'Occidente. E, a maggior ragione, il terrorismo non-occidentale appartiene ad un "altro mondo", ad un'"altra mentalità". L'errore etnocentrico dell'Occidente (forte della propria strapotenza economica) lo si paga ora con tanto sangue. Non esiste un mondo unico, omogeneizzato dalla legge della domanda e dell'offerta; esistono più mondi. E al di là del denaro, moltissime cose sono diverse. Soprattutto le cose che non sono "cose": ciò che in effetti non è "oggettivo", bensì "soggettivo". E "soggettività" vuol dire in primo luogo "pluralità". Non esiste, o ne siamo ancora ben lontani, la globalizzazione psicologica.

 

Lezione # 9: L'ERRORE-CHIAVE NELLA PERCEZIONE-VALUTAZIONE DELL'ESSERE UMANO SOCIALE

Il Terrorismo Estremo ha mandato in pezzi l'implicito pregiudizio "E' vero che siamo diversi, ma alla fine siamo sempre tutti d'accordo". Il sistema democratico - se vissuto passivamente - è paradossalmente ingenuo. A parole si accetta l'idea di "società multirazziale-multietnica-multiculturale", ma poi, nei fatti e nelle azioni, ci si comporta come se la società fosse una ed una sola. In verità, non esiste il "crogiuolo di fusione", esiste invece il "mosaico". Inoltre, le tessere del mosaico sono tutte diverse l'una dall'altra, e l'unico elemento comune è la colla (il lavoro e lo scambio economico, che però sono solamente dei "mezzi") che tiene assieme le tessere, mentre la figura complessiva che il mosaico dovrebbe disegnare (le convinzioni etico-culturali di fondo, che sono dei "fini") probabilmente risulta confusa ed illeggibile oppure non esiste nemmeno.

 

Lezione # 10: LA FORZA DI VOLONTA'

I Terroristi Estremi hanno dimostrato una "feroce", una glaciale determinazione nel perseguire un obiettivo (e quale obiettivo! Addirittura la propria morte...): pianificare tempi e metodi, addestrare uomini, implementare strategie e tattiche, articolare mezzi e fini, mantenere la totale segretezza, ed infine uccidere e uccidersi. L'Uomo Occidentale non possiede simili caratteristiche psicologiche, caratteristiche non "esterne" ma "interne", paradossalmente "umane e disumane" al tempo stesso. Volere qualche cosa, volerla fortemente, fortissimamente; non recedere mai dai propri intenti, raggiungere il proprio scopo, a qualunque prezzo ("Costi quel che costi"); arrivare sino in fondo, nonostante questo comporti il fare il deserto intorno a sé, e anche dentro di sé. Questa è la spaventosa, ma mostruosamente efficiente, forza di volontà che è stata resa operativa. E la parte "ricca e pigra" dell'umanità non l'ha saputa prevedere...

 

Lezione # 11: LA CAPACITA' DI SEGRETEZZA E DI AUTOCONTROLLO

I Terroristi Estremi sono riusciti a non tradirsi, a non far trapelare alcunché: hanno fornito una lezione magistrale in fatto di autocontrollo intrapsichico. Nella civiltà della mass communication (ingenuamente interpretata come "total communication"), la persona superficiale e presuntuosa prima o poi si tradisce: senza autocontrollo, il segreto salta. L'Attentatore Estremo riesce invece a nascondersi, riesce a mentire completamente. Le sue azioni, i suoi pensieri, e soprattutto le sue emozioni, sono sottoposti ad un controllo che risulta inconcepibile all'uomo della strada. E' necessaria una fredda, una gelida gestione della vita privata, della vita interiore. Prima ancora della immane potenza distruttiva delle "armi", occorre l'immane potenza della psiche. Sia pure perversa, sia pure forse malata, è una psiche quasi onnipotente. Portare per mesi/anni la morte dentro di sé, e non "esplodere", si dice che è non-umano, che è diabolico. In effetti, una simile fredda, glaciale determinazione risulta possibile ad una psiche diabolicamente condizionata. E la potenziale Vittima, se non vuole diventare tale, deve imparare a riconoscere per tempo questo Diavolo...

 

Lezione # 12: IL MITO DELLA INVIOLABILITA' DEL TERRITORIO NAZIONALE

Questo mito è stato infranto dall'attacco al World Trade Center ed al Pentagono: il cuore commerciale degli USA e del mondo avanzato, ed il più potente braccio armato del pianeta, si sono ritrovati ingenuamente indifesi contro un Nemico che - fino ad allora immaginato solo "esterno" - si è manifestato "interno". Come accade in psicopatologia, il "fuori" di colpo ha fatto irruzione ed è entrato "dentro" annullando i confini. Contro ogni (quotidiana, ma non ragionevole) previsione, è stata violata la propria terra, è stata stuprata la propria nazione; è avvenuta la violazione dell'identità, è stato attaccato e macellato il Sé (personale e collettivo).

 

Lezione # 13: IL MITO DELLA MINIMA VULNERABILITA' DELLA POPOLAZIONE CIVILE

Questo mito si è dissolto con il crollo delle Twin Towers: un'ecatombe di non-guerrieri ha sancito la fine del sogno implicito "Non ci feriranno mai, e mai così tanti". Ora, la distruzione ha calpestato i corpi e le menti di coloro che forse, superficialmente, non si sono mai seriamente domandati "Quanto pericoloso può essere realmente l'Uomo?", "Fino a che punto può giungere il Male che tutti potenzialmente ci portiamo dentro?".

 

Lezione # 14: IL MITO DELLA PERFETTA SICUREZZA

Questa volta il Gigante era addormentato, cullato dai sogni sulla propria sicurezza. Il suo sonno è stato bruscamente interrotto da un Nemico che invece era ben sveglio, e da tempo si preparava nell'ombra. Come la storia insegna, si è nuovamente ripetuta la paradossale vicenda di Davide e Golia. Il peccato di presunzione (la presunzione della propria potenza/onnipotenza) viene ora duramente pagato. Confidando nella indubbia superiorità tecnica, ci si è eccessivamente rilassati, perdendo di vista il pericolo. L'eccesso di sicurezza interiore intorno alla propria sicurezza pratica è micidiale: la Vittima che dorme è un bersaglio fin troppo facile per l'Aggressore che veglia. Il fatto è che non c'è nulla di perfetto, se non il riconoscere l'imperfezione umana. La giusta dose di insicurezza psicologica è necessaria per rendere meno fallace la sicurezza materiale.

 

Lezione # 15: LA CIVILTA' OCCIDENTALE: PODEROSA E INGENUA

Il Terzo Millennio si è aperto con un terribile esempio di sottovalutazione del nemico, di sottovalutazione del "problema terrorismo", di sottovalutazione di quanto non è occidentale. Riconoscere ciò non è disfattismo: è realismo. Non poco infantile, non poco immatura: così si è rivelata la civiltà occidentale, psicologicamente evoluta non quanto tecnologicamente. Ma da questa contraddizione si può uscire. Se persino le malattie mentali estreme (schizofrenia, paranoia, autismo, depressione psicotica, etc.) e le sociopatie estreme (tossicodipendenza, perversioni, etc.) sono in qualche modo "curabili", perché mai non dovrebbe essere possibile fare qualche cosa anche nei confronti del terrorismo estremo? Conoscerne la "lontananza mentale" dalla quotidianità del normale essere umano, può aiutare tutti (dalla casalinga al poliziotto, dall'imprenditore all'uomo di governo, etc.) a percepirlo meno estraneo, e pertanto a renderlo più controllabile. Conoscere e capire il terrorismo, quindi: per curarlo, per prevenirlo.

 

Lezione # 16: L'ERRORE PIU' GRANDE: NON VOLER VEDERE, NON VOLER CAPIRE

Sino all'11 settembre 2001 l'Occidente - per pigrizia, pressapochismo, e soprattutto paura mal gestita - non aveva maturato una piena consapevolezza del nuovo terrorismo. Il mondo e l'essere umano autenticamente "civilizzati" non devono temere di aver paura del terrorismo. Negare, far finta di non vedere, nascondere la testa sotto la sabbia, illudersi sulla non-pericolosità: tutto questo - al fine di non stare male - fa il gioco del terrorismo; e, comunque, dopo si sta peggio. Contro il terrorismo (a maggior ragione per quello estremo), occorre Luce; anche se far luce sull'orrore fa male e fa paura. Però, solo con la giusta dose di sana paura, possiamo attivare le giuste difese, possiamo produrre gli anticorpi per questa strana malattia. Adesso è giunto il momento di risvegliare il Gigante Dormiente.

 

 

LA RISALITA

Terribile, crudele, orribile, tragico: sì. Inconcepibile, assurdo, impossibile, improbabile, imprevedibile: no.

In ciò che è accaduto, non esiste giustizia, ma esiste una "logica"; non esiste pietà, ma esiste un "senso"; non esiste umanità, ma esiste una "verità"; non esiste morale, ma esiste un "insegnamento".

Impariamo ad utilizzare l'Assurdo: impareremo a gestire il Mostro.

Siamo di fronte ad un evento epocale: è avvenuta l'Epifania del Terrorismo. La "manifestazione più alta" è davanti ai nostri occhi. Ora, che la cieca violenza del Terrore Puro ha toccato il suo culmine, il Terrorismo si svela sino in fondo. Finalmente, lo possiamo conoscere.

Dopo l'aggressione, dopo la sorpresa, dopo lo stupore, dopo il dolore, viene il momento della riflessione. La riflessione scientifica, la riflessione scientifico-psicologica.

Dopo la violenza che altri ci hanno inflitto, facciamo ancora uno sforzo su di noi, contro di noi. Strana e paradossale, questa proposta... ma mettiamola in atto per il nostro bene, per quello dei nostri figli, per far sì che coloro che sono morti non siano morti invano. Come accade in psicoterapia, cerchiamo di "passare attraverso la sofferenza" senza negarla, cerchiamo di "elaborare il lutto", cerchiamo di accogliere dentro di noi quella parte di Male che - opportunamente smontata e analizzata - possa restituirci il Bene. Cerchiamo di diventare responsabili anche per coloro che non lo sono stati.

Con la psicologia, con la scienza, con la democrazia (insomma, con i principali strumenti della società aperta capace di auto-correzione), cambieremo sicuramente noi stessi, e - se riuscissimo a cambiare quella parte dell'essere umano da cui è giunto il Male Estremo - forse potremmo anche cambiare il mondo intero.

 

Message to:

APA (American Psychological Association), IAAY (International Association of Applied Psychology), IACCP (International Association for Cross-Cultural Psychology), ICP (International Council of Psychologists), ISCP (International Society of Clinical Psychology), IUPsyS (International Union of Psychological Science), SIP (Sociedad Interamericana de Psicologia), SIPCP (Società Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia), SIPs (Società Italiana di Psicologia), SISC (Società Italiana di Sessuologia Clinica), SPR (Society for Psychotherapy Research), UIPES (Union Internationale de Promotion de la Santé et d'Education pour la Santé), WCP (World Council for Psychotherapy), Università degli Studi di Padova, Universidad de la Habana, LeNAD (Lega Nazionale Anti Droga), Unione Industriale di Torino, AIUTA (Association Internationale des Universités du Troisième Age), Associazione Nazionale delle Università della Terza Età, Sydney Italian Institute of Culture, and other colleagues and friends.

Esteemed colleagues, dear friends,
we all live hard times, we all are suffering. As human being, I express my condolences to the families of those died in New York and Washington. As psychologist, I want to honour the memory of the victims by a scientific contribution, a series of considerations to begin the understanding of a very complex problem. I apologize for the Italian language: the English/French/Spanish versions will follow as soon as possible.

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