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I Test Psicologici

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Prepariamo l'inizio: Pasta e ceci

on . Postato in Editoriale | Letto 371 volte

Dott.ssa Anna Scala
Psicologa - Aversa

Così ho pensato di aiutare il mio piccolo Matteo di dieci anni a ben rispondere alle richieste che tra qualche giorno la scuola media, nuova, per lui, gli proporrà.

Cucinandogli, per pranzo, pasta e ceci.

So bene che lui non ama questo tipo di legumi, orgoglio della cucina partenopea e contadina, so bene che quando entrerà in cucina e ne annuserà il forte, caldo, profumo misto di erbe aromatiche e dei ricordi dell'inverno, mi dirà con non celato rancore : cosa …… fagioli o ceci? E nel suo limpido sguardo, volutamente infantile, ma non sovrastrutturato da ipocrite falsità adulte, leggerò un velo di lamentato astio, per me , che oggi, senza alcun preavviso, ho osato preparargli questa pietanza, per lui, non assolutamente, gradita,

A nulla serviranno le mie giustificazioni da improvvisata quanto inascoltata, nutrizionista, sulle virtù efficaci dei legumi e sulle lodi della cucina mediterranea, e neanche i miei non apparenti riferimenti ai poveri bambini affamati del mondo…..

So già per esperienze, pregresse e inutili, a quanto pare, che egli, a pranzo, mi inviterà a preparargli qualcosa altro, prima con parole suadenti poi, via, via con l'antico, ma sempre efficace e convincente, per me, sistema delle lacrime.

Davanti al pianto di mio figlio, infatti, in genere capitolo velocemente, sentendomi , in cuor mio, colpevole ed ingrata.

Ma stavolta no.

Non è per la pasta e ceci, che non amo neanche io, perché troppo indigesta, per il mio delicato stomaco e quel capriccioso intestino che mi ritrovo, nè per le vere o pseudo virtù nutrizionali che la minestra in questione, probabilmente, possiede…

Insospettabilmente, nella sua semplicità, pasta e ceci, in questo caso, detiene un meraviglioso potere affettivo - educativo …..che non si può fingere di non cogliere…

A pranzo, per convincerlo a mangiare, lo farò sedere sulle mie gambe e, nonostante l'età un pò troppo avanzata, per questo tipo di operazione, lo imboccherò, affettuosamente.

Gli incompresi ceci, loro malgrado, schiacciati con la forchetta e resi una inoffensiva, insipida purea, dimentichi della curiosa forma circolare pur ricca di imprevedibili asperità si sposeranno con la pasta legati in un abbraccio fusivo di sapori, che cancellerà, in parte, nella minestra risultante, l'orgoglio dei ceci ..

Ogni cucchiaiata di questa pietanza, poi, risulterà diversa dall'altra, ,attraverso la suggestione emotiva dettata dalla fantasia del mio bambino che, trasformando in immagini vere, le storie da me inventate e raccontate, muterà l' irriverentemente non riconosciuto, sapore di cece, in qualcosa di nuovo, ed indefinibile, ma, inesprimibilmente, gustoso.

Così, inaspettatamente avrò nutrito, e fatto crescere, mio figlio Matteo, non solo nel corpo..

Troppo facile, per me, accordandomi alle regole di una troppo diffusa e permissiva psicologia,identificandomi nel ruolo, (ben interpretato, per la verità) di" mamma buona", rinunciare alla battaglia e davanti alle indolori, solo per lui, lacrime, autosuggerirmi la preparazione di un semplice, anonimo, piatto di spaghetti al sugo di pomodoro……

E non solo per la piacevole e coinvolgente razione di gestualità affettiva che in tal modo, mi perdo, e che scherzosamente ho descritto…

Certe piccole rinunzie, che servono ad adeguarsi a stabili regole familiari vanno rispettate e seguite da tutti, rigorosamente, in quanto indispensabili a fornire quella personalità integrata tanto teorizzata da illustri psicologi infantili e così poco esemplificata a spaventati adulti, pur desiderosamente competenti nella loro arte di genitore.

L' interiorizzazione, infatti di una immagine di sé meno solipsistica ed egocentrica, già nel giovane, facilita l'abitudine al rispetto degli altri, e favorisce quell'integrazione sociale così indispensabile alla convivenza civile…e all'inserimento nei gruppi dei coetanei, essenziali elementi di crescita e di maturazione.

La comoda e troppo assertiva educazione nei confronti dei figli, dettata da una probabilmente inadeguata interpretazione di regole psicologiche esageratamente diffuse, ci conduce, spesso in involutivi percorsi di sofferenza per noi e soprattutto, per loro.

Abbiamo imparato, nostro malgrado, a creare, per questi nostri ragazzi amatissimi, mondi artificiali e scontati in cui non esistono odiose asperità.,

Abbiamo costruito faticosamente, contro la loro stessa volontà, meravigliose, magiche, scatole di fragile ma offuscante, vetro rosa ,in cui incellofanarli, trattandoli come bambole solo da guardare.

Percorriamo spesso, non insieme a loro ma più spesso al posto loro, sentieri apparentemente facili ma che, al primo bivio, rivelano tutta la loro dolorosa, quanto imprevedibile, impossibilità a continuarne il percorso.

"Per amore", ci diciamo spaventati, tra di noi, sentendoci inadeguati e senza guardarci negli occhi.

A volte una piccola imposizione, adeguatamente ed affettuosamente motivata e gestita può rappresentare un momento di crescita e di riflessione e preparare questi nostri ragazzi, a volte troppo, ma inadeguatamente compresi, ad affrontare la vita.

Anche senza di noi.

Anche con la pasta e ceci.

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