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Tifosi

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on . Postato in Editoriale | Letto 894 volte

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Dott. F. Maddalena

..Auto incendiate, arredi urbani sradicati, la stessa polizia presa d’assalto con bastoni e coltelli, addirittura un’ambulanza, che trasportava tifosi nemici feriti, bloccata per regolare forse definitivamente qualche conto in sospeso.Un centinaio di feriti sarà il risultato della battaglia che si è svolta tra tifosi durante e dopo la partita Napoli-Roma…

Domenica scorsa si è avuta l’ennesima dimostrazione di come anche lo sport si presti e venga prestato a manifestazioni di inciviltà che superano l’umana comprensione e come si tenda oggigiorno a rimuovere velocemente dalle nostre coscienze qualsiasi fenomeno problematico che richiede invece di essere affrontato al più presto, pena un nuovo imbarbarimento sociale ed uno scadere delle coscienze verso nuove forme di razzismo, di chiusura mentale e di violenza. Quanto abbiamo tutti visto attraverso i filmati mandati in onda dai vari telegiornali sugli incidenti del dopo partita a Napoli deve farci riflettere un po’ più del solito ed imporci una pausa, rispetto al ritmo incalzante scandito dal martellare incessante degli spot televisivi che tutto omogeneizza, alle successioni repentine di immagini e di informazioni in tempo reale che ci sommergono da tutto il mondo e dalle quali non abbiamo scampo, alla corsa (ma verso dove poi?) imposta dal dictat del consumo e dal dogma dell’usa-e-getta…

Abbiamo bisogno di capire meglio cosa sta succedendo alle migliaia di giovani che affollano oggi gli stadi come se fossero arene di combattimento e dove fanno esplodere la loro rabbia compressa alla ricerca del “nemico”, del colore differente, del giallo invece che del rosso o dell’azzurro; di quel nemico che evidentemente pesa in maniera così drammatica, tragica sulle loro vite di tutti i giorni, che rappresenta una presenza altra da estirpare, una entità maligna che deve essere ritualmente, a cadenza settimanale, esorcizzata bruciandola in piazza; o fors’anche l’unica certezza - in negativo ma concreta e quindi in certo senso reale e “rassicurante” per il proprio senso di esistere e di “esserci”- di esistenze che si sporgono su un vuoto cosmico senza riflessi di luce solare, in una gelida solitudine che viene rischiarata solo dai bagliori di quelle esplosioni di rabbia collettiva indirizzata contro i propri “nemici”...

Ma questa degenerazione viene da lontano, non è nata ora.. Dai primi atti criminali (perché tali sono..) delle orde dei tifosi inglesi sono trascorsi svariati anni, senza che da allora si sia riusciti a rendere gli stadi più sicuri; quella stessa violenza che ora esplode anche qui da noi, che non ha trovato in passato un contenimento e che non è stata affrontata in maniera adeguata - dalla disciplina sportiva, dalle leggi dello Stato, dai media che con le loro grancasse contribuiscono più spesso ad alimentare indirettamente il fenomeno invece che a contenerlo in termini di critica pacata e responsabile – dilaga senza freni in modo sempre più preoccupante.

Ma che si sia ad un punto critico di cambiamenti rilevanti di segno negativo avvenuti nelle nostre società lo si avverte soprattutto proprio dalla velocità di assimilazione-abituazione rispetto a certi fenomeni, dalla loro subitanea rimozione sistematica e quindi dalla inesorabile cronicizzazione che ne deriva…

In fondo, basta sapere prima che per andare allo stadio occorrono l’elmetto, la mazza ferrata e qualche granata antiuomo, perché l’importante – come sosteneva uno sportivo doc un secolo fa- non è vincere, ma partecipare (…alla battaglia).

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