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Gli esiti del trauma cranico sul nucleo familiare

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Il trauma cranico rappresenta una considerevole causa di disabilità neurologica, cognitiva e comportamentale.

trauma cranicoSoprattutto nell'occorrenza di coma prolungato, diviene un evento catastrofico sia per il paziente sia per chi se ne prende cura poiché è proprio quest'ultimo che dovrà fornire assistenza continua al paziente stesso.

I trattamenti intensivi di cui oggi disponiamo riducono, fortunatamente, il tasso di mortalità ma allo stesso tempo incrementano il numero di soggetti disabili che richiedono un continuo intervento. I dati di cui disponiamo ci confermano il grande carico pratico ed emotivo che occorre, a seguito dell'evento traumatico, al sistema familiare. Infatti, è possibile osservare che la maggior parte dei pazienti giovani adulti che avevano già intrapreso una vita indipendente, fanno ritorno al nucleo di origine a seguito del trauma cranico ed in più della metà di questi casi le relazioni all'interno del nucleo familiare peggiorano principalmente a causa dell'aggressività del paziente. Di solito questi pazienti rimangono isolati nelle loro case e perdono i contatti sociali di cui prima del trauma beneficiavano con ogni probabilità a causa dei cambiamenti comportamentali che spesso affliggono questa tipologia di pazienti.

Basta quindi una breve esperienza riguardo ai problemi conseguenti ad un trauma cranico per avere la conferma che due sono in realtà le vittime del trauma grave: il traumatizzato e la sua famiglia.

La famiglia inoltre, non perde neanche un passaggio di quel delicato iter che il paziente compie dalla rianimazione alla riabilitazione e presenta pertanto maggiori problemi emotivi rispetto al paziente poiché maggiore è la sua capacità cosciente di sofferenza.

Gli aspetti che contribuiscono maggiormente a mettere in crisi il sistema familiare sono: la drammaticità e l'imprevedibilità dell'incidente, la minaccia di vita per un proprio congiunto, l'incertezza per il futuro, le frustrazioni legate ai tempi lunghi del recupero, le difficoltà a comprendere ed accettare i disturbi del comportamento ed infine le frequenti difficoltà finanziare che la famiglia si trova ad affrontare. Spesso vanno tenuti in considerazione anche eventuali cambiamenti degli schemi e dei ruoli familiari. A questo riguardo l'analisi delle caratteristiche del funzionamento dei "sottosistemi" (la coppia genitoriale, i fratelli, i nonni etc. etc.) può essere di grande aiuto al fine di individuare i soggetti che necessitano di maggior attenzione.

Diversi autori sono oramai concordi su alcune caratteristiche ripercussioni sui singoli membri del nucleo familiare nel caso in cui si sia verificato un evento traumatico: le madri riferiscono un notevole stress emotivo direttamente correlato con la gravità degli esiti ed in particolare nel caso in cui il paziente rimane in stato vegetativo, i padri sembrano tollerare meglio lo shock e la crisi iniziale, ma a lungo termine abbandonano più facilmente la famiglia, sia fisicamente sia psicologicamente, i fratelli tendono a competere con il paziente per riconquistare le attenzioni dei familiari oppure si assumono responsabilità che non competono alla loro età e loro ruolo oppure, in altri casi, possono avvertire come proibito il manifestare paure e frustrazioni. Il risultato nella vita di tutti i giorni, è spesso quello di uno scadimento del rendimento scolastico, una tendenza all'isolamento sociale e turbe del comportamento quali rifiuto del cibo, aggressività etc. etc.

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Sulla linea di queste osservazioni l'assunzione in carico delle famiglie diviene oggetto di sempre maggiori attenzioni da parte di chi si occupa della riabilitazione e del reinserimento sociale di traumatizzati cranici. Tuttavia allo stato attuale si può affermare che in questo aspetto della pratica riabilitativa si è ancora in una fase definibile "di ricerca". Se è vero che è possibile trarre suggerimenti da programmi e modelli proposti per altre patologie croniche è anche vero che l'adattamento di tali metodologie di intervento alle famiglie di traumatizzati cranici esige ulteriori approfondimenti. Inoltre l'efficacia e l'affidabilità delle tecniche eventualmente applicate è di difficile valutazione.

In conclusione i familiari del grave traumatizzato cranico sperimentano un importante trauma psicologico e sono chiamati a percorrere un lungo e complesso processo di adattamento prima di accettare la realtà delle disabilità neuro-comportamentali del loro congiunto. L'intervento riabilitativo, quindi, non può prescindere dalla comunicazione e collaborazione con le famiglie, fin dalle prime fasi del recupero del paziente e per lunghi periodi al fine di sostenerle nel processo di accettazione e adattamento. Vorremmo, inoltre, porre l'accento sulla oramai accertata connessione tra le capacità della famiglia a far fronte e ad adattarsi al trauma e l'efficacia degli interventi riabilitativi. Da questo concetto emerge l'importanza di fornire un supporto alla famiglia che le permetta di essere inserita come "valido strumento terapeutico e riabilitativo" del paziente stesso.

 

Bibliografia

  • Cattellani R., Patruno M., Ferrara L., Mazzucchi A. - Gli effetti del trauma cranico sul sistema familiare: Indicazioni per un intervento efficace. Giorn. It. Med. Riab. 1997, vol. I (XI)pagg. 35-44
  • Formisano R., Brunelli S., Vinicola V., Matteis M., Corsini M., Villa M.E. - Reinserimento familiare e sociale del paziente post-comatoso. Impegno Ospedaliero, Anno XIII, N.1-2/99, 17-20, ANMIRS -Sezione Scientifica, Roma 1999
  • Rago R., Perino C., - L'adattamento dei familiari agli esiti di gravi cerebrolesioni - Gior. Ital. Med.Riab. Vol. 1:45-52, 1997
  • Zappalà G., Trexler L. - Reazione e ruolo della famiglia, in Rago R. "La riabilitazione dei traumi cranio encefalici nell'adulto" Pp. 327, Ed Ghedini, Milano, 1993

 

BRUNI F. (Psicologa, Fondazione IRCCS S. Lucia; ARCO '92, Roma)
FIORI M. ( Psicologo, Ospedale S. Giovanni Battista ACISMOM, Roma)

 

 

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Tags: trauma cranico disabilità

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