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Michelangelo Buonarroti ovvero grandezza di un genio e ferite narcisistiche

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Paola Dei - Psicologo Psicoterapeuta

Nell'articolo che segue non mi soffermerò a descrivere, in base alle definizioni di Khout o Lowen, le tipologie di narcisismo nè affronterò gli aspetti della Gestalt clinica e della psicoanalisi che verranno soltanto tratteggiati,questo per rendere più accessibile l'articolo ai non addetti ai lavori e per non ripetere agli addetti ciò che già conoscono, inoltre come
ben sappiamo le patologie dei Grandi, come ho avuto modo di dire nell'articolo su Vincent Van Gogh e Caravaggio, sono sempre atipiche e difficilmente inquadrabili ed ascrivibili in un disturbo limitato al DSM IV°. Vorrei inoltre che l'articolo assumesse connotazioni artistiche sia per andare al di là della terapia sia per avvicinare le persone al mondo dell'arte, un mondo fatto di persone che soffrono, gioiscono e che cercano di trasformare in bellezza anche dolori e ferite spesso insanabili allo stesso modo in cui l'ostrica trasforma i detriti del mare in perle.

Chi di noi nel corso della propria vita non ha avuto modo di ammirare sui testi scolastici, in vivo alla Cappella Sistina o su Riviste di Arte, i dipinti e le sculture di Michelangelo Buonarroti, che insieme a Leonardo Da Vinci ci offre una connotazione esatta del Rinascimento e del 1500, ha perduto qualcosa di sè e molto sul senso della vita e sulla confessione che fa di questo artista una delle più grande figure della Storia dell'Arte.

Michelangelo l'artista di Papa Giulio II° Della Rovere, Michelangelo, il padre di giganti di pietra che hanno affascinato per secoli interi critici d'arte, artisti e gente comune, Michelangelo, l'artista delle Cappelle Medicee, Michelangelo, Il padre del Giorno e della Notte, Michelangelo l'autore dello schizzo ineguagliabile della Leda, Michelangelo che fece di
Carrara uno dei suoi lidi prediletti, Michelangelo che raccontando il Giudizio Universale ci parla della sua ferita narcisistica e attraverso la rappresentazione dei volti e delle storie splendidamente narrate all'interno della Cappella Sistina, ci mostra la sua vita e la sua ira.

Nel dipinto che rappresenta la Cacciata dal Paradiso Terrestre, con le mani di Adamo e di Dio che si separano e che sono divenute una icona in ogni parte del Mondo, ci mostra la solitudine di un genio o, come ci dice Gombrich, tutta la solitudine del Mondo che si allontana da Dio per entrare nelle passioni terrene. Michelangelo, al quale, mentre lavorava per completare la Cappella Sistina, fu fatta presente la grande abbondanza di nudi, e lui per tutta risposta ne aggiunse un'altro in mezzo alle fiamme dell'inferno che assomigliava in maniera impressionante al cardinale che gli aveva fatto la critica. Michelangelo che mentre denuda i suoi personaggi, che in un periodo storico che definirei anti- artistico, furono coperti nelle parti intime da drappeggi rosso porpora, denuda la sua anima e, attraverso la potenza dei gesti, le straordinarie espressioni dei volti e le posture splendidamente realistiche dei corpi, ci racconta la sua ira.

Un ira derivata da una grossa ferita narcisistica e da un vissuto abbandonico precoce che mai egli riuscirà a placare pur avendo trovato un mezzo straordinario per esprimerla ed esorcizzarla: la sua arte. Contrariamente a Van Gogh, Michelangelo Buonarroti, sosterrà la sua ombra e vivrà a lungo, senza mai placare però il senso di solitudine ed isolamento che caratterizza tutte le menti più eccelse, ma che in lui si esprimeva come impossibilità di avere un dialogo con il suo Mondo Interiore. Un Mondo sconfinatamente grande ed intriso di bellezza che però non gli farà mai Eco.

Proprio come nella Storia di Eco e Narciso. Era suo quel Mondo, erano suoi quei colori, quelle straordinarie intuizioni, quelle meravigliose espressioni dei volti, era sua la capacità di raccontarci con semplicità grandiosa storie divine, ma lui non potrà assaporarne la gioia fino in fondo. Carattere scontroso, incline al litigio, perfezionista al punto di resistere notti intere davanti agli scheletri dei morti per studiarne scientificamente le parti anatomiche, realizzò statue di una tale bellezza da sembrare toccate dalla mano di Dio, ma non avrà da esse mai una voce. Quello era il suo Mondo interiore: una straordinaria bellezza dalla quale non potè mai avere un Eco.

Non è casuale l'attribuzione della frase: Perchè non parli?, a questo grande artista verso la Statua del Mosè, uno dei suoi capolavori più grandi, uno dei suoi giganti di pietra più emozionanti, Sembra in realtà che egli non l'abbia mai pronunciata, ma nel fatto stesso che la tradizione popolare gli e ne abbia attribuita la paternità, traspare un aspetto rilevante della
sua personalità.

Quell'aspetto che forse ha fatto di lui una delle più grandi figure della Storia dell'Arte Italiana, ma anche una delle persone che ha vissuto fino in fondo tutta la solitudine del Mondo.

 

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