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Mobbing: quando il lavoro non da' il pane, ma… il veleno

on . Postato in Gli Speciali | Letto 397 volte

 

ORIETTA ROSATI (Sociologa, Roma)

 

Se pensavate che lo stress lavorativo colpisse solo persone fragili e indifese, dovrete ricredervi. Il fenomeno si sta estendendo anche ad alcune categorie di lavoratori che meno, almeno nell'immaginario collettivo, si pensava ne potessero essere colpite. Una tra tutte, quella degli appartenenti alle forze dell'ordine. Secondo statistiche nazionali e dati singoli assolutamente riservati, emerge che gli uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza curati per disturbi alla sfera emotiva sono più di quattromila. Le patologie più ricorrenti si riferiscono a casi di depressione, ansia, stati di disagio psicologico e attacchi di panico. In un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Giornale" nel dicembre dello scorso anno 2000, sono riportate le affermazioni di Andrea Teodonno, segretario provinciale del sindacato autonomo SAP che attribuisce i malesseri fisici, mentali e professionali degli operatori delle forze dell'ordine alla sensazione di essere abbandonati a se stessi dai superiori e dalle amministrazioni in senso lato. I dirigenti mostrano una crescente insensibilità alle esigenze manifestate dai propri subalterni; così gli operatori si ritrovano soli, demotivati, schiacciati dai mille rischi che quotidianamente si trovano ad affrontare. In questa situazione, è facile cadere vittime di stati di stress distruttivi, che, in casi estremi, portano addirittura al suicidio.

In tempi di deregulation del mercato del lavoro, nei quali la cosiddetta "flessibilizzazione" dei rapporti di lavoro riscuote sempre maggiore successo tra le imprese, i lavoratori debbono abituarsi alla progressiva ma inesorabile erosione delle garanzie di stabilità, da sempre cardine della legislazione del lavoro nel nostro Paese. E allora, il "posto fisso" è rimasto appannaggio solo di una categoria di privilegiati: i dipendenti delle amministrazioni dello Stato. Ma è proprio sempre così? Anche in questo caso, sembra che un'altra categoria generalmente considerata "sicura" sia colpita dal fenomeno dello stress sul lavoro. Un esempio. Una dipendente del Ministero di Grazia e Giustizia ha ottenuto dal Consiglio di Stato il gratuito patrocinio nella causa intentata nei confronti della sua amministrazione per il riconoscimento della causa di servizio della colite ulcerosa da cui è affetta. Il caso: in sette anni di lavoro, la dipendente è stata sottoposta a diciassette trasferimenti ai più svariati uffici. Lo stress acuto accumulato per i soprusi ad opera di superiori e colleghi e per adattarsi ai diversi ambienti in cui era trasferita la facevano dimagrire a vista d'occhio, continue emorragie la costringevano a frequenti ricoveri in ospedale: proprio lo stress lavorativo sarebbe stato il fattore determinante per l'insorgere della sua malattia.

Secondo il BIT (Bureau International du Travail) la violenza fisica ed emotiva sul posto di lavoro rappresenta la maggiore minaccia alla salute collettiva in questo nuovo millennio. Secondo la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la sindrome da stanchezza cronica ("Chronic Fatigue Syndrome") è direttamente collegata allo stress lavorativo ed è un fenomeno endemico nel mondo industrializzato. E' ormai noto che, a livello internazionale, le Aziende tendono a creare ambienti di lavoro ostili e pongono in atto politiche aggressive di management, allo scopo di controllare e sfruttare sempre più i propri dipendenti in nome dell'universale credo economico: la massimizzazione del profitto.

 

Bibliografia

1)Adams A.: Bullying at work: how to confront and overcome it. London, Virago Press, 1992.

2) Adams A.: The standard guide to confronting bullying at work. Nursing Standard 7(10):44-46, 1992.

3) Bargagna M., Canale M., Consigliere F., Palmieri L., Umani Ronchi G.: Guida orientativa per la valutazione del danno biologico permanente. Giuffrè Editore, Milano, 1996.

4) Calcagni C., Mei E.: Danno morale, danno biologico psichico: aspetti giurisprudenziali e medico-legali. Aggiornamenti di Medicina Sociale, 4:153, 1998.

5) Cleckley H.: The mask of sanity. Saint Louis, MI: CV Mosby, 1964.

6) Greco L.: Danno biologico: gli effetti del c.d. mobbing. Guida al Lavoro, 11:12, 23 marzo 1999.

7) Grieco A., Andreis L., Cassitto M.G., Fanelli C., Fattorini E., Gilioli R., Legnani G., Prandoni P.: Il mobbing: alterata interazione psicosociale sul posto di lavoro. Prime valutazioni circa l'esistenza del fenomeno in una realtà lavorativa italiana. Prevenzione Oggi, 2: 75, 1992.

8) Leymann H.: Mobbing and psychological terror at workplaces. Violence and Victims, 5(2):119 - 126.

9) Harald Ege, Il mobbing in Italia (Pitagora Editrice, Bologna, 1997)

 

Associazioni di aiuto e sostegno ai mobbizzati :

  1. Prima, Associazione Italiano contro Mobbing e Stress Psicosociale
    Via Tolmino 14 - 40134 Bologna (Tel : 051/6148919)
    http ://www.volontariato.it/centranchio/bologna/prima.htm
  2. M.i.m.a. - Movimento Italiano Mobbizzati Associati
    Via Filippo Meda 169 - 00157 Roma (Tel. : 06/4510843) http://web.tiscalinet.it/MIMA_PALERMO
  3. Mobby, Gruppo di auto aiuto
    Milano (Tel. 0330 473380)
    http ://www.freeweb.org/associazioni/mobby2000
  4. La Punta dell'Iceberg
    Associazione solo su Internet, Cagliari
    http ://members.xooom.it/_XOOOM/icebergpunta/
  5. Associazione Quadri ed Alte Professionalità (affiliata CISL)
    Sportello Mobbing 0360 967012
    e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  6. Osservatorio Nazionale Mobbing-Bossing
    c/o Ass. "Ermes" Via Angelo Poliziano 8 (sc.B piano 1°) - 00184 Roma
    Tel.: 06 48906227
  7. www.osservatorio-mobbing.it e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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