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Anoressia e malattie organiche

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on . Postato in I disturbi alimentari | Letto 2158 volte

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anoressia e malattie organicheCaratteristica principale dell’anoressia nervosa, secondo il criterio stabilito dal DSM-IV, è “il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale”.

Analizzerò in questa sede tutti i criteri che sono stati presi in considerazione dal manuale diagnostico americano per definire tale disturbo, cercando di integrare la descrizione del puro sintomo con alcune considerazioni qualitative.

Veniamo all’analisi dei criteri diagnostici e cerchiamo di capire perché sono necessari (per capire, non solo per classificare).

Il primo criterio è “il rifiuto di mantenere il peso corporeo normale minimo”.
Esiste un apparecchio, simile a quello per l’elettrocardiogramma, che serve per calcolare l’indice di massa corporea, che è il rapporto tra il peso e l’altezza. Il BMI, stabilisce il rapporto tra le masse di acqua, muscoli, ossa e grasso che costituiscono il nostro corpo.
Questi rapporti hanno delle proporzioni minime e massime, che si basano su accurate analisi delle condizioni ottimali per il mantenimento della salute.
Se l’indice è troppo basso, cioè la persona è in una condizione di sottopeso più o meno accentuata, questo comporta delle conseguenze per la sua salute, che spesso non vengono spiegate in modo sufficientemente esaustivo, o non vengono spiegate affatto.

Qui si giunge al secondo criterio: “il peso è di 15-12 kg in meno rispetto a quello normale”, e ancora “il calo ponderale è stato repentino a causa di una dieta, ed è iniziato da almeno 5 mesi”.
Appare abbastanza chiaro che se una persona decide di perdere del peso, e non vuole andare incontro ad un indebolimento delle proprie difese immunitarie e ad un generale stato di malessere fisico (volendo continuare a svolgere una vita normale), farà molta attenzione affinché tale calo non sia eccessivamente veloce, perché ciò comprometterebbe la sua vita quotidiana.
Ora, se il DSM classifica il particolare tipo di calo ponderale di chi presenta un disturbo di anoressia, come repentino a causa di una dieta, 15-12 kg meno di quello normale, e avvenuto negli ultimi 5 mesi, significa che tale dimagrimento, per essere mantenuto (con rifiuto di qualunque incremento e vigorosa tendenza all’ulteriore diminuzione) deve necessariamente essere stato raggiunto nell’arco di pochissimo tempo.

Il peso corporeo viene registrato da una zona specifica del cervello: l’ipotalamo. Questa piccolissima regione alla base del cranio, una tra le più antiche, è la regione dove è collocata una delle ghiandole più importanti del nostro organismo: l’ipofisi. L’ipofisi ha il compito di secernere gli ormoni deputati al controllo del metabolismo, collegati alla tiroide, e di innescare la secrezione degli ormoni sessuali, che nelle donne regolano il ciclo mestruale.
Se vi è un calo ponderale molto veloce, l’ipotalamo registra la diminuzione della massa corporea e rallenta la secrezione degli ormoni dell’ipofisi, rallentando anche il metabolismo per risparmiare energia.

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All’inizio il calo ponderale è molto veloce e facile da ottenere, poi, quando l’ipofisi inizia a rallentare la propria attività, il calo diviene più lento e difficile (perché il metabolismo viene rallentato). Questo significa che il calo di peso viene raggiunto dalla persona con DCA, in un arco di tempo minimo e ha il tempo di essere registrato dall’ipotalamo durante i mesi della fase di assestamento.

Ecco come si spiega la mancata percezione di malessere e debolezza fisica della persona che soffre di anoressia: la soddisfazione derivata dalla sensazione ingannevole di avere un potere sul proprio corpo superiore rispetto agli altri, cancella il senso di perdita e debolezza, trasformandolo, per formazione reattiva, in eccitazione.
Tale eccitazione è dovuta al rilascio di chetoni, da parte del fegato (in seguito al digiuno).

Veniamo al terzo criterio: “amenorrea, ovvero assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi”.
La scomparsa del ciclo mestruale è forse la caratteristica più clamorosa e grave, a lungo termine, di questa malattia.

L’amenorrea è indicata tra i criteri dell’anoressia e manca nella bulimia nervosa. Perché nella bulimia il peso viene mantenuto in una soglia di normalità. Il motivo della scomparsa del ciclo mestruale è stato precedentemente illustrato in parte: quando l’ipofisi rallenta la propria attività, anche la secrezione delle gonadi (ormoni sessuali responsabili della regolazione del ciclo) viene razionata. Questo porta a breve un fenomeno di scomparsa del ciclo, successivamente alla scomparsa duratura ( a volte tutta la durata del disturbo, quindi anni nella maggior parte dei casi), con conseguenze molto pericolose per la donna (quali atrofia delle ovaie e dell’utero, tumori, osteoporosi precoce, invecchiamento repentino della pelle, perdita di capelli e denti).

Bisogna precisare che il recupero, una volta ristabilito un peso accettabile e quindi un ciclo mestruale regolare, avviene in tempi molto veloci, soprattutto in giovane età (considerato che in genere l’insorgenza del disturbo si colloca intorno ai 15-16 anni).

Quarto criterio è “intensa paura di ingrassare pur vivendo la condizione fisica di sottopeso”.
Il rapporto con la realtà è conservato per tutti gli aspetti, tranne che per la percezione dello schema corporeo.

Il corpo ridotto ad ossa viene toccato continuamente, quasi che l’unica certezza di esistere sia legata proprio alla percezione delle proprie ossa. Aspetto inquietante è la morbosa preoccupazione che sulle ossa del bacino, delle anche, delle gambe, non si sia depositato nemmeno un filo di carne in più. Inoltre, la persona non guarda mai il proprio corpo in uno specchio, come si potrebbe immaginare, per controllare la propria magrezza. Utilizza invece le mani. La palpazione delle zone sopra citate è sufficiente per dare al soggetto la certezza di “essere a posto” (e per scatenare il dramma e il digiuno nel caso opposto).Questo fenomeno è chiamato dismorfismo corporeo: “Il disturbo del dismorfismo corporeo, secondo il DSM IV, riguarda la preoccupazione di avere un difetto fisico che in realtà è inesistente, o qualora fosse lievemente presente, viene comunque percepito in maniera esagerata e distorta”.

Anche questo fenomeno recede lentamente durante la terapia, deve però essere considerato avente un ruolo centrale, senza modificarlo è impossibile ottenere un miglioramento.

Al precedente criterio se ne aggiunge un ultimo, che lo specifica: “distorsione riguardo a come il soggetto vive il peso e la forma del corpo, che influiscono eccessivamente sull’autostima, o rifiuto di riconoscere l’attuale condizione di sottopeso”.

Vorrei analizzare alcuni ulteriori aspetti del disturbo, menzionati, ancora, dal DSM:
la presenza del fenomeno del vomito provocato e l’uso di lassativi, enteroclismi e diuretici, fenomeni presenti sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia.

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Il vomito autoindotto ha delle conseguenze nefaste sulla cavità esofagea, oltre che sullo stomaco. Il passaggio di acidi presenti nello stomaco attraverso l’esofago nella bocca, quindi contro i denti, provoca la corrosione dello smalto di questi ultimi, nonché a lungo andare la lacerazione delle pareti dell’esofago a causa dei potenti acidi deputati alla digestione del cibo.

Chi si provoca il vomito sa, inoltre, che tale azione ha una fase di apprendimento della tecnica e specializzazione, dunque può diventare quasi indolore, nel lungo periodo.

Ed è proprio questo fenomeno della “assuefazione” ad avere le conseguenze più pericolose, perché, come l’assuefazione a tutte le abitudini dannose per la salute, provoca un fisiologico oltre che psicologico senso di eccitazione e ritrovato benessere (dopo aver mangiato cose “proibite” ad esempio). Questo è il problema che sarà poi più difficile da risolvere: imparare, re-imparare a “tenere” il cibo, dunque a regolarne l’assunzione.

Un altro aspetto non di rado presente è il lavarsi fino a scorticarsi e la fissazione costante di mandare via lo sporco.

Ultima caratteristica presa da me in considerazione è il sottoporsi della persona affetta da DCA ad estenuanti sforzi fisici quotidiani, svolti con atteggiamento compulsivo, ossessivo e in stato di totale anedonia (mancanza di piacere), se non, spesso, in stato di estrema debolezza e consunzione fisica.

E’ necessario sforzarsi di capire che non è la volontà che tiene ancorati alla malattia, che rende schiavi di bilance e palestre, non è nemmeno il piacere, è la necessità, il “dovere superiore, assoluto”, che costringe queste “donne in boccio” a non sbocciare, a seccarsi, a reclinare la testa, quindi ad annientarsi schiacciate dal peso del “giudizio” che verrà dato loro.

Se tale sforzo verrà fatto dalle famiglie e dalle persone più vicine a queste ragazze (e ragazzi), nonché dai medici di base che hanno il ruolo, spesso, di diagnosticare la fase iniziale del disturbo, sarà sicuramente possibile curare nel migliore dei modi, fino a guarire i DCA.

La prevenzione, che ha un ruolo di primaria importanza soprattutto in un contesto di insorgenza così precoce, viene fatta anche (oserei dire soprattutto) tramite la diffusione di informazioni sull’argomento.
La denuncia, fatta con enorme coraggio dalle persone che ne soffrono e da familiari o amici, permette di fare il primo passo verso la guarigione.

 

Dott.ssa Camilla Ponti

 

 

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