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Disturbi della condotta alimentare: Anoressia e Bulimia

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I disturbi della condotta alimentare (anoressia e bulimia) investono soprattutto l’età adolescenziale a causa dei cambiamenti repentini sia fisici che psichici.

anoressia e bulimia disturbi della condotta alimentareSempre più spesso si osservano oggigiorno forme psicopatologiche legate alla alimentazione; soprattutto in alcune fasce di età giovanili, dai 13-14 anni ai 18-20 ed oltre, le difficoltà psicologiche dell’individuo (in maggioranza di sesso femminile: il rapporto con i maschi è all’incirca di 10 a 1) sembrano trovare una espressione diretta attraverso il cattivo rapporto con il cibo e per mezzo di comportamenti alimentari qualitativamente e quantitativamente alterati.

Il fatto che tali problematiche investano soprattutto l’età adolescenziale può essere meglio compreso se si focalizza l’attenzione sui cambiamenti e le trasformazioni repentine, corporee e psichiche, che intervengono in questo periodo di rapida crescita dell’individuo: il corpo che cresce e si modifica giorno dopo giorno, lo sviluppo sessuale, la riproposizione del rapporto con i propri genitori in maniera diversa, la ricerca di maggiore autonomia, l’assunzione di nuove responsabilità, sono tutti fattori che concorrono a determinare la nascita di un “nuovo soggetto” adolescenziale che prende il posto del bambino di ieri.

Tutto ciò non accade però senza difficoltà, conflitti, adattamenti, spesso delusioni, con sè stessi e verso gli altri, che possono ostacolare in vario modo il processo di crescita verso l’età adulta producendo rallentamenti e a volte veri e propri blocchi che assumono la forma del sintomo psichico e/o fisico.

Solitamente, il quadro clinico si organizza in un periodo di alcuni mesi e si caratterizza per il desiderio, da parte del soggetto, di seguire una dieta per perdere un pò di peso; col passare del tempo la restrizione alimentare si accentua sempre più ed il peso perduto è considerato sempre insufficiente, fino a giungere nel tempo ad un vistoso dimagramento (20-30% del peso iniziale; in casi estremi fino al 50%) ed alla interruzione del ciclo mestruale (amenorrea). Il vissuto intimo dell’adolescente con problematiche di tipo anoressiforme presenta così perturbazioni in due ambiti caratteristici: nell’immagine di sè, cioè nell’autopercezione corporea, che risulta distorta e tipicamente “gonfiata” (l’anoressica percepisce perennemente il proprio corpo come eccedente di peso o ingrassato); nella percezione alterata dello stimolo della fame, che assurge a rappresentante di una più vasta difficoltà nella distinzione tra stimoli interni ed esterni al sè, cioè nel corretto riconoscimento delle proprie emozioni e sensazioni.

Il corpo ed i vissuti corporei, quindi, risultano in questo contesto in primo piano; le ramificazioni ulteriori delle problematiche psicologiche inerenti l’alimentazione interessano e toccano molteplici aspetti della personalità, dal livello pulsionale, quello motivazionale, dalla sfera sessuale a quella relazionale ed in particolare all’interno dei rapporti familiari nella comunicazione con le figure genitoriali.

Il corpo, infatti, assume qui una valenza simbolica in relazione al sociale che condensa ed accentra nell’agito anoressico-bulimico contenuti psichici difficilmente comunicabili e/o scarsamente mentalizzabili: in generale, il malessere del corpo -attraverso il sintomo centrato sull’alimentazione - mette in luce i suoi propri bisogni primari (cibo) ed i vissuti antichi ad essi collegati (nell’ottica psicoanalitica, le dinamiche psichiche che intervengono in questo contesto sono correlate alla riattivazione delle pulsionalità orale ed anale attraverso un movimento regressivo verso precedenti punti di fissazione) che diventano la “moneta di scambio” nel rapporto con gli altri, siano esse persone reali del proprio ambiente di vita o, su un piano fantasmatizzato, immagini genitoriali introiettate.

La possibilità di convogliare nel sintomo una elevata quota di carica pulsionale, consente poi all’adolescente di incanalare nella ritualità dell’atto sintomatico una parte delle correnti aggressive, oltre che libidiche, che sul piano dell’economia psichica si traduce in un meccanismo di dislocazione e controllo di tali cariche pulsionali, riattivate ed intensificate durante le trasformazioni psichiche puberali.

Il corpo adolescente, ed il corpo “malato” dell’anoressia, diventano così il luogo, il punto di incontro-scontro di ciò che è dentro e ciò che è fuori, oggetto transizionale che esprime l’Io e il non-Io del soggetto, tra familiarità ed estraneità, tra appartenenza al mondo dei genitori ed al mondo esterno; superficie-spazio concreto potenziale che conduce alla delimitazione di un Sè ancora incerto e legato a doppio filo alla dinamica familiare di origine, ma aperto alla possibilità di cambiamento radicale implicita nel movimento di appropriazione della propria (nuova) identità e del proprio essere. In questo senso può essere letto il tentativo di imporre la propria presenza al proprio ambiente da parte dell’adolescente attraverso il proprio corpo “malato", appunto come movimento di ricerca di un proprio spazio vitale, che il sintomo anoressico-bulimico esprime con immagini chiare: l’assottigliarsi del corpo-stomaco e il suo gonfiarsi, ritmicamente, alla ricerca convulsa di una dimensione ottimale...

Le dinamiche psichiche sottese alla strutturazione dell’identità nell’adolescenza ricevono input di notevole entità - che può essere avvertita anche in modo molto disturbante dal giovane - dalla maturazione sessuale e dalla fantasmatica che ad essa si accompagna; il tentativo di mantenere il controllo sui continui cambiamenti interni ed esterni legati alla crescita trova nei disturbi dell’alimentazione una modalità di espressione privilegiata in quanto coinvolgente l’intero sistema familiare nella ripartizione di ruoli all’interno della trama e dello sviluppo del sintomo.

I genitori vengono così inseriti in una posizione cardine della trama anoressica, vissuti come oggetti potenti che esplicano la potestà indiscussa sul corpo del soggetto adolescente, suoi suoi bisogni, sui suoi sentimenti; il sintomo in questo caso mira alla rivendicazione del proprio corpo e dell’appropriazione della nascente sessualità, ad una “dichiarazione di indipendenza” (relativa) ufficiale, visibile, ostentata attraverso il rifiuto del cibo “materno” e del pasto familiare.

Nel tentativo di spiegare la natura di alcuni vissuti centrali del disturbo anoressico-bulimico, un aspetto chiamato in causa molto spesso, forse troppo e comunque in maniera unilaterale tanto da oscurare il ruolo parimenti importante della figura paterna, è stato quello della relazione con la madre.

La figura materna del paziente anoressico, infatti, è stata sistematicamente fatta oggetto di attenzioni particolari riguardo alla genesi dei disturbi dell’alimentazione, sia per la composizione prevalentemente femminile della casistica clinica e quindi per il collegamento con l’aspetto identificatorio dell’adolescente femmina nei confronti della propria figura materna, sia per il riferimento ad un più esteso concetto di femminilità, che in tali disturbi viene solitamente descritto come di natura alquanto conflittuale, se non nei termini di un vero e proprio rifiuto della femminilità, di essere e di sentirsi donna, di integrare cioè una immagine ed una concezione di sè che può essere sentita debole, mancante, degradata, svalutata, sporca.

In questo senso, oltre all’aspetto connesso alle idee di sporcizia collegate al ciclo mensile, la comparsa delle mestruazioni nella prima adolescenza può contribuire fortemente alla nascita di un sentimento di rifiuto del proprio corpo in quanto “corpo sessuale”, in grado di tradurre in realtà le fantasie sessuali infantili, ingenerando così un movimento di pensiero difensivo di tipo inibitorio su certi contenuti e la cui espressione oggettiva diventa un tentativo inconscio di “desessualizzare” il proprio corpo attraverso il digiuno, con la conseguente amplificazione di meccanismi di controllo basati sulla iperattività sia fisica che intellettuale.

Le forme corporee, che con lo sconvolgimento ormonale adolescenziale divengono progressivamente più piene, sinuose ed attraenti, vengono nell’anoressia congelate e ridimensionate finendo per costituire una semplice “coperta di pelle” dalla quale si intravedono, nei casi più gravi, le protuberanze della struttura ossea sottostante.

La madre, dicevamo, costituisce il modello identificatorio primario per la ragazza adolescente, e la presenza di vissuti conflittuali attuali o pregressi con il genitore femminile -e quindi il conseguente allontanamento emotivo da tale figura- può rendere difficile, se non impossibile nei casi più gravi (dove entrano probabilmente in gioco anche antiche dinamiche negative di rapporto), il raggiungimento di una piena identità femminile e di un senso di sè più maturo ed integrato.

Le madri delle ragazze anoressiche vengono spesso descritte dalle figlie come persone fredde, distanti, oppure iperprotettive, ma comunque centrate su sè stesse e poco disponibili alle richieste di affetto dei figli: ciò di cui si avverte la presenza in tali rapporti, dal punto di vista dell’adolescente, è “l’alimento” affettivo, che non viene sentito come passibile di poter essere donato e ricevuto, o scambiato, tra madre e figlia ma rimane incomunicato, relegato, rimosso.

In realtà, il tipo di relazione che si stabilisce tra l’adolescente ed entrambi i genitori, padre e madre, nonchè il rapporto tra i genitori stessi, sembra avere una valenza esplicativa maggiore rispetto alle problematiche relazionali con la sola figura materna. La scarsa capacità dei genitori nel favorire la crescita dell’autonomia del bambino, la strutturazione di un rigido scenario di aspettative circa il suo futuro, la sistematica sostituzione dei propri bisogni a quelli dei figli e la disconferma dele loro emozioni, rappresentano gli elementi ricorrenti del passato di questi giovani che attraverso il sintomo sembrano voler ribadire, in una modalità estrema e radicale, la loro presenza ed il bisogno di essere considerati e compresi.

E’ quindi il sistema familiare nel suo complesso, nella sua strutturazione attuale ma che porta con sè le tracce delle precedenti stratificazioni, che è chiamato a riconoscere, integrare, elaborare, riproporre in chiave evolutiva per ciascuno dei suoi membri, genitori e figli, le problematiche connesse al disturbo alimentare dell’adolescente, in cui sono riconoscibili la natura e l’intensità dell’attaccamento alle figure genitoriali, amate in maniera fortemente ambivalente, ed ancora concretamente presenti e necessarie all’economia psichica del giovane.

In conclusione, un cenno sulla connotazione bulimica del disturbo anoressico, dove il concetto di “vuoto”, o meglio, delle categorie antitetiche vuoto-pieno, si rivela essere di molta utilità nella riflessione e nella prassi terapeutica, e rimanda alla metafora centrale del corpo come contenitore di cibo e nelle ulteriori declinazioni simboliche rispetto alla capacità di contenimento delle proprie emozioni.

Il vuoto e il pieno riproducono anche lo stesso movimento oscillatorio anoressico-bulimico, dove la dinamica dello svuotamento e riempimento è centrale e consente di percepire più nettamente il passaggio trasformativo dal piano concreto (cibo) a quello simbolico (affetto); vuoto che evoca un pozzo senza fondo, la mancanza di contenimento, lo sprofondamento, la solitudine (interiore) cui si fugge reinstaurando un pensiero concreto, il cibo divorato che riempie senza nutrire...

La cura del disturbo anoressico-bulimico richiede un’approccio psicoterapeutico; in alcuni casi, per il raggiungimento di forme di dimagramento al limite della sopravvivenza, si rende necessario il ricovero ospedaliero e dopo le ovvie cure farmacologiche per ristabilire il quadro di funzionalità organica è consigliabile l’avvio di un trattamento, che può essere di tipo psicoanalitico, effettuato solitamente con più sedute settimanali e per un adeguato periodo di tempo (più anni nei casi più complessi); la natura dei contenuti psichici in questione, antichi e collegati a modalità primarie di rapporto con le figure genitoriali, richiede infatti la necssità di scendere in profondità nella dinamica di rapporto terapeutico con il soggetto anoressico al fine di ottenere risultati stabili e duraturi.

 

Articolo a cura del Dott. Fernando Maddalena

 

 

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