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Aspetti socio - culturali nei comportamenti alimentari

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on . Postato in Psicologia del Comportamento Alimentare | Letto 1386 volte

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Nella genesi delle problematiche e delle patologie del comportamento alimentare un ruolo di grande rilevanza è rappresentato dai fattori sociali e culturali.

aspetti socio - culturali

La grande influenza dei mezzi mediatici e le rappresentazioni continue di modelli di perfezione fisica contribuiscono in maniera significativa all’aumento dei casi di disordini alimentari e di patologie quali la bulimia e anoressia, con un impatto rilevante e a volte addirittura devastante sugli adolescenti e su soggetti  vulnerabili.

Il modello di magrezza e di perfezione fisica enfatizzato in maniera pervasiva dai media viene considerato un requisito imprescindibile per essere attraenti e avere successo.

Nelle persone affette da disturbi dell’alimentazione la forma corporea rappresenta un valore di primaria importanza e centralità, focus della propria identità e autostima.

Pertanto, guidate da una percezione distorta del proprio corpo e non dalla realtà oggettiva, tali persone ricercano in modo ossessivo la perfezione, che identificano nei modelli di riferimento  irraggiungibili proposti dai mass media. Le modalità comportamentali compulsive tipiche dei disturbi alimentari (digiuni, abbuffate, vomito autoindotto ecc.) sono utilizzate per superare stati negativi quali ansia, senso di inadeguatezza, bassa autostima e desiderio di piacere agli altri.

Il fenomeno è rinforzato da:

> Pressioni culturali che esaltano la magrezza o la muscolosità  e il cui valore principale è    l’ottenimento di un corpo perfetto;

> Valori standard di bellezza che includono solo specifici pesi e forme corporee;

> Schemi culturali che valutano le persone sulla base dell’apparenza fisica trascurando qualità e punti di forza interiori.

L’introduzione dei social media, quali ad esempio Facebook e Instagram ha accresciuto la nostra esposizione ad immagini di foto ritoccate e artificiali e conseguenti parametri di riferimento distanti dalla realtà. Sebbene un collegamento diretto con lo sviluppo di disturbi alimentari sia ancora da dimostrare, si è riscontrato che l’enfasi posta dai social media sull’immagine è correlata allo sviluppo di una maggiore preoccupazione/ansia verso l’immagine stessa influendo in modo negativo sulla propria autostima. Studi effettuati hanno dimostrato che le donne e gli uomini che non si confrontano con i modelli veicolati dai mass media hanno una percezione più positiva della propria immagine, nonché una migliore accettazione della propria forma corporea.

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A fronte di modelli globalizzati di riferimento che esaltano quotidianamente il valore della magrezza e della perfezione fisica si associa la concomitante e contraddittoria presenza di messaggi massmediatici legati ad una sovra-stimolazione alimentare. Ne deriva una comunicazione sociale dissonante che, unitamente alle variabili individuali, può in alcuni soggetti predisposti contribuire alla insorgenza e sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali o di vere e proprie patologie con gravi ripercussioni sulla salute.

E’ possibile fare prevenzione dei disturbi alimentari in numerosi modi: tra questi prezioso è il contributo dei comunicatori. Con le conoscenze corrette e appropriate sul tema dei DCA è possibile infatti veicolare messaggi più adeguati attraverso una vera e propria comunicazione sociale. In questo modo i fattori di rischio e la probabilità di diffusione della malattia possono essere trasformati in fattori preventivi, dando un contributo significativo a contrastare un problema di rilevanza sociale e promuovendo l’adozione di atteggiamenti sani rispetto alla percezione del proprio peso e forma corporea.

Fattori di prevenzione

Nell’ottica della prevenzione delle problematiche e dei disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti un ruolo fondamentale è svolto dalla famiglia che fornisce un modello di relazione con il cibo interiorizzato durante l’età evolutiva. La capacità innata di autoregolazione nell’assunzione di cibo può essere compromessa da alcune strategie scorrette adottate dai genitori come ad esempio l’utilizzo del cibo come forma di ricompensa.

Il ruolo dell’azione educativa non dovrebbe consistere unicamente nell’informare circa le proprietà nutritive degli alimenti, rispetto ai cibi sani che vanno assunti e quelli che vanno evitati. Si dovrebbe invece trasmettere ai giovani la  competenza che consenta loro di elaborare una capacità individuale di valutazione critica rispetto ai contenuti dei messaggi veicolati dai mass-media.

Lo scopo educativo è quello di  renderli consapevoli e immunizzati dagli effetti negativi che  tali messaggi possono veicolare. Gli adolescenti  diventerebbero in tal modo consumatori consapevoli anziché  soggetti passivi che subiscono meccanicamente gli stimoli ai quali sono quotidianamente esposti.


Riferimenti bibliografici

  • Donini LM, Savina C., Castellaneta E. Approccio multisciplinare al trattamento dell’obesità – Dipartimento di Fisiopatologia medica- Università di Roma La Sapienza
  • Nuvoli G. Rapporti con il cibo e comportamento alimentare (Ricerche psicologiche e socioeducative sul momento dei pasti in età evolutiva) - Franco Angeli Studi e Ricerche, 2010
  • National Eating Disorders Collaboration - Eating Disorders risk factors .

 

A cura della Dottoressa Arianna Grazzini

 

 

 

 

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Tags: disturbi alimentari dca; aspetti socioculturali;

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