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Ascoltarci sempre

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on . Postato in Il lavoro della psicologia | Letto 992 volte

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Ascoltare e stabilire interazioni sane e significative, ponendosi come mediatori tra gli utenti e i loro disagi, aiutandoli ad elaborare i contenuti emotivi, riconoscere le ansie e interagire con esse, rappresentano validi supporti nel lavoro dello psicologo.

Ascoltarci sempreLa funzione della mente dello psicologo, dell’operatore socio-sanitario, del docente e dell’adulto, anche del genitore, è una funzione di ascolto, di consapevolezza di ciò che accade nella relazione, ma anche dentro di noi in un rapporto continuo fra noi e l’altro, con noi e con l’altro, costantemente centrati su quello che si sente, su quello che si fa, su come lo si fa; questa strada risulta percorribile solo se si è capaci di sentire e di ascoltare, ascoltarsi e dirsi sempre la verità.

In generale, il compito dell’adulto e dell’operatore è, quindi, quello di sollecitare, specialmente nei più giovani, ma non solo, l’accesso “alla meraviglia” e accompagnarli, assisterli in questo cammino che loro poi percorreranno autonomamente.

Se le dinamiche emotive possono essere verbalizzate, espresse, mandate fuori dal mondo interno di ciascuno di noi, queste potranno essere vissute come meno opprimenti e condivise con gli altri che hanno potuto provare sentimenti simili. Meltzer e Harris,due studiosi, assegnano a genitori, insegnanti, operatori, sia pure con valenza diversa, il compito di cercare di farsi strada “dentro il mondo in cui abita l’individuo”.

Si tratta di poter ascoltare che cosa tutti noi comunichiamo riguardo al nostro mondo interno. Così comportamenti aggressivi, poco rispettosi, incapacità a concentrarsi, tentativi di evadere il compito (campanelli di allarme di un disagio), possono, se non respinti o condannati moralisticamente, condurre a comprendere che possibili difficoltà di apprendimento, rispetto delle regole, disagi di ogni tipo, non sono altro che difficoltà di relazione con sé e con gli altri.

Non serve, quindi etichettare come “pigri”, “indisciplinati”, “svogliati”, persone che effettivamente si comportano come tali.

La psicologia del profondo, al contrario della psicologia del comportamento, si interroga sulle dinamiche sottese, che stanno dietro a comportamenti ritenuti disadattativi; secondo questo approccio, questi comportamenti non sono altro che modalità difensive che l’individuo mette in atto per relazionarsi con se stesso e con gli altri.

Quindi, apparire svogliati, chiusi in se stessi, indisciplinati o aggressivi, possono essere i diversi e personali tentativi di risolvere i propri disagi personali.

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Ovviamente, questi tentativi sono improduttivi e rischiano di reiterarsi all’infinito in una prospettiva di insuccesso, tanto più se l’insegnante, il genitore, l’operatore, collude identificando l’utente con le sue modalità difensive.

Allora, impegnarsi a stabilire interazioni sane e significative, ponendosi come mediatori tra gli utenti e i loro disagi esistenziali, aiutandoli ad elaborare i contenuti emotivi della frustrazione, riconoscere le ansie e aiutarli ad interagire con esse, possono rappresentare validi supporti nel quotidiano lavoro.

Secondo Blandino e Granieri, una qualunque attività finalizzata alla crescita delle persone ottiene dei risultati quando è organizzata in modo da promuovere l’integrazione, nella mente, delle sue varie parti e in particolare quelle ritenute problematiche o “cattive” che invece, usualmente, in alcune istituzioni vengono espunte o stigmatizzate moralisticamente.

L’adulto “sufficientemente buono” – di winnicottiana memoria- potrà, allora, essere capace di “ascoltare” se saprà concedersi la possibilità di poter prendere qualcosa dall’altro, anche se quest’ultimo è suo figlio, un suo allievo o un utente.

Questa modalità di ascolto è possibile solo se l’adulto è aperto a compiere “l’ascolto di sé”, l’ascolto del suo mondo interno.

Cosa mi succede dentro”, “cosa si sta muovendo dentro di me”, “quali emozioni mi suscita l’ascolto delle emozioni dell’altro?”, sono solo pochi esempi che illustrano una verità fondamentale: la verità che per ascoltare in profondità abbiamo bisogno di “fare silenzio dentro, per ascoltare l’altro abbiamo bisogno di “fare spazio”, “essere dentro di noi”; solo dopo questa operazione, questo primo filtro, possiamo concederci di tentare di effettuare un ascolto significativo.

L’ascolto così inteso si apre all’incontro, ad un incontro di tipo particolare dato dalle profondità di mondi interni diversi, personali, che insieme possono incontrarsi per condividere pensieri, emozioni, sentimenti ed esperire affetti.

L’ascolto dell’altro è realizzabile solo se c’è dentro di noi la possibilità di incontrare il mondo dell’altro (la sua visione, personale, del mondo, il suo mondo interno, le sue emozioni) e, spesso, l’ascolto profondo è possibile se siamo capaci di ascoltare “quello che gli altri non dicono” attraverso le parole ma comunicano attraverso altri canali.

Va da sé che questo tipo di ascolto non si può improvvisare, né è di facile realizzazione. Non a caso Freud ammoniva che l’attività educativa così concepita è difficilissima e soggetta ad errori, egli diceva che ci sono tre operazioni costituzionalmente “impossibili” da svolgere: educare, governare, psicoanalizzare.

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Per ascoltare non basta “aprire le orecchie” e percepire parole, dobbiamo compiere lo sforzo di metterci nei panni dell’altro, cercando di sentire dentro di noi il messaggio e le emozioni che l’altro ci vuole comunicare. Dobbiamo renderci disponibili a sentire dentro di noi l’esperienza dell’altro al fine di entrare in una relazione profonda con lui, in modo autentico.

In questo senso, quindi, ascoltare non vuol dire solo raccogliere stimoli sonori, ma vuol dire soprattutto rielaborare questi stimoli per comprenderli in profondità e questa attività coinvolge la persona nella sua totalità e interezza.

L’uomo ha due orecchie e una bocca sola perché dovrebbe più ascoltare che parlare”, così recita un vecchio proverbio danese. Ascoltare non è percepire solo parole, ma anche i pensieri, lo stato d’animo, il significato personale e più nascosto del messaggio che ci viene trasmesso.

Per ascoltare bisogna esser-ci, “essere con noi, insieme all’altro”, per ascoltare è necessario che ci si stacchi dai propri interessi e dai propri schemi di pensiero e di vita per avvicinarsi gradualmente e con rispetto e umiltà al mondo dell’altro.

 

 

(Articolo a cura del Dottor Alfredo Ferrajoli)

 

 

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Tags: psicologia psicoterapia ascolto

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