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Dalla riabilitazione all'attività sportiva

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L'attività sportiva, per i soggetti portatori di handicap, è particolarmente utile per creare un proprio processo di individuazione e di riabilitazione.

Dalla riabilitazione allattività sportivaI tentativi di utilizzare l'attività sportiva ai fini riabilitativi risalgono al secolo scorso, ma un tentativo sistematico e scientifico di unire sport e disabilità è stato compiuto da un medico ortopedico, R. W. Jones, nel 1939 che integrò i metodi allora in uso per la riabilitazione motoria, con i giochi come il cricket, tiro alla fune e altri.

Dopo di lui, altro sostenitore e fautore dello sport per disabili fisici è stato L. Guttman, organizzatore, nel 1948 dei primi giochi a Stoke Mandeville, a Londra, in concomitanza con la XIVa olimpiade.

In Italia, Antonio Maglio, neurologo e psichiatra, si rese conto della enorme utilità dell'attività sportiva, anche per pazienti psichiatrici, come rieducazione psico-sociale. Facendo praticare ai suoi pazienti sport come il tennis-tavolo, tiro con l'arco, atletica, realizzò la partecipazione di 400 disabili provenienti da 23 nazioni, ai giochi che si svolsero, forse provocatoriamente, a Roma, durante le olimpiadi del 1960.

Le cronache sportive, relative al settore dell'handicap fisico, evidenziano come molti individui, sicuramente meno fortunati, abbiano saputo realizzare, con lo sport, un proprio processo di individuazione: una sintesi complessa, irrazionale e specifica delle proprie incompatibilità.

Molte delle discipline esistenti sono, ormai, praticate dai disabili, anche se per buona parte di essi si rende necessario un accomodamento di regole e nelle tecniche, in funzione della disabilità. Vengono altresì modificati gli attrezzi e i materiali sportivi; il tutto, non solo per consentire al disabile di praticare sport, ma anche e soprattutto per evitare che la stessa attività aggravi la disabilità.

Il settore dell'handicap fisico ha mantenuto inalterata una componente essenziale della pratica sportiva, l'agonismo, come ritualizzazione di un bagaglio filo-ontogenetico che si manifesta con esigenza spontanea di misurarsi, competere, con se stesso, con gli altri, con la natura.

Nella prefazione di un testo specialistico per il basket in carrozzina, infatti, si legge "il giocatore a velocità incredibili, evoluisce sul parquet, con la grazia di una libellula, con la forza di un cavallo rampante, nei suoi repentini arresti e giri e, con la precisione e la freddezza di un arciere, viola la retina del canestro con bombe da tre punti". Questa ricerca di situazione d'esame e il loro superamento, acquista una valenza di rassicurazione, di conferma del sé, di innalzamento dell'autostima e attestazione di valore.

Le attività sportive che si svolgono sotto il controllo della FISD (Federazione Italiana Sport Disabili) sono considerate agonistiche ad eccezione di quelle svolte da atleti con handicap mentale, per es. Sindrome di Down, insufficienza e ritardo mentale di varia etiopatogenesi, le cui attività sportive, non agonistiche, sono istituzionalizzate nel SOI (Special Olimpic International) organismo che da più di 30 anni promuove l'attività di base specifica per questo settore, nonché la formazione degli operatori, a vari livelli.

L'attività sportiva agonistica di un disabile fisico inizia mediamente ad una età che per gli atleti normodotati, corrisponde al crepuscolo della carriera.

Senza analizzare, in questa sede come particolari motivazioni psicologiche, interagendo con le variabili intervenienti socio-ambientali e relative alle caratteristiche specifiche dei vari sport, sfocino nel processo di scelta finale, si può notare una certa correlazione fra la tipologia dell'handicap e le indicazioni sportive, nell'handicap.

Le attività sportive dove è presente un certo grado e tipo di componente neuropsichica e l'intervento di abilità di problem-solving, nel senso di una richiesta di attivazione di processi previsionali, attentivi e decisionali, sembrano essere prediletti da atleti motu lesi,da lesionati spinomidollari: tennis-tavolo, scherma, tiro al bersaglio, basket in carrozzina.

Gran parte delle disabilità fisiche di altra natura e il ritardo mentale sembrano convogliare più agevolmente nel nuoto e nella equitazione. Nello judo e discipline affini le disabilità psichiche, nello sci, i non vedenti.

Quello che comunque emerge dai resoconti degli atleti è la potenza dello sport come modalità di reintegrazione sociale: lo spostarsi ,il viaggiare, superare i confini della propria prossemica viene connotato positivamente e vissuto come senso di libertà, autonomia, fonte di conoscenza culturale e relazionale.

Tutto ciò agisce sulla salute mentale con una retroazione che situa l'individuo in un circolo virtuoso.

HANDICAP MENTALE, ATTIVITA' MOTORIA E SPORT

Il background culturale che ha portato operatori , insegnanti monitori sportivi ad utilizzare la motricità come strumento educativo ed evolutivo, oltre che riabilitativo, affonda le sue radici nel concetto di psicomotricità o meglio di teoria e pratica psicomotoria.

La nascente nozione di psicomotricità degli anni 70 è venuta imponendosi sul piano dei valori, preparata dalla graduale permeazione della riflessione filosofica fenomenologica di Merleau-Ponty, dagli effetti culturali delle applicazioni della psicanalisi e dai risultati dell'indagine della psicologia genetica di Wallon, Piaget, Bruner.

Ciascuno a suo modo, evidenzia la solidarietà tra sviluppo motorio, affettivo, ed intellettivo.

H. Wallon connota la funzione tonica muscolare come base dello sviluppo sociale ed affettivo del bambino, in quanto portatore di 3 significati psicologici fondamentali: espressione delle emozioni, delle comunicazioni, del rapporto con gli altri. Nel quadro teorico Piagettiano e Neo viene messa in evidenza la continuità funzionale e le analogie strutturali fra attività motoria e mentale, non solo, ma il movimento vi ricopre una netta preminenza rispetto all'idea e all'immagine, assumendo una priorità nell'organizzazione del pensiero.

Nel modello cognitivo-cibernetico di Bruner e Coll.si enfatizza l'aspetto cognitivo dell'atto motorio che a differenza del semplice movimento, presuppone il coordinamento e la regolazione delle varie sub-routines per un'attività intenzionale e finalizzata.

Anche dal versante della scuola sovietica, AAVV concordano sul fatto che i processi intellettivo-simbolici sono un prolungamento stesso delle attività con il corpo.

Ma la maggiore correlazione tra intelligenza e motricità si ha proprio con soggetti con bassi livelli cognitivi ; controlli empirici hanno confermato la liceità e la superiorità di training percettivo motori per la stimolazione di competenze cognitive e sul livello di formazione dei concetti.

I lavori di Vayer sulle applicazione dell' Ed. corporea e le ricerche di Le Boulch sull'Ed. psicocinetica in ambito sportivo hanno fornito le migliori indicazioni per il lavoro motorio nell'HM: rilassamento, Schema corporeo, lateralizzazione, affinamento senso- percettivo, strutturazione spazio-temporale, sono le parole chiave di un intervento che mira a realizzare organizzazioni più efficienti sul piano funzionale e preventive del disadattamento.

Dopo il periodo inflattivo in cui il corpo è stato la sola autentica realtà mediante la quale si esprime la presenza significativa dell'individuo nel mondo (Coste), il corpo trionfale, assoluto della psicomotricità si relativizza, subendo una sorta di riassorbimento, in una prospettiva di livelli di funzionamenti e di organizzazioni.

Alcune recenti ricerche sull'HM sembrano concordare su tale relativizzazione. Si sono infatti, riscontrate difficoltà di autoregolazione e monitoraggio (Gobbo 1986).

Per Hermelin-O'Connor ciò che è carente nella disabilità mentale dell'età evolutiva è la capacità di prestare attenzione alle dimensioni pertinenti degli stimoli connessi con:

    a) la rilevanza, consapevolezza, significato, lo scopo dell'atto motorio.

    b) la complessità delle sequenze motorie necessarie e delle loro sinergie.

In termini più squisitamente psicologici, parliamo delle competenze metacognitive, dell'imparare ad imparare, di decentramento cognitivo per cui l'individuo si vede incluso in uno spazio semantico, oltre che motorio, come oggetto di osservazione, diventando attore e regista di se stesso.

CONSIDERAZIONI

Considerando che l'attività sportiva è stata per millenni prerogativa del corpo forte, sano, "virile" e correlata a valore estetici quali bellezza, perfezione del gesto e disciplina l'accostamento sport e disabilità può apparire dissonante; ma oggi la sua pratica segue parimenti la complessità e i valori spesso contrastanti, antitetici della società contemporanea come quelli delle dicotomie di sport/doping o sport/pubblicità etc...

Se per il settore della disabilità fisica, lo sport è soprattutto un valido strumento di prevenzione secondaria, nel senso di una prevenzione dell'aggravamento delle condizioni fisiche e/o psichiche, nel settore dell'handicap mentale, le prerogative sportive sono ancora perseguibili nell'attività ludica e con obiettivi educativi legati a situazioni quotidiane.

Di un certo interesse è la proposta per il 2000 del programma ALPs (Atlhlete Leadership Programs) nel settore HM.

I programmi e le iniziative ALPs, dovrebbero permettere agli atleti di esplorare nuove opportunità di partecipazione al SOI, svolgendo ruoli non tradizionali, es., prestare servizio nei comitati organizzativi, a vari livelli, fare da portavoce, capitano di squadra, allenatore, giudice di gara.

Con le dovute cautele ed una attenta analisi delle risorse adattative di ogni singolo atleta, e soprattutto con un lavoro d'équipe, come sottolineato dal programma, si possono creare situazioni di integrazione e di vita migliori per questi atleti "speciali".

Di seguito troverete uno specchietto riepilogativo di indirizzi telematici, per chi fosse interessato all'argomento.

Per comunicare con il Settore HF/ FISD-HFISICO@ networld.it

" " HM/ FISD-HMENTALE @ networld.it

Per saperne de più sugli ALPs/ WWW.specialolimpics.org

 

BIBLIOGRAFIA

  • Coste J.C., La Psicomotricità, trad. it. La Nuova Italia 1981.
  • D'Alessio M., L'intelligenza del corpo, Giunti e Lisciani Editori 1985.
  • Le Boulch, Verso una scienza del movimento umano: Introduzione alla Psicocinetica, Armando 1975.
  • Vayer P e Deestrooper, Ed. psicomotoria nell'età prescolastica, Armando 1975.
  • Vayer P, Ed. psicomotoria nell'età scolastica, Armando 1975.
  • Orsatti Luciano, Sport con disabili Mentali, S.S.S/Roma 1995.
  • La Rosa blu, Periodico d'informazione sulle disabilità, ANFFAS Anno 6, n° 3/4.

 

Dottoressa Mariantonietta Gennari, Psicologa, Psicoterapeuta, Pescara

 

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Tags: attività fisica handicap attività sportiva paralimpiadi

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