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Il ruolo dello psicologo nel Servizio Tossicodipendenze

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L‘attività dello psicologo nel Servizio Tossicodipendenze si esplica attraverso la fusione fra preparazione teorica, pragma professionale e realtà fenomenologica del tossicodipendete,

ovvero nella capacità di costruire un lavoro che porti ad un approccio molto concreto, talvolta direttivo, alla necessità condivisa di una esplorazione/ricostruzione della personalità.

Dott.ri Alessandro Sirolli, Michele Giammarco, Maria Alessandrina Sgammotta
Psicologi Dirigenti Servizio Tossicodipendenze di Sulmona (AQ)

L‘attività dello psicologo nel Servizio Tossicodipendenze si esplica attraverso la fusione fra preparazione teorica, pragma professionale e realtà fenomenologica del tossicodipendete, ovvero nella capacità di costruire un lavoro che porti ad un approccio molto concreto, talvolta direttivo, alla necessità condivisa di una esplorazione/ricostruzione della personalità.

Quotidianamente ci si trova di fronte a delle domande-richieste che possono e talvolta devono (se ci si orienta nell‘ottica della riduzione del danno) trovare immediate risposte istituzionali (la somministrazione di farmaci sostitutivi e non, il ricovero ospedaliero, l‘inserimento in Comunità Terapeutica), ma tale modalità operativa non deve e non può limitare la possibilità di capire e differenziare la domanda dalla richiesta, il desiderio dal bisogno. Più che in qualsiasi altro contesto istituzionale è indispensabile nel Ser.T. curare la fase progettuale della costruzione del rapporto terapeutico. La possibile e temuta rottura del paradossale equilibrio patologico spinge il tossicodipendente ad eludere la figura dello psicologo, preferendo talvolta il colloquio con altre figure professionali, alle quali spetta il compito della rassicurazione omeostatica, al fine di permettere poi la nascita del desiderio di impegno verso il cambiamento.

È quindi fondamentale curare la fase progettuale della costruzione del rapporto terapeutico, quale fase della conoscenza, della nascita e della crescita della motivazione terapeutica, della fiducia e stima reciproca.

Questa prima fase è talmente lunga in tale contesto istituzionale da rischiare la demotivazione dello stesso psicologo, se non consapevole di aver giˆà iniziato la terapia negli spontanei gruppi di discussione che si creano nelle sale di attesa del Servizio. Altrettanto rischioso è l‘irrigidimento nell‘ortodossia del setting terapeutico.

È dopo la fase progettuale di costruzione del rapporto e di definizione del contratto che inizia il percorso del cambiamento attraverso il rafforzamento dell‘Io e il lavoro di biografia terapeutica, di conoscenza approfondita del sè e di riconoscimento nel sè, fino allo scioglimento del contratto terapeutico, con il totale affrancamento dalla dipendenza.

Nel Servzio Tossicodipendenze appare evidente la centralità dello psicologo come punto nodale di raccordo e di potenziamento di tutte le altre ottiche e professionalità che operano nell‘equipe, necessariamente portatrici di uno specifico qualificato, ma parziale.

Il lavoro dello psicologo nel Ser.T. necessita di integrazione tra compiti comportanti alta specializzazione e abilità e cultura professionali oltre le più tradizionali competenze cliniche.

A scopo esemplificativo, il lavoro nel Ser.T. di Sulmona, secondo le direttive nazionali (DM 444/90) e regionali, prevede una fitta rete di collegamenti sul territorio, quali: Istituzione Penitenziaria, Magistratura, Prefettura, Scuole, Comunità Terapeutiche , Ospedale, Psichiatria, Enti Locali, etc.

Le attività diagnostiche si basano principalmente sulla diagnosi di personalità attraverso il colloquio di valutazione, l‘anamnesi generale, la storia tossicomanica, l‘uso di tests di personalità e di livello e sulla diagnosi familiare e di rete sociale. Sono richieste quindi allo psicologo non solo le abilità clinico-diagnostiche di base, ma anche la capacità di integrare e rendere significativi dati afferenti da più punti di osservazione e di organizzarli in quadri personologici utili all‘impostazione del progetto terapeutico formulato dall‘equipe.

Le attività terapeutiche fanno perno soprattutto sulla psicoterapia individuale, seguita da quella familiare, di coppia e di gruppo.
Le tecniche utilizzate nella terapia individuale sono prevalentemente di sostegno e psicodinamiche, mentre nei trattamenti familiari e di coppia prevale l‘ottica sistemico-relazionale. I gruppi di discussione preparano a gruppi psicodinamici e di auto-aiuto.I principali strumenti della riabilitazione sono gli interventi psicoeducativi, l‘inserimento in Comunitˆà Terapeutica e l‘attivazione del sistema di rete; in questi interventi la figura dello psicologo appare la più adatta ad essere il punto unificante dei diversi apporti nel progetto riabilitativo e nella sua monitorizzazione e verifica.Il lavoro di prevenzione si sviluppa attraverso attivitˆà di sensibilizzazione in ambito scolastico.

L‘intervento nei Centri di Informazione e Consulenza è articolato in base a due diversi modelli organizzativo-gestionali: il modello sportello, la cui finalità è garantire un punto di ascolto nella Scuola per facilitare l‘attivazione di canali di comunicazione fra adulti e giovani, individuare la situazione di disagio, ridurre i fattori di ansia, stimolare consapevolezza e responsabilità; il modello informazione, la cui finalità è garantire un punto di informazione nella Scuola su problematiche o tematiche sollecitate dai giovani per il potenziamento delle conoscenze individuali.

Tale attività comporta la predisposizione di materiale di documentazione audiovisivo, cartaceo ed informatico e l‘organizzazione di conferenze, corsi e gruppi di discussione e di ricerca.

Quanto esposto evidenzia che la professione psicologo nel settore delle dipendenze patologiche non può essere organizzata seguendo un modello predefinito, ma deve svilupparsi esperenzialmente su basi teoriche-pratiche collaudate.

Dott.ri Alessandro Sirolli, Michele Giammarco, Maria Alessandrina Sgammotta
Psicologi Dirigenti Servizio Tossicodipendenze di Sulmona (AQ)

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