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La Terapia del Canguro (La marsupioterapia)

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Se riprendiamo la suggestiva metafora proposta dallo psicoanalista infantile Bertrand Cramer, la nascita e i giorni seguenti costituiscono un momento molto rilevante per l'avvio di questa danza madre-figlio, in cui gradualmente si inserisce anche il padre.

marsupioterapia" <Bisogna essere in due per ballare il tango> Questa metafora coreografica è molto adatta alla relazione madre-bebè. Ho spesso considerato l'interazione madre-bebè come la risultante di comportamenti congiunti che presentano temi ripetitivi e il cui concatenamento dipende dai contributi dei partner che seguono insieme il ritmo della musica. (…) Ma in realtà bisogna essere più di due nel ballo della vita. Il bambino è nato dal desiderio congiunto di una madre e di un padre; ciascuno di loro contribuirà (…) alla creazione del legame parentale." (Cramer, 1989, tr. it. p.103-4).

Se riprendiamo la suggestiva metafora proposta dallo psicoanalista infantile Bertrand Cramer, la nascita e i giorni seguenti costituiscono un momento molto rilevante per l'avvio di questa danza madre-figlio, in cui gradualmente si inserisce anche il padre. D'altro canto, la nascita prematura, che per una molteplicità di fattori psico-sociali si verifica con sempre maggior frequenza, rappresenta un intoppo in questo processo fisiologico di creazione del legame genitori-figlio a causa della separazione che inevitabilmente si crea nel momento in cui il neonato viene portato al centro di terapia intensiva neonatale.

Ogni qual volta infatti un bambino nasce prima del termine della gravidanza, quando ancora il suo sviluppo non è completo, e il suo corpo è troppo esile ed immaturo per assolvere alle funzioni vitali, il calore e il supporto forniti in gravidanza dal corpo materno vengono bruscamente interrotti e sostituiti da una culla termica, collegata ai macchinari che provvedono a supportare respirazione, alimentazione e mantenimento della temperatura. L'incubatrice è in una stanza sterile, asettica, illuminata al neon. Il bimbo rimane solo, separato dalla mamma e dal papà che, a loro volta, si sentono quasi esclusi, come se quel bimbo tanto atteso non fosse ancora (o più) loro.

La nascita prematura rappresenta infatti anche per i genitori un evento stressante, percepito e vissuto spesso come uno shock emotivo, accompagnato da confusione e disorientamento. Ansia e preoccupazione per le condizioni del bambino e per il suo futuro sono i primi sentimenti che affiorano, come risulta dai questionari che abbiamo somministrato in un centro di patologia neonatale . E la brusca, seppur necessaria, separazione non li agevola, anzi le paure e le fantasie negative aumentano. Vorrebbero in qualche modo colmare il vuoto e la distanza che inevitabilmente si sono creati. La proposta di occuparsi attivamente del bimbo attraverso la marsupioterapia risponde dunque al loro desiderio di contatto e partecipazione, e attenua il senso di solitudine e impotenza, gratificando il desiderio di accudire il neonato in un periodo così delicato, dal punto di vista fisico, emotivo e psicologico. In tal senso, come approfondiremo oltre, la marsupioterapia, detta anche terapia del canguro, assume una valenza risanatrice delle sofferenze e dello stress che la prematurità ingenera nel bambino e nei suoi genitori.

Che cos'è la marsupioterapia e come è stata "scoperta"

La marsupioterapia consiste nel porre il bambino nudo, in posizione verticale, tra i seni della madre, all'interno di un marsupio, di qui il nome di questa tecnica, formato dagli indumenti materni o da un lenzuolo con un cappuccio. Il clima di umidità che si crea tutela il piccolo dallo stress da freddo e la ripresa del contatto fisico con la madre, che riproduce l'esperienza intrauterina, dalla quale il piccolo è stato sottratto bruscamente, rappresenta una stimolazione reciproca tra la madre e il bambino, gratificante per entrambi.

La marsupioterapia è stata inventata quasi casualmente in Colombia per affrontare una situazione di emergenza causata dal sovraffollamento di un reparto di terapia intensiva neonatale (Klauss e al. 1995). Le culle termiche non erano sufficienti, ma la mamma avrebbe potuto rimediare tenendosi il bambino a stretto contatto con il proprio corpo, giorno e notte. La mamma sarebbe diventata una incubatrice umana, del tutto adeguata per sostituire la culla termica.

Due pediatri dell'istituto materno infantile dell'ospedale San Juan de Dios di Bogotà, dove il metodo è stato applicato per la prima volta, Hector Martinez ed Edgar Rey, hanno poi proseguito questo "esperimento naturale", introducendo tale modalità come routine per il trattamento dei bambini prematuri. Il loro reparto di patologia neonatale era caratterizzato da elevata presenza di infenzioni, alta mortalità e frequenza di abbandoni da parte dei genitori . Per verificare se la terapia del canguro potesse influire anche su queste variabili, nel periodo 1979-1981, Martinez e Rey hanno sottoposto a verifica i risultati della marsupioterapia: sono stati raccolti i dati biochimici, fisiologici, neurologici, psicomotori di 539 neonati con un peso inferiore ai 1500 grammi. L'esperimento ha dato esito positivo: la marsupioterapia si è rivelata efficace non solo per il mantenimento della temperatura del neonato, ma anche come stimolo ad un più rapido recupero delle condizioni generali del bambino. E, aspetto ancor più significativo, ha ridotto la mortalità e limitato l'abbandono del bambino da parte dei genitori: prima dell'introduzione del programma di marsupioterapia i bambini non riconosciuti erano il 35%, in seguito il 10%.

La terapia del canguro è stata proposta all'interno di un programma più ampio di cura del neonato, il "Programa Ambulatorio de Prematuos", attualmente in attività, che ha come obiettivo l'ampliamento delle possibilità di accudimento da parte della madre e l'incentivazione del legame con il bambino e, in relazione a questo, la diminuzione degli abbandoni. Pertanto oltre al contatto pelle a pelle viene proposto l'allattamento esclusivo al seno. Per incentivare la partecipazione della mamma al programma e attrezzarla adeguatamente per un rapido rientro a casa, che spesso avviene dopo sole 24 ore dal parto, vengono proposti gruppi di discussione in cui, oltre alle informazioni igieniche e alimentari utili per la gestione del bambino, si facilita la socializzazione, da parte delle madri, delle proprie paure, ansie, dubbi, con il personale medico e infermieristico e con altre donne nella stessa situazione (Whitelaw e Sleath, 1985).

Pare che l'applicazione della marsupioterapia non sia altro che lo sfruttamento di una possibilità offerta dalla natura per l'accudimento del neonato; da alcune ricerche (Wahlberg, 1987) risulta infatti che la terapia del canguro non sia un'invenzione recente, ma una riscoperta di una modalità naturale conosciuta da millenni come unica possibilità di sopravvivenza per bambini nati pretermine o sottopeso. Ne sono una conferma le descrizioni delle levatrici di alcune comunità isolate del Canada artico e del nord della Svezia e le osservazioni effettuate nei villaggi indiani, lontani dai centri metropolitani, dove il contatto pelle a pelle con la madre, all'interno dei suoi indumenti, è il solo modo utilizzato per tenere al caldo e al sicuro il neonato prematuro.

Gli effetti della marsupioterapia sul neonato

La positività dell'esperienza colombiana e l'interesse destato dai risultati delle prime ricerche hanno stimolato l'introduzione e lo studio della marsupioterapia anche nei centri di neonatologia dei paesi industrializzati dove non è presente il problema del sovraffollamento, con l'obiettivo di arricchire dal punto di vista umano e relazionale le cure riservate al neonato prematuro, spesso eccessivamente medicalizzate e tecnicizzate.

In questi paesi il programma viene applicato con alcune modifiche: il contatto fisico non copre le 24 ore, ma si articola in sedute di circa due ore giornaliere (o a giorni alterni) che vengono proposte solo alcuni giorni dopo la nascita. Inoltre spesso durante la marsupioterapia viene mantenuto il monitoraggio dei parametri fisiologici al fine di individuare eventuali complicanze.

Le sperimentazioni, effettuate in molti paesi europei, Inghilterra, Germania, Svezia e Italia, prevedono l'osservazione delle sedute e il controllo della crescita neurofisiologica e dello sviluppo sociale dei bambini che effettuano la terapia del canguro. I parametri di crescita di questo gruppo di neonati vengono poi confrontati con quelli di altri coetanei prematuri non sottoposti alla terapia del canguro.

I risultati di queste ricerche confermano l'utilità a diversi livelli della marsupioterapia. I neonati che possono fruire del contatto pelle a pelle, definiti anche "Kangaroo babies", presentano condizioni fisiche migliori, dovute a maggiore concentrazione di ossigeno nel sangue, riduzione degli arresti cardiaci, diminuzione di infezioni, minori crisi di apnea, suzione più efficace e quindi più rapido aumento di peso. Una ricerca effettuata presso il reparto di terapia intensiva neonatale dell'Università La Sapienza di Roma (De Luca e al., 1995) riscontra una crescita media superiore di circa 100 grammi, per i Kangaroo babies rispetto ai coetanei; inoltre la degenza dei neonati che effettuano la terapia del canguro è in media più breve di circa due settimane.

Anche lo sviluppo psicomotorio, comportamentale e comunicativo risulta influenzato positivamente: infatti nel corso delle sedute si osservano rapide evoluzioni nella capacità interattiva. Nella prima seduta solo il 15% dei bambini mostra un prevalente stato di veglia, al contrario durante le ultime sedute il 90% circa dei neonati riduce in modo notevole i momenti di sonno. Inoltre con il procedere delle sedute si intensificano, sino a coprire l'intero arco di tempo condiviso con la madre, i movimenti di ricerca del contatto ed esplorazione del corpo materno, con le mani, la bocca e l'intero corpo, prima limitati a pochi momenti. Elemento ancor più significativo è l'incremento delle risposte positive, di soddisfazione, per il passaggio dall'incubatrice alla madre e del pianto, all'inizio assente, per il ritorno nell'incubatrice. Inoltre, con sempre maggior frequenza, il neonato cerca il seno e trascorre il tempo succhiando il latte della mamma.

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Nei Kangaroo babies i comportamenti, che fisiologicamente si sviluppano per maturazione biologica, sono stati utilizzati e finalizzati all'avvio di un discorso interattivo con la madre (De Luca e al., 1995) più precocemente di quanto facciano i coetanei che non fruiscono della marsupioterapia. In particolare il pianto al momento della separazione, che denota una protesta per la cessazione di una situazione piacevole, è segno che il processo di creazione del legame di attaccamento è già stato avviato, mentre spesso per i neonati prematuri ciò non si verifica durante la degenza ospedaliera, a causa della non accessibilità e continuità della presenza materna.

La permanenza nell'incubatrice infatti riduce notevolmente lo scambio con la madre (che, nelle situazioni gestite tradizionalmente, può ridursi a brevissimi contatti con le sue mani) e genera una deprivazione di sensazioni propriocettive ed eterocettive derivanti dal contatto con l'altro. Tale carenza, che Bernard Aucouturier (teorizzatore di un innovativo tipo di psicoterapia infantile, la terapia psicomotoria ) definisce mancanza al corpo, richiederà lungo tempo e notevole delicatezza per essere sanata. La marsupioterapia permette invece un prolungato e regolare contatto fisico con la madre e quindi garantisce quella gratificazione tattile fondamentale per l'avvio dello sviluppo emotivo e relazionale del neonato e per l'emergere di un primitivo senso di sé, definito dallo psicologo evolutivista Daniel Stern (1985), Sé emergente. Anche lo psicoanalista Didier Anzieu sottolinea l'importanza delle sensazioni tattili precoci per garantire all'apparato psichico quel senso di contenimento e di benessere di base, definito Io-pelle. "Con Io-pelle io designo una rappresentazione di cui si serve l'Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo." (Anzieu, 1985, tr.it. p. 55).

L'influenza della marsupioterapia sulla madre

La marsupioterapia ha effetti positivi, immediati e duraturi, anche sulla madre e sul suo adattamento alla nascita prematura, evento stressante che si accompagna ad ansia, paura, dolore, rabbia e senso di colpa. L'insieme di questi sentimenti e la lontananza dal bambino spesso ritardano e complicano l'assunzione del ruolo genitoriale (Klaus e al., 1995). Al contrario, tenere il figlio a stretto contatto per alcune ore al giorno favorisce il desiderio di prendersi cura del bambino e aumenta la sicurezza e la fiducia nella propria capacità di riuscire a capire e soddisfare i bisogni del figlio. Le parole scritte nel questionario da una giovane mamma confermano tale riappropriazione del ruolo materno: "La marsupioterapia mi ha dato la possibilità di riprendere il contatto fisico con il bambino interrotto bruscamente all'ingresso della sala operatoria, di iniziare a conoscerlo meglio e di sentirmi la sua mamma". Tali effetti positivi sulla capacità genitoriale della madre sono dipendenti da molti fattori, tra cui l'aumento di autostima, la maggior sicurezza nelle proprie capacità di gestione del bambino, la fiducia nei confronti dei miglioramenti futuri del bambino e la riduzione del senso di colpa per non aver completato la gravidanza. Spesso infatti la marsupioterapia viene vissuta dalla donna come compensazione della gestazione non portata a termine: "Mi è sembrato di partorire mio figlio un'altra volta e con più serenità", scrive una signora.

Tutte le madri intervistate confermano che la terapia del canguro è stata utile per conoscere meglio il bambino e interagire con lui con più tranquillità. Anche le osservazioni delle sedute evidenziano cambiamenti significativi tra l'atteggiamento impacciato, ansioso e timoroso della prima seduta e la serenità, libertà e padronanza con cui la madre gestisce il bambino nelle ultime sedute. All'inizio la madre ne sfiora appena il viso, ripetendo l'atteggiamento che solitamente la donna manifesta subito dopo il parto, ma che in situazioni fisiologiche in cui la madre può stare a contatto con il bambino, scompare dopo poche ore. Con il procedere della marsupioterapia e la graduale conoscenza del figlio, la mamma manifesta comportamenti via via più affettivi come baci e carezze.

Le diadi madre-bambino pretermine, che hanno effettuato la marsupioterapia, presentano infatti un profilo interattivo molto più simile alle coppie madre-bambino a termine senza le asimmetrie e iperstimolazioni tipiche della nascita prematura (Rea e al., 1999). Il contatto precoce e prolungato facilita la conoscenza reciproca e gli scambi, per cui si attivano più facilmente processi interattivi di sincronicità e reciprocità: le madri mostrano una miglior competenza comunicativa e maggior adeguatezza temporale nella stimolazione. Tale scioltezza nel relazionarsi al bambino si accompagna a minor ansia per il rientro a casa e miglior accettazione di eventuali complicanze future.

In sintesi avviare al più presto uno scambio continuativo e prolungato con il bambino, oltre a ridurre l'ansia della madre, ne affina la sensibilità e responsività nei confronti dei suoi bisogni e dei suoi ritmi (lo conferma anche la bassa frequenza di episodi di iperstimolazione del neonato da parte della madre, così frequente nel rapporto dei genitori con i prematuri) e ne aumenta la disponibilità affettiva, acquisizioni cruciali nel facilitare l'instaurarsi di una soddisfacente relazione tra madre e figlio e in seguito con le altre figure di riferimento, come verrà discusso più avanti.

Il ruolo del padre nella marsupioterapia

La marsupioterapia è stata proposta inizialmente solo alla madre, in seguito è stato offerto anche al padre di prendervi parte partecipando direttamente o assistendo alle sedute (Walhberg, 1987). Attualmente sono sempre di più i papà che chiedono e scelgono di alternarsi con la compagna nel tenere il neonato in contatto pelle a pelle. Nonostante questo significativo coinvolgimento, sono disponibili pochissimi dati sull'influenza della marsupioterapia sulla figura paterna; è verosimile che tale esperienza abbia sul padre effetti positivi analoghi a quelli che si riscontrano per la madre.

Per approfondire questi aspetti nella ricerca da noi effettuata con i genitori di neonati pretermine che avevano effettuato la marsupioterapia, sono stati oggetto di studio anche i vissuti e le impressioni del padre. L'analisi dei questionari conferma tali previsioni circa la significatività della terapia del canguro anche per il padre, che sembra apprezzare molto tale esperienza, sia quando la svolge in prima persona, sia quando partecipa ad essa accanto alla compagna.

Addirittura per quei papà, che effettuano la marsupioterapia attivamente, essa rappresenta un'esperienza unica e speciale di intimità con il figlio, che suscita emozioni paragonabili a quelli che la donna vive in gravidanza. Così la descrive ad esempio un padre: "Ho avuto modo di avere un approccio con mio figlio molto speciale e diverso da quello che avrei avuto se avesse terminato la gestazione nei termini normali. Penso che il contatto che si ottiene durante la canguroterapia normalmente lo ha solo la mamma. In questo modo invece anche noi papà abbiamo un contatto più attivo con il neonato che non si conclude solo nel cambio del pannolino e nel bagnetto". Il contatto precoce e prolungato con il figlio è un'occasione importante per conoscerlo e iniziare un percorso di scambio reciproco che favorirà un precoce riconoscimento del papà come figura significativa e quindi la creazione del legame di attaccamento padre-figlio.

A conferma dello straordinario coinvolgimento che questa esperienza porta con sé, alcuni di questi papà ritengono addirittura che la marsupioterapia andrebbe consigliata a tutti quei padri che non hanno potuto assistere al parto della compagna. Uno di loro scrive: "Per motivi di lavoro non sono arrivato in tempo per assistere alla nascita del mio secondo figlio, ma la possibilità di prendere parte alla terapia del canguro mi ha notevolmente risarcito. Credo di poter consigliare la "marsupio" a tutti quei padri che per motivi diversi non hanno potuto assistere al parto naturale della moglie (anche se il bimbo è nato a termine e non ne avrebbe necessità) perché la ritengo un'esperienza altrettanto importante, speciale e gratificante".

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Anche nei casi in cui il padre non partecipa in prima persona alla terapia del canguro può dare il suo apporto attraverso il sostegno e la vicinanza emotiva alla partner. E' ormai risaputo infatti quanto sia determinante il padre nella relazione tra madre-figlio come elemento terzo che, se rappresenta una figura di riferimento significativa per il bambino, favorisce l'evolversi della relazione diadica fusionale in una relazione che lentamente, accanto alla vicinanza, lascerà spazio all'autonomia e alla separazione.

Inoltre la conoscenza del bambino e la sua graduale evoluzione può facilitare anche per il padre l'adattamento alla nascita prematura, che seppur in termini differenti dalla madre, assume una valenza traumatica. Le ricerche effettuate attraverso l'osservazione evidenziano infatti che con il procedere delle sedute il padre manifesta il desiderio di essere coinvolto nell'accudimento del bambino e, come la madre, si mostra sempre più adeguato nell'instaurare interazioni sincronizzate ed armoniche con il figlio. Anche lui, come la compagna, impara gradualmente a gestire il bambino con disinvoltura e lo coccola con più tranquillità rispetto alle prime volte in cui lo toccava con fare impacciato e timoroso. "Assistere all'evoluzione del bambino di seduta in seduta mi ha permesso - scrive un padre- di prendere consapevolezza dell'importanza del contatto fisico con lui e di poterlo accarezzare e toccare più tranquillamente, senza paura di danneggiarlo".

La marsupioterapia sembra quindi incentivare un maggior coinvolgimento paterno nella relazione con il figlio e nella condivisione, con la partner, dell'accudimento del neonato, partecipazione che perdura anche a distanza di tempo ed è visibile ai controlli successivi alla dimissione (De Luca e al., 1995).

Marsupioterapia, relazione di attaccamento e sviluppo del bambino

John Bowlby, lo psicologo che ha formulato la teoria dell'attaccamento, descritta nella trilogia Attaccamento e perdita (1969; 1973; 1980), ritiene che l'accessibilità della figura materna, attraverso la presenza continuativa e il contatto fisico sin dai primi giorni di vita, rappresenti un elemento facilitante per l'instaurarsi del sistema motivazionale dell'attaccamento, definito come: "quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un'altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. (…) Il comportamento di attaccamento è evidente soprattutto nella prima infanzia, ma può essere osservato nell'ambito dell'intero ciclo di vita, specialmente nei momenti di emergenza. (…) La funzione biologica che gli viene attribuita è quella della protezione." (Bowlby, 1988, tr.it. p. 25). Attraverso riflessi e schemi di segnalazione quali suzione, aggrappamento, pianto, sorriso, lallazione, il piccolo dell'uomo risulta biologicamente predisposto a ricercare e mantenere la vicinanza con la figura materna e ad instaurare con essa una relazione privilegiata.

Analogamente il contatto precoce con il bambino influisce positivamente sull'attivazione del complementare sistema di accudimento cui da parte sua la madre (ma anche il padre) è predisposta. "Fenomeni della massima importanza cui recenti ricerche hanno prestato attenzione sono la potenzialità che il neonato sano possiede di entrare in una forma elementare di interazione sociale e la potenzialità che una madre con una comune sensibilità possiede di partecipare con successo a tale interazione" (Bowlby, 1988, tr.it. p.6). Tale interazione avverrà tanto più facilmente quanto maggiore sarà la possibilità dei due partner di interagire precocemente e frequentemente.

Lo sviluppo di una gratificante relazione con le principali figure di attaccamento, di solito madre e padre, che le ricerche hanno dimostrato dipendere in larga parte da come il bambino viene trattato, ovvero dalla disponibilità affettiva del genitore sin dai primi giorni, è fondamentale per lo sviluppo della personalità del soggetto. La relazione di attaccamento diventa infatti la base sicura da cui partire per esplorare il mondo circostante e cui ritornare per trovare protezione, rassicurazione, conforto e consolazione nei momenti di difficoltà e pericolo. Tale relazione verrà poi gradualmente interiorizzata in uno schema cognitivo, il cosiddetto modello operativo interno, e andrà a contribuire in misura determinante alla costruzione dell'immagine di Sé, degli altri e del mondo. Pertanto una figura di attaccamento disponibile, responsiva ai bisogni del piccolo e presente continuativamente predisporrà ad una visione positiva in cui il bambino considererà se stesso come amabile e si relazionerà agli altri fiducioso in un'interazione gratificante. Quando siano presenti queste condizioni Bowlby e gli studiosi che dopo di lui hanno approfondito queste tematiche (Ainsworth, Main, Fonagy e molti altri) definiscono la relazione come "attaccamento sicuro".

Qualora sia assente questa modalità relazionale caratterizzata da fiducia nel genitore, sicurezza in se stessi e desiderio di esplorazione dell'ambiente, lo schema di attaccamento viene definito insicuro. La non completa fiducia nella disponibilità del genitore, legata al tipo di esperienze concrete che il bambino nei primi 18 mesi di vita (circa) ha sperimentato, genera insicurezza nel bambino che spesso in preda alla angoscia di separazione non esplora l'ambiente. Quindi, se il contatto precoce e prolungato madre-bambino influisce positivamente sull'instaurarsi della relazione di attaccamento, la distanza e la carenza di contatto possono interferire negativamente con tale processo. Le esperienze prolungate di separazione, soprattutto nei primi periodi di vita, rappresentano fattori di rischio che, se non adeguatamente recuperati, possono predisporre all'attaccamento insicuro.

In quest'ottica la permanenza nell'incubatrice e l'ospedalizzazione in genere rappresentano un intenso stress per il neonato perché limitano le possibilità interattive con madre e padre e riducono le possibilità dei genitori di conoscere ed accudire il figlio. Una bambina di sette anni, rimasta per un lungo periodo nel reparto di neonatologia, pur non essendo stata informata dai famigliari di questa esperienza, ha chiesto alla mamma di spiegarle "perché quando ero piccola, ma proprio piccola non mi tenevi con te, ma mi accarezzavi e mi lasciavi in un altro posto". Alla mamma che le ha domandato come sapeva questo, la bimba ha risposto "è un ricordo, che ho sognato". Episodio che conferma la sofferenza di tale separazione, più volte discussa e dimostrata dagli psicologici evolutivisti (Anna Freud, Spitz, Bowlby, Robertson) che hanno studiato la relazione tra il bambino e le sue figure di riferimento.

D'altro canto la marsupioterapia, attenuando gli effetti del distacco, rappresenta un fattore protettivo che contrasta i possibili effetti negativi della carenza e incide in senso positivo, come già discusso, sulla creazione del legame di attaccamento con la madre ed anche con il padre. Inoltre la riduzione dei giorni di degenza che spesso consegue alla marsupioterapia ne rappresenta un ulteriore effetto positivo, con notevole rilevanza per il benessere psicologico del bambino e dei genitori, che possono ritornare a casa più rapidamente e gestire la quotidianità in modo più normale e libero dagli inevitabili condizionamenti esterni.

I benefici a distanza confermano l'importanza di questi primi giorni: anche dopo un anno sembra persistere un miglior benessere psicologico e relazionale dei Kangaroo babies rispetto ai coetanei nati prematuri che non hanno effettuato tale esperienza. Alla rilevazione fatta durante le visite di controllo, infatti, questi bambini mostrano minori disturbi del sonno, minori disturbi alimentari, meno agitazione e ipercinesi e poche crisi di pianto prolungato. Anche la madre risulta spesso più attendibile nelle descrizioni del bambino, più comprensiva e capace nel cogliere i suoi bisogni, e in generale più affettiva e più adeguata nel rispondere emozionalmente al figlio, cogliendone con tempestività i vissuti. Inoltre si è riscontrata una notevole differenza (significativa anche statisticamente) per quanto riguarda il coinvolgimento del padre: i papà che hanno partecipato alla terapia del canguro sono quasi sempre presenti alle visite di controllo e molto partecipativi.

La gestione del bambino da parte dei genitori risulta quindi più armonica ed equilibrata, il bimbo appare globalmente più tranquillo (De Luca e al., 1995) e la relazione di attaccamento più stabile e gratificante. E' verosimile che questi risultati siano dipendenti dal fatto che la marsupioterapia svolge una funzione organizzatrice del comportamento del neonato e determina una miglior modulazione, destinata a permanere in futuro, dell'interazione con la madre ed anche con il padre, che permette un più rapido recupero dello svantaggio evolutivo tipico dei prematuri.

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La terapia del canguro rappresenta dunque un'occasione privilegiata di contatto precoce e prolungato tra il neonato pretermine e la madre (e sempre più spesso anche con il padre), con effetti positivi sullo sviluppo fisiologico e psicologico. Facilita infatti l'evoluzione emotiva, comunicativa e relazionale del neonato e favorisce l'instaurarsi di una gratificante relazione di attaccamento con i genitori. Inoltre riduce l'ansia, le preoccupazioni e lo stress della madre e del padre e rende migliore e più rapido il loro adattamento alla nascita prematura.

Infine pare che la marsupioterapia abbia anche effetti positivi sull'équipe di terapia intensiva neonatale, dove gli operatori si scontrano spesso con la frustrazione di lavorare in un ambiente artificiale, inevitabilmente povero di feedback relazionali e che attiva vissuti di depressione ed impotenza. Tale situazione, cui si aggiunge il confronto frequente con le complicanze mediche, ed in taluni casi la morte del neonato, rappresenta un fattore di rischio per la sindrome del burn out (Walhberg, 1987). In tal senso assistere all'esperienza di intimità del bambino con la mamma e il papà, prendere parte alla gioia dei genitori nell'accudire il figlio, sentire la loro riconoscenza per l'équipe, ed osservare la rapida evoluzione affettiva e comunicativa del neonato costituiscono un'esperienza molto gratificante che può contrastare e compensare i vissuti di inefficenza, tristezza e solitudine derivanti dalla gestione routinaria dei prematuri.

Data la sua efficacia la terapia del canguro, sperimentata inizialmente in Colombia in una situazione di emergenza, si è diffusa in altri Paesi e attualmente è considerata in molti reparti di neonatologia la modalità gestionale elettiva per i neonati pretermine.

Considerati gli effetti positivi della vicinanza tra madre e bambino nelle prime ore di vita, nei reparti di ostetricia dove si incoraggia il parto attivo e il rooming in (che consiste nel lasciare il neonato nella camera della madre nell'intero arco delle 24 ore), la posizione del canguro viene utilizzata, subito dopo il parto, anche per i bambini nati a termine per favorire il riconoscimento reciproco tra madre e bambino. Inoltre la vicinanza fisica e la suzione, nelle prime ore dopo la nascita, incrementano la probabilità che il bambino venga allattato al seno, ulteriore elemento che favorisce una rapida attivazione dei sistemi di attaccamento e accudimento. Secondo alcuni ricercatori, sarebbe auspicabile che tale modalità di contatto precoce venisse introdotta come pratica routinaria in tutti i reparti di ostetricia (Klaus e al., 1995).

La valorizzazione e diffusione della marsupioterapia è uno degli obiettivi dei percorsi di sensibilizzazione al parto attivo e dei programmi di demedicalizzazione della nascita, promossi dall'Organizzazone Mondiale della Sanità ed in corso di affermazione, che cercano di recuperare la naturalezza di quest'esperienza solo raramente patologica, ma così pregnante umanamente.

 

Riferimenti bibliografici

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Questo articolo ha partecipato al 1° Premio di divulgazione Scientifica "PSICONLINE.IT"

 

 

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Tags: psicoterapia terapia del canguro marsupioterapia

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