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Neuroplasticità. Il cervello che cambia

on . Postato in Il lavoro della psicologia | Letto 1252 volte

Comprendere come il pensiero si trasformi in azione e renda funzionanti le reti neurali significa comprendere le vie utili alla modificazione del nostro essere.

cervello e reti neuraliLe cellule che compongono il cervello sono i neuroni. Essi si collegano tra loro attraverso le sinapsi e formano le reti neurali. Ogni pensiero, informazione, ricordo è rappresentato da reti neurali, quindi da gruppi di cellule nervose connessi tra loro.

Ognuno ha le proprie reti neurali, determinatesi nell’arco della vita a seguito di personali esperienze. Il tipo di famiglia in cui siamo cresciuti, gli insegnamenti ricevuti, l’affetto o i traumi subiti, il tipo di scuola frequentata, gli studi fatti, gli incoraggiamenti o le critiche ricevute, tutto ha contribuito a formare le reti neurali del nostro cervello.

L’insieme di questi reticoli neurali rappresenta ciò che ciascuno è, ed il modo in cui ogni evento viene compreso e giudicato è determinato da queste connessioni. Questo insieme di reti, comprensivo di ciò che geneticamente si è ereditato, è la nostra personalità.

Quando riceviamo stimoli dall’ambiente, ricorriamo a tali reti per interpretarli. Uno stimolo determina una reazione chimica nel cervello, la quale produce una reazione emotiva che a sua volta causerà la risposta che daremo rispetto allo stimolo ricevuto.

Quando più reti neurali si collegano assieme più volte, si crea tra loro una connessione tale per cui ogni volta che accade “A” si verificherà assieme “B”. Queste connessioni sono molto solide e difficili da modificare. Di questi collegamenti è fatto ciò in cui crediamo, le opinioni. Ripetendosi più e più volte si sono stabilizzate e sono divenute per noi le sole verità.

A questo punto entra in gioco il concetto di neuroplasticità, infatti: così come il collegamento neuronale si rinforza, esso può sciogliersi. Se le reti non vengono più collegate, si sganciano e una credenza termina.

Neuroplasticità significa cambiamento.

Il nostro cervello funziona così: vediamo attorno a noi ciò che conferma le nostre convinzioni, al contrario non notiamo ciò che le disconferma. Non vogliamo vedere ciò che può mettere in dubbio una credenza . È così, c'è una selezione dell'attenzione. Cerchiamo prove che confermino le nostre credenze, non che le smentiscano. Non vogliamo vedere le discrepanze, e andiamo oltre. È un meccanismo con cui il cervello risparmia energia.

Porto ad esempio un intervento fatto per TED sulla vista da Isaac Lidsky (scienziato diventato cieco per una malattia). Egli ci fa notare che ciò che vediamo non è la realtà oggettiva, ma una realtà personale, principalmente costruita dal nostro cervello. La neuroscienza mostra come la vista sia un’illusione: per creare l’esperienza visiva il cervello utilizza i nostri ricordi, conoscenze,opinioni, emozioni. Di modo che ciò che vediamo è una complessa costruzione mentale e ciò avviene in modo inconsapevole.

Ad esempio, ciò che temiamo può letteralmente modificare ciò che vediamo, poiché reinterpretiamo l’immagine con le paure. La paura distorce la realtà e sostituisce un’esperienza ignota con il terribile, la capacità critica è distorta.

Molti si fermano qui. Altri, possono rendersene conto e fare come Socrate: mettere in dubbio le convinzioni. Se è sempre stato così non è detto che sia così davvero, soprattutto non è detto che non possa cambiare. Uscire con sforzo da schemi mentali bloccanti, anche attraverso l’autoanalisi, la messa in discussione di se stessi.

L’aiuto di un professionista può essere utile, confrontarsi con una persona neutrale è un modo valido per comprendere i propri schemi.

I consulenti filosofici hanno qui, per esempio, il loro campo d’azione. Io utilizzo il "metodo socratico" che è una tecnica filosofica che, attraverso il mettere in dubbio la situazione attuale, permette al soggetto di esplorare nuove prospettive su se stesso e il mondo che lo circonda. Questo metodo può aiutare ciascuno di noi a mettere in discussione quei pensieri fastidiosi che abbiamo e non ci permettono di andare avanti nella vita e soprattutto: facilita nuove reti neurali che possono collegarsi tra di loro e creare nuovi convincimenti.

Tuttavia, ci sono credenze, pregiudizi, paure, così nascoste e radicate che da soli non è possibile “scovarle”, portarle alla luce ed eliminarle. In questo caso l’aiuto di un consulente, ma anche di uno psicologo toutcourt, non è sufficiente. Qui subentra la necessità di un aiuto da parte di un operatore che abbia competenze psicoanalitiche.

La psicoanalisi va a fondo, penetra nell’inconscio e permette la presa di coscienza di fattori importanti nel determinare il pensiero e di conseguenza il comportamento.

Vorrei chiarire che un’analisi profonda non è indispensabile, può essere sufficiente un’azione focale, ossia un intervento che si focalizzi, appunto, su ciò che sta danneggiando la persona e le permetta di superare un ostacolo attuale. Intervento che, però, va effettuato da chi abbia le giuste competenze, poiché ciò che è inconscio, lo è per morivi precisi e il tutto va maneggiato con cautela.

 

Articolo a cura della Dottoressa Mina Rienzo - Psicologa, psicoterapeuta psicoanalista

 

 

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