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Genitori a scuola di Empowerment

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 590 volte

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Per empowerment psicologico s'intende il "senso di padronanza e controllo su ciò che riguarda la propria vita" (7).

genitori empowermentE' un costrutto complesso che raccoglie diverse dimensioni quali ad esempio: autoconsapevolezza, livello d'autostima, grado d'autoefficacia percepita, percezione di competenza e autonomia.

Un giorno, durante la partecipazione ad un corso per genitori (parent training) in qualità di esperta o, come preferisco di "facilitatrice dei processi comunicativi", un papà, con la tipica simpatia dei partenopei, dichiara con slancio: "Ca nisciuno nasce imparato!", volendo significare che al pari di altri mestieri è utile, oltre che necessario, in quest'epoca di transizione ed incertezza, intraprendere una sorta di addestramento per comprendere quali sono le strategie educative più efficaci. Imparare cioè a costruire un proprio stile genitoriale, all'interno di una realtà dove l'oscillazione tra vecchio e nuovo sembra la norma.

Dalle opinioni raccolte in situazioni di questo tipo, sembrerebbe provenire dai genitori, una specifica domanda rivolta soprattutto alla scuola, affinchè offra spazi e risorse a sostegno della funzione genitoriale che, attualmente appare con contorni e contenuti sfumati, in ragione dei profondi cambiamenti, strutturali e relazionali, che la famiglia ha subìto negli ultimi anni.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha accolto tale richiesta già dal 1992 con il "Progetto Genitori", in cui peraltro si stabilisce il principio, ampiamente sottolineato sia nella circolare stessa sia in altri più recenti documenti, di una maggiore partecipazione della famiglia alla vita scolastica. Da questi documenti emerge chiaramente la figura del genitore, inteso non solo come utente o cliente cui fornire un servizio, ma anche come attore coinvolto nel processo formativo del figlio, del quale più di altri conosce le difficoltà ed i bisogni.

Molti studi (2, 3, 5, 6) dimostrano in modo inconfutabile, quanto la qualità delle relazioni primarie e dei rapporti con adulti significativi, incida sulla costruzione del Sé e sull'autostima, e quanto il benessere psicologico influenzi in modo determinante i processi di apprendimento e di sviluppo cognitivo, direttamente connessi al rendimento scolastico.

Vorrei sottolineare inoltre, quello che da più parti è stato ribadito sull'importanza della funzione della famiglia e della scuola come "protettiva dai fattori di rischio psicosociale" (3, 4). Tale funzione è implicita, com'è noto, nell'adesione ai compiti evolutivi connessi al ruolo genitoriale ed in parte al ruolo docente (1). Per meglio dire, essa è implicità sia nella capacità comunicativa e di ascolto, sia di contenimento, di coesione, e supporto.

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In aggiunta, l'attenzione posta sullo sviluppo delle competenze genitoriali sottintende un orientamento verso una forma di prevenzione primaria del disagio giovanile, più mirata e continua nel tempo, ed in grado di sviluppare con più probabilità, rispetto ad altre forme di prevenzione, atteggiamenti e comportamenti generatori di benessere psicofisico.

Senza sminuire l'influenza della struttura psicologica dei genitori sullo sviluppo del bambino e le caratteristiche individuali del bambino stesso, bisogna comunque prendere atto che per molto tempo i genitori, ma diciamo pure le madri, sono stati ritenuti gli unici responsabili delle difficoltà di comportamento dei figli. Questo approccio li ha indotti spesso ad assumere un atteggiamento difensivo verso tutta quella psicologia valutativa e verso la psicologia in genere che li lasciava quasi sempre passivi ed impotenti. I molti fattori che nell'ultimo ventennio hanno contribuito a trasformare gli scenari della nostra vita di relazione, hanno anche sollecitato esperti e ricercatori dell'età evolutiva a sviluppare teorie e metodi di lavoro che tenessero in debito conto anche di tutte le variabili sociali e culturali che influenzano la costruzione e lo sviluppo del sistema relazionale familiare. Soprattutto, si è cominciato a considerare i genitori non come "mancanti di", ma come portatori di esperienze e di cultura, come soggetti attivi della rete sociopsicologica tra tutte le diverse agenzie esterne alla famiglia, scuola compresa.

Sembra finalmente giunto il momento in cui i genitori, all'interno di tali ambiti, possano condividere ed arricchire la loro esperienza educativa in uno spazio di conoscenza e confronto autentico, dove ognuno dà e riceve senza l'ansia di sentirsi un ricevitore passivo di informazioni che molte volte sono presto dimenticate perché prive di un adeguato riconoscimento emozionale.

Il lavoro con i genitori (in piccoli gruppi di 12-15 persone) che in America è diffuso da anni, è diretto, sia a sviluppare l'empowerment individuale sia quello di gruppo, in quanto spesso alla conclusione degli incontri, i genitori entusiasti e motivati al cambiamento, decidono di continuare ad incontrarsi per discutere su tematiche diverse. Si attiva così un gruppo di auto-aiuto in cui i partecipanti riescono ad operare nella loro realtà mutamenti oggettivamente difficili, proprio grazie ad un maggior senso di potere personale che li spinge ad affrontare con fiducia e creatività quelli che apparentemente sembrano problemi insolubili.

All'interno del gruppo il genitore può essere aiutato ed essere lui stesso un fornitore d'aiuto e sostegno nell'affrontare le molteplici problematiche legate alla funzione genitoriale. Tutto questo secondo un approccio che tende a rinforzare le competenze di ruolo e a ridimensionare le ansie, i timori ed i sensi di colpa per gli inevitabili errori che, come afferma Winnicott, (6) anche un genitore "sufficientemente buono" è portato a compiere.

I contenuti del parent training sono scelti dai genitori stessi secondo una scala di priorità ed in genere riguardano i temi fondamentali dello sviluppo e dell'interazione educativa riferiti all'età dei figli. Si parte così dalla loro esperienza e da come loro vivono la problematica oggetto di discussione. Gli spunti teorici sono strettamente connessi a tali momenti esperienziali, in modo da offrire un'informazione scientificamente corretta ma anche utile allo sviluppo dell'empowerment personale.

L'atteggiamento di fondo che il conduttore-facilitatore deve sempre avere è quello di rendere i genitori consapevoli delle loro risorse e capacità. Solo potenziando ciò che li rende efficaci è possibile poi riflettere sui punti deboli del loro stile educativo. Punti deboli che, nella maggior parte dei casi, loro stessi saranno in grado di riconoscere e superare.

 

Riferimenti bibliografici

    1. Blandino G., Granieri B., (1995), La disponibilità ad apprendere. Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti, Raffaello Cortina Editore, Milano.

    2. Bowlby, J., (1979), Costruzione e rottura dei legami affettivi, trad. it. Raffaello Cortina Editore, Milano 1982.

    3. Rapporto sull'Infanzia e sull'Adolescenza, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Istituto degli Innocenti, Firenze 1997.

    4. Rutter M., (1990), Psychsocial resilience and protective mechanism. In J. Ralf, A. Masten, D. Cicchetti, K.M. Neuchterlein e J. Weintraub (a cura di), Risk and protective factor in the development of psychopathology. Cambridge University Press.

    5. Stern D. N., (1985), Il mondo interpersonale del bambino, trad. it. Bollati Boringhieri, Torino 1987.

    6. Winnicott D., (1964), La famiglia e lo sviluppo dell'individuo; trad. It. Armando, Roma 1968.

    7. Zimmerman M., (1995), "Psychological Empowerment: Issue and Illustration", in American Journal of Community Psychology, vol.23, pag. 581-599.

 

Dr.ssa Maria Anna Spaltro
Psicologa Psicoterapeuta

Roma

 

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Tags: genitori empowerment

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