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LA FANTASIA: una compagna necessaria del bambino

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 600 volte

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fantasia compagna del bambinoNella produzione mentale del bambino, dai tre ai sei anni di vita, si possono distinguere funzioni proprie dell’attività intellettuale e del pensiero, e funzioni proprie dell’attività fantastica.

Le produzioni intellettive sono costituite da forme di ragionamento intuitivo e transduttivo che preludono al pensiero operatorio.
La produzione fantastica è data da rappresentazioni mentali, da immagini, derivate dalla realtà e trasfigurate. Esse si muovono, assumono forma e vita propria, si scompongono in elementi più semplici e si ricompongono in unità complesse e diverse dalle precedenti. E' questo un inarrestabile ed infinito gioco di produzione immaginaria a cui sono associate sensazioni, emozioni e profondi turbamenti dell’animo infantile.

Le forme impalpabili della fantasia sono presenti nei pensieri dei bambini, nelle fiabe, nei giochi che essi sviluppano, sia singolarmente, sia in gruppo. Tralasciando qui di rivolgere la nostra attenzione sugli aspetti propri delle fiabe e su altri aspetti specifici della vita del bambino, come il gioco, l’attività grafico-pittorica, il racconto, vogliamo fare alcune rapide considerazioni generali sulla produzione fantastica nel periodo dai 3 ai 6 anni; appunti e riflessioni che possono valere per ogni forma di vita o di produzione mentale caratterizzata dalla fantasia.

a) La prima riflessione ci porta a ribadire il principio secondo il quale l’attività fantastica svolge una funzione equilibratrice nel complesso sistema della vita psichica del soggetto.

Venendo a contatto con la realtà, il bambino s’imbatte in una serie di difficoltà e d’avversità che vive in modo drammatico, sperimentando l’asprezza e la violenza del mondo della concretezza. Emergono, inevitabili, delle frustrazioni che potrebbero portare il soggetto a concepire il reale in modo ineluttabilmente pericoloso ed ostile. Ma la fantasia permette al bambino di rendere flessibili, ai propri desideri ed alle proprie aspettative, le manifestazioni reali, attraverso la trasformazione fantastica dei dati, degli oggetti e delle vicende concrete. In tal modo la durezza e l’aggressività del mondo vengono ammorbidite, modificate, e il bambino trasforma il reale in una serie infinita di fatti immaginari, soddisfacenti e piacevoli.

L’animismo infantile è un modo di leggere il reale. Il bambino “dà vita”” a cose inanimate trasfigurandole secondo i loro bisogni interiori e i loro desideri. Con la fantasia, il reale pericoloso ed avverso viene esorcizzato e in tal modo vengono neutralizzati conflitti e frustrazioni.

b) La fantasia permette di evocare situazioni felici e rassicuranti. Essa permette al bambino di “giocare” con i suoi fantasmi e di sistemarli in vicende gradevoli o sgradevoli, con sicure vittorie conclusive. In tal modo il bambino appaga desideri nascosti difficilmente realizzabili. L’elemento magico è una creazione diretta a controllare, a proprio piacere, il mondo reale ed a piegarlo alle proprie aspettative. Nel mondo della fantasia l’inverosimile e l’incredibile diventano possibili e realizzabili.

Con la fantasia, il mondo esterno e quello interno perdono i rispettivi confini, s’intersecano e si mescolano. Il mondo della fantasia si carica di elementi concreti, e il mondo reale viene trasfigurato.

c) Il bambino è solito dividere sia il mondo reale che quello fantastico in modo manicheo: da una parte ci sono i buoni, dall’altra ci sono i cattivi.

I buoni sono persone, animali, oggetti, immagini, elementi che danno sicurezza, affidamento, aiuto, amore, protezione,
i cattivi sono persone, animali, oggetti ed elementi che sono ostili, malvagi, e provocano danno, aggressività, pericolo.

Il potere della fantasia è quello di inventare situazioni e fatti che sono favorevoli al bambino: egli crea e trasforma questo mondo a suo piacere, secondo i suoi sconfinati desideri e le sue innumerevoli esigenze.

In questo mondo di buoni e cattivi il bambino impersona l’eroe delle vicende, forte ed invincibile. L’eroe, aiutato dagli elementi benefici, entra in conflitto con le forze del male distruggendole ed annientandole.

In tal modo il bambino vive una vita eroica e mitica, piena di pericoli e di asperità, riuscendo sempre a vincere e ad imporsi sulle forze del male.

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La divisione del mondo reale o immaginario nelle due categorie dei buoni e dei cattivi è una costante che si ritrova in ogni tempo. I bambini di tutte le epoche storiche hanno inteso la vita come un campo di lotta fra le forze del bene e quelle del male. Le variabili di questo modo di vedere e valutare il mondo sono da vedersi nei contenuti delle cose, degli oggetti, delle persone e degli animali che il bambino inserisce nelle due categorie. Qualche decennio fa, erano ancora figure buone quelle dell’orsacchiotto, della bambola, della fata, del buon mago, dell’amico fedele, dell’oggetto fatato, mentre le figure cattive erano rappresentate dal lupo divoratore, dalla strega, dall’oggetto malefico e dal personaggio oscuro e malvagio. Poiché le rappresentazioni fantastiche nascono da un rapporto interattivo tra la propria vita interna e l’ambiente, è possibile che, oggi, nella fantasia, il bambino abbia sostituito alle figure tradizionali alcune più moderne, mutuate dalla vita reale. Ma, a prescindere dalle variabili contenutistiche, gli aspetti formali della lotta tra buoni e cattivi, tra elementi positivi e negativi non cambiano.

E’ questo, infatti, un meccanismo psichico che viene messo in atto per distruggere simbolicamente ed anche concretamente, quello che di minaccioso, di perverso, di pericoloso e di aggressivo è presente nella propria anima.

Nella nostra era moderna e telematica, governata soprattutto dai prodotti della ragione, il bambino riesce ancora a vivere una vita fantastica?

Certamente sì. Anzi, se è vero che esistono dei meccanismi psichici compensatori (Jung), oggi più che mai il bambino ricorre alla vita della fantasia, quasi per arginare la noia di un mondo massimamente organizzato e programmato, eppure così pieno di pericoli e di ostacoli, così imperfetto ed ingiusto.

Il bambino non può sottrarsi a! fascino di un mondo magico, in cui le immagini e le rappresentazioni non obbediscono, così come accade nel sogno, alle leggi e alle regole della ragione, e dove, diversamente dalla vita solare, tutto può andare al dì là delle determinazioni del tempo e dello spazio, oltrepassando i limiti della logica.

Il “mondo incantato” non è finito e non potrà avere mai fine.

L’immaginario, oltre a rappresentare una vera e propria esigenza psicologica, e ad essere un mezzo efficace per dare vita e sviluppo agli stati emozionali dell’ animo, costituisce sempre uno degli elementi fondamentali ed indispensabili della psiche umana, in particolar modo della psiche dei bambini.

Questo modo di usare la fantasia per cogliere, costruire e difendere, da parte del bambino, la propria vita interiore, costituisce anche un valido strumento per la genesi e per lo sviluppo della coscienza morale.

 

Pubblicato in “Vita dell’infanzia” n. 2 del 2003

 

Dott. Antonio Vita, Psicologo-psicoterapeuta, Recanati

 

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Tags: bambino fantasia

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