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La Fiaba, ovvero il gioco della fantasia

on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 522 volte

La Fiaba, ovvero il gioco della fantasiaLe origini della fiaba sono antichissime. Si perdono nel tempo perché la fiaba ha forse origini più remote dei miti e delle leggende, si perdono nello spazio perché non vi è luogo al mondo in cui non siano sorte queste magiche e straordinarie storie. Sono storie perché racchiudono epopee di popoli che si snodano e vivono tra il reale ed l’irreale.

La fantasia, forse la più importante delle funzioni del pensiero, è alla base del racconto fiabesco.

I bambini che vivono in una realtà non compiutamente compresa ed afferrata, ma intuita, sviluppano al massimo questa capacità di esprimere il mondo esterno, le vicende ed i fatti, e il mondo interno, i pensieri, le emozioni, i sentimenti, mettendo in moto la propria fantasia, piena di invenzioni a volte assurde perché essa non rispetta, il più delle volte, le categorie temporali, spaziali e causali.

La fantasia permette di sviluppare un gioco infinito, dove i personaggi assumono ruoli diversi e dove le vicende travalicano i confini ristretti del reale per sbarcare in luoghi mai trovati, mai resi tangibili ai nostri sensi: il mondo dell’irrealtà.

Ma siccome poi niente nasce dal nulla, nella fiaba ci sono inseriti elementi e fatti della vita di tutti i giorni, o della vita in generale, fatti che la fantasia riesce sempre a trasfigurare in un gioco dell’irrealizzabile. La commistione tra reale ed irreale è tale che non si riesce a stabilire a volte dove finisce il primo e dove si aggancia e si sovrappone il secondo.
E’ una specie di danza magica in cui le suggestioni sono così vive e così pregne di emozioni che tutto viene tramutato in qualcosa di irreale e di nuovo.
La fiaba diventa la trasfigurazione delle vicende e dei fatti della vita dei popoli.
E’ per questo che la fiaba crea e trasmette suggestioni fortissime che vengono vissute con trepidazione, con la paura dell’ignoto, con la speranza dell’evento che salva e riporta ad uno stato di serenità. La paura dell’ignoto dà un senso d’angoscia e di vertigine, ma il bambino non lascia la fiaba a metà e la vuole percorrere tutta con la forza di un eroe che, pur trepidamente, non soccombe agli eventi per quanto perigliosi possano essere.

La fiaba porta il bambino ed il fanciullo verso un senso di meraviglia. Le scene, i soggetti e gli eventi delle fiabe forniscono un senso di stupore che blocca l’animo e che rende più attenti, più sorpresi, più stupiti, più entusiasti. E i lettori, piccoli e grandi sono presi da un senso d’incanto, di fascino, di rapimento e di malìa. L’incanto porta a sua volta ad un senso di prodigio, un modo di sentire e di capire le diverse fasi degli eventi con una delizia che avvince e non lascia spazio a pause, né a silenzi, né a fragori assordanti e tali da non poter gustare le lievi melodie che la fiaba sprigiona.

Il lettore o l’ascoltatore rimane bloccato in una specie d’attesa, di aspettativa per gli eventi che scorrono come fotogrammi rallentati sulla scena, o che scorrono velocissimi come in un film degli anni del cinema muto. Nell' attesa degli eventi successivi, lo snodarsi dei fatti e delle avventure conduce ancora verso l’incredibile sfarzo della fantasia.
Il lettore viene coinvolto negli eventi di personaggi diversi e nelle vicissitudini descritte che vanno ad arricchire il racconto rendendolo sempre più pieno di fascino.
Ci sono momenti di crisi in cui sembra che tutto debba andare distrutto, ma poi gli aspetti salvifici appaiono e ricompongono l’evento portandolo verso un epilogo che soddisfa l’animo e permette di sentire e assaporare un grosso sollievo.
Il bambino vive tutti i momenti e quando giunge al termine, il suo modo di respirare ansioso e preoccupato, si distende perché si è giunti ad una buona fine.

Nella fiaba appaiono anche elementi opposti di vivere l’intera vicenda: il bene e il male.
Il mondo del bambino, ed è insegnamento che ci viene da tempo dalla psicologia infantile, è diviso in modo manicheo. Il bene da una parte e il male dall’altra. Sono forze dell’animo che si intrecciano in un’arrogante e litigiosa tenzone. Il bambino è attento perché conosce già i pericoli del male, e i vantaggi del bene. Spesso però quello che è bene non è agevole da procacciarsi, mentre è più facile, anche se pericoloso, seguire la via del male. La trepidazione dei piccoli lettori o fruitori di fiabe giunge al massimo allorquando la battaglia intrapresa tra queste due forze si fa immane e quando il bambino riesce a sentire che quello che succede nella fiaba gli appartiene, nel senso che dentro il suo animo esistono queste due forze psichiche che cercano, ognuna di loro, di avere il sopravvento una sull’altra: la bontà e la cattiveria.

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Il bambino che crea una fiaba vi trasferisce questo dramma tra bene e male e vive nel racconto gli eventi della sua vita interna.
Nelle fiabe ci sono personaggi che rappresentano il bene: sono soggetti che danno sicurezza, affidamento, amore, protezione, appagamento, serenità. Essi sono raffigurati da maghi, fate, o da oggetti concreti, giocattoli animati dalla fantasia dei bambini. Mentre quelli che rappresentano il male sono soggetti che incutono paura, espongono a pericoli, procurano ansia, aggressività, danno, ostilità, rabbia ed angoscia (streghe, e personaggi malefici).
Oggi, anche se i mutati eventi della storia hanno determinato una trasformazione dei contenuti fantastici con l’avvento della robotica e del mondo cibernetico, esistono ancora, come da sempre, soggetti benefici, i robot buoni e soccorrevoli, contro quelli malefici e rovinosi.

La dicotomia tra bene e male permane, la bipolarità è identica.
Nelle fiabe che piacciono al bambino, i buoni vincono, perché deve prevalere il bene, cioè le istanze morali protettive e soccorritrici che sono in lui, contro quelle distruttive e nocive. Tutto questo trasmette un sentimento di eroismo e di lotta per la vittoria del bene.
La figura dell’eroe nella fiaba è un elemento psichico presente nell’animo umano. Egli è sempre presente nella fiaba e combatte contro le forze del male. Il bambino si identifica in questo eroe, sente d’essere lui stesso chiamato a vivere situazioni drammatiche ed a combattere contro forze distruttive. Egli vive tutte le vicissitudini del racconto, la crisi, e l’epilogo, cioè la vittoria finale. La vittoria gli dà un senso di pace, di forza, ed anche di onnipotenza e di vita.

Il bambino telematico ha ancora più bisogno del bambino di una volta di elementi fantastici.
Oggi c’è anche un recupero di personaggi dalle saghe del nord dell’Europa, come Elfi, Maghi, Fate, Trolls. Anche dai riti celtici, di cui è stata recuperata la musica dolce e raffinata e quella violenta e guerresca, sono stati ripresi personaggi che incarnano il bene e il male e sono entrati a far parte delle fiabe moderne dei piccoli. Ma se sono variabili che vanno a cambiare vicende ed avventure, le costanti rimangono completamente immutate: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Il bambino non vuole mai mescolare l’eroe buono e giusto con elementi negativi, perché si creerebbe in lui un mondo incomprensibile.

La fiaba assolve a diverse funzioni psicologiche e pedagogiche. Insegna che il bene deve prevalere sul male, esorcizza la realtà che il bambino inizia a conoscere in tutti i suoi aspetti, specialmente quelli violenti, brutti e negativi. La fiaba evoca situazioni rassicuranti e felici e permette l’appagamento di desideri nascosti. Permette infine di far vivere al bambino una vita eroica attraverso la proiezione e l’identificazione del proprio Sé nei personaggi eroici del racconto fiabesco.
I piccoli lettori o ascoltatori credono ancora nella giustizia che vince, credono che il mondo duro del reale, oscuro ed ostile come pezzi scissi della propria anima, possa essere trasformato, trasfigurato e vinto dall’ eroe solare che mette in gioco le forze del bene che vivono dentro il proprio animo. L’epopea è sempre interna alla persona, e se il bambino non se ne rende conto, sente tuttavia che quello che succede nella fiaba sono eventi che lo riguardano, che possono farlo soccombere di fronte alle forze del male, o possono rendere la sua persona vittoriosa nell’immane lotta della vita.

Se pedagogicamente le fiabe sono così benefiche, occorre che i bambini ed i fanciulli si avvicinino a loro, che le ascoltino, le leggano, le raffigurino, le drammatizzino, le scrivano, per viverle con tutta la tensione emotiva di cui sono capaci.
I genitori, di solito, al di là di teoriche e pesanti dissertazioni pedagogiche o psicologiche, sanno tutto questo o lo intuiscono, e le fiabe vivono ancora nel cuore dei piccoli.
Se gli adulti riuscissero a tenere a mente il mondo fantastico delle fiabe, anche loro si nutrirebbero dei valori e degli stati emozionali che esse suscitano: il loro animo sarebbe più mite e più tenero, e la realtà sarebbe meno avversa e ferina.
Se così fosse, abbandonate tutte le ostilità, e sotterrate le asce di guerra, riusciremmo veramente ad avere e a vivere tempi di pace, di serenità e di concordia.

 

Dott.Antonio Vita - Psicologo, psicoterapeuta

 

 

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