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I Test Psicologici

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La scuola diventa un gioco (di squadra) da ragazzi!

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 412 volte

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Lo sapevate che impariamo il…
10% di ciò che leggiamo,
20% di ciò che ascoltiamo,
30% di ciò che vediamo,
50% di ciò che vediamo e sentiamo,
70% di ciò che discutiamo con gli altri,
80% di ciò di cui abbiamo esperienza diretta,
95% di ciò che spieghiamo ad altri?


Questi dati dimostrano che un insegnamento che si basi principalmente sulla trasmissione orale delle conoscenze (la classica lezione frontale), incide molto poco sull’apprendimento degli alunni (solo il 20%), mentre una metodologia che permette la discussione in gruppo, favorisce molto di più l’apprendimento (70%). Il dato più interessante è però quel 95% che dice che non si impara mai così bene un concetto, un procedimento, una regola, un paragrafo o qualsiasi altro materiale, se non quando lo possiamo spiegare ad altri.

Lo sapevate che impariamo il…
10% di ciò che leggiamo,
20% di ciò che ascoltiamo,
30% di ciò che vediamo,
50% di ciò che vediamo e sentiamo,
70% di ciò che discutiamo con gli altri,
80% di ciò di cui abbiamo esperienza diretta,
95% di ciò che spieghiamo ad altri?
Questi dati dimostrano che un insegnamento che si basi principalmente sulla trasmissione orale delle conoscenze (la classica lezione frontale), incide
Uno dei metodi più efficaci di elaborazione cognitiva è infatti la spiegazione del materiale ad un altro studente. Nel campo dell’integrazione scolastica, la ricerca sull’apprendimento tra pari dimostra che gli studenti che ricevono le spiegazioni dai compagni apprendono molto di più degli studenti che lavorano da soli, ma addirittura, quelli che forniscono le spiegazioni più o meno sofisticate a seconda del contesto, imparano ancora di più ed in maniera maggiormente efficace sia dei loro “allievi” che dei compagni più individualisti, che preferiscono impegnarsi in compiti solitari, in quanto acquisiscono maggiore consapevolezza di quanto già conoscono e padroneggiano. Attraverso l’apprendimento cooperativo sembra che gli studenti imparino meglio e più in fretta rispetto alla semplice comunicazion diretta dell’insegnante.
Ma cos’è l’Apprendimento Cooperativo (Cooperative Learning)?
E’ un metodo di insegnamento che fa leva sulla risorsa di gruppo e prevede la trasmissione del sapere non da insegnante ad alunno, ma da alunno ad alunno, attraverso lo scambio di conoscenze e la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti nel meccanismo. Tale meccanismo lega i soggetti in un gioco di interdipendenze che non consente di sottrarsi al lavoro comune. L’apprendimento cooperativo struttura quindi un contesto educativo fortemente collaborativo entro il quale gli studenti, organizzati in piccoli gruppi, entro i quali ogni studente assume un ruolo specifico, possono affrontare con buone possibilità di successo compiti complessi, sfidanti e reali che richiedono processi cognitivi di livello più elevato.
Una collaborazione di successo prevede un qualche accordo su obiettivi e valori comuni, il mettere insieme competenze individuali a vantaggio del gruppo come tutt’uno, l’autonomia di chi apprende nello scegliere come lavorare e la flessibilità nell’organizzazione di gruppo. Perché ci sia un’efficace collaborazione o cooperazione, ci deve essere una reale interdipendenza tra i membri di un gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità per il gruppo e i suoi obiettivi e deve essere posta attenzione alle abilità sociali e interpersonali nello sviluppo dei processi di gruppo.
“L’uomo è un essere sociale, cioè un individuo che costruisce con altri individui le regole e gli accordi che costituiscono la realtà sociale”. Così si esprime Thelen H.A. (1981)
Lavorando nei gruppi cooperativi, gli studenti sono guidati, ma non facilitati nello sforzo di apprendere. Essi affrontano situazioni complesse/sfidanti e a volte imprevedibili, e così facendo imparano a dare il meglio di sé scoprendo e valorizzando risorse personali insospettate.
Il risultato è, innanzitutto, lo sviluppo e il potenziamento di abilità cognitive generalmente superiori a quelle richieste dalle attività proposte dalla scuola tradizionale e la loro applicazione dalla situazioni artificiose del contesto di classe a quelle più autentiche della vita reale. Inoltre, indotti a coordinare il proprio impegno con quello dei compagni per raggiungere determinati scopi, gli studenti col tempo imparano ad apprezzare il valore della responsabilità individuale, della collaborazione, dell’aiuto, dell’accettazione del diverso da sé del contributo dell’altro, della conoscenza come sforzo condiviso, elementi questi che sono alla base delle cosiddette ‘comunità di apprendimento’, verso le quali oggi gli esperti rivolgono una particolare attenzione.
Qualcuno a questo punto qualcuno potrebbe dire: “l’apprendimento cooperativo richiede troppo tempo, a scuola non abbiamo tempo!” Questa obiezione è comprensibile, perché granparte dell’attività didattica della nostra scuola è ancora basata sui tempi stretti della lezione e sulla verifica o sull’interrogazione. Però nell’ottica del cambiamento, della creazione di un sistema scolastico che si prende cura di come i ragazzi apprendono, delle differenze individuali, degli stili di apprendimento, la scuola dovrebbe essere interessata a facilitare un apprendimento più solido e stabile, e quindi ad accettare tempi più lunghi. Non dimentichiamoci che l’obiettivo dell’insegnamento è l’apprendimento, cioè la vera e partecipata interiorizzazione dei concetti, non tanto la verifica o il completamento del programma, come invece spesso accade. Inoltre l’apprendimento cooperativo si verifica quando esiste all’interno del gruppo, un buon affiatamento, quando si è dedicato molto tempo a far emergere il buon clima di classe, il senso del noi, il senso della comunità di apprendimento. Questo non è facile da raggiungere e richiede un impegno specifico, continuo e tenace.

Dott.ssa Anna La Guzza
Psicologa

 

 

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