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Le difficoltà dei bambini dal loro punto di vista. Indicazioni per i genitori

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educare i bambiniI bambini, in età prescolare e scolare, non sono degli adulti in miniatura, come talvolta ci capita di considerarli in relazione alle nostre aspettative nei loro confronti.

Occorre tener presenti alcune loro peculiarità che possono suscitare negli adulti contrarietà e disappunto, ma che dobbiamo saper gestire se vogliamo depositare semi positivi per il loro equilibrato sviluppo.

Va preso atto che il loro modo, tutto particolare, di guardare il mondo, è adeguato alla fase di sviluppo che stanno attraversando. Tale visione non dovrà essere drasticamente cambiata dagli adulti, bensì progressivamente, in armonia con la crescita della loro capacità di comprendere.

Il bambino, amabile creatura, tende a essere egoista, egocentrico, possessivo e impulsivo. Queste caratteristiche non sono difetti, bensì l’unico modo che ha a disposizione per cercare di difendere la sua integrità psicofisica (progressivamente, le sue difese diverranno sempre più appropriate e sofisticate!).

Compito degli adulti, genitori o altre figure di riferimento, è di gestire queste caratteristiche, riconoscendole e facendo “la cosa giusta al momento giusto”. Occorre relazionarsi al bambino per quello che è, e non per quello che noi vorremo che sia!

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Ma vediamo ora alcuni tipici comportamenti infantili che dovremo cercare di gestire al meglio.

Difficilmente un bimbo si priverà spontaneamente di una cosa che considera sua per darla a un altro bimbo, dovrà almeno ottenere qualcosa in cambio e possibilmente il “riconoscimento” per la sua generosità (non che gli adulti si comportino molto diversamente!). Tende a credere che ciò che viene dato a un altro corrisponde a una  perdita per se, comprese  le manifestazioni d’affetto degli adulti verso altri bimbi (è un po’ il timore che non ci siano abbastanza cose e abbastanza affetto per tutti..).

Il bambino piccolo non riesce a mettersi nei panni dell’altro, lo imparerà gradualmente crescendo. Forzarlo ad essere più disinteressato e generoso, può incidere negativamente sul suo fragile senso di sicurezza e di autostima.

Acquisendo nel tempo maggior sicurezza e autostima potrà progressivamente permettersi di essere empatico ed altruista.  
Quel che vuole, lo vuole subito! I bimbi sono focalizzati sul presente, la loro limitata possibilità di controllo del corpo e delle emozioni, rende difficile rimandare il soddisfacimento di un desiderio, sentito come esigenza impellente, ad un momento futuro. Per loro, è quasi come se esistesse solo il presente.

Il bene e il male consistono rispettivamente in ciò che da loro piacere e in ciò che da loro dolore. Sperimentano la vita attraverso i loro sensi in termini di cose che possono toccare, vedere, sentirne il rumore o l’odore, per cui le spiegazioni dovranno far riferimento a oggetti o esempi concreti piuttosto che a concetti astratti.

Tendono agli “opposti estremismi”: una cosa è bella o brutta, buona o cattiva, non ci sono vie di mezzo! Prendono ciò che viene detto alla lettera, per cui occorre cautela quanto diciamo loro frasi scherzose che potrebbero recepire come dati di realtà, interiorizzando quindi cognizioni distorte (che sono tossine per l’intelletto!).

Rendiamo loro consapevoli della differenza tra fantasia e realtà, tra ciò che esiste e ciò che non esiste (si può fare eccezione per Babbo Natale!)
Altra caratteristica da non demonizzare, è la tendenza a dare le colpe ad altri o ad altro e a non dire la verità. 

E’ un modo di allontanare da se la prospettiva di una punizione o la negazione di un premio (anche in ambito adulto “l’imputato ha diritto di non rispondere”!).
Queste caratteristiche possono risultare a volte frustranti per i genitori.

Tale frustrazione però può venire “addolcita” dalla certezza che i bimbi amano e ammirano incondizionatamente i propri genitori con la convinzione che siano i migliori al mondo! (ma non esaltiamoci per questo, crescendo acquisiranno una visione più realistica..).

Soprattutto si deve tener conto che il bimbo attraversa una fase di sviluppo per cui è inutile indugiare in eccessive critiche e iper correzioni verso determinati comportamenti infantili che si modificheranno naturalmente nel tempo.

Risultano controproducenti sia i metodi educativi caratterizzti da una eccessiva permissività che quelli improntati a una ingiustificata severità. La severità deve avere una valida motivazione, non deve essere uno sfogo o una rappresaglia oppure fine a se stessa per dimostrare chi comanda. Così pure va evitata l’imposizione di regole senza una precisa e ragionevole motivazione.

E’ priva di qualsiasi fondamento la convinzione  che i bambini crescano meglio se “temprati” con ordini, imposizioni, fallimenti. I genitori che da piccoli hanno avuto questo tipo di educazione tendono a sentirsi in dovere di riproporla ai propri figli (un po’ per una sorta di acritica fedeltà all’operato dei propri genitori, fare diversamente costituirebbe quasi un tradimento!), oppure all’opposto,  permettono ai figli qualunque cosa (col risultato di renderli insicuri per la mancanza di solidi punti di riferimento). 

Naturalmente resta importante, per un crescita equilibrata, anche la sperimentazione di situazioni negative e fallimenti. Tuttavia, tali esperienze verranno meglio ammortizzate avendo all’attivo una certa riserva di successi e la consapevolezza di poterne conseguire di nuovi.  

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E’ importante relazionarci con i bimbi adottando comportamenti che comunque ne preservino la serenità e l’autostima, anche nei momenti di difficoltà.
Nelle contese tra bimbi per il possesso di qualcosa, non si deve far pesare la poca generosità verso gli altri perché ciò, lungi dal renderli più generosi,  provocherebbe solo vergogna e risentimento.

E’ preferibile trasmettere un messaggio di comprensione e rafforzare, mediante apprezzamenti, ogni spiraglio di comportamento altruistico che dovesse manifestarsi.
Formalismi comportamentali (abbracciare, baciare e altri convenevoli verso parenti e amici) possono essere sgraditi ai piccoli e andrebbe rispettato il loro disappunto.

Va lasciata la possibilità di lamentarsi senza farli sentire in difetto. Da evitare la colpevolizzazione del pensiero del bambino perché influirebbe negativamente sulla immagine di se con ripercussioni negative sull’autostima.

Non si devono sminuire o ridimensionare le idee o i sentimenti che il bimbo ci manifesta, ma al contrario mostrare approvazione per la volontà di renderci partecipi dei loro pensieri. Il bimbo deve sentirsi a suo agio ad esprimersi con franchezza. Ascoltarlo con attenzione gli farà sentire di contare molto per noi.

Per incrementare la sua autostima, il bambino deve avere la possibilità di aver successo nei compiti, sentirsi bravo in qualcosa. Pertanto non gli si devono affidare “incarichi” al di sopra delle sue possibilità e, peggio ancora, rimproverarlo per non essere stato all’altezza delle nostre aspettative (che evidentemente erano sproporzionate).

Occorre che gli adulti creino condizioni favorevoli alle possibilità di successo dei piccoli. I compiti affidati non devono essere generici ma ben individuati e resi  comprensibili al bimbo, il raggiungimento dell’obiettivo deve essere incentivato dalla prospettiva di una ricompensa (la ricompensa aiuta anche a sentirsi ben voluti).  Vanno eliminati gli ostacoli che rendono gravoso l’assolvimento del compito in relazione alle capacità del piccolo.

Una cosa da evitare è pressare il bimbo per esibire ad altri una propria abilità (a meno che lui sia desideroso di farlo). Questo perché può non sentirsi sicuro di riuscire davanti a un “pubblico”.

Tenendo sempre presente che i bambini non hanno i valori e il senso di responsabilità degli adulti, qualora sia necessario rimproverarli, occorre farlo con calma e non con rabbia altrimenti il bimbo, anziché focalizzarsi sulla correzione del proprio comportamento, concentrerà istintivamente tutte le sue energie nel tentativo di difendersi.

Quando il piccolo fa domande o chiede spiegazioni,  per stimolare i processi di ragionamento, è utile talvolta invitarlo a provare a dare da se una risposta e poi partendo da tale risposta espandere il ragionamento e, con semplicità,  fargli apprendere nuovi concetti.

Igiene personale, lavare i denti, andare a letto a un orario congruo per potersi svegliare la mattina in tempo per l’asilo o la scuola, ecc. ecc.  sono corrette abitudini il cui valore però non è riconosciuto dai bambini piccoli.

Pertanto fino a che tali gesti non diventino una routine spontaneamente rispettata, si può attuare la “politica” della ricompensa per rafforzarne la motivazione al rispetto. Le abitudini acquisite con l’aiuto di una ricompensa, si radicano meglio (alla base vi è un meccanismo psico-neurologico che genera una connessione tra una azione e il “ricordo neurologico” del senso di piacere che conseguì alla ricompensa).

Altra cosa non facile è quella di far stare seduto a tavola il bimbo finché non abbia terminato il suo pasto. Accade spesso che dopo alcuni tentativi dei genitori fatti con le buone, si passi alle “maniere forti” con deciso aumento della tensione.

Dal punto di vista del bambino (che, ricordiamoci, è molto diverso da quello dell’adulto poiché non è ancora condizionato da convenzioni sociali, culturali o di bon ton..), ha poco senso mangiare più di quanto desidera o mangiare cose non gradite con la generica motivazione “che così diventa grande”.

Potrebbe essere maggiormente motivato se gli si da un senso di controllo, permettendogli, entro certi limiti,  uno spazio di negoziazione sulla quantità e tipo di alimenti. Si sentirà così coinvolto in una “importante decisione” e ciò aumenterà anche la sua autostima. 

Ovviamente i genitori stabiliranno i limiti delle scelte e le alternative a disposizione.

Per concludere è utile ricordare che i figli apprendono da cio che i genitori fanno più che da ciò che i genitori dicono.

 

(A cura del dottor Giovanni Madeddu)

 

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Tags: autostima adulti relazioni aspettative fase di sviluppo creatura disposizione adulti in miniatura

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