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L'Educazione sessuale nlla scuola: L'A.T. tra esigenze, contenuti ed obiettivi. Resoconto di un'esperienza

on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 351 volte

Riassunto

L'autrice si propone di presentare la propria esperienza relativamente allo svolgimento di un corso di "Educazione allo sviluppo affettivo e sessuale", condotto nelle seconde classi di un Istituto Professionale, nell'A.S. 1998/1999.
Viene delineato, a scopo esplicativo, l'iter metodologico seguito unitamente alla descrizione di alcuni esercizi utilizzati per perseguire l'obiettivo contrattato.

Parole chiave

AUTOSTIMA - BISOGNI - SESSUALITA' - SENTIMENTI

Premessa

Durante l'A.S. '98/'99 ho elaborato un progetto sullo "Sviluppo affettivo e sessuale" che ho presentato, come libero professionista, in un'Istituto Professionale di Ortona (Chieti) nell'ambito delle attività scolastiche integrative previste dall'autonomia scolastica. I destinatari del corso sono stati gli studenti del 2° anno dell'Istituto; le classi seguite sono state 7 di diversa composizione (2 completamente maschili, 1 completamente femminile e 4 miste). Ad ogni classe sono state dedicate 10 ore ripartite in incontri settimanali di 2 ore ciascuno. Il corso è stato integrato nelle attività previste dal piano di "Educazione alla Salute" ed è stato stabilito che si svolgesse in sostituzione di due delle ore di Italiano previste nella programmazione settimanale. Essendo un'attività integrativa, gli studenti erano liberi di partecipare o meno agli incontri, in caso di rifiuto, avrebbero trascorso le due ore con l'insegnante che sostituivo.

L'inizio è stato fissato nel periodo compreso tra Febbraio e Marzo 1999 ed è stato anticipato agli studenti da una presentazione da parte degli insegnanti di Italiano.

Data la diversa composizione delle classi, le esigenze, le motivazioni ed i bisogni dei ragazzi sono stati diversi, così come anche gli obiettivi contrattati, di conseguenza ho dovuto diversificare le modalità operative utilizzate per raggiungerli. Per chiarezza espositiva farò riferimento all'esperienza condotta in una delle classi miste perché hanno seguito un iter processuale similare.

In questo contributo mi propongo di presentare la mia esperienza nella conduzione del corso; più precisamente intendo: 1) specificare il significato e la finalità del corso; 2) delineare l'iter metodologico ed organizzativo seguito; 3) esporre le mie personali considerazioni riguardo l'utilizzo dell'A.T. nella specificità del corso.

 

Obiettivi e finalita' del corso

La finalità del corso era quella di promuovere nei ragazzi la consapevolezza della propria identità sessuale stimolando il processo di maturazione che affonda le radici nell'accettazione di sé, nell'identificazione col proprio sesso e nella capacità di stabilire relazioni affettive con persone dell'altro sesso. Attivare, quindi, tutti quei comportamenti positivi che favoriscono una positiva identità sessuale e accettazione di Sé (che rappresenta uno dei problemi fondamentali a questa età) nonché la capacità di agire adeguatamente nel proprio ruolo sessuale (elaborando incertezze e confusione molto comuni in questo periodo della vita); tutto questo allo scopo di prevenire comportamenti sessuali a rischio e malessere affettivo.

Gli obiettivi contrattati con la scuola sono stati:

  • favorire l'acquisizione di informazioni e nozioni circa l'attaccamento, lo sviluppo affettivo, sessuale e sociale;
  • favorire lo sviluppo dell'autostima e della conoscenza di sé e dell'altro.

Al fine di ottimizzare e pianificare l'intervento mi sono chiesta "A chi è destinato il risultato?; A chi e a cosa serve?" (Montuschi, 1982), la risposta è stata quella di finalizzare l'apprendimento alle esigenze del gruppo classe, alle aspettative e ai bisogni degli studenti.

Il bisogno, più o meno comune alla classe in oggetto, era quello di avere maggiori informazioni in tema di sessualità e di sperimentare sicurezza e fiducia in sé stessi, per questo motivo il contratto con la classe è stato quello di "avviare un percorso di auto-conoscenza per arricchire l'immagine che il soggetto ha di sé aiutandolo a scoprire (per quanto possibile data la brevità degli incontri) e ad utilizzare con consapevolezza e responsabilità le proprie risorse personali" (in termini A.T. energizzare il BL e l'A).

 

Processo, contenuti e metodologia

Dopo la mia presentazione alla classe da parte dell'insegnante, una breve presentazione del corso da parte mia e la richiesta di consenso all'insegnante, ho chiesto ai ragazzi di esprimere (per alzata di mano) la loro preferenza riguardo alla presenza o meno dell'insegnante in classe; si sono trovati tutti d'accordo nel preferire la sua assenza.

Ho impostato il lavoro sul dialogo ed i feedback privilegiando i lavori di gruppo, le esercitazioni e le discussioni collettive alle monotone lezioni teoriche, stimolando la partecipazione attiva del gruppo-classe e puntando su un rapporto A-A al posto di quello asimmetrico G-B, molto comune nelle situazioni scolastiche.

In linea col fondamento filosofico e teorico A.T. del doppio Ok , fondamentale sia a livello clinico che sociale, ho stimolato un ascolto gratificante e la valorizzazione dell'altro per facilitare l'accettazione di Sé unitamente alla convinzione che ognuno va bene così com'è qualunque cosa si dica.

Per favorire l'emergere dei dubbi e per dare a tutti la possibilità di avere delle risposte, anche alle domande implicite (non formulate per paura o vergogna ma sentite), ho proposto di creare la "Scatola delle domande indirette", un posto cioè in cui mettere tutte le domande (espresse in forma anonima) che non si aveva il coraggio di porre direttamente. Nei momenti di discussione collettiva, queste domande, sono state lette e sono state fornite delle risposte. Per rispettare l'autore della domanda ho fatto in modo che ognuno dicesse la sua senza esprimere giudizi o critiche ed ho lasciato che le risposte emergessero dal lavoro in gruppo.

Intorno al contenuto di queste domande si è svolto il corso di educazione sessuale vero e proprio. La loro importanza era tale che ho proposto alla classe di dedicare uno spazio di mezz'ora di ogni incontro per discutere e rispondere a questi quesiti. Nel corso di questa mezz'ora, io estraevo a caso un biglietto, lo leggevo e chiedevo alla classe di dire che tipo di informazioni avevano a riguardo esortandoli ad esprimere liberamente il loro parere in una sorta di brainstorming ("Cosa sapete a proposito di….?", "Qualcuno di voi vuole contribuire a rispondere esprimendo le sue informazioni in proposito?", "Chi pensa la stessa cosa di…?") alla fine rispondevo alle domande colmando le lacune nelle loro informazioni ("Posso fornirvi delle informazioni a riguardo….", "Il mio parere è ….", "Pensate che….?", "Avete bisogno di altre informazioni?") e tiravo le conclusioni agganciandomi alle parole emerse dalla discussione.

Ho raggruppato le domande raccolte nella scatola in due gruppi principali che ho definito: "Curiosità e disinformazione in materia di sessualità" (Gruppo 1), e "Paure e disinformazioni in materia di contraccezione e di malattie sessualmente trasmesse" (Gruppo 2).

Di seguito riporto alcuni esempi di queste domande.

Gruppo 1 "Curiosità e disinformazione in materia di sessualità"

  • "Cos'è il coito interrotto?"
  • "Perché esistono persone frigide e come si supera la frigidità?"
  • "Perché si sente il bisogno di masturbarsi, soprattutto in adolescenza?"
  • "Perché i ragazzi vogliono solo fare sesso senza preoccuparsi dei sentimenti?"
  • "Da che cosa dipende l'omosessualità?"
  • "Fare troppo sesso potrebbe stancare o influire sul rendimento lavorativo?"
  • "A cosa serve il sesso veramente e perché lo si pratica?

 

Gruppo 2 "Paure e disinformazioni in materia di contraccezione e di malattie sessualmente trasmesse"

  • "Fare l'amore in acqua comporta meno rischio?"
  • "Quali sono i rischi e i pericoli del rapporto sessuale?"
  • "Si rimane sempre incinte se non si prendono precauzioni?"
  • "Dopo il ciclo si può fare sesso senza rischio?"
  • "Per via orale c'è il rischio di gravidanza?"
  • "Il preservativo è sicuro al 100% ?"
  • "Le malattie sono tutte mortali?"
  • "Si può prendere l'AIDS col coito interrotto?"

 

L'elaborazione di alcune di queste domande (quelle in cui era centrale la richiesta di informazioni), ha richiesto un ruolo più attivo da parte mia, le altre (quelle in cui era prevalente il bisogno di espressione e di condivisione da parte dei ragazzi), hanno richiesto un ruolo più attivo della classe.

Dal punto di vista del contenuto teorico, ho ritenuto opportuno fornire informazioni sul processo evolutivo che caratterizza l'affettività e l'attaccamento, sulle trasformazioni che caratterizzano l'adolescenza e sull'educazione dei sentimenti; il tutto è stato presentato in chiave A.T. con esercizi e lavori di gruppo come momenti esperenziali e di integrazione (che successivamente presenterò).

La scelta di utilizzare l'A.T. è maturata in considerazione del fatto che fornisce un quadro teorico facilmente comprensibile ed utilizzabile da parte dei ragazzi e che ben si presta al raggiungimento degli obiettivi stabiliti.

Per dare alla scuola uno strumento di valutazione dell'efficacia del progetto, ho elaborato delle schede di attivazione e di verifica per confrontare i cambiamenti intercorsi tra l'inizio e la fine del corso.

Ho dedicato il 1° incontro alla reciproca conoscenza e allo stabilire gli obiettivi da raggiungere cercando un compromesso tra le esigenze della scuola e quelle dei ragazzi e l'ultimo ad una riflessione finale in gruppo, da me facilitata, riguardo a quanto era stato detto, vissuto e fatto nel corso del lavoro insieme allo scopo di verificare le acquisizioni raggiunte e cristallizzare l'esperienza nonché per dare a tutti la possibilità di chiudere eventuali situazioni rimaste aperte.

Gli incontri intermedi sono stati dedicati a trattare ed elaborare gli argomenti che avevo programmato per perseguire le finalità stabilite nel progetto. Più precisamente il 2° incontro è stato dedicato a fornire informazioni sullo sviluppo affettivo e le posizioni esistenziali, argomenti che hanno creato il terreno per animate e stimolanti discussioni volte ad aprofondire l'autoconoscenza.

Nel corso del 3° incontro è continuata la discussione sull'affettività con l'introduzione di altri temi come le carezze, le emozioni, i sentimenti e l'ascolto, per stimolare l'empatia e l'auto ed etero-riconoscimento. Il 4° incontro è stato riservato all'Adolescenza (trasformazioni, crisi, ambiguità….) e alle transazioni sociali per definire l'identità sessuale e l'accettazione sociale.

Nel corso di ogni incontro (ad eccezione del 4°), prima di introdurre il discorso teorico e, allo scopo di raggiungere le finalità educative che mi ero prefissa, ho utilizzato alcuni esercizi da svolgere in gruppo. Ho privilegiato il lavoro di gruppo a quello di coppia (sicuramente più protettivo) perché ho ritenuto opportuno stimolare la partecipazione di tutta la classe e per facilitare la verbalizzazione di dubbi e curiosità che sicuramente nel lavoro di coppia sarebbe emerso con maggiore difficoltà.

 

1° Esercizio: Presentato al 1° incontro con la finalità educativa di identificare le conoscenze della classe in materia di sessualità affettività nonché per focalizzare degli argomenti di interesse generale. Ho chiesto alla classe di raggrupparsi in gruppi di 4/5 persone e di selezionare 10 aggettivi/parole per descrivere la sessualità. Al termine ho chiesto di selezionare tra questi 10 aggettivi, i 5 che secondo loro erano i più importanti. Successivamente ho fatto ridurre questa lista a 3 aggettivi. Alla fine, ogni gruppo ha scritto alla lavagna i 3 aggettivi selezionati e tutti insieme abbiamo fatto un'ulteriore selezione fino ad avere una lista di 5 aggettivi descrittivi della sessualità, ordinati in base all'importanza attribuitagli da tutta la classe. Questi aggettivi sono stati poi argomento di discussione e sono stati utilizzati per identificare le esigenze della classe e per definire gli obiettivi da raggiungere.

 

2° Esercizio: presentato al 2° incontro con la finalità educativa di fornire informazioni sulle posizioni sociali e psicologiche e di stimolare il processo di autoconoscenza. Dopo aver sollecitato la formazione di gruppi di 4-5 persone, ho chiesto ad ogni ragazzo di individuare il proprio motto di vita e di scriverlo su un foglio che doveva porsi sul petto, contemporaneamente doveva porsi un foglio bianco sulla schiena (Borri N., 1982). Ogni componente del piccolo gruppo doveva scrivere, sul foglio bianco posto sulla schiena dei propri compagni, quello che pensava e sentiva quando vedeva persone che si presentavano in quel modo.

Al termine dell'esercizio ognuno aveva a disposizione ben 4/5 descrizioni di sé che potevano corrispondere o meno a quella che si era data e che arricchivano la sua auto-immagine. Segue una discussione nel piccolo gruppo ed una nel gruppo allargato in cui ognuno era libero di comunicare quello che aveva capito di sé e degli altri.

 

3° Esercizio: Presentato al 3° incontro con la finalità educativa di far sperimentare ai ragazzi carezze positive e stimolare l'empatia e l'auto ed etero-riconoscimento. Ho chiesto di formare, ancora una volta, gruppi di 4/5 persone dando la consegna ad ogni ragazzo di: presentarsi agli altri componenti del gruppo dicendo tre cose di sé che aveva piacere di far conoscere, successivamente di comunicare ad ognuno una cosa che apprezzava di loro, infine di ascoltare quello che gli altri apprezzavano di lui. Ultimato il giro ognuno segna cosa ha provato nel momento dell'auto-presentazione, nel momento dell'apprezzamento altrui e nel momento dell'ascolto. Segue una discussione all'interno del piccolo gruppo e quella nel gruppo allargato. In questo come negli altri esercizi, ogni ragazzo è libero di decidere se esprimere o meno quello che ha capito di sé. Al termine dell'esercizio, informo il loro Adulto, della complessità dei sentimenti che tutti sperimentiamo e dell'importanza di accettarli ed esprimerli, utilizzando il sistema delle carezze per facilitare l'apprendimento.

 

4° Esercizio: Ho utilizzato questo esercizio nell'ultimo incontro allo scopo di far emergere le conoscenze dei ragazzi e gli apprendimenti raggiunti oltre che per stimolarli a trovare nuove e più creative definizioni. Ho diviso ancora una volta la classe in gruppi di 4/5 persone ed ho dato ad ogni gruppo delle parole stimolo (tipo: "Intimità", "Sentimento", "Emozione", "Amicizia", "Carezza", "Ascolto" ecc…) chiedendo ad ogni componente del piccolo gruppo di dare una definizione alla classe che descrivesse quella parola senza pronunciare la parola stessa. La classe doveva indovinare la parola stimolo solo dopo, che tutti i ragazzi del piccolo gruppo avevano espresso le loro definizioni.

 

Conclusioni

La scelta di utilizzare l'A.T. per svolgere il corso di "Educazione allo sviluppo affettivo e sessuale" si è dimostrata produttiva perché ha permesso di presentare, in forma più accettabile e stimolante per i ragazzi, degli spunti di riflessione tesi a stimolare l'autoconoscenza e l'autoaccettazione, in linea con quanto era stato contrattato con la scuola e con gli studenti.

Gli esercizi proposti sono stati accettati con entusiasmo dai ragazzi e sono stati svolti con partecipazione e coinvolgimento. Il lavoro in piccoli gruppi ha permesso di far emergere problematiche comuni anche molto profonde ed ha fornito loro uno spazio di ascolto senza richiedere un esplicito e diretto coinvolgimento personale.

I ragazzi hanno dimostrato apprezzamento per il corso ed hanno offerto il loro contributo partecipando attivamente e presentando svariati dubbi, domande e suggerimenti. E' stata molto interessante la risposta data da molti di loro ad una delle domande della scheda di verifica in cui chiedevo: " Ti è piaciuto come è stato organizzato il corso? Diversamente come vorresti modificarlo?"; molte delle loro risposte sono state: "Aumenterei il tempo da dedicargli"; "Lo inserirei come materia fondamentale"; "E' stato molto interessante"; "Ho chiarito molti miei dubbi ecc…".

Dal confronto tra le schede di attivazione e di verifica somministrate all'inizio ed alla fine del corso ho potuto rilevare dei cambiamenti nel modo di autopercepirsi dei ragazzi (dimostravano maggiore indulgenza nei confronti di quelli che consideravano propri difetti o limitazioni) e nell'attribuzione di responsabilità oltre ad una maggiore facilità di contatto con i loro bisogni e le loro sensibilità particolari. Erano meno focalizzati sui bisogni fisici (contatto fisico, rapporto sessuale) e dimostravano maggiore accettazione e facilità di espressione nei confronti di quelli emotivi (riconoscimento, protezione, appartenenza, amore). Ho potuto quindi rilevare un passaggio da una visione prettamente fisica del sesso (focalizzata sul piacere fisico) a quella più completa di comunicazione ed espressione affettiva che chiama in causa una dimensione più ampia e completa della sessualità: fisica e psicologica insieme.

 

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Questo articolo è stato già pubblicato a cura della Società Italiana di Metodologie Psicoterapeutiche e Analisi Transazionale (S.I.M.P.A.T.), sulla Rivista Italiana di Analisi Transazionale e Metodologie Psicoterapeutiche, anno XIX, n° 37, Dicembre 1999, pp: 66-73.

D.ssa Rita LORITO
Questo articolo ha partecipato al 1° Premio di divulgazione Scientifica "PSICONLINE.IT"

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