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L'infanzia annientata

on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 303 volte

L’abuso sui minori raccontato attraverso le immagini di un film d’Autore: “IL LADRO DI BAMBINI” di Gianni Amelio

Il titolo stesso è un paradosso: colui che viene accusato di avere “rubato i bambini” è in realtà l’unica persona che restituisce loro un po’ di quello che hanno perduto: la fiducia nella vita e negli altri, la possibilità di vivere i propri sentimenti, di affrontarli e di capirli.

La scena iniziale del film pone subito lo spettatore di fronte alla tragedia che si sta svolgendo in quella casa. Luciano, di nove anni, è seduto su una sedia, gli occhi tristi fissi davanti a sé: la madre, mentre rassetta la cucina, lo invita ad uscire allungandogli una banconota da mille lire affinchè non veda l’arrivo dell’uomo che “si intrattiene” con la sorella Rosetta di soli undici anni.
Ma Luciano è a conoscenza di ciò che succede e assiste impotente a quello scempio, finchè un bel giorno la Polizia irrompe in casa arrestando “il cliente” colto in flagrante, e la madre.

A questo punto, Luciano e Rosetta vengono affidati ad un giovanissimo Carabiniere, Antonio, che ha il compito di scortarli nel viaggio, che si rivelerà più lungo del previsto, dove troveranno accoglienza in un istituto per minori.
Antonio, sprovvisto di esperienza educativa e abbandonato anch’egli dal collega che avrebbe dovuto accompagnarlo, si trova a “dovere” più che a volere costruire una relazione con questi ragazzini difficili che portano addosso il peso di una enorme sofferenza, di un abuso subito direttamente da Rosetta, ma che non ha risparmiato nelle conseguenze anche Luciano.
A causa della sofferenza, che va ben oltre la normale fatica di crescere, i due fratelli non possono condurre una vita serena, non possono utilizzare le parti dell’Io deputate ad acquisire conoscenza e a rapportarsi con la realtà. Utilizzano meccanismi di difesa che non aiutano a crescere: pongono una barriera tra se stessi-buoni e gli altri-cattivi, negano la drammaticità della situazione facendo “finta di niente”.

Ma la verità viene a galla: i meccanismi di difesa non possono nascondere tutto e, nel paesaggio degradato che spesso fa da sfondo alle scene del film, Rosetta si identifica con un “barbone” seduto su un muretto fino a bere un sorso della sua birra. Luciano ha smesso di parlare agli adulti e soffre di una forma di asma di probabile origine psicosomatica.
Rosetta sembra impermeabile al succedersi degli eventi ed emotivamente poco coinvolta in fatti oggettivamente sconcertanti e scioccanti quali l’ abuso sessuale e l’allontanamento forzato dalla propria casa. In lei si notano quasi esclusivamente la preoccupazione di apparire pulita e in ordine; atteggiamenti per sedurre usati come modalità usuale di relazione con gli adulti.
Ma la richiesta insistente di acqua per bere e per lavarsi che la ragazzina rivolge ad Antonio si può interpretare come una duplice esigenza: da un lato l’ irriducibile bisogno d’ affetto, dall’ altro il desiderio impellente di purificarsi dal fango che le è stato gettato addosso.

Antonio, dal canto suo, si trova impreparato a far fronte efficacemente alle sue necessità, (queste non vengono esplicitate, non essendo chiare nemmeno per lei), perché è la prima volta, e non per scelta, che gli vengono delegate funzioni educative.
Come un genitore poco attento ai reali bisogni del bambino fornisce sempre la medesima risposta alle differenti esigenze (per es. offre sempre cibo ogni qualvolta il piccolo piange), così Antonio si preoccupa inizialmente solo di riempire un buco allo stomaco invece di placare una sete di pensieri e di emozioni (offre panini ad intervalli regolari anche se quella dei bambini non è fame di cibo).

Anche durante la sosta presso il ristorante della sorella, vengono servite bugie su piatti d’argento : la falsa connotazione dei ragazzini (Antonio li presenta come figli di un Maresciallo di Milano al ritorno da una visita al loro padre), l’abbigliamento nuovo di Rosetta (viene vestita da “brava bambina”per partecipare al pranzo in cui si festeggia la prima Comunione di alcune ragazzine), non servono a nascondere la loro vera identità. La scoperta della verità tramite un articolo di un giornale, manda in crisi questa facciata di normalità e costringe Antonio e i bambini a fuggire da lì.
“Quando si cerca di modificare la sofferenza o di sfuggirle assistiamo ad un proliferare di bugie, il veleno della mente, che faranno tutto il possibile per dimostrare che non è accaduto niente di importante, nulla che possa richiedere una ristrutturazione del nostro modo di considerare noi stessi e il nostro mondo”(1)

Questo brusco ritorno alla realtà, però, non porta solo conseguenze drammatiche, ma, disorganizzando il sistema precedente, può costituire un fenomeno di crescita . Antonio è costretto a pensare, a trovare una soluzione per sé e per i ragazzini cominciando a svolgere funzioni genitoriali e quindi emotive come quelle di infondere speranza e di generare amore. Solo in un clima di speranza e di amore, infatti, è possibile che le forze costruttive prevalgano su quelle distruttive, soprattutto nei momenti difficili, quando è più comodo lasciarsi andare al pessimismo e abbandonare il campo creando attorno a sé una sensazione di catastrofe.

Nell’albergo di Messina dove trascorrono la notte seguente le diffidenze si sciolgono un poco. Antonio smette i panni di chi rappresenta la mera autorità per sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda dei bambini (per la prima volta, portando la bottiglia d’acqua a Rosetta, Antonio dimostra di poter dare la giusta risposta ad un bisogno non esplicitato della bambina).
Rosetta può finalmente lasciarsi andare e piangere sulle proprie disgrazie in quanto riconosce in Antonio colui che è in grado, ora, di contenere questa sua sofferenza e di renderla più tollerabile. Anche Luciano getta la maschera di onnipotenza e il giorno seguente, al mare, confida ad Antonio di non saper nuotare e si affida, per imparare, alle abilità del Carabiniere.

L’occasionale conoscenza di due turiste francesi conduce il piccolo gruppo a trascorre alcune ore spensierate, ma un episodio di furto sventato da Antonio e conclusosi al distretto di Polizia, riporta i tre protagonisti alla cruda realtà e al proseguimento del loro viaggio verso l’Istituto di accoglienza. Si fermano per la notte nello spiazzo di una periferia degradata; all’alba, Rosetta e Luciano vanno a sedersi ai bordi di una strada mentre Antonio dorme. Due sono le possibilità : fuggire o affrontare il futuro che li aspetta.
E’ soltanto grazie alla tenerezza e alla dimostrazione di affetto di Antonio che i due fratelli possono attribuire un valore positivo alla vita e capire che vale la pena di battersi per essa, scegliendo di affrontare il futuro.

Quale potrà essere il futuro di Rosetta e Luciano? Forse non tutto è perduto: se questa fiammella di speranza verrà alimentata da figure che continueranno a svolgere positivi ruoli educativi, ci sarà la possibilità di consolidare la fiducia in se stessi e nel mondo.
Certo è che “la ferita dei non amati” (2) non si rimargina tanto facilmente e anche se non tutto è perduto, non tutto potrà essere recuperato.


Per una ottimale comprensione del lavoro si consiglia la visione del film, disponibile in videocassetta


(1) Meltzer, Harris, 1986, pag. 67 torna su
(2) Schellenbaum P., 1991, pag 118 torna su

 

Bibliografia approfondita

  • Ammaniti M., Matassi R., Salmé G., Tolino G., "Il bambino maltrattato", Il Pensiero Scientifico, 1981
  • Bion W. R., "Apprendere dall’esperienza", Armando, 1972
  • Meltzer D., Harris M.," Il ruolo educativo della famiglia", Centro Scientifico Torinese, 1986
  • Schellenbaum P., "La ferita dei non amati", Red Edizioni, 1991

 

Dott.ssa Monica Zoni – Psicologa dello sviluppo

 

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