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STRANIERO A CHI? La costruzione dell’identità quando l’adolescenza incontra la migrazione

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La visione della quarta stagione di SKAM Italia offre lo spunto per approfondire la tematica della costruzione identitaria negli adolescenti stranieri.

di Federica D’Avanzo

La costruzione dell'identità quando l'adolescenza incontra la migrazione

(ATTENZIONE: contiene spoiler) SKAM Italia è il remake della webserie norvegese, di cui tiene il titolo. La parola skam è traducibile in italiano con vergogna. Già questa scelta fa intravedere quanto questa serie apra una finestra interessante sul mondo degli adolescenti. Nel passaggio da un’adolescenza incentrata sul mito di Edipo a quello di Narciso, il tema della vergogna riveste infatti un ruolo centrale nelle fragilità degli adolescenti di oggi.

SKAM Italia racconta di diversi temi legati al periodo evolutivo, focalizzando l’attenzione su un personaggio differente in ogni stagione.  Il punto di vista e le evoluzioni del mondo interno del protagonista si intrecciano alle vicende della vita scolastica e privata del gruppo di amici.

La quarta stagione racconta di Sana, una ragazza italiana e musulmana alle prese con le tematiche tipiche del periodo dell’adolescenza. La vicenda si colloca sul finire della quinta liceo, l’anno che vede il termine del ciclo scolastico iniziato da bambini e che sollecita i ragazzi sulle questioni evolutive legate all’ingresso nel mondo degli adulti.

Sana, così come suoi coetanei, è alle prese con i compiti evolutivi specifici dell’adolescenza (costruzione dell’identità con separazione ed individuazione dalla famiglia di origine e nascita sociale, definizione di un sistema di valori autonomo e mentalizzazione del corpo sessuato) e in vari passaggi, con estrema delicatezza, il racconto si sofferma su di essi. Attraverso lo scorrere delle puntate emerge chiaro il tema dell’integrazione e della costruzione identitaria, nella sua dimensione personale, familiare e sociale. L’identità, concepita come la costruzione di un concetto stabile di sé, ha radici non solo intrapsichiche, ma anche relazionali.

Scabini e Cigoli (2000)[i] teorizzano l’adolescenza come “un’impresa evolutiva congiunta di genitori e figli, un’impresa che l’adolescente non vive in solitudine ma, nella e con la sua famiglia, e che impone compiti di sviluppo specifici, vuoi sul piano personale – per esempio la costruzione di un’identità adulta – vuoi sul piano familiare – per esempio la regolazione delle distanze nonché una rinegoziazione delle relazioni intergenerazionali”. La costruzione dell’identità è quindi fortemente permeata di intrecci tra vicende personali, familiari ed è modellata dalle richieste e dai valori della società in cui siamo immersi.

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Il passaggio all’età adulta comporta una messa in discussione dei legami familiari e dei valori affettivi dell’infanzia, in favore della costruzione autentica della propria identità. Il tema migratorio rende ancora più visibile ciò che avviene a livello intrapsichico e interpsichico durante l’adolescenza. Infatti quella “terra di mezzo” tra due culture richiama alla “terra di mezzo” in cui deve sostare ogni adolescente quando, per portare avanti un adeguato processo di soggettivazione, deve reinventare in maniera personale i mandati legati alla storia familiare e, al contempo, cercare nuove identificazioni che siano a sostegno dello sviluppo identitario, fuori dalla famiglia, nel gruppo dei pari e nella relazione con altre figure di riferimento adulte. Questa dimensione intersoggettiva è uno spazio transizionale in cui poter realizzare nuove simbolizzazioni, che poteranno alla costruzione identitaria e a un senso integro di Sé.

Sana si ritrova, come i suoi coetanei, in quella terra di mezzo, ma oltre a doversi districare tra i mandati famigliari e la scoperta di sé, vive e sperimenta la quotidiana rinegoziazione tra le due culture, che propongono ideali e valori differenti, a volte anche in antitesi. Nella narrazione compaiono oscillazioni e sofferenze legate alla doppia appartenenza sia culturale che di inclusione al sistema famigliare e al gruppo di coetanei. Famiglia e amici sono due poli di riferimento irrinunciabili per ogni adolescente, ma nel caso di ragazzi di origine straniera è ancora più marcata e faticosa la quotidiana negoziazione dei valori delle culture di riferimento, che possono intrecciarsi ma anche contrapporsi. L’unicità individuale è il cardine dell’identità e nella trama degli episodi emerge chiaramente come ogni personaggio, così come ogni persona, porti avanti questo processo di costruzione in modi differenti e soggettivi. Sana non è quindi immagine unica di integrazione, così come ogni adolescente rappresentato nella letteratura o filmografia non assume in sé la pretesa di assolvere all’interpretazione dell’adolescenza. Nella narrazione prendono voce anche punti di vista differenti: ad esempio le amiche musulmane di Sana che rimangono chiuse all’interno della comunità religiosa o Malik che si allontana dalla religione non definendosi più musulmano.

Nel susseguirsi degli episodi emerge chiara la tensione legata al conflitto e alla rinegoziazione costante tra i mondi di appartenenza di Sana, in una prospettiva non statica ma in divenire. All’inizio prevale la frammentazione tra le appartenenze che la ragazza tiene separate, per un profondo timore legato al giudizio e per la paura che non possano trovare un’integrazione accettata e riconosciuta. Per l’organizzazione delle vacanze estive, il gruppo delle amiche strette si apre ad altre ragazze e durante la cena organizzativa, che si svolge a casa di Sana, la paura legata al giudizio e alla non accettazione per i limiti imposti dal credo personale, in quel caso relativi all’assunzione di alcolici, mettono la ragazza nella condizione di non imporre un limite rispetto all’ingresso di birre in casa. La situazione viene risolta dall’intervento del fratello, complice di Sana, ma nella risistemazione degli ambienti viene dimenticata una bottiglia sul balcone dietro le piante. Il ritrovamento spetta ad una delle amiche più conservatrici e la reazione di Sana racconta proprio la frammentazione vissuta dalla ragazza, che la porta a non potersi sentire accolta e riconosciuta da nessun gruppo di appartenenza.  

Il culmine della tensione si manifesta quando Sana finisce per sottrarsi a tutte le relazioni, con la percezione di non aver alcun amico. Il confronto con Martino offre a Sana una rassicurazione affettiva legata alla possibilità di poter essere accolta nelle sue scelte, anche se discordanti o diverse da quelle più comuni, ma la possibilità di esserlo solo a fronte di un dialogo aperto, in cui gli altri sono messi realmente nella condizione di poter conoscere. Il monito di Martino, protagonista della stagione che affronta il tema dell’omosessualità, è “dobbiamo dare risposte intelligenti alle loro domande stupide”. Altrimenti prevalgono spiegazioni frutto di schemi di pensiero che difficilmente possono corrispondere al vero significato relativo alle scelte personali. Come ad esempio nel caso del velo, per altri simbolo di sottomissione ma per lei espressione di una sua scelta autonoma e femminista.

La complessità della condizione degli adolescenti di seconda generazione non è data solo dai conflitti tra le culture, ma è anche legata alle problematiche relative all’essere parte di una minoranza etnica. Sana parla del dolore del sentirsi oggetto di pregiudizi (viene toccato anche il tema del cyberbullismo) e la fatica di dover sempre essere più brava degli altri e impeccabile, in quanto in una posizione di inferiorità percepita rispetto alla cultura dominante. Questo tema in adolescenza apre anche alla riflessione sui significati affettivi connessi allo studio e all’apprendimento. Pur essendo italiana e sentendosi tale, Sana, essendo stata oggetto di proiezioni negative fondate su rappresentazioni stereotipate e giudicanti, vive il timore di esserlo anche in futuro. Nel caso della protagonista, questo aspetto determina un iperinvestimento delle capacità e dello studio, esponendola ad un alto livello di stress prestazionale. Come il padre, Sana vuole infatti diventare medico e partecipa al test di ingresso per entrare nella facoltà di medicina. In tanti altri casi, invece, questa situazione può provocare un disinvestimento nello studio, sentendo l’impossibilità di un reale inserimento nella società in ruoli di prestigio e l’assunzione di condotte devianti o al limite, sfociando anche in fenomeni di dispersione scolastica.

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Le vicende narrate toccano anche il tema dell’amore, nel continuo dibattimento della protagonista tra i valori etici e religiosi e le forti sensazioni che la turbano, al punto da perdere lucidità e correttezza nei confronti dell’amica, temuta rivale. Oltre ai turbamenti tipici dell’età, in cui si animano le sperimentazioni legate al sé nascente, esso può non trovare legittimazione nelle comunità di appartenenza. Se per Sana si apre uno spazio di sperimentazione relazionale, legittimato dalla complicità con il fratello, le amiche e dal racconto della madre, in altre situazioni l’impossibilità di riconoscimento ed accettazione della coppia porta la stessa alla clandestinità e alla sofferenza legata all’inammissibilità di fantasie connesse alla dimensione futura.

Il finale offre infine un messaggio importante: è possibile l’integrazione delle parti del Sé, simbolo di appartenenze diverse sia culturali sia di polo (famiglia, coetanei), ed accedere alla costruzione di un’identità integra, ponte tra mondi differenti. La famiglia di Sana decide di festeggiare sul proprio terrazzo l’Eid, la festa per la fine del Ramadan, e la ragazza invita non solo le amiche della comunità musulmana, ma anche gli amici della scuola. Questo movimento è simbolo dell’avvio del processo di integrazione identitaria e nel concreto mostra la possibilità di creare un ponte integrativo tra le diverse culture e le generazioni. Così le ragazze scoprono di avere in comune la passione del Karaoke e nella narrazione si aprono ricongiungimenti e intrecci tra tutti i partecipanti.

La quarta stagione offre quindi uno sguardo privilegiato sull’adolescenza e sull’incrocio di questa fase di vita con il tema migratorio. Con grande competenza e adeguatezza, la serie diviene finestra sul mondo dei ragazzi e stimolo di pensiero su che cosa voglia dire essere oggi adolescenti. Non mi resta che consigliarne la visione!

 

Note

[i] Scabini Cigoli (2000) Il famigliare, legami simboli e tradizione, ed Raffaello Cortina

 

(articolo a cura della Dottoressa Fedrica D'Avanzo, psicologa e psicoterapeuta)

 

 

 

 


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Tags: adolescenza

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