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Un contributo alla comprensione del minore diabetico

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L’esperienza passata di anni di lavoro con i minori diabetici, mi induce a dare codesto contributo, frutto di alcune riflessioni intorno alle loro dinamiche affettive e relazionali.

di Orsolina Stramare

Un contributo alla comprensione del minore diabetico

Il diabete

Il diabete è una malattia caratterizzata da un aumento patologico del glucosio nel sangue (iperglicemia). Quando la glicemia raggiunge valori elevati, compare il glucosio nelle urine (glicosuria).

La regolazione del glucosio nel sangue è dovuta ad un ormone, l’insulina, che permette il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, quindi la sua utilizzazione come fonte energetica.

Esistono due forme distinte di Diabete: il diabete dell’adulto e il diabete giovanile.

Il diabete insulino–dipendente o giovanile è caratterizzato dalla necessità di somministrazione quotidiana di insulina, da controlli del glucosio nelle urine e controlli glicemici per poter adeguare correttamente le dosi di insulina.

Accanto a questo, il paziente deve mantenere una dieta equilibrata e regolare per permettere che l’insulina possa agire in maniera adeguata. Inoltre deve venire stimolato ad un’attività fisica costante che, normalmente, migliora il controllo metabolico.

Il medico diabetologo oltre al ruolo di curare, assume anche quello di educare il paziente ad una condotta adeguata per ridurre la sintomatologia.

Tuttavia una buona capacità di autocontrollo richiede anche una consapevolezza ed una discreta accettazione della malattia, ancorché la capacità di modulare gli aspetti comportamentali ed emotivi. Il minore diabetico deve, in altri termini, poter acquisire aspetti cognitivi e motivazionali che gli consentano di organizzare il rapporto con sé stesso e con gli altri nel contesto della sua condizione diabetica.

Del resto l’attuazione dei regimi terapeuti, il più delle volte, contrasta con abitudini acquisite di vita precedente, di ritmi e di modi familiari e sociali; per di più l’adeguamento alla realtà di malattia è influenzato anche da problematiche emotive familiari. E’, infatti, innegabile come la malattia diabetica sconvolga profondamente gli equilibri all’interno del nucleo familiare, sia nella fase di riconoscimento della malattia, sia nella fase di presa di coscienza dei ritmi di controllo e delle modalità di trattamento, in quanto la famiglia deve adattarsi a questa situazione.

La gestione del diabete quindi, al di là del controllo clinico dell’equilibrio metabolico, include altri fattori legati alla malattia stessa e alla posizione particolare, centrale del minore nell’ambito familiare.

Nonostante si tenda a sottolineare la “normalità” del ragazzo diabetico, sono rilevabili alcune problematiche, del resto già evidenziate da vari studiosi.

Secondo alcuni Autori (Manciaux, Bleger, Charles, Herta, R. Rubin, solo per citarne alcuni) la situazione particolare socio-familiare nella quale vive il minore diabetico potrebbe determinare una personalità con alcune fragilità: tratti emotivi eccessivi, sfiducia in se stessi, bisogno di protezione e dipendenza prolungata nei confronti di uno o entrambi i genitori.

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Bleger sostiene che l’ansia è presente nella maggior parte dei giovani diabetici, ansia accompagnata da una inquietudine conscia per il proprio avvenire. Egli fa notare che un atteggiamento non adeguato dell’ambiente familiare potrebbe aggravare la situazione psichica: individua nell’iperprotezione e nell’iperindulgenza, oppure nella rigidità o nella eccessiva scrupolosità gli errori più frequenti dei genitori. (Bleger G.: Le développement mental et psyco-affectif et l’E.E.G. du jeune diabètique, pag. 294- 317)

Manciaux studiando l’atteggiamento dei genitori di 95 soggetti, coglie in 50 casi, cioè nel 53%, l’esistenza di un atteggiamento inadeguato sia verso l’ammalato che verso la malattia; nota altresì una correlazione tra tale atteggiamento e frequenti ricoveri in ospedale. Egli rileva che i ragazzi diabetici presentano in generale, una forte emotività, un turbamento sovente sproporzionato alle cause che lo determinano, una fragilità emotiva che si traduce in un grande bisogno di protezione, una mancanza di fiducia in sé stessi ed infine una prolungata dipendenza nei confronti di uno o di entrambi i genitori. ( Manciaux M., Sardin A. M., Hennion E.: Aspects psychologiques du diabète enfantin, pag.736-747)

Herta Corradin Erle, Giuseppe Erle si soffermano sui tratti di labilità emotiva, sui sentimenti d’ansia e di dipendenza genitoriale. (Herta Corradin Erle, Giuseppe Erle: Educazione sanitaria con il diabetico, pag.76-80)

Constatano che le ragazze possono vivere uno stato depressivo accresciuto da una visione sbagliata del proprio corpo; il maschio, invece, un sentimento di inferiorità sul piano della attività fisica ((Herta Corradin Erle, Giuseppe Erle: Educazione sanitaria con il diabetico, pag. 86)

Riflessioni cliniche

La reazione del minore alla malattia diabetica dipende (in base alla mia esperienza clinica) sia dall’atteggiamento genitoriale e dal contesto familiare, sia dalla storia della malattia stessa.

Infatti, se il diabete sorge nella prima infanzia, il bambino cresce con esso, impara a “convivere” più facilmente con la propria malattia, non manifesta particolare ribellione o dissimulazione, se non forme di egocentrismo un po’ accentuate, come già rilevate da Erle (Educazione sanitaria con il diabetico, pag. 85). Pare quasi che egli abbia del diabete una coscienza imprecisa; anzi, talora una vita scandita da controlli, dosaggi, terapie fa sembrare il minore più maturo dei coetanei, più flessibile alle regole familiari e più “adattato” alla vita scolastica.

E’ in fase adolescenziale che talora questo equilibrio si rompe, si riscontrano ansia e sofferenza psichica, quasi assenti nelle età precedenti. La graduale acquisizione dell’indipendenza da parte del giovane si scontra spesso con il desiderio dei genitori di continuare a “ gestire” la malattia del loro figlio: il ragazzo tende a trasgredire alle regole proposte nonostante esse vengano ribadite nel loro significato informativo ed educativo, assume un atteggiamento di sfida verso la propria malattia ; egli inizia a non stare più attento alle dosi di insulina, non rispetta più le restrizioni alimentari, comincia a ridurre il controllo del glucosio, trasgredisce le regole proposte ,mette in atto un meccanismo di ribellione

 Questa opposizione sottende la sensazione (e/o il desiderio) di “dominare” il diabete, è una forma momentanea di “onnipotenza” in relazione alle proprie capacità di combattere e risolvere la malattia. Questi aspetti determinano irregolarità del controllo della glicemia, della terapia iniettiva e della dieta.

I rifiuti di seguire le regole alimentari o di effettuare gli esami di controllo, rappresentano uno sforzo per controllare il proprio destino e riflettono il desiderio di sperimentazione, di ribellione, d’indipendenza che sono parte necessaria, fondamentale dello sviluppo dell’adolescente nel suo intento di definire la propria identità. Si può ipotizzare che egli utilizzi a livello inconscio un meccanismo di difesa arcaico, la negazione che lo porta proprio ad una forma momentanea di onnipotenza. Essa, il più delle volte, si attenua spontaneamente e con lei le forme di ribellione e di sfida perché il ragazzo si rende ben conto che il suo stato di salute sta peggiorando, chiede quindi l’aiuto del medico e ritorna  ai controlli.

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Un’altra criticità, tuttavia, compare in fase adolescenziale quando il corpo diviene un punto importante di riferimento e qualsiasi modificazione di esso dà origine a profonde risonanze psicologiche: il giovane diabetico può entrare in una fase di svalutazione di sé, come se a livello inconscio si realizzasse una identificazione con il proprio corpo, un corpo malato; si traduce spesso con difficoltà di rappresentarsi nel futuro, non senza sensi di colpa e di inadeguatezza. Questa problematica che si accompagna il più delle volte a sentimenti di dolorosa solitudine richiede, però, un maggior appoggio psicologico e medico; bisogna, in altri termini, creare una alleanza terapeutica tra il team medico e l’ambiente familiare in cui vive il minore, in modo da intervenire in maniera adeguata anche su aspetti esistenziali ed emozionali specifici, peculiari utilizzando se necessario un sostegno psicoterapico.

Più volte, durante i miei interventi di sostegno psicologico con gli adolescenti diabetici, ho ripensato al prigioniero n.119.104 (Frankl V. E.: Uno psicologo nei Lager). Esiste infatti nel diabete questa posizione di incapacità da parte del paziente di uscire in maniera definitiva dalla propria malattia: egli in effetti può essere combattuto tra fantasie di fuga e vissuti di tipo depressivo.

Lo stress, le alterazioni delle caratteristiche familiari, gli effetti sull’autostima, sembrano essere, pertanto, le principali complicazioni correlate con i fattori psicologici e familiari nell’adolescente diabetico.

Le conseguenze di questi fattori e il relativo scarso equilibrio metabolico influenzano a breve termine, la qualità di vita dei ragazzi; a lungo termine sono correlate con maggior frequenza di complicanze croniche.

Nell’ambito dell’intervento globale sulla malattia diabetica assume quindi, in fase adolescenziale più che nelle fasi evolutive precedenti, un posto di rilievo  la valutazione medico - psicologica per instaurare un sostegno psicoterapico che aiuti il giovane nella conoscenza di sé, ad accordare ciò che si è, ciò che si appare e ciò che si vorrebbe essere, ad armonizzare tra desiderio e limite, che lo affianchi nel dare un senso alla sofferenza e infine che lo conduca a riscoprire la propria corporeità in un insieme armonico, sciolto  migliorando così il suo rapporto con il mondo.

 

Note Bibliografiche

  • American Diabetes Association (B.J. Anderson, R. R. Rubin, C. Cardone): Psicologia pratica per diabetologi – Tecniche comportamentali efficaci, Il Poligrafo casa editrice, Padova, 2004
  • Bleger G.: Le développement mental et psyco-affectif et l’E.E.G. du jeune diabètique ; Rev. Le Diabète – ottobre 1963 – n.7 pag. 294-317
  • Coleman J. C.: The nature of adolescence; Methuen, London 1980, trad. it. La natura dell’adolescenza, IL mulino, Bologna 1983.
  • Corradin Erle H.: Il vissuto dell’adolescente diabetico; Atti del III workshop G.I.S.E.D. Vicenza 1983.
  • Corradin Erle H., Erle G.: Educazione sanitaria con il diabetico, Piovesan editore, Abano Terme (PD) 1986.
  • Dal Molin N.: La problematica adolescenziale e la condizione diabetica, Atti del III workshop G.I. S.E.D. Vicenza 1983
  • Frankl V. E.: Uno psicologo nei Lager, Edizioni Ares, Milano 1991
  • Gius E.: Compassione, EDB Editore, Bologna 2019
  • Luther B., Travis M. D.: Il diabete mellito giovanile, a cura dell’Associazione per l’aiuto ai giovani diabetici, Milano 1977
  • Manciaux M., Sardin A. M., Hennion E., Aspects psychologiques du diabète enfantin, Rev. Neuropsichiatr. Infant., 1967, cap. 15, pag. da 736 a 747.
  • Stramare O., Vergerio A.: Terapia di famiglia nel ragazzo diabetico, Riv. Diabete oggi e domani, Editrice Boehringer Mannheim It. MI, novembre 1994
  • Stramare O.: Il senso del dolore: Rivista Psyche nuova, Edizioni CISSPAT  Padova 2014

 

Dottoressa Orsolina Stramare, Psicologa e Psicoterapeuta

 

 

 


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