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Col SENnO di poi. Intervista a Patrizia Morelli

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on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 1341 volte

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Edizioni Psiconline ha appena pubblicato, nella sua Collana A TU PER TU, il libro "Col SENnO di poi", scritto da Patrizia Morelli, diario della sua battaglia con il tumore al seno.

patrizia morelli, autrice di COL SENnO DI POIL'esperienza di un tumore al seno è una delle più coinvolgenti e disturbanti che una donna possa provare.

Innazitutto per la malattia in se e con le implicazioni negative che si porta dietro ancora oggi e poi perché viene colpita una parte del proprio corpo fortemente simbolica e fonte di investimenti, più o meno consci, simbolici e significativi.

Patrizia Morelli, medico e contemporaneamente paziente oncologica, ha voluto far conoscere a tutti la sua esperienza personale con la speranza che il suo vissuto possa essere di aiuto a tutte quelle donne che potrebbero trovarsi ad affronatare la medesima situazione.

Patrizia Morelli parla delle sue paure, delle sue sconfitte e delle sue piccole e grandi vittorie quotidiane e nel libro dà suggerimenti e consigli sia ai suoi colleghi medici che alle pazienti, compresi i parenti e glii amici. Per saperne di più ed aprrofondire un argomento così importante, abbiamo intervistato direttamente l'autrice che volentieri ha risposto alle nostre domande.

Psiconline
Quando e perché ha deciso di condividere con i lettori la sua esperienza di malattia e di guarigione? A chi è rivolto il libro?

Patrizia Morelli
Durante il periodo di malattia ho ritenuto importante per me e non solo per me condividere la mia esperienza di medico-paziente.
Il libro è rivolto a: Pazienti. Alla rete degli affetti di ogni Paziente (famigliari, parenti, amici, colleghi, conoscenti) che in genere viene messa a sua volta alla prova durante la malattia. Ai Colleghi Medici che ogni giorno si trovano a leggere la paura della morte negli occhi del paziente di fronte a loro. Al mondo sanitario-amministrativo che viene ogni giorno a contatto con la malattia. A coloro che, pur non vivendo né per professione né personalmente la malattia, vogliono saperne qualcosa di più in toni reali, positivi e senza vittimismi.

Momento in cui ha scoperto il tumore

Scoperto sotto la doccia. All’inizio rabbia perchè a 46 anni è un po’ presto…, rabbia; poi disperazione, perché da medico ne ho compreso subito la gravità. Poi la difficoltà di dirlo ai miei cari cercando di non disperarmi davanti a loro. Ancora mi emoziona il ricordo di quando l’ho dovuto dire a ognuno di loro…
E dopo la confusione, la rabbia, la disperazione lucidamente mi sono detta prima di tutte le indagini: se ci sono metastasi diffuse, accetto la malattia e vivo serenamente senza accanimento terapeutico su me stessa i mesi che avrò.

In che modo cambia il rapporto medico-paziente quando il paziente è proprio un medico?

Dal momento in cui sotto la doccia mi sono autodiagnosticata il tumore, la condizione posta a me stessa e che mi sono via via ripetuta nel corso dell'iter diagnostico-terapeutico è che quando un medico diventa paziente come è accaduto a me "deve" fare il paziente. Fidandosi e affidandosi ai Colleghi che lo seguiranno.
L'essere consapevoli del proprio "essere paziente" e dedicarsi "solo" al già di per sé impegnativo ruolo di paziente è il modo in cui la squadra Clinico-Paziente raggiunge a mio avviso i migliori risultati. Anche quando il paziente è un medico.

Come è cambiata Patrizia Morelli dalla comunicazione della diagnosi ad oggi?

La persona che si ammala - mi riferisco alla persona adulta perchè nel caso di un bambino/adolescente le considerazioni sono differenti - ha in sé ormai forgiata la propria personalità che, contrariamente a quanto molte volte si dice, a mio avviso non cambia con la malattia. Ciò che cambia è l'atteggiamento nell'affrontare le nuove difficoltà non solo di salute ma in generale quelle che si incontreranno "dopo" così come cambiano i rapporti con gli altri dove si impara a ascoltare e a osservare di più l'altro dopo aver imparato a ascoltare e osservare di più se stesso.

Come dovrebbe essere la comunicazione con il paziente affetto da tumore e come è realmente?

La squadra Medico-Paziente funziona a mio avviso tanto più quando i bisogni e le necessità di entrambi vengono tenuti in considerazione. L'informazione va, quindi, regolata caso per caso: per esempio, chi non vuole conoscere molto della sua malattia va rispettato e preservato; chi vuol sapere ogni cosa, altrettanto.
Il calarsi nella situazione personale di quel paziente è la grande scommessa che il Medico si gioca in questi tempi in cui abbiamo raggiunto sul piano scientifico molte più conoscenze.
Il lettore troverà più punti nel libro in cui tratto di questo aspetto.

C’è un elemento particolarmente importante, positivo derivato dalla malattia?

Col senno di poiL’aver preso parte a una ricerca clinica, l’aver contribuito - questa volta come paziente e non come Ricercatrice - ad approfondire le conoscenze sulla malattia e su un nuovo farmaco per me e per le donne di tutto il mondo del presente e del futuro. Senza dimenticare che il beneficio non è mai solo della paziente ma anche di tutta la rete di amicizie e affetti intorno a lei.

Adesso, dopo aver vissuto personalmente l'esperienza della malattia, analizzando tutto il percorso di cure e successivamente di guarigione cosa non farebbe più, cosa cambierebbe?

Non viaggio di rimorsi, di rimpianti; sono fatta così. Penso che non cambierei nulla.

Quali consigli darebbe a chi in questo momento sta vivendo l'esperienza del tumore e delle cure necessarie?

Di credere con serenità e fiducia nella Medicina e ai suoi balzi poderosi in avanti dal millennio/secolo scorso, in cui molti di noi sono nati, ad oggi. Di affidarsi a quei tanti Centri di Cura che con competenza e serietà sono specificatamente dedicati ogni giorno a fare un passo in avanti nel cammino della conoscenza su questo tipo di malattia.

Quale messaggio vuole dare ai lettori?

Sono una persona riservata per formazione e carattere. Lo scrivere un libro su questa parte della mia vita, lo svelarmi non è stato facile.
Una parte della vita così personale che al tempo stesso, però, ho ritenuto importante e corretto come paziente e come medico condividere.

Ora come sta?

Bene. Non aggiungo altro perché il messaggio è questo: si può tornare a stare bene!

Progetti?

Tanti in questa nuova vita …col SENnO di poi.

 

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Tags: tumore seno

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