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Il Codice Deontologico. Le fondamenta del nostro operare

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Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani è la base fondante della nostra professione. Psiconline ha intervistato Catello Parmentola, uno degli estensori del Codice, per scoprirne a fondo i segreti e le indicazioni concrete per la nostra pratica quotidiana.

catello parmentola codice deontologico psicologi italianiCATELLO PARMENTOLA, nato a Scafati (SA) nel 1955 è Psicologo, Psicoterapeuta ed opera presso l’ASL di Salerno. In tale ambito, ha contribuito allo sviluppo della professione, ‘aprendo’ agli psicologi settori nuovi come le Tossicodipendenze, la Diabetologia e l’Hospice. È stato ricercatore presso l’Istituto Superiore della Sanità ed si è formato alla Bocconi di Milano in management sanitario.

Inoltre, è stato vicepresidente dell’Ordine Psicologi della Regione Campania e componente della Commissione Deontologia dell’Ordine Nazionale che estese il primo Codice Deontologico degli psicologi italiani. Attualmente è membro della Commissione Giuridica Istituzionale del Consiglio Nazionale dell’Ordine. A tale impegno istituzionale ha dedicato volumi quali IL SOGGETTO PSICOLOGO E L’OGGETTO DELLA PSICOLOGIA nel Codice Deontologico degli Psicologi italiani, Giuffré Editore, 2000; PRENDERSI CURA - il soggetto psicologo e il senso dell’Altro tra clinica e sentimento, Giuffrè Editore, 2003; LA DEONTOLOGIA DEGLI PSICOLOGI - le conoscenze indispensabili all’esercizio professionale, edito -in prima edizione- dall’Ordine Psicologi Regione Campania, 2013.

Ha collaborato a molte riviste scientifiche ed a molte opere collettive. Dal 1997 dirige la Collana di Scientifica della Plectica Editrice.

Chi meglio di lui, quindi, è in grado di approfondire insieme a noi le basi fondanti del nostro lavoro quotidiano e consentire a chi si avvicina per la prima volta alla professione di comprendere pienamente il valore di un documento così importante come il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani?

Qual'è la differenza tra l'etica e la deontologia?

L’ETICA è quella parte della filosofia che studia la morale, cioè costumi e comportamenti, cercando di comprendere e definire i criteri in base ai quali è possibile valutare scelte e condotte degli individui e dei gruppi.
La DEONTOLOGIA, invece, è l’insieme di principi, regole e consuetudini che ogni gruppo professionale si dà e deve osservare, nell’esercizio della sua professione.

A cosa serve e a cosa si ispira il Codice Deontologico?

Il CODICE DEONTOLOGICO è lo strumento, scritto e reso pubblico, che stabilisce e definisce le concrete regole di condotta che devono necessariamente essere rispettate nell’esercizio di una specifica attività professionale.
Un tale strumento di autoregolamentazione deve avere come riferimento una morale soggettiva, incardinata con un ‘dover essere’ inteso come insieme di doveri professionali ed un ancoraggio al sistema di valori e di norme del contesto sociale, anche per evitare slittamenti corporativi.
Il Codice Deontologico definisce in ambito sociale l’etica della relazione.
Se l’etica è la filosofia dell’azione volontaria del soggetto, il Codice Deontologico la va a definire all’interno della relazione professionale.

Da cosa è scaturita la necessità di dover definire le regole ed i comportamenti inerenti alla professione dello Psicologo?

Intanto, dotarsi di un Codice Deontologico era un obbligo normativo previsto dalla Legge istitutiva 56/89.
Senza un Codice deontologico e senza una Cassa previdenziale, non può esserci una professione riconosciuta.
La delicatezza e la complessità della professione di psicologo rendono ancora più indispensabile una vigilanza deontologica sui suoi modi di esercizio.

Il codice deontologico è vincolante. Cosa succede se uno psicologo non lo rispetta?

La deontologia è a tutti gli effetti nella psicologia giuridica e il Codice deontologico è a tutti gli effetti un articolato giuridico formale vincolante per tutti gli iscritti.
Le sanzioni previste per le violazioni del Codice sono quelle indicate nella L. 56/89: avvertimento, censura, sospensione temporanea, radiazione.

Quali sono i limiti del Segreto Professionale ossia quando si rende necessaria la sua sospensione?

Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione.
Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale.
Negli altri casi valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto o di terzi.

Quali sono le possibili responsabilità penali dello psicologo e dello psicoterapeuta?

Quelle di ogni altro cittadino che commette dei reati penali.
Tutte gli ordinari esercizi professionali possono essere conformi o difformi, costituendo violazioni deontologiche o arrivando ad avere dei profili penali.

Se un professionista dovesse trasgredire alle norme del codice, quali sono le sanzioni a cui andrebbe incontro? Come si sono pensate e quanto sono rigide nei confrontti dello psicologo.

Le sanzioni sono quelle ‘classiche’, già indicate in una precedente risposta.
Come già detto, non c’è stato bisogno di pensarle in quanto erano già normativamente previste dalla Legge 56/89.

Sempre più spesso oggi la relazione tra il cliente e lo psicologo/psicoterapeura è mediata da strumenti come il cellulare, i social media come WhatsApp e Messanger o le email. Rispetto alle terapie online, per esempio, il C. D. è adeguato o ci potrebbero essere aspetti da rivedere o aggiungere?

Quando abbiamo scritto il Codice, non c’era ancora una forma on line della nostra professione.
Quando ha cominciato ad essere esercitata, ho scritto personalmente, su mandato dell’Osservatorio deontologico del Consiglio nazionale dell’Ordine, le prime Linee Guida a riguardo, nelle more che ci fossero degli adeguamenti all’interno del Codice.
Negli anni successivi, tali adeguamenti sono stati apportati al Codice ed inoltre ci sono state anche delle nuove, validissime Linee Guida per l’esercizio professionale on line.
Quindi lo psicologo contemporaneo può ritenersi attrezzato ad un appropriato svolgimento di tale esercizio.

Quanto il C. D. tutela i professionisti da chi invece fa abuso della professione?- ("L'importanza dell'Articolo 19 (rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza) e l'abuso della professione")

Il Codice tutela da esercizi abusivi della professione psicologica ma scrivere norme, anche perfette, può essere relativamente facile.
Una severa e deterrente applicazione invece dipende da tanti altri fattori e convoca la responsabilità e la vigilanza di tutta la comunità professionale.

Come deve comportarsi lo Psicologo in riferimento all'Articolo 13 del Codice Deontologico?- "Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi."

Con riferimento all’art. 13, come con riferimento a tutti gli altri articoli, lo psicologo deve comportarti come indicato nel testo, come ‘prescrive’ il Codice.
Ma se la domanda fa invece riferimento alle misure interpretative e applicative, allora convoca inevitabilmente anche delle capacità ‘soggettive’ riguardo alla valutazione dello stretto ‘necessario’, alla valutazione della ‘necessità’ di deroga totale o parziale alla propria riservatezza, alla valutazione dell’eventuale ‘gravità’ dei pericoli che si prospettano.
Tali capacità vanno ‘formate’, in parte con l’esperienza, in un processo di progressiva maturazione professionale, in altra parte partecipando a corsi e Seminari sull’argomento.
Sono questioni difficilmente perimetrabili in un’intervista.

Quali sono stati i più importanti cambiamenti nel C.D. nel corso degli anni?

Il Codice è cambiato abbastanza poco nel corso degli ultimi due decenni.
Quando è stato modificato, spesso è modificato male e si è dovuti anche correggere o annullare le modifiche e tornare indietro.
Comunque, oltre al già citato inserimento di riferimenti alla professione on line, ci sono state le – molto pasticciate- modifiche su tariffe e pubblicità, legate al Decreto Bersani.

Cosa è definibile come un "atto tipico" della professione di psicologo e quindi cosa è riservato solo a chi esercita la professione di psicologo secondo il C.D.? (art.21)

Per gli atti tipici della professione di psicologo bisogna sempre riferirsi all’art. 1 della nostra Legge istitutiva.
La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.

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Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.
L’art. 21 distingue l’insegnamento di discipline psicologiche che è cosa meritoria nella logica di una diffusione della cultura psicologica e del rendere più psicologici ed umani anche altri e diversi esercizi professionali dall’insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati invece esclusivamente alla professione di psicologo.
Riferendosi al sopracitato art. 1 della Legge 56/89 viene in tal senso da pensare, per esempio, a certe dimensioni diagnostiche e all’uso di strumenti conoscitivi quali i test di personalità.

Ci sono attualmete interessanti Proposte Modifica riguardanti il C. D. ? Se si, riguardo quali articoli nello specifico? Cosa ne pensa?

Sono sempre all’ordine del giorno delle modifiche all’art. 31 sul consenso informato relativo ai minori, trattandosi dell’articolo che storicamente più ha esposto i colleghi alle violazioni deontologiche e ai conseguenti procedimenti disciplinari.
Sono state tentate tante modifiche ma nessuna ancora andata in porto.
Bisogna tenere presente che quando una modifica arriva al Consiglio nazionale dell’Ordine, per essere approvata deve non solo essere appropriata tecnicamente ma beneficiare anche di favorevoli climi politici.

Quali sono gli aspetti psicologici e metodologici caratterizzanti il consenso informato ed il suo valido ottenimento?

Il consenso informato consiste nell’accettazione volontaria di un trattamento sanitario, accettazione che il paziente esprime in maniera libera, dopo essere stato adeguatamente informato.
Può essere espresso soltanto se sussistono due condizioni di base: la capacità di agire, che si acquisisce con il compimento del diciottesimo anno di età (art. 2 del Codice Civile), e la capacità di intendere e di volere.
E, per avere validità, deve essere personale, libero, attuale, informato, compreso e manifesto.
Quando si parla di consenso informato si intende quindi non solo e non tanto la sottoscrizione di un modulo di consenso, ma un benestare sostanziale senza il quale ogni agire rischia di essere non solo giuridicamente non corretto, ma altresì completamente inutile.

Perchè è prevista una periodica revisione del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani?

Ogni Codice deontologico ha bisogno di aggiornamenti a causa delle novità che intervengono a livello normativo, culturale, scientifico.
Un Codice, infatti, è uno strumento che non può essere statico perché ha delle criticità interne e ne va sistematicamente verificata l’adeguatezza e l’efficacia.
Inoltre, definisce un insieme di regole – interfaccia tra gruppo professionale e società: deve quindi tenere il passo dell’evoluzione della disciplina.

Come l'obbligo di referto e di denuncia si coniuga con l'aderenza al segreto professionale?

Nel caso di obbligo di referto, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale.
Come già detto, la misura più appropriata tra obbligo di referto e segreto professionale, da un lato convoca una perfetta conoscenza degli articoli del Codice a riguardo, dall’altro una esperta capacità valutativa caso per caso.

Quali sono le differenze nel ruolo e nelle responsabilità dello psicologo professionista che lavora nel settore pubblico e nel settore privato rispetto all'obbligo di referto e denuncia?

Per quanto riguarda l’obbligo di referto o di denuncia, le differenze tra psicologo privato e psicologo pubblico attengono intanto a due riferimenti normativi distinti.
Sarebbe un discorso troppo lungo per essere perimetrato in un’intervista ma possiamo dire che lo psicologo pubblico da un lato ha una responsabilità più vincolata a riguardo, dall’altro può avere però tale responsabilità più distribuita istituzionalmente.

Finisce qui la nostra lunga intervista con Catello Parmentola che, con grande disponibilità e gentilezza, ci ha chiarito concretamente parti importanti del nostro Codice Deontologico. Lo ringraziamo per la sua disponibilità ed invitiamo tutti i nostri amici online a seguirci costantemente perché altre interessanti interviste sono in programma.

 

(Intervista a cura della Dottoressa Emanuela Torrente)

 

 

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Tags: psicologia codice deontologico catello parmentola

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