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Madre-natura: l'amica estranea. Intervista a Carmen Pernicola

on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 254 volte

Psiconline, nella sua continua ricerca di informazione da offrire ai suoi utenti, ha deciso di intervistare la Dott.ssa Carmen Pernicola, uno degli autori di punta della propria Casa Editrice (Edizioni Psiconline), per parlare della sua recente pubblicazione e di una grande e complessa tematica che sembra oggi attraversare il mondo della psicologia e che mostra di avere notevoli ricadute pratiche nella quotidianità di ciascuno di noi.

Per una volta tanto evitiamo di parlare di "clinica" e di psicoterapia e concentriamo la nostra attenzione sulle capacità che la psicologia ha di intervenire nel nostro quotidiano per migliorare il nostro ambiente ed il benessere che ciascuno ha il diritto di sperimentare nel corso della sua vita.

Carmen Pernicola è nata a Pomigliano d'Arco (NA) il 3 maggio 1971 e vive da molti anni a Roma.
Psicologa, si è laureata all'Università Statale La Sapienza di Roma con una tesi sperimentale sull'analisi dei processi di socializzazione e si è in seguito specializzata sull'ascolto del disagio e dell'abuso infantile.
E' Consulente Tecnico di Parte e Perito di Parte in cause che riguardano minori e Consulente peritale per la valutazione dei danni esistenziali e biologici psichici conseguenti a incidenti stradali, infortuni sul lavoro, danni ambientali, mobbing, danni da fumo.
E' autrice di molti articoli su tematiche psicologiche e proprio come redattrice di articoli su argomenti di psicologia collabora da anni con noi di Psiconline.
Da sempre interessata alla tutela dell'ambiente naturale, da alcuni anni studia l'applicazione della psicologia all'analisi dei fattori umani della conservazione ambientale.

“Come osservò Freud il nostro rapporto con la scienza deve essere paradossale perché,
per ogni guadagno importante nella conoscenza e nel potere,
siamo costretti a pagare un prezzo quasi intollerabile:
il costo psicologico della nostra progressiva rimozione dal centro
delle cose e della nostra crescente emarginazione
in un universo che non si cura di noi”.
(Gould S. J., (1990). La vita meravigliosa . Ed. Italiana Feltrinelli, pp. 30-41).

Psiconline
Come è nata l'idea del tuo volume "Psicologia della Conservazione. Il fattore umano della conservazione ambientale"?

Dott.ssa Pernicola
L'idea del libro è nata soprattutto dal desiderio di richiamare l'attenzione sul contributo che la psicologia può offrire oggi all'ecologia e alla conservazione ambientale. L'emergenza ambientale che ci troviamo ad affrontare, infatti, necessita di risposte a domande importanti che riguardano gli atteggiamenti, i comportamenti, i valori etici, gli stili di vita delle persone. La comunità scientifica è piuttosto lucida sulla necessità di passare da una prospettiva antropocentrica a una prospettiva ecocentrica. La psicologia ha gli strumenti adeguati per contribuire a questo cambiamento di prospettiva, riscoprendo la possibilità di stabilire una relazione buona tra gli esseri umani e la natura.

Si possono individuare degli elementi fondanti di questa relazione tra esseri umani e natura?

La relazione delle persone con la natura è spesso una relazione con un' amica estranea , una relazione estremamente complessa, che entra in risonanza con parti interne profonde di ogni individuo e per questo non sempre è semplice e portatrice di benessere, ma può anche essere dolorosa e conflittuale.

La possibilità di riappropriarsi di una relazione “sufficientemente buona” con la natura mi sembra che passi dalla possibilità di recuperare un contatto buono con il materno (la natura è sempre anche “madre natura”), con le nostre emozioni profonde, arcaiche, e soprattutto con la dipendenza da chi ci nutre (di cibo e di affetto), dipendenza che nella nostra società è spesso negata e perciò emerge prevalentemente sotto forma di patologia.
Siamo la società dell'”indipendenza, dell'autonomia, dell'individualismo e al tempo stesso la società delle “dipendenze”.

Perché definisci la natura un'amica estranea?

Perché spesso la natura è per gli esseri umani una relazione senza emozione , una presenza nella loro vita da cui sono distaccati emotivamente, una percezione senza emozione, quindi una percezione “disadattiva”, che non gli consente di leggere i segnali di vita o di pericolo.

Per fare un esempio concreto, questa percezione della natura senza emozione fa in modo che le persone si rendano conto dell'esistenza di importanti cambiamenti climatici, ma non entrino in contatto con le emozioni (di angoscia, paura, desiderio di proteggere) che questi cambiamenti potrebbero far emergere e perciò non riescono a mettere in atto adeguati comportamenti adattivi.

Come si può recuperare una percezione della natura adattiva, capace di stimolare una risposta emotiva?

La relazione con la natura è per gli esseri umani spesso una esperienza “ perturbante ”, nel senso attribuito da Freud a questa parola, cioè una esperienza inquietante che “(…) risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”, contatto improvviso e inatteso con un mondo interno dimenticato e sconosciuto.

Per riscoprire una relazione buona continuativa con la natura occorre potersi lasciare andare a questo stupore originario, imparare a convivere con la verità del nostro essere nel mondo e andare incontro a noi stessi dentro la natura, che è come dire dentro la vita, permettendo che questa esperienza penetri profondamente nel nostro quotidiano.

Qual è il contributo originale che la psicologia della conservazione può portare all'ecologia e alla conservazione ambientale?

Mi sembra che il contributo più originale che la psicologia può offrire oggi alla conservazione ambientale sia una lettura della relazione tra le persone e la natura non astratta ma fondata sul rimando costante all'esperienza quotidiana, sulla consapevolezza che il significato che ogni persona attribuisce alla sua esperienza con la natura viene mediato dalle sue emozioni più intime e dalla collettività socio-culturale in cui vive.
Comprendere la relazione tra le persone e la natura significa abolire ogni assolutizzazione e ogni astrazione e passare attraverso la comprensione di percorsi personali che vanno dalla percezione, dai sensi, alla significazione, al senso.

Quali sono le principali fonti di ispirazione del tuo lavoro?

Il mio percorso è prevalentemente legato all'analisi mentale e alla sua concezione di estetica come equilibrio, dove equilibrio è vita compatibile con se stessa, come dice il suo fondatore Ignazio Majore.
Ho integrato in questo percorso le conoscenze più attuali sulla psicologia della conservazione legate agli studi di alcuni ricercatori negli Stati Uniti, prima tra tutti Carol Saunders, che hanno applicato le conoscenze della psicologia alla conservazione della biodiversità e degli habitat.

Come percepisci la tua professione di psicologo della conservazione?

Le scienze ambientali si soffermano molto sulle valenze estetiche o utilitaristiche della natura.
Il ruolo dello psicologo della conservazione può essere, a mio parere, quello di introdurre in quest'analisi una metodologia fenomenologica-ermeneutica che pone al centro dei problemi ambientali l'esperienza che le persone fanno della natura nella loro vita, nella vita di tutti i giorni, della relazione che riescono e che si possono permettere di stabilire con la natura e quindi con se stessi, con il loro essere nel mondo.

(a cura di Luigi Di Giuseppe)

 

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