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"Non c'è ombra che sia più oscura" - Intervista al Dott. Fabrizio Rizzi

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Intervista a Fabrizio Rizzi, autore di "Non c'è ombra che sia più oscura" ed. Clinamen, 2002.
(a cura di Marco Pontoni, giornalista)

Psiconline:
Il suo primo romanzo "Diario di bordo" ha avuto un buon successo sia di critica che di pubblico e non solo nell'ambito professionale dei suoi colleghi psicologi, trattandosi di una storia leggibile anche dai non addetti ai lavori. Questo vale anche per il nuovo romanzo?

Fabrizio Rizzi:
Sì, anche questa seconda storia non presuppone nessuna conoscenza psicologica specifica. Anzi, credo possa essere apprezzata ancor meglio dai non specialisti e - almeno spero - soprattutto da chi si trova o s'è trovato a vivere una condizione di sofferenza emotiva.

Psiconline:
Come mai ?

Fabrizio Rizzi:
Perché la storia racconta di una donna, Marta, che soffre di una fobia sociale grave : non riesce più ad uscire di casa e, se ci prova, le si scatenano degli attacchi di panico. Si trova quindi in una situazione di prigionia mentale ma - essendo fisicamente sana - non viene capita dall'ambiente che le sta attorno, famiglia compresa. Del resto lei stessa inizialmente non riesce né a capire ne ad accettare questa sua situazione, le cui cause vengono da un congelamento delle emozioni dolorose in cui Marta vive da molto tempo. Lo sviluppo della vicenda svelerà gradualmente il motivo del suo stare male, che ha a che fare con un lutto e con dei segreti nascosti da tempo.

Psiconline:
Che differenze ci sono tra questo romanzo ed il precedente?

Fabrizio Rizzi:
La differenza con Diario di bordo sta principalmente nel fatto che lì si narrava la storia di una psicoterapia esplorando anche il coinvolgimento emotivo del dottore e non solo della paziente. Qui invece non c'è un terapeuta, non c'è alcun colloquio o seduta.. Però ci sono delle situazioni che diventano poco per volta psicoterapeutiche per Marta, per questa donna che non definisco come protagonista della storia perché forse il protagonista vero è il sogno da un lato e il dipingere dall'altra. A casa di Marta infatti arriva un pittore che fa dei trompe-l'eoil, dei dipinti a muro. Lui disegna ed intanto Marta sogna. E le immagini oniriche di lei, assieme a quelle pittoriche di lui, ci svelano chi sia davvero questo strano ed inquietante personaggio del pittore, cosa è successo a Marta qualche tempo prima e perché lei sta così male.

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Psiconline:
Qual è l'idea centrale attorno alla quale ruota la storia ?

Fabrizio Rizzi:
Direi che sono essenzialmente due, collegate tra loro.
La prima è quella che sta nel titolo e nei versi iniziali di una poesia : non c'è ombra che sia più oscura dell'altro di fronte a noi, visto coi nostri occhi così inevitabilmente miopi. Significa che capire gli altri è molto difficile, ci vuole molta umiltà ed è bene evitare la certezza di avere capito tutto, come del resto ci suggeriva Socrate qualche millennio fa.
L'altra è che non è psicoterapeutico solo ciò che viene da un dottore specialista, ma anche da altre relazioni significative, da momenti della vita, da situazioni particolari, se noi le vogliamo cogliere. Forse queste affermazioni possono sembrare valorizzare poco la categoria degli psicologi, cui appartengo. Io però sono dell'avviso che la nostra professionalità psicologica e psicoterapeutica migliori partendo proprio dalla consapevolezza dei suoi limiti da un lato e dall'altro dall'analisi delle aspettative - a volte onnipotenti - che oggi su di essa si catalizzano.
Io lavoro nel servizio sanitario pubblico da 24 anni, quasi un quarto di secolo, e ricordo bene le difficoltà che noi psicologi trovavamo ai primi tempi : i pazienti venivano quasi di nascosto, i medici di base li sconsigliavano. Oggi è esattamente il contrario : il lavoro s'è ampliato enormemente, innanzitutto perché il nostro lavoro è efficace ma in parte anche perché la psicologia è di moda, sta su tutti i media. Ma forse proprio per questo la psicologia oggi soffre dei tipici disturbi del benessere occidentale : a volte la vedo obesa, troppo ingrassata. L'umiltà e la magrezza giovano alla scienza e soprattutto alla ricerca, se si vuole progredire veramente.

Psiconline:
Che cosa l'ha spinto ad indagare il tema dell'arte come possibile strumento psicoterapeutico?

Fabrizio Rizzi:
Ci sono decine di libri e centinaia di articoli scientifici sui rapporti tra creazione artistica e psicopatologia, tra arte ed inconscio, e tra guarigione e creatività. Nella mia storia non ho teorizzato nulla, visto che è un romanzo e non un saggio : però ho introdotto questa figura del pittore e dei suoi dipinti come metafora di un possibile attore di cambiamento perché sono convinto che la psicoterapia (più che la psicologia) sia sì una applicazione di sapere scientifica, ma anche una particolare e complessa forma di arte. Potrà forse sembrare strano o paradossale, ma io credo che il lo psicoterapeuta sia una speciale tipo di "raffinato artista scientifico". Ho ritrovato questo in autori come Winnicot, Masud-Kahn, Racamier e lo ritrovo quotidianamente nel lavoro clinico terapeutico con gli adolescenti, dove è spesso necessario avere una flessibilità ed una creatività di tipo artistico.

 

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