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Sara, Elisabetta e le altre... , di Cristiana D' Orsi

on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 744 volte

cristiana d'orsi In seguito alla pubblicazione della recensione del libro “Sara, Elisabetta e le Altre...” ci siamo accorti di quanto questo tema fosse interessante e di conseguenza abbiamo deciso di approfondirlo intervistando l'autrice stessa. Approfittando della disponibilità di Cristiana D' Orsi, che in questi giorni si trova in Abruzzo, abbiamo fissato un incontro nella sede di Psiconline. L'autrice si è dimostrata subito entusiasta e disponibile all'intervista.

 L'incontro tra me e la collega è risultato piacevole e significativo e ha favorito un ottimo scambio comunicativo; il clima giusto per porre le domande che durante la piacevole lettura del libro si sono presentate alla mia mente.

Il testo mi ha molto coinvolta emotivamente e professionalmente al punto da volerne sapere di più sia in quanto donna, sia in quanto psicologa.

Dopo averle esposto le emozioni che il libro ha suscitato in me è cominciata una vera e propria comunicazione attiva. La collega ha replicato con risposte esaurienti, sincere e precise tanto da rendere l'intervista un vero scambio di impressioni e sensazioni.
Di seguito sono riportate le domande e le risposte di questo incontro.

Cristiana D’Orsi è psicologa psicoterapeuta, formatasi al Centro Terapia e Studi della Gestalt. Vive e lavora a Milano. Svolge attività di ricerca e di consulenza psicologica presso un Centro di Sterilità pubblico di Milano, collabora con un’Associazione di pazienti infertili e conduce gruppi di auto-aiuto e percorsi di psicoterapia individuale e di coppia.

 

Psiconline

  • Quale la necessità di voler comunicare agli altri le problematiche di queste donne attraverso la stesura di questo testo? C’è stato un particolare evento che l’ha invogliata e condotta nella scrittura?

La difficoltà di concepire un figlio è una esperienza che ho vissuto in prima persona e che mi ha avvicinato ad un mondo fatto di solitudine e di “diversità” di cui non credevo l’esistenza. Le donne che affollano le sale di attesa dei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), con timore e pudore si aprono e si confrontano tra loro (resta questo un fatto molto privato e intimo, quasi con la paura di essere “contaminati” dal dolore dell’altro), e spesso non immaginano che altre donne e coppie (nella stessa cerchia di amici) si possano trovare nella stessa condizione dalle implicazioni psicologiche, emotive e relazionali complesse. E’ stata quindi l’occasione di parlare e far parlare un sommerso, cui dare dignità per potersi pensare come essere umani bisognosi di cure e di attenzione e persone “normali”, se esiste un criterio standard di normalità.

  • A quale tipo di pubblico è rivolto “Sara, Elisabetta e le altre..”? Qual è il messaggio finale che lei ha pensato di comunicare ai suoi lettori?

Il pubblico di lettori vorrei che fosse il più diverso e eterogeneo: non solo chi è affetto da questa “malattia e da questo mal-essere”, ma anche e soprattutto chi senza problemi di procreazione, perché possa ancora di più comprendere e valorizzare quale sia il dono ricevuto: la funzione riproduttiva non è una funzione data a priori, anche se così appare, perché concepire un figlio sembra un atto spontaneo che non prevede interferenze e impedimenti. Il volume è stato anche pensato per gli operatori medici e infermieri che ogni giorno “accolgono” il disagio di queste donne e di queste coppie, fermandosi per lo più sul livello fisico-organico della persona, che rischia di percepirsi come divisa in due, scissa, “rotta”, che in tal modo prenda le distanze dagli aspetti psicologici e di identità soggettiva e sociale. Mi auguro che altri colleghi psicologi possano trovare spunti per poter lavorare con i propri pazienti che in studio o nei consultori portano questa sofferenza,necessaria di una “attenzione speciale e specifica”: il paziente infertile ha bisogno di sentire da parte dello psicologo o del counselor una forte comprensione e vicinanza, che percepisce anche solo dalla reale preparazione su questo specifico tema; sono pazienti molto esigenti e molto esperti della loro malattia e non accettano “saperi” approssimati e generali. Non dimentico il ruolo dell’uomo, compagno e marito, cui dare altrettanta “luce” perché è molto frequente che sia lasciato sullo sfondo.

  • Leggendo il suo libro, i nomi di Sara, Elisabetta, Rossella, Miriam, nascondono storie di vita vera, vissuta in completa solitudine; come hanno reagito le protagoniste nel trovarsi a far parte di un libro che racconta le loro personali storie, emozioni e stati d’animo, quasi smascherando i posti in cui sono solite rifugiarsi?

Prima di tutto, la ringrazio per aver letto il mio libro in modo così attento e “curioso”. Sara e Elisabetta sono le prime donne della storia (figure bibliche) che hanno vissuto l’esperienza della infertilità (nella cui cultura considerata una maledizione) e che al tempo stesso sono state “assistite” (in questo caso da un intervento superiore, divino, taumaturgico, quale è stato la provvidenza di Dio). Quando ho deciso di scrivere questo libro, le principali “protagoniste” hanno acconsentito con generosità e mi hanno incoraggiato a parlare di loro: per questo ho rispettato alla lettera le loro voci, le loro parole, le loro “creazioni” e ho voluto conservare le storie, le emozioni e gli stati d’animo nella loro autenticità, perché si tratta di vite reali e profondamente vissute nel dramma della infertilità e nella “lotta” con questa sofferenza. Sono donne coraggiose e che sanno stare al cospetto della loro condizione di “aspiranti madri”.

  • Ciò che mi ha colpita particolarmente, è stato il modo in cui ha unito in un connubio perfetto le testimonianze, la fede e la storia culturale del ruolo della donna che inevitabilmente, noi donne, ci portiamo dietro. Cosa l’ha spinta a decidere di affrontare l’argomento in questo modo olistico?

Sono una psicoterapeuta gestaltista, ovvero che segue l’approccio della Terapia della Gestalt, un modello di cura che considera il paziente nella sua totalità, mente-corpo-ambiente: nel lavoro con i miei pazienti l’obiettivo dell’intero percorso terapeutico è quello di fare stare la persona nell’ambiente in cui vive, fare prendere consapevolezza di sé e del sistema in cui è inserito, attraverso il contatto con quello che c’è. Parlare di maternità negata, difficile, impossibile e in alcuni casi finalmente conseguita, senza considerare il significato che assume per la donna e per la coppia, a livello individuale, psichico, sociale e culturale, sarebbe di per sé sterile e parziale: è come quello che accade nella applicazione delle tecniche di PMA, in cui come scrive L. Lombardi (sociologa) “il corpo femminile è l’unico bersaglio delle diagnosi e dei trattamenti, anche quando la sterilità è medicalmente inspiegata oppure è maschile. D’altra parte invece sembrano rimossi altri corpi: l’uomo/padre e il bambino. L’uno è generalmente ignorato o relegato ad un ruolo di contorno; l’altro emerge solo come embrione, prodotto della scienza, che assume corporeità e diritti (vedi art. 1 Legge 40/2004) poiché separato e separabile dal corpo materno”. Il benessere dell’individuo non può prescindere da un sistema di riferimento (società, valori, senso comune, cultura) e di relazioni interpersonali: sarebbe come vivere in uno stato dissociato e di ritiro del Sé, che può al contrario esplicarsi nelle sue potenzialità solo “nel contatto, nello stare con”.

  • Lei è una donna che parla alle donne delle donne, come gestisce il suo essere moglie, amante, amica, trattando questi argomenti così intimi e allo stesso tempo colmi di un’essenza femminile vera e completa?

Sono una donna con le sue fragilità e le sue forze e, me lo riconosco, con il suo coraggio: in tal senso una donna non “facile”, complessa e anche “faticosa” per una psicologia maschile. Nel tempo ho imparato anche a valorizzare la “leggerezza” del femminile e delle sue incredibili e grandiose qualità: saper accogliere, ricevere, comprendere, tenere, accudire e lasciare andare (tutte azioni proprie e concretizzate nell’esperienza di gravidanza e di maternità). Come donne abbiamo un compito che biologicamente ci è dato mensilmente con il ciclo mestruale: nascita, vita, sviluppo e morte; ogni mese le cellule sessuali femminili (oociti) compiono questo processo e noi ogni mese con pazienza e sollecitudine partecipiamo a questo alternarsi di costruzione/creazione e distruzione/disgregazione.

  • Le è capitato di avere delle pazienti che dopo numerosi tentativi, sono finalmente riuscite a diventare mamme? Quali emozioni hanno invaso queste donne dopo tale scoperta? Come ha gestito lei questi sentimenti di gioia?

Certo che mi è capitato e non poche! Sono donne che si sono affidate a me e soprattutto si sono fidate di loro stesse e delle risorse che abbiamo esplorato, fatto emergere, portato fuori con il lavoro fatto insieme. Il supporto che ho dato loro e che offro alle donne con problemi di fertilità è finalizzato a “dilatare la psiche”, come se questo lavoro di espansione fosse propedeutico per dilatare un corpo, che “arriva” nel mio studio martoriato, contratto, teso e irrigidito e come tale un pessimo contenitore di vita e di nuova vita! Le emozioni più ricorrenti sono gioia, incredulità, sorpresa, anche paura (oddio, adesso sarò una buona madre!?), un senso quasi magico e soprattutto molta soddisfazione rispetto a se stesse e alla propria autostima per l’impegno, la dedizione, la pazienza e l’insistenza profusi negli anni, che le ha aiutate a diventare oggi delle donne prima di tutto compiute e, poi delle mamme!

  • Lei tratta da tempo queste problematiche, ha dei consigli per chi vorrebbe intraprendere il suo percorso?

Ai colleghi che vogliono occuparsi di queste problematiche suggerisco di informarsi e aggiornarsi molto e costantemente, sul piano degli aspetti medici, senza sostituirsi ai colleghi “tecnici” ed esperti specifici della PMA. Essere a conoscenza delle implicazioni di legge (la legge 40/2004 che in questi giorni è oggetto di numerose “revisioni e attacchi”) e sulle caratteristiche del servizio medico (centri di PMA in Italia, all’estero, associazioni). Il mio personale punto di vista è quello di impostare il lavoro psicologico e di counseling, curando la relazione, che è un elemento di carenza per questi pazienti: di ricette ne hanno già abbastanza! Sono invece bisognosi di ascolto, di confronto e conforto, così come di una guida che aiuti loro a vedere le capacità adattive e imparare a sostenersi, soprattutto dove occorre lavorare sul limite, sulla fine, sul dire basta rispetto ad un atteggiamento ossessivo e compulsivo, per cui un figlio deve esserci a qualsiasi costo.
Alle persone che si trovano con questa difficoltà il consiglio è quello di non fare tutto da soli e di permettersi di chiedere ed esprimere il proprio bisogno di aiuto ad esperti dell’anima o a persone che hanno vissuto una simile esperienza (esempio, associazioni di pazienti). Io collaboro con SOSinfertilità di Milano dove conduco anche gruppi di auto aiuto, occasioni preziose per questo tipo di disagio.

La Redazione di Psiconline e la Dottoressa Crescenzi ringraziano vivamente l'autrice e invita chi ne sia rimasto piacevolmente coinvolto all'acquisto del libro.

Dott.ssa Antonella Crescenzi

Editore: Psiconline
Anno:2008, pagine 190
Prezzo: 16,50
Collana: Ricerche e Contributi in Psicologia

 

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