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TORNANDO A CASA PER NATALE

on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 3758 volte

La psicologa Gioia Gabellieri ci racconta come entrare in contatto con la parte più profonda di sé attraverso il cinema, partendo da un film natalizio nelle sale dal 3 dicembre
a cura di Alessandro Zeverino

In occasione delle imminenti festività natalizie, abbiamo intervistato Gioia Gabellieri, psicologa e docente di Cinematerapia presso la Nova Southeastern University di Miami (USA) e direttrice del Centro “Il Giardino delle Immagini” di Roma per conoscere più da vicino questa disciplina, partendo da un bel film natalizio attualmente nelle sale: Tornando a casa per Natale, una commedia agrodolce di Bent Hamer al cinema dal 3 dicembre 2010.

Tornando a casa per Natale è un film che intreccia 6 storie di persone con problemi diversi, problemi di tutti i giorni che però a Natale sono amplificati e hanno un peso maggiore. Chi colpiranno queste storie e per quali motivi?
Questo film analizza il nostro senso di solitudine, che nei periodi di aggregazione e di festa viene amplificato, soprattutto quando si vivono momenti difficili. Forse chi legge, avvicinandosi il Natale, capisce in prima persona di cosa sto parlando.
Il film, a mio parere, ci mostra due possibili modi di vivere questo sentimento di solitudine: uno negativo – ci sentiamo vittime e non facciamo nulla per uscir fuori dal nostro dolore; l’altro positivo – il percepire la nostra sofferenza ci mette in empatia con l’altro che soffre, come e forse più di noi, portandoci ad aiutarlo e nello stesso tempo a sentirci utili e accolti. È questa l’originalità del film, che dà a tutti un messaggio positivo di trasformazione di una sofferenza in altruismo.

In che modo il cinema può essere utilizzato a fini terapeutici?
La Cinematerapia è una disciplina in grado di aiutare un individuo a entrare in contatto con il suo io più profondo, impiegando il cinema come veicolo. Parte dall’assunto che ognuno di noi vede un film in un modo estremamente soggettivo. Penso che sia capitato a ognuno di noi di andare al cinema con un amico e rendersi conto all’uscita, parlando, che il film visto da noi è completamente diverso da quello visto da lui. Questo perché è la personalità, la storia, il vissuto di chi guarda che interpreta con differenti lenti le immagini che ha davanti. Ognuno di noi vede un suo personale film ed è proprio questo che viene analizzato con la Cinematerapia. Con l'aiuto di uno psicologo-cinematerapeuta, i partecipanti riescono a capire le ragioni profonde di un’emozione provata durante la proiezione del film e imparano a conoscere meglio se stessi. Il fatto che la Cinematerapia venga fatta in gruppo, aiuta l’individuo ad accettare l’esistenza di punti di vista differenti e ammissibili di una stessa realtà. Chi partecipa alla Cinematerapia deve essere un viaggiatore paziente e non farsi scoraggiare dalla fatica, dalle soste forzate, dalla polvere che gli impedisce di vedere oltre. L’obiettivo non è, infatti, giungere a destinazione, ma il viaggio stesso e le scoperte fatte chilometro dopo chilometro. Come psicologa, considero molto importante questa tecnica proprio per agire sulle dinamiche di gruppo, sia di adulti sia di ragazzi, perché permette di portare avanti un percorso di crescita condiviso, un viaggio per capire meglio noi stessi con gli altri.

Lei tiene laboratori di Cinematerapia alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, seminari di Team building e Cinematerapia presso il Master MEC Arti e il Master Comunicazione e Promozione del Cinema dell’Università Cattolica e al Politecnico di Milano. A chi consiglia una terapia di questo tipo e come si interviene?
La cinematerapia è indirizzata a persone che vogliono capire se stesse e sciogliere quei nodi esistenziali che spesso impediscono di vivere serenamente la propria vita. È un percorso che come abbiamo detto, si fa in gruppo e che nel caso di gravi patologie, non può prescindere da un percorso di psicoterapia individuale.  Le Cinematerapie che svolgo nel mio Centro, a Roma, "Il Giardino delle Immagini", sono strutturate in due fasi: la prima fase è la proiezione di un film, che si vede tutti insieme e la seconda fase consiste in una discussione e un’analisi di gruppo, appunto, focalizzata sull’emotività provata dai partecipanti durante la visione.

 

 

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