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I fantasmi della psicologia

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fantasmi della psicologia

«Fuori contesto». Si chiama così la terra di nessuno delle astrazioni indimostrate in cui vagolano da tempo i fantasmi della psicologia, ossia della disciplina che più di altre dovrebbe invece indagare gli esseri umani nella loro viva, singolare concretezza. A cacciare i fantasmi con intrepido fervore è proprio uno psicologo, tra i maggiori al mondo.

Pochi come Jerome Kagan conoscono dall’interno le dinamiche dei progetti di ricerca e sono in grado di additare autorevolmente i preconcetti che ne viziano i risultati.

Una miriade di studi empirici iperfinanziati e manuali diagnostici a diffusione universale condividono un identico cono d’ombra, perché si ostinano a ignorare la significatività – per gli stati mentali – dell’appartenenza culturale, della collocazione sociale e delle storie di vita degli individui. Esaminare le emozioni, i sentimenti e i comportamenti fidando soltanto nelle dichiarazioni verbali dei soggetti intervistati, misurare le relative attività cerebrali senza tener conto dei setting specifici, o invocare un’origine monocausale, perlopiù genetica, per le patologie psichiatriche sono procedure avventate, che finiscono con l’oscurare evidenze incontrovertibili e alterare i dati.

Il benessere soggettivo descritto da una donna povera del Nicaragua non potrà essere calcolato sull’indice di felicità di un avvocato parigino; gli americani depressi di origine cinese non risponderanno a un questionario sulla depressione, ritenuta stigmatizzante, allo stesso modo delle madri norvegesi; un ragazzo ansioso di San Francisco parlerà della sua condizione secondo parametri inassimilabili a quelli di un monaco buddhista sessantenne, che forse non dispone neppure della parola «ansia» in tibetano.

Ecco, ammonisce Kagan, bisogna ridare corpo a tutto ciò che, decontestualizzato, si è ridotto a ectoplasma.

Una psicologia riformata dovrebbe aggiornare il motto delfico: «Conosci te stesso in ogni contesto». Ansia, depressione, nei casi più gravi anche la sindrome post traumatica da stress: le conseguenze del bullismo da ufficio, ovvero le molestie reiterate, talvolta sottili, in alcuni casi più evidenti, sono molte e spesso gravi.

Subisce questo tipo di torto – sostiene l’ultimo studio americano in materia – oltre un quarto degli impiegati americani, ma un secondo studio, più recente, sostiene che vi sia un atteggiamento ancor più grave della molestia tra le scrivanie. Venire ignorati, deliberatamente, da superiori e pari grado infatti porterebbe a problemi psicologici e fisici ancor più importanti. Tra colleghi dunque, l’ignorare è peggio del denigrare.


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