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La speranza che abbiamo di durare

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libro la speranza che abbiamo di durare

Amore, odio, vergogna, compassione. Non vi è emozione umana che terapeuta e paziente non sperimentino nel corso del loro viaggio.

In questo libro l’autore usa la storia di una relazione terapeutica per affrontare alcune delle problematiche più avvincenti della sua disciplina.

Il racconto di questo rapporto così particolare e delle vite dei protagonisti si apre alla riflessione sulle attuali sfide della psicoanalisi: le aspettative magiche dei pazienti, la concorrenza di trattamenti meno impegnativi e di nuovi farmaci stanno mettendo in pericolo questa straordinaria forma di cura.

 

Un brano dal libro:

E’ lì, nella sua stanza, non tanto grande, non tanto piccola: molti libri, pochi mobili (il divano, la poltrona, la scrivania, due sedie, un armadio) qualche quadro, i diplomi appesi alla parete. L’illuminazione è discreta ma non c’è penombra: non ha mai voluto creare la cosiddetta atmosfera. Mancano anche le fotografie della sua famiglia. Alcuni colleghi le tengono esposte ma lui le ritiene troppo invasive. Lì, la sua vera famiglia sono i pazienti. Purtroppo ha il fisico pesante degli psicoanalisti che di solito al corpo pensano poco, come se si vergognassero di averne uno. A furia di lavorare con la mente, anche lui ci si è affidato e rischia di sopravvalutarne il potere. Da giovane correva la maratona ma poi non ha più avuto tempo per allenarsi e stare seduto in poltrona tutto il giorno non gli giova. Le diete, d’altra parte, gli vanno di traverso: le ritiene una fatica eccessiva rispetto ai risultati, troppo scarsi e provvisori. E poi fare la dieta vorrebbe dire aggiungere un altro sforzo di disciplina alle sue giornate che sulla disciplina sono tutte imperniate. Così cerca di darsi un’immagine più giovanile con qualche espediente: ha sostituito gli occhiali con le lenti a contatto e invece della giacca e la cravatta indossa vestiti comodi, di taglio sportivo.
In questo intervallo fra una seduta e l’altra c’è silenzio: non ha segretaria e la collega che lavora di là viene raramente e si ferma poco. Nella sua strada il traffico è ridotto: solo un autobus, di tanto in tanto, fa vibrare l’antica palazzina. L’atmosfera è rarefatta. Guarda dalla finestra per alleviare una sottile sensazione di imprigionamento. Lo spazio sotto il cornicione, lasciato libero dalle rondini, è stato occupato da una coppia di piccioni che tubano e fanno all’amore. Se solo potesse librarsi in alto nel cielo azzurro insieme a loro! Nel piccolo giardino becchettano un paio di passerotti ma il glicine sta già sfiorendo. Gli ricorda che è estate e che fra un mese, se Dio vuole, potrà andare in vacanza. La prossima paziente non è ancora arrivata ma tutto è pronto per riceverla: ha messo una nuova salvietta poggiatesta sul divano e scrollato il tappetino per i piedi; ha areato l’ambiente e innaffiato le piante. Fra poco, quando suonerà il citofono e saprà che lei è arrivata, spegnerà il cellulare in modo da non essere disturbati.
Il momento che precede ogni seduta ha un sapore particolare. C’è quello del pane e del sale che nella tradizione dei suoi antenati russi si prepara per l’ospite in arrivo; c’è il gusto piacevole della novità o della ripresa di ciò che si è dovuto a malincuore interrompere. Oggi, però, lui avverte in bocca un retrogusto di adrenalina: l’ormone della lotta e della fuga. Ha provato a mandare via la tensione assumendo la posizione del loto e concentrandosi sul respiro, come gli ha insegnato la sua insegnante di meditazione. Si è sforzato di visualizzare il suo corpo, stringendo e poi rilassando ogni sua singola parte, partendo dai piedi fino ai chakra della sommità della testa. Ha cercato di lasciar scorrere via le immagini che si presentavano alla coscienza. Ma non ci è riuscito. Oggi ‘Lei’ è già lì, senza esserci. Lo tira da una parte e dall’altra, pretende attenzione.
Nonostante la sua pluridecennale esperienza continua a sorprendersi quando incontra pazienti che per paura di una relazione troppo coinvolgente con il terapeuta adottano il criterio della prestazione. Quelli che, magari dopo anni di lavoro insieme, pretendono di pagare la seduta solo se questa viene effettuata. Per cui, se hanno perso l’autobus oppure devono studiare per un esame imminente chiamano “per annullare”. Annullare? Come se nello spazio fra una seduta e l’altra il rapporto si interrompesse e si potesse smettere di farsene carico. Come se negli intervalli il paziente e l’analista evaporassero l’uno dalla mente dell’altro per poi materializzarsi di nuovo, magicamente, nell’incontro successivo. Come se il terapeuta fosse una donna di facili costumi che il cliente è disposto a pagare perché, dopo aver fatto l’amore, lo lasci andare via per sempre.
Al dottore i pazienti restano dentro: continua a pensarli anche quando sono trascorsi venti anni dalla fine della terapia: che cosa ne sarà di lui? O di lei? Avrà risolto quel problema spinoso? Lo/la rivedrà? Chiederà ancora il suo aiuto o rimarranno separati fino al momento della morte dopo aver condiviso tanti segreti? Ogni tanto fantastica di incontrarli al cinema o sulla spiaggia: come reagiranno? Proveranno gioia? Imbarazzo? Si volteranno dall’altra parte? E lui? Sarà capace di concedersi ai loro sguardi, ora che il lavoro è finito e non ci sono più ruoli e distanze da mantenere?
Si chiede se pensa in questo modo perché è uno psicoanalista; forse è lui lo strano, il diverso. Oggi la società va in un’altra direzione: tutti si muovono come se i propri interlocutori fossero intercambiabili: si separano da una moglie o da un marito senza quasi soffrire (“è finito l’amore”, dicono), si riaccasano in fretta in modo da non sperimentare il dolore del lutto, creano nuove famiglie con i cocci delle precedenti. Per non mettere in crisi i loro programmi di vita affidano a uno sconosciuto i figli o gli anziani genitori.
Persino i bambini imparano già dall’asilo nido a contare più sui coetanei che sugli adulti: i primi nella loro vita ci sono sempre; i secondi, di rado.
Ormai ci si incontra più attraverso le chat che a casa degli amici. Così relazionarsi è più facile perché si sa tutti quello che si vuole: un rapporto strumentale alla bisogna, che possa essere immediatamente evacuato quando non serve più. Anche i rapporti di lavoro si sono sfilacciati. Basta un sms per licenziare un amante ingombrante o un dipendente in esubero. La cultura contemporanea, segnata dalla globalizzazione, impone all’amore e alla sofferenza i modi e i tempi dell’economia di mercato. Anche tra le psicoterapie, fra cui ormai la psicoanalisi è una mosca bianca, vengono preferite quelle brevi e strategiche, che si offrono di insegnarti in poche sedute cosa fare in ogni circostanza della vita. Terapie in pillole. Eppure questa fretta, questo fare e disfare relazioni senza fatica, non produce felicità ma, piuttosto, un’angosciosa solitudine.

 

Dettagli

Editore: Emersioni (26 settembre 2019)
Lingua : Italiano
Copertina flessibile : 199 pagine
ISBN-10 : 8831924451
ISBN-13 : 978-8831924450

 

 

 

 

 


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Tags: libri di psicologia terapeuta paziente

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