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L'attaccamento disorganizzato

on . Postato in Libri e riviste | Letto 39 volte

Lattaccamento disorganizzatoAutori: Judith Solomon – Carol George
Edizioni: Il Mulino
Collana: Prismi, pag. 402, 2007

Nella vita di tutti i bambini la formazione del legame di attaccamento con i genitori risulta un'esperienza fondamentale. La teoria dell'attaccamento sostiene che nel primo anno di vita i bambini imparano a confrontarsi in modo organizzato con eventi stressanti ed emozioni negative. Tre sono gli stili di attaccamento organizzato: l'attaccamento evitante, l'attaccamento ambivalente e l'attaccamento sicuro. Una trattazione a parte merita l'attaccamento di tipo disorganizzato.

Il volume “L’attaccamento disorganizzato” a cura di Judith Solomon e Carol George presenta presenta una serie di contributi dei maggiori studiosi in questo ambito di ricerca, offre un quadro completo e approfondito dell’attaccamento disorganizzato, di cui vengono illustrate la natura, l’eziologia, le conseguenze sociali e cognitive, le ricadute sui bambini (anche su gruppi «atipici») e le applicazioni cliniche.

Le caratteristiche costititutive di questo costrutto furono identificate per la prima volta da Mary Main e da Judith Solomon a partire dal comportamento, insolito, espresso da alcuni bambini nel contesto di ricerche sperimentali ( Strange Situation) sulla separazione e sul ricongiungimento con il genitore. In particolare, la categoria dell’attaccamento disorganizzato indica i comportamenti afinalistici, contraddittori, intempestivi e mal direzionati che alcuni bambini mettono in atto nei confronti del caregiver dopo un periodo più o meno lungo di separazione. Queste risposte suggeriscono l’espressione del crollo delle corrette strategie relazionali che normalmente attivano la risposta di attaccamento verso un adulto. In questo modo, questa modalità di attaccamento è stata definita da alcuni studiosi una strategia inefficace di coping caratterizzata, in primis, dall’ incapacità di attivare una strategia coerente per affrontare lo stress da separazione. Si evidenzia, inoltre, un’ampia gamma di comportamenti decontestualizzati, frammentari e contraddittori, nei quali sequenze motorie orientate alla ricerca del contatto o all’allontanamento dall’adulto, alle manifestazioni di affetto o di aggressione, alle espressioni di angoscia o al congelamento delle manifestazioni emotive si presentano in rapida successione secondo modalità che possono apparire strane ed incomprensibili.

Dalle osservazioni della Strange Situation, Main e Solomon hanno proposto una definizione formale dell’attaccamento disorganizzato (solitamente conosciuto, nella ricerca sull’attaccamento, come “tipo D”) per quei bambini che sarebbero altrimenti stati valutati come non “classificabili”, ossia non riconducibili a nessuna delle tre categorie dell’attaccamento postulate dalla Ainsworth (attaccamento sicuro, insicuro-evitante, insicuro-resistente).

Vengono classificati come attaccamento disorganizzato casi in cui, nella Strange Situation, i bambini mostrano di cercare la vicinanza della figura di attaccamento durante la separazione, per poi evitarla attivamente durante la riunione. Sono anche considerati casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo, o quelli in cui la richiesta di vicinanza è immediatamente seguita da chiare manifestazioni di paura, di immobilità improvvisa o di fuga. Non di rado, durante l’esecuzione di azioni in cui tendenza all’avvicinamento e tendenza all’allontanamento coesistono, si manifestano nei bambini con attaccamento disorganizzato anche espressioni del volto e posture che suggeriscono l’esperienza di alterazioni funzionali dell’attenzione e della coscienza, simili a quelle osservabili negli stati di trance: sguardo fisso nel vuoto, perdita di espressività del volto, posizioni anomale del corpo, movimenti particolarmente rallentati, tonalità vocali insolite che risulta difficile attribuire all’uno o all’altro stato emozionale comunemente evocati nella Strange Situation (paura, collera, tristezza, interesse).

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La demarcazione di questa categoria ha suscitato dubbi e scetticismo fra i ricercatori più esperti. Main e Solomon ritenevano che l’assenza o il crollo dell’organizzazione della condotta indicassero importanti caratteristiche differenziali della relazione genitore/bambino esattamente come gli schemi di attaccamento più coerenti identificati da Ainsworth.
Va rilevato che il concetto di disorganizzazione dell’attaccamento non ha ancora ricevuto una piena definizione nella ricerca sull’attaccamento; questa circostanza ha determinato una situazione di disagio per differenze metodologiche e interpretative diverse, nel tentativo di ampliare la base teorica ed empirica di questi concetti.

Il volume si presenta , quindi, con una doppia finalità: prima di tutto, rappresenta una raccolta di lavori originali sull’attaccamento disorganizzato, che nel loro insieme offrono al lettore informazioni aggiornate sulle tematiche attuali e sui progressi del settore; secondariamente, con l’intento delle curatrici di accrescere l’attenzione della teoria dell’ attaccamento su questo tema, stimolando la riflessione e il dialogo, sia tra gli operatori del settore che per i lettori.

Il Volume è organizzato in quattro parti. La prima dedicata all’eziologia, si articola in tre capitoli. Interessante nel II capitolo è la proposta del modello di “diatesi relazionale” (K. Lyons-Ruth, E. Brofman e G. Atwood), che spiega come il comportamento minacciante e minacciato espresso dalla madre, legato all’irrisolutezza della stessa nei confronti dei traumi connessi all’attaccamento, si radichi in modalità pervasive di comunicazione disturbata di queste diadi che a loro volta si ricollegano ad esperienze precoci della madre di relazioni ostili o disperate. La seconda parte del volume, dedicata alle conseguenze sociali e cognitive dell’attaccamento disorganizzato, presenta dati che confermano l’esistenza di una correlazione fra attaccamento disorganizzato e gravi difficoltà del bambino nella relazione con i pari e nel funzionamento cognitivo e intellettuale a scuola..
La terza parte del volume si incentra sullo studio di popolazioni atipiche caratterizzate da alti livelli di attaccamento disorganizzato o “non classificabile”. La quarta ed ultima parte del volume è costituita da quattro capitoli che applicano le osservazioni e le intuizioni derivanti dallo studio dell’attaccamento disorganizzato nei bambini e nei fanciulli a popolazioni cliniche e di soggetti adulti.

Nel capitolo VIII, Giovanni Liotti sostiene che le relazioni costitutive dell’attaccamento disorganizzato determinino una vulnerabilità allo sviluppo successivo di disturbi dissociativi. Nel capitolo IX, viene descritto il primo strumento empirico sulla disorganizzazione dell’attaccamento in soggetti adulti, la Adult Attachment Projective (AAP). Nel capitolo X, vengono confrontate la prevalenza e le manifestazioni di forme di attaccamento disorganizzato in madri affette da disturbi mentali che hanno perso l’affidamento di figli molto piccoli. In ultimo nel capitolo XI, si mostrano i risultati di ricerche condotte su famiglie e genitori con figli disabili; in questo caso la nascita di un bambino disabile pone ai genitori una sfida che può essere traumatica e rischiosa per i bambini per lo sviluppo di un attaccamento disorganizzato. Il testo risulta molto interessante, proprio perché riesce a fornire una spiegazione teorica del costrutto dell’attaccamento disorganizzato e inoltre offre le linee guida di trattamento di disturbi dovuti a relazioni traumatiche con le figure di cura.

 

(recensione a cura di Alessandra Meda)

 

 

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