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Utero in Anima

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on . Postato in Recensioni di libri di Psicologia e Psicoterapia | Letto 1215 volte

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gravidanza, Utero in Anima, utero in affittoSi tratta di un piccolo, ma succoso libro di tre note psicoterapeute junghiane, due delle quali impegnate a Torino (Silvana Graziella Ceresa nell’ARPA e in varie associazioni internazionali junghiane, e Valeria Bianchi come giovane psicoterapeuta e psicodrammatista, ma anche come autrice di accattivanti favole e poesie) e la terza (Simonetta Putti) a Roma, con una particolare disposizione a connettere arte a psicologia del profondo.

Le tre amiche e studiose junghiane hanno discusso a fondo un tema “bollente”: quello della “gravidanza surrogata” (p. 9 e sgg.), o “gestazione per altri” (GPA, p. 18 e sgg.), con utero in affitto, evidentemente soprattutto - anche se a detta delle partorienti non in modo primario - per soldi.

Il titolo del libretto è già junghianamente formidabile: “Utero in Anima”, come a dire che non possiamo considerare l’utero come una stampante di bambini, o il parto come un mero fatto meccanico, perché sappiamo che psyché e sòma sono un tutt’uno, almeno qui nello spazio e nel tempo.

Su tale base le autrici, ma pure il prefatore (Francesco Montecchi), propendono per un atteggiamento dissenziente, ma come si vedrà con una sana problematicità.

Quando l’hanno enunciato papale papabile sono state accusate di essere “cattoliche, reazionarie, femministe, fasciste, omofobe” (p. 28), ma evidentemente non si sono spaventate.

Sono persuase che tali questioni, partendo da sacrosanti bisogni insoddisfatti di maternità e paternità contro problemi di sterilità, siano subito stati intercettati e ingigantiti da un lato dalla nostra antica e rinnovata ybris o “arroganza” da pretesi dèi, e dall’altro dal mondo del business e della tecnica fuor di controllo, che tutto mercifica e che sta devastando la terra: fenomeni ben noti e spiegati da filosofi come Emanuele Severino e Remo Bodei (p. 60), e più in generale dall’ecologismo contemporaneo.

Su tale base “Siamo velocemente passati dal weberiano ‘disincanto del mondo’ alla più prosaica desacralizzazione del corpo: la zootecnia applicata alla femmina dell’umano, ovvero l’accanimento procreativo” (p. 78).

L’approccio raccomandato, in questa delicatissima materia, sembra incentrato su tre passaggi: l’interdisciplinarietà (p. 27),  l’etica della responsabilità e la visione specificamente junghiana.

L’interdisciplinarietà è un’istanza forte, che a mio parere presuppone non solo la volontà di connettere diverse scienze, in particolare umane, ma una qualche vera competenza su più versanti (almeno “un altro”, direi); essa implica che la dimensione psicologica o anche di cura, si confronti con saperi contigui quali la filosofia, la sociologia, l’economia, la politica e comunque con i problemi connessi alla legislazione regolativa.

Quanto all’etica della responsabilità qui è riferita a Abbagnano (p. 61), ma com’è noto si rapporta ad una precisa teoria di Weber (in Il lavoro intellettuale come professione, 1918, e a cura di D. Cantimori, Einaudi, Torino, 1987); essa vuole che non ci si attenga primariamente all’”etica della convinzione” ma  soprattutto all’orientamento che bada alle conseguenze sociali delle scelte. Quanto, infine, allo junghismo, in autori psicologi di tale tendenza esso fa la parte del leone. Si attua qui – direi – in tre momenti.

Il primo momento implica attenzione ai processi prenatali, nella consapevolezza che molto in noi è archetipico; che noi per Jung non nasciamo come tabula rasa, per cui il processo prenatale non è qualcosa di secondario nella vita del singolo (come qui insiste soprattutto il prefatore, alle pagg. 10/12, e soprattutto 15); su ciò si potrebbe discutere molto, perché a preesistere non è tanto un singolo, ma una tendenza che afferisce alla specie (il singoloha bisogno solo di amore).

Il secondo momento junghiano implica la visione, che nel mio piccolo ho talora paragonato al principio dei vasi comunicanti, che Jung ha della totalità psichica: tale per cui se siamo tiranneggiati dall’inconscio ci fa bene persuaderlo a farsi riequilibrare da una certa dose di consapevolezza, e viceversa, poiché siamo due in uno e uno in due: anche se in un’epoca di vacuo edonismo narcisistico, sembra più la “natura” (inconscio) a dover correre in aiuto della cultura (civiltà) del contrario (p. 68). Il terzo momento junghiano è rappresentato dalla grande scuola dei miti.

Nell’epoca vittoriana di Freud e in parte di Jung dominava - forse da millenni – “l’Edipo” (guai a scappare dalla tirannia del Super-Io, sociale-divino). Ma ora in Occidente siamo a Narciso, che ama solo se stesso e vuole soddisfare i suoi ciechi desideri. Perciò se uno (o una) ha problemi nel far figli, invece di cercare soluzioni più naturali o magari diverse, li vuole “fabbricare”.

Tuttavia le autrici hanno, nell’insieme, una posizione molto più problematica di quella “tradizionalista” che a tratti sembra tentarle. Scrivono infatti, a proposito di gestazione per altri: “Forse non si dovrebbe minimizzarne i risultati, ma nemmeno esaltare gli stessi, poiché questi risultati restano comunque un numero limitato di dati a nostra disposizione … (p. 40). “ E ancora: “La nostra risposta sta prevalentemente nel chiedere una pausa di riflessione, nell’attestare la necessità di ulteriori ricerche, soprattutto diacroniche, che possano portare a risultati validabili (p. 55).”

Su ciò concordo molto. Credo che come su molti temi etici vada sempre cercato un punto d’equilibrio (gli ecologisti direbbero un “principio di prudenza”) tra istanze umane più che comprensibili e possibili aberrazioni proprie del mondo dominato dalla mercificazione e dalla tecnocrazia, che tutto stravolge a suo uso e consumo.

Da un lato l’istanza di paternità e maternità, tanto più con seme e/o ovuli propri, anche in caso di difficoltà, a me pare sacrosanta; dall’altro bisogna vigilare molto per impedire aberrazioni di tipo eugenetico, con scelta dell’uno o/e degli altri elementi dell’embrione, che sono dietro l’angolo. Su ciò il ruolo delle leggi e anche degli accordi internazionali sarà fondamentale.

 

Valeria BIANCHI, Silvana Graziella CERESA, Simonetta PUTTI;
Utero in Anima;
Lithos, Roma, 201, pagg. 84;
€. 9,50.   
                                         

Recensione a cura di Franco Livorsi

 

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Tags: Freud gravidanza Valeria BIANCHI; Silvana Graziella CERESA; Simonetta PUTTI; Franco Livorsi; Utero in Anima;

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