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Ricordate la famosa favola di Esopo (e Fedro) ‘La volpe e l’uva’? Una volpe cerca di raggiungere dell’uva appesa a un’alta pergola, ma non ci riesce, allora andandosene dice: “non è ancora matura, non voglio mangiarla acerba”.

Come sappiamo, la morale di questa favola è che non potendo raggiungere l’obiettivo prefissato, lo si disprezza invece di ammettere i propri limiti e avere umiltà. L’atteggiamento classico nei confronti della volpe è critico: è facile

Ricordate la famosa favola di Esopo (e Fedro) ‘La volpe e l’uva’? Una volpe cerca di raggiungere dell’uva appesa a un’alta pergola, ma non ci riesce, allora andandosene dice: “non è ancora matura, non voglio mangiarla acerba”. Come sappiamo, la morale di questa favola è che non potendo raggiungere l’obiettivo prefissato, lo si disprezza invece di ammettere i propri limiti e avere umiltà. L’atteggiamento classico nei confronti della volpe è critico: è facile disprezzare qualcosa se non lo si può avere, bisognerebbe invece essere umili e ammettere che non si è riusciti ad ottenerlo.
Ora, recenti studi in psicologia (di cui sotto) mi portano a dire che la volpe possiede la capacità di essere felice, poiché accetta ciò che non può cambiare e, anzi, lo re-interpreta in modo da stare bene.
Spesso ci capita di incontrare persone che, non avendo ottenuto ciò che desideravano, anziché disperarsi, effettuano un cambiamento di prospettiva e affermano di non aver mai veramente voluto quella cosa o quella situazione. Un esempio famoso è il musicista Peter Best che fu il batterista dei Beatles dal 1960 al 1962 quando Ringo Starr prese il suo posto e che in un intervista del 1994 afferma “Sono più felice di quanto avrei mai potuto essere con i Beatles”. Bene: queste persone sono vincenti, sanno modificare le proprie percezioni e emozioni in modo da sentirsi bene.
Sir Thomas Browne, scrittore e filosofo britannico, scriveva “Sono l’uomo più felice al mondo. Ho in me la capacità di convertire la povertà in ricchezza, l’avversità in prosperità. Il fato non ha un solo posto dove colpirmi.” (1643).
Lo psicologo americano Dan Gilbert dell’Università di Harvard, ha introdotto il termine di “felicità sintetica” intendendo quella felicità che creiamo quando NON otteniamo ciò che vogliamo.
Cos’è questa ‘capacità di convertire’ il negativo in positivo? E’ un meccanismo che potenzialmente tutti possediamo. Come dice Gilbert: gli esseri umani possiedono un “sistema immunitario psicologico”, ossia un sistema di processi cognitivi, per lo più non consapevoli (inconsci), che li aiutano a cambiare la loro visione del mondo al fine di stare meglio e  sentirsi davvero felici anche quando le cose non vanno come avevamo programmato.
Il problema è che molti di noi non sanno di possedere questo sistema e non sanno usarlo, mentre altri, sanno cambiare le visioni della situazione in cui si trovano e, non solo, sono davvero contenti di ciò che è successo.
Gli studi che ho menzionato prima, condotti ad Harvard, sono sorprendenti. Ne citerò uno, riprendendolo da una conferenza di Dan Gilbert.
A un gruppo di persone vengono presentate sei stampe di Monet e si chiede di ordinarle secondo la loro preferenza. Si dice, poi, che è possibile avere in regalo la terza o la quarta stampa della loro classifica. Le persone scelgono la terza, poiché leggermente preferita. Dopo alcuni giorni, alle stesse persone viene riproposta la stessa serie di stampe e viene dato loro lo stesso compito. Ora, la stampa che era al terzo posto la prima volta (e che ora possiedono!), passa al secondo, mentre la stampa che era al quarto passa al quinto. Per cui il soggetto, non solo ora dice di preferire di più quella che possiede, ma addirittura sposta tra le peggiori quella che non ha scelto! Ecco il processo di modificazione, a proprio vantaggio, di ciò che è accaduto.
Per valutare se questo sistema sia inconscio o meno, è stato effettuato un ulteriore test, ma a malati di sindrome di Korsakoff , ossia persone che non sono in grado di formare nuovi ricordi. Quando lo sperimentatore si presenta per la seconda classificazione dopo soli 15 minuti, nessuno lo riconosce e nessuno ricorda di aver classificato le stampe di Monet. Il risultato sorprendente è che, anche questi soggetti affetti da amnesia anterograda, spostano la stampa in loro possesso preferendola rispetto a prima, e mettono al quinto posto quella che non hanno. Tutto ciò senza saperlo! Essi infatti non hanno alcun ricordo delle stampe, né che ne sia stata regalata una loro.
Questo dimostra che il cambiamento delle proprie reazioni affettive avviene senza consapevolezza, esso non è in ambito del ragionamento, per intenderci, ma è inconsapevole.

Questo meccanismo è diverso sia da ciò che in psicoanalisi è chiamato ‘razionalizzazione’ sia  dalla cosiddetta ‘sindrome di Pollyanna’.
La prima è un meccanismo difensivo con cui si cerca di rendere accettabile all’Io  (sia dal punto di vista logico sia morale) con giustificazioni e spiegazioni un’azione, un pensiero o un sentimento che causerebbe conflitto, determinando disagio e sofferenza (senso di colpa, angoscia) poiché ha motivazioni nell’inconscio (ES), quindi non accessibili alla coscienza.
La seconda, definita in psicologia cognitiva, consiste nel percepire, ricordare e comunicare in modo selettivo soltanto gli aspetti positivi delle situazioni, ignorando quelli negativi o problematici(2).
È una forma di ottimismo esagerato, per cui la persona seleziona solo gli aspetti positivi di ciò che le accade ed è priva di “esame di realtà”. E’ un comportamento non adattivo, poiché in questo modo si sottovalutano le conseguenze delle azioni e non si comprende il comportamento altrui. In questo caso la persona vive in una sorta di ‘mondo dorato’ non rispondente alla realtà e ha serie difficoltà relazionali.

Come la psicologia positiva e gli studi sul cervello hanno dimostrato (2), “niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero” (Shakespeare).

 

Articolo a cura della Dottoressa Giacomina Rienzo psicologa-psicoterapeuta

 

(1) Vedi L. Anolli, L’ottimismo
(2) Vedi il mio articolo sul sito Le nostre credenze

 

 

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