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Coronavirus e gestione della paura

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Sono mesi che le televisioni, i mass media e i social non fanno altro che ricordarci l'emergenza sanitaria in cui ci troviamo. In circostanze simili le fonti di informazione, qualora non siano attendibili, possono incidere sullo stato di salute mentale.

Coronavirus e gestione della pauraQuando la cautela diventa reazione eccessiva?

Ci sono troppe informazioni là fuori. La sfida è determinare quali sono le informazioni veritiere, accurate e attendibili”, afferma la Dottoressa Lynn Bufka, Direttore Esecutivo per la Ricerca e la Politica presso l'American Psychological Association.

Suggerisce pertanto di assumere il controllo del consumo delle informazioni attraversi i seguenti passaggi.

Trova alcune fonti di cui ti fidi e seguile

Scegli una fonte nazionale o internazionale e un'altra fonte locale in modo da poter sapere cosa sta succedendo nella tua comunità. Limita la frequenza dei tuoi aggiornamenti, perché anche se le cose potrebbero cambiare rapidamente, ciò non significa che devi attendere ogni aggiornamento.

La Dottoressa Bufka suggerisce di pensarla così: “se ti viene incontro un tornado, hai bisogno di informazioni il prima possibile. Il coronavirus non è un tornado. Ciò può significare disabilitare le notifiche costanti dai siti di notizie o dai social media”.

Sapere quando andarsene

Cerca di abituarti all'idea di non voler sapere ogni piccola cosa e a convivere bene con l'incertezza”, afferma la Bufka. Consiglia cioè di staccarsi dal cellulare e di collocarlo in un'altra stanza in modo da non essere tentati di controllarlo continuamente.

Pratica l'autodisciplina dai social media

No, non è facile limitare il tempo sui social media, ma è probabile che la quantità di informazioni e commenti che ricevi da amici e conoscenti sui diversi profili Social sia più incessante degli aggiornamenti effettivi di notizie da parte delle strutture pubbliche preposte. Bufka consiglia di disinstallare le applicazioni dei social media in modo che sia più difficile accedere al contenuto o utilizzare strumenti per limitare lo scorrimento senza scopo.

Dare un nome alle paure

Le sensazioni di ansia e panico che la presenza di un virus può determinare, ci dovrebbe portare a sederci e a considerare davvero quali siano le minacce specifiche che destano preoccupazione.

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Ci capita mai di pensare di contrarre il virus e di morire?

La paura della morte attinge ad una delle nostre paure esistenziali fondamentali”, prosegue la Bufka, “ma devi pensare a quale sia la tua paura e quanto sia realistica”.

È bene in queste situazioni considerare il reale rischio personale e la probabilità che si venga effettivamente in contatto con il virus. E, anche se la paura più grande si realizza e tu o qualcuno che ami si ammali, potresti non aver davvero pensato a ciò che verrà dopo. Sì, potresti averlo. Si, potresti aver bisogno di cure, ma con ogni probabilità, la speranza non è ancora persa.

Tendiamo a sopravvalutare la probabilità che accada qualcosa e tendiamo a sottovalutare la nostra capacità di gestirla”, afferma la Dottoressa. Ovviamente, ogni persona può nutrire diverse tipologie di paura.

Alcune persone potrebbero preoccuparsi di ciò che accadrebbe se si trasferissero in quarantena autonomamente o se non fossero in grado di lavorare. Si chiedono come avere accesso a generi alimentari o assistenza. Ancora una volta, le persone hanno maggiori capacità di gestire le difficoltà di quanto non credano. Pensa ad un piano e prendi in considerazioni le diverse opzioni che potresti avere a disposizione. Essere preparati alle gestione delle proprie paure è ciò che consente di non farsi sopraffare dal panico o dall'ansia”.

Allontana l'attenzione da te stesso

Poiché l'azione può alleviare le nostre ansie, si potrebbe anche considerare cosa si può fare per gli altri che potrebbero essere stati maggiormente colpiti. Gli operatori dei servizi, gli operatori sanitari, i lavoratori a ora, le persone nel settore della ristorazione o dell'intrattenimento possono essere paralizzati dai loro mezzi di sostentamento o devono affrontare rischi e pericoli sproporzionati.

Sarà importante per noi come comunità pensare a come sostenere queste persone la cui vita sarà sconvolta. Come possiamo sostenere anche questo onere e supportare coloro che hanno meno opzioni”, afferma la Bufka.

Dopotutto, la maggior parte delle precauzioni messe in atto per aiutare a bloccare la diffusione del virus non riguardano il singolo individuo, ma la comunità. Hanno lo scopo di proteggerla. Focalizzarsi su quest'ultimo aspetto consente di comprendere la situazione in modo più ampio, favorendo così un allontanamento dalla proprie paure individuali.

Cerca un supporto

La miriade di informazioni cui siamo sottoposti quotidianamente ci porta anche a discorrere esclusivamente di quanto si sta verificando. Il confronto è utile nel momento in cui non si crea una camera di eco.

Se sei sopraffatto dalla paura o dall'ansia, non andare necessariamente da qualcuno che abbia un livello di paura o ansia simile alla tua”, afferma la Bufka. “Cerca qualcuno che lo gestisca in modo diverso, che possa suggerirti alternative alla tua ansia e darti consigli”.

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Qualora i livelli di ansia tendono a crescere e si nota una flessione del tono dell'umore è importante cercare un sostegno professionale, che non deve necessariamente prefigurarsi come un qualcosa a lungo termine, ma di una guida per questa situazione specifica.

Presta attenzioni ai bisogni di base

In breve, pensare al coronavirus non deve distoglierci dalle pratiche essenziali e salutari che incidono sul nostro benessere quotidiano.

In periodi di stress, tendiamo a ridurre al minimo l'importanza del nostro benessere quando dovremmo davvero prestare maggiore attenzione ad esso”, afferma ka Bufka.

Assicurati di dormire adeguatamente, alimentarsi in modo sano ed equilibrato, impegnarsi in una regolare attività fisica, praticare la meditazione, lo yoga o altre forme di cura di sé che possono aiutare a restare concentrati su sé stessi nella routine, impedendo così alla mente di vagare nel buio e nell'ignoto irrazionale. La preoccupazione è una componente normale di questa situazione, ma non deve prendere il sopravvento.

Nel discutere su come parlare ai bambini del coronavirus, gli esperti di salute mentale hanno riferito di riconoscere la paura del bambino e far loro sapere che i sentimenti che stanno provando sono del tutto normali. La stessa compassione che adottiamo nei confronti dei bambini è quella che possiamo adottare per noi stessi.

La chiave è lavorare per comprendere e contestualizzare le paure in modo che non ci impediscano di vivere in modo sano la nostra vita.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

 

 


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