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Cosa significa scegliere?

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Cosa significa scegliere? Significa prendere una decisione dopo averne ponderato tutte le conseguenze. E quand'è che si sceglie? Si sceglie nel momento in cui è necessario prendere una decisione.

La parola scegliere deriva etimologicamente dal latino ex-eligere, che significa preferire, optare, selezionare, decidere. Fare una scelta implica in sé un cambiamento dello stato attuale delle cose.

Come si giunge a fare una scelta?

Quotidianamente prendiamo delle decisioni, per esempio, cosa mangiare a pranzo, con chi uscire, cosa dire al capo in ufficio, come educare i nostri figli, quale vestito indossare. Ci sono delle scelte che possiamo definire automatiche, quasi non ci accorgiamo di prenderle, perchè, ormai, sono insite nei nostri meccanismi di apprendimento, per cui emettiamo un comportamento, quasi in automatico, senza renderci conto di aver fatto una scelta. A volte, invece, ci troviamo dinanzi a situazioni che innescano processi di riflessione, meditazione, che ci permettono di valutare le possibili conseguenze di una scelta, come ad esempio, decidere il percorso di studi Universitari più adatto a noi. Ciò che implica una scelta, porta di conseguenza ad un cambiamento, e tutto quello che porta ad un cambiamento, nel nostro schema di comportamenti abituali, attiva un'insieme di meccanismi, che a volte possono generare stati d'ansia, e agitazione, sfociando persino in disturbi come l'attacco di panico, fobie e depressione. Come scegliere se lasciare la propria Città di appartenenza, per andare altrove, cercare lavoro e costruirsi una propria indipendenza, quante notti insonni, quante domande innescano tali decisioni?

Quanti significati si possono attribuire alla semplice parola: cambiamento?

"Non e’ la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. E’ quella più predisposta ai cambiamenti". [Charles Darwin]

Vi sono diverse interpretazioni, in base al significato che gli si vuol assegnare: mutamento, trasformazione, variazione del clima, della vita, d'umore, di proprietà, di scena a teatro; cambio di stile, improvviso e radicale, oppure parziale e maturo, mutamento di atteggiamenti, di situazione; sostituire una cosa con un'altra, cambiare partner, amici, posto, casa; mutare un'idea, cambiare vita, modificare, diventare diverso, ecc. Solitamente, lo si associa ai concetti di novità, miglioramento e rinnovamento, nuova visione, nuove prospettive. Questa situazione genera grandi aspettative, induce a formulare nuovi progetti e a sfruttare questa occasione di mutamento esterno/interno, rappresentata dall'arrivo di una nuova esperienza, per mettere in pratica un cambiamento, che possiede il gusto della ricerca, della sfida, della curiosità, sia a livello culturale, che personale, e anche meramente nella vita quotidiana, che "respira aria" di novità, portando brio e piacere nella ricerca di nuove sensazioni. Ma non sempre è così, non sempre ciò che accade è quello che desideriamo, potrebbe non collimare con le nostre aspettative o potrebbe essere una scelta forzata. Quindi è importante delinearne le aspettative personali e le motivazioni che sopraggiungono nel prendere una determinata decisione.

Chi è l'artefice della scelta?

Indubbiamente noi, ma a volte gli eventi della vita non sono sempre così come vorremmo e quindi, come si dice, siamo costretti a fare delle scelte. Da qui la messa in discussione di sé stessi, del proprio stile di vita, degli schemi interpretativi utilizzati fino a quel momento, per conseguire una sorta di rinnovamento interiore.
Infatti il pensiero del cambiamento, spesso genera stati d' ansia ed è fonte di stress, perchè fare una scelta che cambia, in maniera parziale o totale il nostro stile di vita, non sempre è un impresa semplice. Diverse teorie hanno affrontato questo tema, che implica in sé la capacità di mettere in atto strategie di problem solving, nei processi decisionali. Gli attori della nostra vita siamo principalmente noi, tutto quello che purtroppo ci rimanda una società che ci porta, in continuazione, a dover scegliere, ci mette in conflitto. Quello che più è importante, è il modo attraverso cui noi giungiamo ad una decisione. Subire una scelta non è il modo più giusto per affrontare un cambiamento positivo.

Spesso vi è la “paura al cambiamento”, che rappresenta essenzialmente, la paura di uscire dalla zona di “comfort”, in cui ci sentiamo sicuri e che comprende spazi conosciuti,  familiari e amicali, comportamenti abitudinari. Pensiamo nel profondo, che sia più semplice e comodo compiere sempre le stesse azioni, vedere sempre le stesse persone e ignoriamo che quando usciamo dall’area protetta e quindi dall’ abitudine, impariamo, cresciamo e miglioriamo. L’autostima cresce e gli orizzonti si allargano.

Il cambiamento e l'adattamento alle mutate circostanze non sono sempre facili: implicano la rinuncia agli schemi utilizzati, la perdita di alcuni punti di riferimento che, fino a quel momento, avevano garantito sicurezza e familiarità. Non tutti sono in grado di fronteggiare le mutate circostanze.
Tale situazione, a sua volta, induce ansia, timore, insicurezza che, in molti casi, si accompagnano ad un senso di sfiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità. Se consideriamo gli estremi, da una parte abbiamo le persone che sono coinvolte in un cambiamento continuo, frenetico, che, spesso, le porta a perdere di vista le reali motivazioni del loro essere innovativi.

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Dall'altra, ci sono persone che preferiscono rifugiarsi nel passato e nei vecchi schemi, che guardano con timore e preoccupazione al futuro, che considerano insidioso di sciagure, di sventure e di preoccupazioni.
In alcuni casi, l'ansia e i timori che si accompagnano a tale atteggiamento possono dare luogo a vere e proprie forme depressive. A queste si devono aggiungere le persone che, quasi paradossalmente, temono il loro essere in grado di cambiare. In genere, questo atteggiamento si lega al proprio vissuto di indegnità nei confronti del successo, oltre che al timore di deludere le aspettative altrui, che potrebbero non coincidere con le proprie aspirazioni.

"Anche se siete sulla strada giusta, resterete travolti dagli altri se vi siederete ad aspettare". [Arthur Godfrey]

E' importante approcciarsi al cambiamento in maniera costruttiva e cercare di capire bene quello che si desidera, evitando, per quanto possibile, di farsi influenzare dagli altri e dalle loro aspettative.  Non considerare irrevocabili le proprie decisioni: non esiste nulla di definitivo, ma tutto è modificabile. Concedersi la possibilità di sbagliare, permettersi di sperimentare varie soluzioni, alla ricerca di quella che, in determinate circostanze, può essere quella più adatta. Per non vivere in balia degli eventi, sballottati da quello che ci accade, occorre trovare dei punti fermi, intorno ai quali organizzare la propria vita. Partendo dalle fondamenta, dalle radici della nostra esistenza, dal nucleo profondo di sé. Ad indicarci la direzione verso cui andare, sono i nostri valori, i nostri sentimenti, il grado culturale, il bagaglio di esperienze, gli usi e i costumi che ci appartengono, ossia tutto ciò che per noi è importante nella vita. Per vivere a pieno la propria vita, occorre lavorare su sé stessi e divenire consapevoli dei propri principi guida, basando le proprie azioni sul libero arbitrio e la capacità di autoconsapevolezza. Non è facile, questo è sicuro, tutto richiede autodisciplina, impegno, costanza, determinazione, e rappresenta infatti, un lungo lavoro nel processo di maturazione di noi stessi. Mi capita d'incontrare persone che leggono tanti libri, frequentano corsi, conoscono perfettamente tutte le tecniche di rilassamento e gestione dello stress, eppure questo non basta. Le azioni diventano incisive, congruenti ed efficaci solo se sono basate su principi solidi. Solo se avvertito come importante, il cambiamento potrà essere effettivo e stabile.  Scegli chi vuoi essere, che tipo di vita vuoi vivere. E’ nel momento delle scelte che si determina il nostro destino, e o sei tu a gestire gli eventi, gli impegni, il tempo, i pensieri e le azioni, o loro gestiranno te.  Iniziare con piccoli passi, abbandonando le vecchie abitudini dannose, concedendosi il tempo di ristrutturare le cognizioni errate e apprendere nuovi comportamenti più efficaci. Noi possiamo scegliere come rispondere agli eventi che ci accadono; possiamo scegliere come pensare, come agire, come essere.  Noi possediamo il libero arbitrio. Un modo migliore di vivere è possibile. Le nostre azioni quotidiane troppo spesso sono determinate da abitudini consolidate, dalla routine o dalla  fretta.  A volte scegliamo qualcosa, che a breve termine, può sembrare appropriato o gratificante, ma alla lunga rivelarsi dannoso o spiacevole, ci illudiamo di scegliere, magari uniformandoci alla massa, inconsapevoli, prigionieri del meccanismo perverso della civiltà dei consumi. Spesso siamo rassegnati e spenti, e meramente continuiamo a fare le stesse cose tutti i giorni, a volte per paura di sbagliare, per pigrizia o per paura del giudizio degli altri. Per affrontare e gestire al meglio il nuovo che arriva, tuttavia, è bene cercare di agire, partendo da un progetto ben definito. Dopo un esame responsabile della propria situazione, sarebbe bene fissare degli obiettivi effettivamente raggiungibili, di media difficoltà e ordinati per importanza, se molteplici.
Inoltre, tali obiettivi dovrebbero essere positivi (per esempio: Desidero imparare a danzare) e non negativi (ad esempio: Non voglio più avere paura di ballare), suddivisi in diversi passaggi intermedi, se eccessivamente complessi e articolati, autoimposti e non imposti dall'esterno. Un piano di azione ben definito facilita il raggiungimento delle mete prestabilite, diminuisce il rischio di fallimento e di conseguenti ripercussioni sulla autostima e sulla fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.

"L'essere libero è la condizione di chi vive, agisce e pensa in piena autonomia, conoscendo perfettamente la finalità e le conseguenze delle proprie scelte".

 

Dott.ssa Marianna Liotino, Psicologa, Psicoterapeuta

 

 

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