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Darwin per Freud

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La teoria dell’Evoluzione ha avuto un profondo influsso nelle varie Scienze dell’Ottocento e nella formazione metodologica e nella carica innovativa del giovane studente Sigmund Freud.

darwin e freudAlla luce delle osservazioni scientifiche dirette effettuate nel corso del suo viaggio intorno al mondo come naturalista nel brigantino “Beagle”, Darwin (1809 –1882) aveva maturato la convinzione e la necessità scientifica di superare e abbandonare la teoria della “fissità della Specie” depositata per fede nel primo libro della Bibbia, il “Genesi”, e di poi trasmessa alla cultura occidentale nell’ambivalente figura e funzione di verità scientifica e verità di fede.

Tale teoria affermava e afferma che Dio aveva creato la Natura vivente secondo un ordine immutabile e un codice fissato.

Il processo della “Creazione” avviene per necessità logica dal “nulla” e contravviene sempre alla necessita logica in base alla quale “ex nihilo nihil fit”, “dal nulla niente nasce, deriva, consegue, diventa”.

“Secondo la loro Specie” è il versetto biblico di carattere forte e ripetutamente confermato su cui si fonda la “teoria della fissità e immutabilità della Specie”. Inoltre recita il “Genesi” nei suoi primi versi “ed Egli vide che ciò era buono”, per cui i criteri della “Creazione” e della “fissità della Specie” si sposano naturalmente con il criterio morale.

La Natura vivente, creata e fissata da Dio nel suo divenire e nella trasmissione dei caratteri biologici, diventa sacra, giusta e moralmente sana.

Queste teorie erano sostenute e ribadite da Carlo Linneo (1707-1778) che affermava nel suo libro “Sistema della natura e Specie delle piante” che “tot sunt species quot ab initio creavit infinitum ens”, “le Specie sono tante quante creò in origine l’essere infinito”. 

L’Evoluzionismo di Darwin, opponendosi e ribaltando la tradizionale millenaria tesi della “fissità della Specie”, si scontra con gli assunti di base di una cultura scientifica e filosofica che, se su altri versanti aveva applicato senza sensi di peccato e di colpa i criteri del divenire, si era ben guardata dall’introdurre tale criterio e principio evolutivo sulla struttura di base della Specie vivente.

Darwin afferma nel suo testo “Origine della Specie” del 1859 che le Specie sono suscettibili di variazioni e sono in grado di formare Specie nuove.

L’ipotesi di un antenato comune, da cui il Vivente avesse ereditato la struttura fondamentale, era confermata dall’osservazione diretta, al di la delle modificazioni determinate dall’adattamento biologico all’ambiente.

Tale momento del divenire biologico era stato ampiamente trattato da Lamark, (1731-1802), nel suo testo “Filosofia zoologica”. In questo libro sosteneva che l’evoluzione della Specie avveniva sotto lo stimolo dell’ambiente. Quest’ultimo istruisce l’organismo all’adattamento costringendolo a operare quelle trasformazioni biologiche atte alla sopravvivenza e conservate e trasmesse alla Specie.

La teoria “dell’uso e del non uso di organi” e della “ereditarietà dei caratteri acquisiti” contraddistinguono il pensiero del visconte di Lamark che nel suo essere innovativo non è esente da difficoltà e contraddizioni metodologiche.

La fondamentale intuizione darwiniana evoluzionistica e biologica fu consolidata dalla lettura del “Saggio sul principio di popolazione” del 1798 di Malthus, (1776-1834). Nel testo si afferma che l’incremento demografico avviene secondo una progressione geometrica, (1-2-4-8…), mentre l’incremento alimentare viaggia secondo progressione aritmetica (3-5-7…).

Da queste tesi conseguiva che a un’insufficiente aumento delle risorse alimentari corrispondeva un aumento notevole del tasso della mortalità umana.

Secondo Darwin però la mortalità non sarebbe avvenuta in maniera indiscriminata, ma selettiva: gli individui sopravvivono in base alla capacità di adattamento all’ambiente e trasmettono ai discendenti le caratteristiche biologiche favorevoli alla sopravvivenza.

La Specie si origina dalla “selezione” da parte dell’ambiente delle più idonee variazioni ereditarie ed esistenti; a sua volta la Selezione imprime un orientamento all’Evoluzione.

La Selezione naturale determina un adattamento degli organismi all’ambiente e i caratteri biologici, acquisiti e scartati attraverso la pressione selettiva, consentono di vivere agli individui forti.

Dalla morte nasce la vita futura attraverso l’annientamento delle Specie e degli individui deboli e la trasmissione dei caratteri e dei tratti forti.

Dalla morte, dalla carestia, dalla malattia, dall’epidemia, dalla guerra deriva l’esistenza di animali più elevati.

Freud fu attratto delle teorie evoluzionistiche di Darwin, un sapere nuovo e innovativo che si presentava alle menti più aperte del tempo non solo come una teoria dell’evoluzione biologica, ma soprattutto come un possibile sistema filosofico capace di allargare la concezione tradizionale dell’uomo e della natura, se non addirittura di sovvertirla.

Le teorie darwiniane destrarono avversione ed entusiasmo, aprirono e indicarono orizzonti psicologici e percorsi mentali alternativi a quelli imposti dal condizionamento culturale e religioso della cultura ufficiale. Le teorie di Darwin promettevano un grande progresso su tutto il fronte della Cultura e dell’attività scientifica del vecchio, rigido e moralista “uomo occidentale”.

Il giovane Freud, studente universitario nella facoltà di Medicina di Vienna, scelta consentita accanto quella di Giurisprudenza agli Ebrei in quel tempo, non dimenticò mai le teorie di base evoluzionistica mutuate dallo studio appassionato degli insegnamenti universitari di Biologia generale e di Zoologia.

L’influenza specifica dell’Evoluzionismo darwiniano sul pensiero di Freud si fissa e si coglie nell’assunto in base al quale l’evoluzione dell’uomo nella sua ontogenesi (origine di ciò che esiste) è strettamente collegata all’evoluzione filogenetica (amore della propria origine e della propria Specie).

Tale principio si tradurrà nella tesi generale dell’evoluzione interna della Psiche e dei suoi contenuti, nella scoperta dei processi psichici dinamici e dialettici, nell’abbandono delle concezioni innatistiche e idealistiche sulla Psiche, nell’ammissione dei meccanismi di difesa che consentono e favoriscono la conservazione psicologica e l’evoluzione dei suoi processi.

La Psiche umana, in quanto dato esistente, rimanda a una sua origine e a una sua evoluzione caratterizzata e resa possibile dall’amore di se stessa, della propria energia vitale e della necessaria dinamica evolutiva.

A conferma di questa tesi Freud adduce la prova visibile  e la tesi sperimentabile  che riconoscono nella struttura psichica degli uomini di primaria e primitiva civiltà la stessa struttura della prima infanzia dell’uomo civilizzato.

Il “buon selvaggio” corrisponde nel suo stadio di sviluppo psichico e mentale al bambino dell’uomo occidentale, sia come struttura e sia come funzioni.

Inoltre, l’Evoluzionismo darwiniano viene postulato nella seguente teoria freudiana: la crescita psichica normale dell’uomo avviene mediante il superamento progressivo della struttura originaria, per cui è reso possibile il meccanismo psichico difensivo della “regressione” temporanea e stabile, della forma propria della psiche adulta nella forma propria dell'infanzia, ”regressione” anche responsabile di disordini mentali di varia consistenza.

In conclusione la Psicoanalisi non poteva essere rivoluzionaria senza l’assunzione delle tesi basilari dell’Evoluzionismo e l’adeguato inserimento di esse nelle parti più significative del nuovo inquadramento psichico. Anche grazie alle teorie di Darwin, la Psicoanalisi si attestò nel suo tempo come Filosofia, Psicologia, Cultura, Psichiatria.

 

 

Articolo a cura del dottor Salvatore Vallone

 

 

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