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Identità online e conoscenze virtuali

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Dott.ssa Anna Fata, Psicologa

Il ciberspazio

Sono sempre più numerose le persone che si collegano alla Rete e si costruiscono e lavorano assiduamente per mantenere la loro identità online a scopo ludico.

I MUDs, i forum a tema, i siti d’incontri, le chat, numerose e differenti possono essere le situazioni e le motivazioni che spingono ad esserci, ma senza dubbio il fascino delle identità virtuali è in grado di attrarre un numero sempre crescente di persone.
Tutto questo avviene nel ciberspazio che é una estensione psicologica del proprio mondo intrapsichico. E’ uno spazio psicologico che può stimolare i processi di proiezione, azione, transfert e controtransfert e che può alterare l’esperienza sensoriale e indurre uno stato mentale simile al sogno.

Dott.ssa Anna Fata, Psicologa

Il ciberspazio

Sono sempre più numerose le persone che si collegano alla Rete e si costruiscono e lavorano assiduamente per mantenere la loro identità online a scopo ludico. I MUDs, i forum a tema, i siti d’incontri, le chat, numerose e differenti possono essere le situazioni e le motivazioni che spingono ad esserci, ma senza dubbio il fascino delle identità virtuali è in grado di attrarre un numero sempre crescente di persone.

Tutto questo avviene nel ciberspazio che é una estensione psicologica del proprio mondo intrapsichico. E’ uno spazio psicologico che può stimolare i processi di proiezione, azione, transfert e controtransfert e che può alterare l’esperienza sensoriale e indurre uno stato mentale simile al sogno.

È uno spazio transizionale inteso come estensione del proprio mondo intrapsichico, una zona intermedia tra sé e gli altri, che parzialmente appartiene a se stessi, in parte agli altri. Le caratteristiche psicologiche del ciberspazio sono determinate dal software e dall’hardware che danno forma al mondo online.


Il concetto di presenza online


Comunemente l’essere presenti coincide con l’essere qui e adesso e rappresenta la condizione indispensabile per poter instaurare delle relazioni significative e per vivere pienamente la vita.

L’essere presenti online si declina in modo in parte differente da quanto avviene offline:

- la stimolazione proveniente dall’ambiente: tanto più è intensa tanto più ci si sente presenti. Il concetto di finestra sullo schermo convoglia l’idea di spazio, di nuova opportunità che si schiude di fronte e nella quale è possibile entrare. Le sue caratteristiche la possono rendere più o meno invitante, più o meno interattiva;

- il movimento è in grado di rendere più intensa l’esperienza di trovarsi in un luogo reale. Tanto più il movimento è complesso e imprevedibile, tanto più tale percezione si accentua;

- la possibilità di interagire con l’ambiente piuttosto che esserne solo testimoni accentua la sensazione di essere presenti;

- gli ambienti familiari inducono un senso di sicurezza, di tranquillità, invitano all’esplorazione, all’azione e quindi accentuano il senso di padronanza e di presenza. Se diventa eccessivo si rischia di sfociare nella noia. L’ideale sarebbe un equilibrio tra tali estremi;

- la presenza di altre persone contribuisce al nostro esserci in vari modi: con la stimolazione sensoriale (ad es.: tramite e-mail, messaggi in chat, su forum, ecc.), i loro movimenti (ad es.: con gli avatar, con le webcam), con l’interazione (ad es.: rispondere alle a-mail, ai post sui forum). Quest’ultima, in particolare, più di qualsiasi altro fattore, è in grado di fare sentire presente la persona: se nessuno risponde ad un proprio messaggio, se tale esperienza si protrae nel tempo e in vari ambienti, gradualmente si innesca la sensazione di non esistere che può affiancare o sostituire l’ipotesi che forse potrebbe non esserci alcuno dall’altra parte. Il senso di rabbia, di frustrazione, di non avere potere, di solitudine, di depressione possono divenire anche molto intensi. Al limite, a volte, alcuni tentano di suscitare l’attenzione altrui anche in negativo, tramite atti di violenza, di insulto, di disprezzo, pur di ricevere una reazione, una risposta. A questi aspetti si aggiunge il senso di familiarità con i propri interlocutori che tanto è maggiore quanto più se ne percepisce la presenza grazie anche alla parziale prevedibilità.

Alcune persone sono particolarmente abili nel cogliere quei segnali che indicano la presenza di altri e di manifestare la propria. Scrivere in modo corretto, esprimere empatia, desiderare il contatto e l’interscambio sono fattori fondamentali in tal senso.

L’abilità di stabilire e discernere la presenza sorge da una interazione complessa tra sé, gli altri e l’ambiente. A seconda delle differenze di personalità e di stile cognitivo, alcuni prediligono alcuni ambienti online rispetto ad altri. Le capacità di instaurare relazioni oggettuali, di vedere l’altro come separato e distinto da sé sono indispensabili in tale processo. Chi, al contrario, opera ad un livello primitivo di relazioni oggettuali, invece, tende e vedere gli altri come estensioni di sé. Questo è particolarmente accentuato nei contesti online. In tali casi il transfert fa sì che si tendano a vedere gli altri come specchi dei propri bisogni, emozioni e desideri. E’ possibile che queste forme di regressione si verifichino anche in persone che si trovano ad un livello avanzato di relazioni oggettuali, in particolari momenti o contesti di vita.

I concetti di qui e adesso sopra delineati negli ambienti virtuali vengono messi in ampia parte in discussione. Anche se la collocazione fisica nello spazio, seduti su una sedia di fronte ad un monitor, non cambia, a livello mentale il qui può spaziare rapidamente da un messaggio e-mail, ad un ambiente Mud, ad un forum professionale. In un certo senso è come se si verificasse una dissociazione tra il qui fisico e quello mentale: il primo viene minimizzato temporaneamente a favore del secondo. Anche se è possibile mettere in atto una presenza parzialmente multi-task, che si impara dopo un periodo di pratica e di familiarità con le attività mediate da computer, in genere l’attenzione non si riesce e suddividere equamente tra esse, ma una parte preponderate viene dedicata ad un ambiente o all’altro.

Se vogliamo portare al limite la condizione del qui, neppure questa ha un valore assoluto: chi legge uno specifico messaggio, ad esempio, può ripetere la medesima esperienza anche in un altro contesto, da un diverso computer, oppure semplicemente a distanza di tempo, il che introduce differenze inevitabili nell’esperienza a livello fisico, cognitivo ed emotivo.

Anche il concetto dell’ora diventa multidimensionale perché se nelle forme di comunicazione sincrone è possibile restare fedeli all’idea tradizionale di contemporaneità, questo non è possibile in quelle asincrone in cui non necessariamente il mio ora di scrivente o di lettore coincide con quello dei miei interlocutori, dati i tempi di attività che possono essere sfasati anche di molte ore.


Identità online

Alcune peculiarità caratterizzano gli ambienti virtuali e influiscono sulle modalità espressive e di comunicazione di sé:

- l’anonimato, che si esplica nella possibilità di celare o modificare la propria identità. Tale condizione offre l’opportunità di sentirsi più disinibiti, meno vulnerabili, meno soggetti ai giudizi altrui e di distanziarsi da se stessi, guardandosi dall’esterno come spettatori del proprio sé messo in scena. E’ una sorta di presa di distanza da se stessi, dalle parti di sé che si rappresentano, come se non fossero veramente le proprie;

- la non visibilità: essere celati da un monitor contribuisce a creare un clima di maggiore libertà espressiva, anche se questo, all’opposto, in alcuni casi, può dare anche adito ad un clima di incertezza, di ambiguità, di sfiducia, di sospetto;

- la possibile mancanza di sincronicità: alcune forme di comunicazione, quali ad esempio le e-mail, offrono la possibilità di adattare a se stessi i tempi di risposta. La sensazione del tempo che si dilata, oppure si contrae si verifica quando i tempi di attesa tra invio, lettura e risposta non sono in sincronia tra gli interlocutori. Il dilatamento, inoltre, offre anche uno spazio per la riflessione, per la diluizione emotiva che, in caso, contrario, potrebbe portare a risposte affrettate, magari a volte impulsive, con toni accesi e focosi di cui in seguito ci si potrebbe pentire;

- l’abbattimento delle differenze sociali: l’assenza di indizi visivi che possono indicare l’età, il sesso, lo status socioeconomico, l’abitudine diffusa a darsi del tu, la mancanza di un potere centrale all’interno della Rete, possono contribuire a ridurre le distanze sociali che non si annullano del tutto, ma si rimodellano in un nuovo assetto che si basa sull’esperienza dell’uso della Rete, sulle competenze in un particolare settore di discussione e sulle abilità di espressione per iscritto.

Esiste un dibattito molto acceso riguardo il fatto che quello online sia effettivamente il vero sé di una persona o meno. Alcune persone, infatti, si sentono più autentiche, più profondamente se stesse nella realtà virtuale che non quando sono offline. Di fatto, la nostra esistenza quotidiana è caratterizzata da una serie di norme, regole, aspettative proprie, ma soprattutto altrui, che ci si attende che vengano rispettate, cosa che, però, va a scapito di una parte della libertà di esprimere di se stessi.

Nei mondi virtuali tali regole non sono assenti, ma sono differenti. In alcuni casi, in specifiche circostanze e per alcune persone, queste norme diverse possono favorire la libertà espressiva. Chi non le rispetta viene rapidamente bandito dalla comunità virtuale in cui esse vigono. Lo spamming, i messaggi pubblicitari, lo scrivere tutto in stampatello, ad esempio, portano a isolare, a bandire da alcune comunità virtuali chi compie questi gesti.

Per certi versi chiedersi quale sia il vero sé, se quello online oppure offline, quindi, sembra che sia un falso problema, nella misura in cui ciascuno di noi esprime diverse parti di sé a seconda delle situazioni, dei tempi, dei contesti e delle persone con cui viene a contatto. Non c’è un sé più vero di un altro, ma molteplici sfaccettature di esso.

La realtà virtuale comporta il grande vantaggio di consentire alle persone di sperimentare in modo sufficientemente sicuro e protetto alcune parti di sé, grazie all’anonimato e alla non visibilità. E’ un modo per sperimentarsi, per mettersi alla prova, per conoscere nuove persone e tramite queste per riconoscer-si.

Nella misura in cui la propria esistenza online viene (poi) integrata per arricchire quella offline (e viceversa), essa consente l’evoluzione personale, la crescita e la maturazione. Quando però si scinde tra le esperienze effettuate nei due contesti, quando le parti di sé anziché venire integrate vengono scisse, si cominciano a vivere delle esistenze parallele che non hanno la possibilità di arricchirsi a vicenda.

A questo punto diventa fondamentale la riflessione, che dovrebbe sostituire l’azione (acting out): quale è il senso di tali differenze di comportamento online e offline?

La dissociazione tra vita online e offline può essere a due livelli: la propria vita offline (relazioni amicali, di lavoro, ecc.) non viene portate online, oppure quella online non entra a fare parte di quella offline. A volte la compartimentalizzazione può avere i suoi riscontri positivi: ad esempio, la realtà cibermediata può offrire la possibilità di entrare in contatto con persone che condividono i medesimi interessi anche se geograficamente sono molto distanti tra loro e, quindi, impossibilitate a incontrarsi vis a vis. In linea generale, l’integrazione crea sinergia e, quindi, favorisce lo sviluppo e la prosperità.

E ancora: come fare a stabilire quale è il vero sé quando, a seconda del mezzo di comunicazione che utilizziamo, le parti di noi che possiamo esprimere e le modalità con cui siamo in grado di farlo sono differenti?
In tutti questi casi, a livello conscio o inconscio, esprimiamo parti di noi e ne celiamo altre, ma non per questo possiamo affermare che una modalità espressiva dia adito ad un vero o falso sé. In pratica è un po’ come vedere noi stessi a seconda di prospettive differenti.

D’altra parte, non tutti percepiscono tali caratteristiche degli ambienti virtuali come fattori che favoriscono l’espressione di sé libera e disinibita. Al contrario, in alcuni casi l’anonimato, l’impossibilità di vedere, toccare, e, in generale, conoscere con tutti e cinque i sensi il proprio interlocutore può indurre forti sospetti, ansia, incertezza, frustrazione, che possono anche sfociare nella paranoia.


I legami sociali

I legami sociali rappresentano il senso di ciò che è me e di ciò che è non me. Rappresentano l’esperienza di un perimetro flessibile che distingue tra se stessi, i propri pensieri, le sensazioni, le emozioni e ciò che non fa parte di sé.

Vari elementi contribuiscono a creare le relazioni sociali tra i quali: la consapevolezza di avere un corpo fisico ben definito, la percezione tramite i cinque sensi del mondo esterno, la distinzione a livello psicologico di ciò che io conosco di me stesso e di ciò che di me sanno gli altri e la sensazione che il proprio sé si muove lungo un continuum che comprende passato, presente e futuro.

La vita nel ciberspazio in ampia parte infrange tali fattori che danno linfa vitale ai legami sociali. In tale contesto si tende a regredire ad una forma di “processo primario di pensiero” in cui il legame tra il sé e altre rappresentazioni diventa meno definito e lo spazio transizionale della comunicazione online vede la parziale sovrapposizione tra ciò che si pensa e si sente personalmente e ciò che gli altri pensano e sentono.

IPR e CMR

Le relazioni mediate dal computer (CMR) che si instaurano nel ciberspazio per certi aspetti differiscono dalle relazioni di persona (IPR).

L’uso dei sensi è differente nei due contesti:

- la lettura online: vi possono essere forme di comunicazione sincrone oppure asincrone. Quest’ultima modalità, in particolare, offre maggiori opportunità di riflessione, un diverso stile cognitivo più sottile, organizzato, creativo. Le comunicazioni possono essere conservate e riviste nel tempo, dando la possibilità di nuove letture, a più livelli e con diversi significati. La scrittura favorisce, inoltre, l’introspezione e, in parte, anche l’autosvelamento;

- l’ascolto: le comunicazioni vocali constano non solo del contenuto verbale, ma anche di una serie di elementi non verbali che arricchiscono o contraddicono i significati manifesti. Tali elementi vengono in parte sostituiti online dagli emoticons e da altri elementi iconici (ad es.: forma del carattere, colore, sfondi, immagini, ecc.) che possono precisare o comunque connotare i messaggi soprattutto a livello emotivo;

- il gusto, l’odorato, il tatto: sono attualmente assenti nelle comunicazioni mediate da computer. Essi sono molto importanti per rendere più intima e personale la comunicazione.

Pare che sia proprio la limitazione sensoriale ciò che stimola maggiormente l’immaginazione, la fantasia e la creatività. Esiste un’altra possibilità di comprendere i messaggi del nostro interlocutore: l’intuizione. Così come questa può essere evidente e determinante offline, anche online vi sono persone particolarmente abili nel leggere tra le righe, senza cadere nella proiezione.

Difficile affermare quali forme di comunicazione siano migliori, se quelle di persona oppure mediate dal computer. Sono differenti e come tali vanno prese, con i loro limiti e le loro potenzialità. Più che considerarle alternative si dovrebbe vederle come complementari, con la possibilità di integrarsi e completarsi a vicenda.

 


Il transfert

Il transfert è la tendenza a ricreare nelle relazioni correnti gli schemi di pensiero, le emozioni e i comportamenti che si sono costituiti nei nostri primi anni di vita, in particolare con i nostri caregiver.

Quando si cresce tali modelli vengono portati con noi e messi in atto, soprattutto a livello inconscio. Essi influenzano le nostre scelte di vita, le amicizie, le relazioni sentimentali, ecc. Anche i computer possono diventare un oggetto del nostro transfert nella misura in cui si tende ad umanizzarli. Con essi ricreiamo alcuni aspetti della nostra relazione che avevamo con i nostri caregiver, così come avviene ad esempio anche con il proprio terapeuta.

Il computer può essere percepito come potente, allo stesso modo di una figura genitoriale, o, all’opposto, come poco intelligente, per certi versi inferiore rispetto a sé. Questi aspetti sono importanti, perché nelle relazioni online noi percepiamo gli altri per mezzo del computer. Per questo le reazioni transferali verso il computer possono interagire con quelle nei confronti dei propri interlocutori.

Le relazioni mediate da computer sono sane quando ci si rende conto che le proprie percezioni sono in qualche modo distorte (ancora più di quanto avviene offline) dalle molteplici reazioni di transfert che si frappongono. A queste, inoltre, si aggiungono quelle di controtransfert, che è la risposta degli interlocutori al nostro transfert.


Come si costruisce e gestisce l’identità online

Quotidianamente siamo chiamati a mettere in scena vari ruoli e ad agire in modo consono ad essi. Nei mondi virtuali tali opportunità vengono amplificate: è possibile crearsi vari personaggi non solo in un medesimo ambiente virtuale, ma fare parte di varie realtà contemporaneamente dando vita a diversi personaggi.

Si tratta di un’opportunità notevole, nella misura in cui consente di mettersi alla prova, di mettere in scena varie parti di sé in modo relativamente sicuro e poco compromettente. Per certi versi questo richiama quanto avviene in un film: esso permette a ciascuno di identificarsi con uno o più personaggi, di prendere le distanze da se stessi per un periodo di tempo più o meno lungo, di vivere, emozionarsi e pensare in un modo che solo a livello inconsapevole crediamo che non ci appartenga.

La constatazione che la mera visione di un film riesce a suscitare pensieri, vissuti ed emozioni tramite l’identificazione con i personaggi messi in scena sullo schermo, indica che almeno in potenza, tutto ciò è presente anche nel mondo interiore dello spettatore. Il film non fa altro se non favorire l’affiorare in superficie di tali aspetti e la loro sperimentazione.

La realtà che si viene e creare sullo schermo di un computer, anche se in parte richiama quella cinematografica, va ben oltre questa, in quanto nel primo caso il soggetto è un partecipante attivo, può crearsi un suo mondo, uno o più personaggi, a seconda del contesto e del momento di vita.Nei mondi online il concetto di identità molteplice è più vivo che mai e l’integrazione che ne può derivare può essere assai arricchente per chi si concede l’opportunità di vivere tali esperienze.

Al contrario, la dissociazione, la scissione netta tra vita online e offline rischia di creare una cesura anche all’interno della personalità di chi ne è protagonista. In tal modo si costituiscono dei mondi separati, paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Senza un incontro, però, senza un contatto, una contaminazione si perde anche la possibilità di arricchimento e di crescita.

Per fare questo, per un “incontro di mondi”, però, è necessario avere una visione ben distinta e definita delle due realtà, un po’ come la si deve avere di se stessi, pena una confusione interiore e la perdita della propria identità. Confini definiti, dunque, ma permeabili.

L’identità online può evolvere, così come quella offline. A volte i due percorsi possono influenzarsi e arricchirsi a vicenda, altre volte possono scollarsi nettamente. Tipico, ad esempio, è il caso di coloro che, in una prima fase, preferiscono l’anonimato, la possibilità di non mettersi in gioco, di stare ad osservare in disparte, di essere sempre un po’ più in là, di prendere le distanze non solo dagli altri, ma anche e soprattutto da se stessi, un po’ come a dire: “In realtà quello non sono io”. Questo offre loro un ampio margine di libertà espressiva, la deresponsabilizzazione e la sensazione di avere una sicura ed efficace via d’uscita: annullarsi con un “clic”.

Spesso il cammino evolutivo procede verso l’adozione di un nickname. Questo passaggio rappresenta un tentativo di definizione più aperta e accurata di ciò che si è, la volontà di mettersi in gioco, di uscire allo scoperto, affrontando anche eventuali commenti o giudizi altrui, di affrontare i timori connessi alla propria incolumità.

L’evoluzione dell’identità va di pari passo con il diventare a pieno titolo partecipanti di una comunità online, allo stesso modo in cui il bimbo piccolo riceve per la prima volta la carta d’identità e si sente pienamente un cittadino.

Come nella realtà offline, anche in quella online è possibile agire aspetti positivi e negativi di sé, oppure prendere le distanze e lavorarci sopra in un processo di autorealizzazione. In questo senso anche le relazioni sociali che si possono instaurare possono contribuire notevolmente a tale processo, al punto che i mondi virtuali potrebbero essere visti come delle specie di “palestre sociali” in cui mettere alla prova e, magari, migliorare le proprie abilità.

Le forme di identità che ciascuno si costruisce online possono essere più o meno simili a quelle vissute quotidianamente, più professionali, oppure informali, femminili, maschili, di varia estrazione sociale, genere, ecc. Gli ambienti virtuali più di qualsiasi altro non stabiliscono confini netti tra realtà e fantasia, al punto da rendere possibile molto di ciò che quotidianamente non lo è.

Nella creazione e nel mantenimento dell’identità intervengono processi consci e inconsci. La scelta di alcuni elementi caratterizzanti l’identità online, dal nickname, al genere, agli ambienti in cui ci si inserisce, spesso risponde a bisogni e fantasie inconsce di cui solo in minima parte siamo consapevoli.

Ogni individuo ha un diverso grado di consapevolezza delle sue scelte e delle sue azioni. C’è chi si limita ad agire i suoi impulsi negativi, ad esempio dando origine ad un crescendo di violenze verbali, di polemiche, oppure di spamming e chi, invece, riesce a prendere almeno in parte le distanze dal suo agire e a riflettere su se stesso, sulle sue motivazioni, i suoi bisogni.

In aggiunta, a seconda del mezzo di comunicazione scelto è possibile esprimere parti differenti della propria identità. In genere la scelta ricade su quei media che si sentono più consoni a se stessi e più rispondenti ai propri bisogni.

Le scelte non sono necessariamente esclusive, ma sono possibili ampie varietà di combinazioni. Ad esempio, chi predilige la comunicazione scritta desidera dare voce alla sua parte più razionale, analitica, lineare e l’immagine del sé che ne deriva rispecchia tali caratteristiche. Tale atteggiamento è quello tipico dei verbalizzatori, che si distingue da quello dei visualizzatori, che, invece, sembrano prediligere gli aspetti simbolici, le immagini, il ragionamento olistico.
Chi opta per la comunicazione sincrona quale la chat offre un’immagine di sé spontanea, libera, spiritosa, presente, mentre chi predilige quella asincrona si presenta più pensieroso, riflessivo, lento, meditabondo, profondo.

 


La regressione online

Un altro aspetto che caratterizza la presenza degli individui online è la loro regressione, che si può manifestare in vari modi, con scoppi d’ira o manifestazioni di grande sensibilità o generosità, ad esempio.

Spesso si opera una sorta di confusione tra il computer e gli essere umani: il computer viene a tratti personificato, mentre i propri interlocutori, a volte, vengono percepiti come macchine o, comunque, con connotati poco caratterizzati a livello umano.

Tale regressione, non comporta solo effetti potenzialmente negativi, ma, all’opposto può costituire la base per un successivo moto di progressione. Se lo spazio online viene utilizzato per giocare, divertirsi, ma anche per mettersi alla prova, sperimentare sé, le proprie abilità sociali, ecc., questo può dare adito ad una crescita personale, ad una maturazione i cui effetti si possono voi vedere anche offline.


Creazione identità virtuali: è solo divertimento?

Le opportunità che i mondi virtuali offrono nella creazione e nel mantenimento delle identità virtuali sono notevoli. Al limite, è possibile anche dare vita a personaggi dal genere diverso dal proprio (gender-switching). Che cosa può indurre a mettersi nei panni dell’altro sesso?

Queste alcune possibili motivazioni:

- per vivere la propria parte maschile (che ad esempio si può declinare in rabbia, aggressività) o femminile (che si può manifestare nella sensibilità, delicatezza o fragilità) in modo più libero, scevro da commenti, giudizi, stereotipi comuni;

- nel caso di identità femminili, per ricevere più attenzioni e aiuto da parte degli altri cibernauti;

- nel caso di identità maschili per avvertire la sensazione di potere e di rispetto che non sempre nella vita offline si sente di avere;

- per comprendere maggiormente come le donne percepiscono gli uomini e viceversa;

- per entrare nelle dinamiche di gruppo maschili oppure femminili;

- per sapere come si comportano gli altri uomini (o le altre donne) nei confronti delle donne (o degli uomini);

- per conoscere il modo in cui le donne si creano opinioni e aspettative sugli uomini e viceversa;

- per mettere in scena le proprie fantasie e i propri sogni (ad es.: per la donna concretizzare il proprio ideale maschile di uomo forte, energico, deciso, coraggioso);

- per prepararsi a vivere relazioni omosessuali nella realtà offline.

Ad eccezione di qualche caso sporadico di inganno deliberato dei propri interlocutori, nella maggior parte dei casi le motivazioni sono più sottili e profonde e rappresentano un modo per mettersi alla prova, per conoscersi meglio, per offrirsi delle opportunità di vivere parti di sé che normalmente vengono messe in secondo piano.


Caratteristiche delle e-mail ed elementi di personalità

La modalità principale attraverso la quale esprimiamo noi stessi online è la comunicazione scritta.

Tanto più cresce l’esperienza nella comunicazione online, tanto più le capacità espressive diventano ricche, articolate e in grado di veicolare significati accurati e profondi.

Anche se esiste sempre un margine di distorsione online, così come offline tra il messaggio inviato e quello ricevuto e poi decodificato, quanto più le proprie abilità di scrittura sono presenti, tanto più si sarà capaci di veicolare correttamente i propri messaggi e tanto più si sarà in grado di comprendere correttamente quelli dei propri interlocutori.
I mutamenti degli stili delle e-mail possono costituire un ottimo esempio di tale processo evolutivo.

Gli allegati alle e-mail sono considerati, come la sua stessa espressione indica, degli extra, qualcosa che arricchisce, completa il messaggio testuale. Alcuni ne fanno grande uso, denotando attenzione per il proprio interlocutore, ricercatezza, anche in virtù del tempo aggiuntivo dedicato. Altri ne fanno un uso moderato, per evitare di essere considerati degli “spammer”, oppure per non sovraccaricare la Rete, o la casella del destinatario.

Ricevere un allegato, infatti, può innescare vari tipi di reazioni: piacere, curiosità, divertimento, oppure ansia per il pericolo dei virus, fastidio per il senso di estraneità del contenuto (specie nel caso delle “catene”), pesantezza emotiva, oltre che fisica per l’e-mail stessa, sovraccarico di lavoro per la lettura.

La firma

A volte è presente, a volte assente.
Nel primo caso indica attenzione per l’interlocutore, la personalizzazione del messaggio, il senso di appartenenza di quanto veicolato e la responsabilità nei confronti del contenuto. A volte trasmette un senso di formalità, specie se si tratta di una firma estesa e pomposa.
La sua assenza può rappresentare una presa di distanza dai contenuti espressi, una forma di non responsabilità, fretta, trascuratezza, specie di fronte all’interlocutore.
All’opposto, può anche essere espressione di massima confidenza, del tipo: “Già sai chi sono”.

Anche i saluti iniziali e finali possono essere più o meno formali, presenti, o al limite assenti. Conta molto in tali casi il grado di conoscenza di coloro che stanno dialogando, le circostanze, il momento della giornata, il contesto.

L’assenza di saluti può avere varie motivazioni: lo scrivente è pigro, le comunicazioni seguono un flusso apparentemente senza soluzione di continuità come nel caso delle battute di un dialogo di persona, può essere espressione di mancanza di rispetto per l’interlocutore, oppure una sua riduzione ad una macchina anziché ad un essere umano.

L’oggetto della comunicazione può essere presente o assente.
E’ una forma di anticipazione dei contenuti.
Può sintetizzarli, contraddirli, precisarli, può essere un tentativo di suscitare curiosità, interesse, attenzione.
Quando è assente può essere indice di fretta, di trascuratezza, incapacità di sintesi, mancanza di fantasia. Può dare l’idea che i contenuti siano irrilevanti. Il senso di vuoto che si viene a creare a livello fisico, ma anche emotivo quando quello spazio, che è stato predisposto proprio per essere riempito, resta libero, può dare adito ad ansia, angoscia, dubbio, incertezza, può sollecitare la curiosità, l’interesse, ma anche il sospetto e la diffidenza.

Il corpo del messaggio.
Può essere ben definito, di varia lunghezza, ben suddiviso in paragrafi, formattato oppure in formato normale.

Quanto più è accurato nella sua redazione tanto più lo scrivente manifesta esperienza in materia, attenzione, rispetto e considerazione sia verso ciò che fa, sia verso il destinatario.

Tratti ossessivi, quasi maniacali possono indurre alla cura del dettaglio. All’opposto, inclinazioni schizoidi possono portare a scrivere messaggi brevissimi, frammentati, a volte anche scarsamente comprensibili, mentre uno spiccato narcisismo può spingere a mettere in mostra se stessi, la propria bravura, le proprie abilità, senza tenere in considerazione il lettore. E’ come un affermare: “Guardatemi, io sono qui”.

E ancora: la scelta del carattere, il corpo, il colore possono offrire alcune indicazioni circa la personalità dello scrivente. Una persona informale, giocosa può propendere per un Verdana, per un Comic Sans, magari colorati, mentre una persona più formale e tradizionalista può prediligere un Times New Romans, se con una vena di romanticismo, oppure un Arial, se più freddo e distaccato.

Una mescolanza esagerata di stili e colori può dare adito ad un senso di confusione, può dare l’idea di una difficoltà di scelta, di indecisione.

E ancora: se la regola è scrivere in corsivo, l’uso dello stampatello può essere considerato un gridare e per chi non conosce tale regola può essere espressione di poca grazia, di scarsa eleganza, al limite della rozzezza.
Il grassetto è un mettere in evidenza in modo discreto, ma deciso; il corsivo è un indurre a focalizzare la propria attenzione su alcuni particolari del messaggio in modo garbato, pacato, a tratti anche raffinato, sensibile, un po’ retrò. Il sottolineato è come affermare: “Le cose stanno così, non ci sono alternative”. Un po’ di rigidità di fondo sembra caratterizzare tale modalità espressiva e chi la sceglie.

E ancora: gli emoticons vengono inseriti per veicolare i propri stati d’animo e precisare i propri messaggi, a volte rafforzando, altre volte contraddicendo i contenuti verbali.

I punti esclamativi possono dare un tocco di energia al messaggio. Se in eccesso, però, possono veicolare un sovraccarico energetico che stanca o infastidisce chi legge. Di conseguenza la sensazione è che lo scrivente sia eccessivamente agitato, ansioso, oppure, che stia cercando di veicolare uno stato d’animo gioioso e vitale che, in realtà, non gli appartiene.

I puntini di sospensione rappresentano delle pause di riflessione. Anche in questo caso, se in eccesso, possono indicare dubbio, indecisione, oppure la necessità di riempire degli spazi che non si sa come colmare, presi dal vago timore di un vuoto che potrebbe essere divorante.

L’assenza di punteggiatura può risultare soffocante: le pause sono un momento fisiologico della vita così come delle discussioni e la loro assenza induce ansia, disagio, oppressione.

Un utilizzo eccessivo dei punti può indicare un radicarsi netto sulle proprie posizioni del tipo: “E’ così e basta, non ci sono alternative”.
La loro assenza dà un’idea di incompiuto, un lasciare le cose a metà, un’incapacità di prendere una posizione.

Le virgolette e l’abitudine di riportare delle citazioni è un po’ come prendere le distanze da quanto scritto, un non avere un pensiero personale. E’ il fare parlare qualcun altro al proprio posto, deresponsabilizzandosi.

Le comunicazioni scritte possono essere conservate, rilette, il che consente di trovare nuovi significati, nuove sfumature ed emozioni. I messaggi possono essere conservati in toto o in parte, solo quelli più significativi, carichi emotivamente. In questo vi possono essere delle discrepanze tra i partner, perché evidentemente ciascuno dà un’importanza diversa alle cose. Alcune persone preferiscono non conservare, perché prediligono le comunicazioni dal vivo, vissute al momento. La conservazione per certi versi richiama tratti ossessivi (la catalogazione, la rilettura, ecc.), ritentivi, conservativi, come fotografie del momento, di controllo della relazione e del suo andamento. Anche la ricerca e la rilettura di alcuni messaggi può essere variamente motivata: per nostalgia, solitudine, senso di abbandono, consolazione, divertimento, tenerezza, rievocazione, ricerca di nuovi stimoli per il presente.

Anche l’abitudine di rispondere citando in parte o in toto un messaggio ricevuto può avere vari significati. La citazione e le risposte inframezzate possono indicare una dedizione e un’ attenzione al messaggio del proprio interlocutore molto analitiche, profonde e dettagliate.
Il rimando del messaggio nel suo complesso con la risposta sopra il messaggio stesso può essere utile per rinfrescare la memoria e seguire il filo del discorso. Può essere anche però una manifestazione di scarso rispetto degli abitanti della Rete e delle regole vigenti che suggeriscono la limitazione nell’uso dello spazio della banda, evitando di sovraccaricarla. Può essere, d’altro canto, anche un modo velato per rigettare l’interlocutore: ti restituisco ciò che mi hai donato.

Se la risposta figura sopra il messaggio precedente potrebbe essere una sorta di supremazia, di superiorità in cui si pone chi risponde. Se viene collocata sotto può generare qualche ambiguità e perplessità in chi lo riceve, che si sente ancora di più rigettato, come se un meccanismo automatico avesse respinto quanto inviato. La risposta sottostante può dare adito ad un senso di sottovalutazione sia dello scrivente stesso, sia dei suoi contenuti, al punto da sembrare quasi un’aggiunta superflua ad un messaggio ricevuto in precedenza.

Il linguaggio subisce delle modifiche a seconda del grado di esperienza e di familiarità con la Rete. Abbreviazioni, utilizzi convenzionali di segni e simboli nella Rete assumono una declinazione personale che si aggiunge ad un gergo strettamente specifico del singolo individuo.

La temporalità degli scambi può essere suscettibile di ampia variabilità individuale e contestuale.
Ci sono i “sempre connessi”, che utilizzano anche più volte al giorno le forme di comunicazione mediate dal computer, gli “assidui”, che ne fanno uso una volta o meno al giorno, gli “sporadici”, che si collegano solo alcune volte a settimana.

In generale, la frequenza degli scambi quanto più coinvolge a livello emotivo, tanto più si fa assidua e frequente. Questa, a sua volta, innalza il coinvolgimento emotivo e la partecipazione. Il declino nella frequenza delle comunicazioni può indicare un allentamento del legame, o, comunque, una riduzione dell’impegno da parte di uno o di entrambi gli interlocutori.

A volte può capitare che solo uno dei due interlocutori sia particolarmente coinvolto nello scambio, per questo si aspetta che anche l’altro di riflesso lo sia o, comunque, lo diventi. Questo, se non si verifica, induce grandi sofferenze, incertezza, ansia. Se, al limite, le risposte attese non si presentano, il rischio è quello di precipitare nel cosiddetto “buco nero” del ciberspazio. Il silenzio del partner diventa difficile, se non impossibile da codificare, e viene caricato dei più svariati significati: rabbia, indifferenza, disinteresse, malattia, punizione, ritiro, pigrizia, impegni vari. Ma la certezza di tali supposizioni non può esistere se non quando tale silenzio viene colmato da una risposta. Lo schermo diventa così uno spazio vuoto nel quale proiettare le proprie fantasie, le proprie idee, le proprie aspettative, le proprie emozioni.

Il transfert, in questi casi, è più attivo che mai, specie nelle fasi iniziali delle conoscenze virtuali. La proiezione di parti di sé sull’altro e l’impossibilità immediata di poter ricevere dei riscontri concreti sono molto intense.

Le aspettative, le fantasie, le speculazioni sul proprio interlocutore, anche nella migliore delle ipotesi, sono presenti sempre e possono essere assai intense. Ciò che dell’altro si conosce sono solo tanti piccoli frammenti di un puzzle che si cerca di comporre, ma nel quale le tessere mancanti si finisce per aggiungerle in prima persona.

Il passaggio, quando questo si verifica, dalla realtà online a quella offline mette a dura prova se stessi, l’immagine che si è creati dell’altro e la relazione che si è instaurata.
Alcuni preferiscono non affrontare tale cambiamento, per evitare disillusioni, nel bene o nel male, altri si confrontano con la realtà faccia a faccia e la persona che si trovano di fronte inevitabilmente è differente da come se l’erano immaginata.

Si tratta, per certi versi, di ricominciare da capo. Ci si trova di fronte ad una persona che si pensava di conoscere, almeno in parte, ma ci si rende conto che questa parte è molto più piccola di quanto ci si aspettava.

Se si possedeva anche un’immagine visiva del corpo fisico, anche questa, in ogni caso, deve essere rinegoziata. Non solo le fotografie possono essere datate, o, al limite anche ritoccate, ma esse rappresentano un frammento di vita, un momento nella sua staticità che difficilmente riesce e veicolare l’idea di vita che quotidianamente ciascuno di noi si trova ad affrontare.

Se questo passaggio riesce ad essere effettuato, un grande arricchimento interiore e reciproco ne può derivare.
La “palestra sociale”, che l’ambiente virtuale ha realizzato, ha permesso di esercitare le proprie abilità sociali e relazionali, che possono essere messe successivamente in pratica faccia a faccia.


Stadi di sviluppo delle conoscenze

Si possono individuare vari stadi nel corso delle conoscenze online.

Il primo momento è quello dei contatti.
Spesso si tratta di scambi molto superficiali, a volte neppure coronati da risposte ai propri inviti. Per alcuni si tratta di un fattore di quantità, più che di qualità: si inviano numerosi messaggi, si attende se e chi risponde e si sceglie con chi portare avanti la conoscenza.

Altri, forse più decisi e determinati nel sapere cosa stanno cercando e risoluti nel raggiungere i loro obiettivi, avviano un numero più ristretto di contatti, ben definito, circoscritto, mirato. Poi aspettano con pazienza le risposte, che possono impiegare una diversa quantità di tempo per arrivare.

La fase del contatto vede la ricerca, conscia o inconscia, di persone dal profilo che in qualche modo ci assomiglia, con le quali abbiamo qualcosa in comune o con le quali siamo in risonanza. In pratica si tratta di individui che ben si adattano alle dinamiche del nostro transfert.
Il rischio più insidioso insito in questa fase è quello di una ricerca affannosa e ossessiva della persona “perfetta”, con caratteristiche specifiche, cosa che molti siti specializzati negli incontri virtuali consentono. Crearsi una persona su misura, attendere ostinatamente il suo arrivo possono favorire il distacco dalla realtà online e la perdita della spontaneità dell’incontro con uno sconosciuto che nonostante i punteggi di compatibilità, le schede di presentazione e i profili anche molto dettagliati è e resta sempre misterioso.

A mano a mano che la conoscenza procede, ciascuno si svela gradualmente, rivelando parti di sé. La mancanza di un contatto faccia a faccia in questa fase sembra per certi versi favorire l’apertura reciproca.
Lo svelamento della propria identità, così come è conosciuta offline, indica l’instaurarsi di un legame di fiducia reciproco e la rottura della barriera tra mondo online e offline. Se, da una parte, la propria identità offline entra a pieno titolo anche nel mondo online, i propri interlocutori virtuali fanno ingresso nel mondo offline.

In questa fase il pensiero dei conoscenti virtuali online, a volte, irrompe anche quando non si è connessi: questo indica che essi, per certi aspetti, sono entrati nella nostra vita quotidiana.

I rischi in questa fase sono costituiti prevalentemente dalle massicce proiezioni, dal transfert e dal controtransfert.

Quando si decide di effettuare un ulteriore passo verso l’autosvelamento e la conoscenza reciproca, alcune persone sono in grado più di altre di mettere da parte le aspettative circa la persona da conoscere, altre vivono come uno sbocco naturale l’incontro, una fase successiva ai contatti e-mail e telefonici, altri, invece, rimangono assai delusi dall’incontro, perché l’interlocutore si presenta in modo molto differente da come se l’erano immaginati.

D’altra parte, è anche vero che a seconda del mezzo di comunicazione, ciascuno di noi ha modi differenti di presentarsi e di rapportarsi agli altri. Per alcuni vi è maggiore scioltezza nelle comunicazioni testuali, per altri in quelle telefoniche, per altri in quelle di persona, per altri ancora in tutte e tre le modalità.

Spesso gli indizi che sono stati trasmessi tramite computer sono stati distorti, oppure recepiti solo in parte e l’incontro faccia a faccia non fa altro se non ripresentarli in modo ineludibile.

Nella maggior parte dei casi, l’incontro di persona porta ad un approfondimento della conoscenza, anche se non sempre consente di rafforzare la relazione, per via del senso di delusione, di disappunto, che ne potrebbe derivare. Questi, di solito, sono indizi di quanto il transfert sia stato massiccio.


Le relazioni sentimentali online

Le relazioni romantiche mediate da computer possono rivelarsi estremamente affascinanti e in grado di attrarre molte persone. Questa è una delle motivazioni che vede un successo sempre crescente oltreoceano, così come in Italia dei siti di “dating”, creati appositamente per favorire le conoscenze e l’incontro tra persone di sesso opposto o del medesimo. Il servizio può essere gratuito per tutti, oppure solo per le donne, oppure a pagamento per tutti, ma il successo crescente e l’aumento costante del numero degli iscritti indica che tali siti rispondono ad un bisogno diffuso e profondo. L’idea dell’anima gemella, dell’altra metà, di un amore eterno, del principe azzurro, o di una moglie fedele oggi più che mai sembra essere viva nell’immaginario comune. E la Rete pare essere un nuovo luogo in cui è possibile realizzare tale sogno. Sembra un’antica fiaba rivisitata in chiave moderna.

Anche se cambiano i contesti sociali, culturali e tecnologici, i bisogni, le motivazioni e i desideri fondamentali degli individui sembrano restare immutati. Anzi, forse proprio in un’epoca di mutamenti sempre più radicali, repentini e incisivi, la ricerca di punti fermi, tra i quali sembra figurare una relazione stabile e duratura, almeno nell’immaginario, diventa più pressante che mai. Queste premesse, però, non sembrano deporre a favore di una buona riuscita dell’impresa: una relazione è una realtà in continuo divenire, dinamica e l’idea che possa diventare un punto fermo, solido, acquisito, raggiunto una volta per tutte e, in ultima analisi, a cui aggrapparsi, pare andare contro la sua stessa natura.

Ma non tutto è perduto. Con le dovute cautele, ridimensionando le aspettative, la Rete può rappresentare uno strumento aggiuntivo, innovativo e divertente per ampliare le proprie conoscenze dell’universo umano e, chissà, magari entrare in contatto con il o la propria futura partner.

Persone tendenti ad immaginare, a sognare, persone fortemente romantiche possono trovare nei mondi virtuali la possibilità di vivere intensamente questi aspetti della loro personalità. Lo scrivere mette in contatto con parti di sé a cui magari quotidianamente non si riesce a dare sufficiente possibilità di esprimersi.

Persone timide, con scarse occasioni di instaurare nuovi legami sociali (ad es.: per isolamento geografico, per professioni con scarso contatto con il pubblico) possono avvalersi delle opportunità di contattare persone dislocate a varia distanza geografica, con interessi più o meno simili ai propri, con modi di pensare, di vivere e di comportarsi in qualche modo in sintonia con i propri.

I mondi online offrono un’opportunità in più per allargare il proprio giro di conoscenze, per mettere alla prova le proprie abilità sociorelazionali e ritornare alla realtà quotidiana cambiati, arricchiti, maturati.

La possibilità di vedere entrare nel proprio ufficio o nella propria casa in modo virtuale i propri interlocutori offre un’idea di “comodità”: qualcuno che bussa alla nostra porta con la quale si può interloquire in qualsiasi momento della giornata, specie in modo asincrono, tranquillo, meditato. E lo stesso si può fare con l’altro, andarlo a trovare nella sua dimora virtuale, senza eccessivo disturbo, senza grande fatica, senza preoccuparsi del proprio aspetto.

La comunicazione mediata da computer, in questo senso, risulta meno invadente rispetto a quella veicolata dal telefono, oppure di persona. Ciascuno di noi può decidere modi e tempi. La sfida più importante da sostenere consiste nella capacità di mantenere quella flessibilità necessaria per passare ripetutamente dal mondo online a quello offline e viceversa.

Se si vive la modalità online come temporanea, come fase di passaggio oppure aggiuntiva che prelude alla conoscenza di persona il plus di questa può essere notevole.

I vissuti, i sentimenti, le emozioni che si provano nel corso di una relazione affettiva mediata da computer sono altrettanto reali e intensi quanto quelli che si possono vivere offline.
Il rischio, d’altra parte, è che tutto questo avvenga da una sola parte, in uno solo dei due interlocutori, cosa che a volte può essere difficile da decifrare per via della scarsità dei segnali non verbali. Tutto si consuma nella testa di uno dei due: questo può essere il rischio. E quello che si vede o si legge nell’altro potrebbe essere solo una propria proiezione, ma non sempre è così.

Se le emozioni, i vissuti, le sensazioni sono condivise in buona parte da entrambi ben presto si fa strada il desiderio di dare una svolta concreta alla conoscenza che è iniziata nell’ambiente virtuale. Se nella Rete possono essere più frequenti forme di amore Platonico, nel senso che il tutto si consuma a livello mentale, un incontro di corpi nel senso concreto dell’espressione può avvenire solo offline e questo passaggio è l’unico che può dare la possibilità di un completamento della conoscenza, che può avvenire solo ad un livello solistico della persona, che prevede l’integrazione di corpo, mente e spirito.

Per concludere, sembra che la tendenza ad avviare delle conoscenze online risponda all’esigenza di colmare un vuoto relazionale e in alcuni casi affettivo. Il buon esito del processo dipende da vari fattori: il grado di maturità individuale, la capacità di comunicare e di comunicar-si, di creare e mantenere un’identità online, la voglia e la disponibilità di mettersi in gioco, di assumersi le proprie responsabilità, la consapevolezza dei limiti degli strumenti di cui ci si avvale per conoscere e farsi conoscere, la capacità di attendere, la disponibilità di investire tempo, risorse e di lasciarsi coinvolgere gradualmente, a più livelli in tale esperienza.

Bibliografia approfondita

  • Holland H.N., "The internet regression", on line presso: http://www.psychomedia.it/pm/telecomm/telematic/holland2.htm.
  • Suler J. (2002), "Identity management in cyberspace", Journal of Applied Psychoanalytic Studies, 4, 455-460.
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  • Suler J. (2004), "Interview with Jean-Francois Perreault", online presso http://www.rider.edu/suler/psycyber/bvinterview.html.
  • Suler J. (2004), "The online disinhibition effect", CyberPsychology and Behavior, 7, 321-326.
  • Wallace P. (2000), "La psicologia di Internet", Milano, Raffaello Cortina.
  • Young K.S. (1998)," Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da Internet", Calderoni, Bologna, 2000.

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