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Il Corpo e la psiche

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E' l'incantesimo, che prende il nostro immaginario, quando ci figuriamo nei nostri pensieri l'incrocio di soma e psiche, quasi fosse un sortilegio che queste due istanze, che tanto teniamo a considerare separate tra loro, siano invece un tutt'uno.

corpo e psicheNon sentiamo tra l'altro con consapevolezza le pulsioni del corpo, che non razionalizziamo esso stesso come fosse uno solo, percependo in sezioni le sensazioni che emana.

Se scuoto la testa in una movenza, difficilmente io colgo che il mio alluce in questo gesto è coinvolto ed il mio busto sincronicamente si muove e che dietro c'è una mia vanità o una mia sofferenza.

Espressione diretta, ma beninteso non veicolo rigido del vissuto di ognuno, il soma flessuoso in coordinamento con il nostro cervello, è la dimensione obiettiva della nostra condotta.

Con i suoi definiti contorni, le insostituibili caratteristiche interne ed esterne, con la sua caducità sottesa, delimita l'azione in un binario reale, divenendo la sede di proiezioni e pretese.

La fantasia o l'impulso trovano proprio nel corpo la mediazione di uscita, deformandone i tratti e modellando l'insieme, ma modificandosi essi stessi uscendo al di fuori.

Non è casuale che da tempo si è individuato in semiologia il biotipo e che nell'individuazione della psicopatologia e nella psicodiagnosi non si prescinde dalla motilità e dai segni corporei.

Il depresso ad esempio incarna nei tratti tirati il suo lutto, nel colorito emaciato, nei movimenti a rilento, nello sguardo sfuggente che non si lascia coinvolgere, non meno di quanto nella "facies" obnubilata ed ebete il confuso ed il demente veicolano, o nelle paramimie o espressioni mimiche paradossali o i movimenti anormali della muscolatura bucco-facciale gli psicotici subito ci appaiono.

Nell'antro profondo delle angosce rimosse, però, l'involucro unico, che ci è dato di avere, viene fantasticato da tutti nel destino suo ultimo che è quello di dovere morire.

E, se è vero, che non c'è nella morte il movimento arrestato, perché c'è la trasformazione dell'essere, è pur vero che il "dopo" ha raccolto e raccoglie l'incertezza più grande.

La pulsione si muove in tal senso, scuotendo le membra ed i pensieri, in cui spesso è impossibile avere della morte reale coscienza. Thanatos infausto, così, si presenta in duplice spoglie, palesandosi come la paura più grande o il desiderio perverso di cadere nell'acuminato strapiombo.

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Eros di contro trasforma il corpo con la dilagante pulsione di sopravvivenza nell'altro, e nella ricerca di incontro e fusione di due corpi protesi, il superamento del cupo influsso di Thanatos.

Il soma diviene così seduzione, perché porta già in sé il desiderio dell'altro e si offre come contenitore e contenuto nel gioco dei ruoli.

Eppure al di là di ogni cosa, imperante su ogni altra pulsione, c'è Bios, la vita.

Si può essere qualcuno o qualcosa, legando se stesso nel filo del tempo, crogiolo immediato di passato e futuro e lasciarsi trasportare ed a volte spezzare, nel nostro qui ed ora dalle altre due istanze.

E' nel livello di realtà, però, che si pone la vita, nella consapevolezza di essere e percepire, nell'attimo in cui esistiamo, nella coscienza del sé che impedisce nel processo di angoscia la perdita, rispetto alla fantasia fuoriuscita, rendendoci aderenti al veicolo, in cui e da cui si dipanano le nostre emozioni.

Ecco che il corpo non è più un involucro, ma sede dell'esistenza di ognuno. C'è il passaggio dall'inconscio al cosciente e nel ritorno un apprendimento, in cui è insita la conoscenza del sé e che, comunque siano andate le cose o andranno poi: adesso io vivo.

Questa non è una regressione ed arcaiche modalità senso motorie svincolate da successive elaborazioni corporee, ma uno stimolare comunicazioni cadute in disuso, che, rimesse nel circolo, rinvigoriscono nel flusso il passaggio all'azione, allentando tensione ed aspettative di ognuno, secondo un messaggio sotteso, che la vita prescinde da ciò che vogliamo o da ciò di cui abbiamo paura, ci pulsa dentro al di là di ogni limite razionale non sempre sincero.

 

Dott.ssa Lucia Daniela Bosa - Psicologa, psicoterapeuta, gruppoanalista AION

 

 

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