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Perchè crediamo ancora alle fake news?

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"Non credere a nulla di ciò che senti, e solo a metà di ciò che vedi" Edgar Allan Poe, 1845. Uno studio, oggi,  rivela che gli umani credono a tutto ciò che vedono.

Fake News 1Le elezioni presidenziali americane del 2016 hanno portato una notevole attenzione al fenomeno delle "fake news". I video della presidente della camera Nancy Pelosi furono manipolati per farla apparire incoerente o ubriaca e ancora oggi sono in circolazione sui social media. Questi video modificati sono stati condivisi anche da coloro che diffondono il maggior numero di "fake news".

Molte persone hanno visto quei video e in molti hanno creduto a ciò che hanno visto. Secondo questo studio, il solo fatto di essere esposti a fake news può aumentare la propria convinzione nei confronti di quella notizia. Nella ricerca i ricercatori scoprono che "anche una singola esposizione aumenta le successive percezioni di accuratezza".

Inoltre, "...questo 'illusorio effetto di verità' per i falsi titoli di cronaca si verifica nonostante un basso livello di credibilità generale, anche quando le storie sono contestate da ispettori in questione o incoerenti con l'ideologia politica del lettore. Questi risultati suggeriscono che le piattaforme di social media aiutano a inculcare la fede nelle notizie palesemente false, e che l'identificazione di tali storie come "contestate" non è una soluzione efficace a questo problema.”

Anderson Cooper della CNN ha intervistato Monika Bickert, presidente di Facebook per la politica dei prodotti e l'antiterrorismo, e ha spiegato che il gigante dei social media, riguardo ai video della Pelosi diventati virali, ha deciso di "far sapere alla gente che è falso, così possono fare la loro scelta informata."

L'unica cosa che fa Facebook quando ci sono video falsi è quella di pubblicare minuscoli riquadri accanto ai video che rimandano a informazioni verificate fornite da terze parti, ma anche se qualcuno dovesse cliccare su quel link, il danno ormai è già stato fatto: le persone credono a tutto ciò che vedono e sono notoriamente terribili nel prendere scelte informate riguardo allo notizie online, specialmente quando tali informazioni sono in contrasto con cose in cui già credono.

In un'indagine, condotta dal Pew Research Center, è stato chiesto a adulti statunitensi di classificare cinque dichiarazioni basate sui fatti e cinque dichiarazioni basaste su delle opinioni. Ha rilevato che circa un quarto ha classificato accuratamente tutte e cinque le dichiarazioni fattuali (26%) e circa un terzo ha fatto lo stesso con le dichiarazioni di opinioni (35%). I giovani americani sono stati più bravi in questo compito: un terzo (32%), tra 18-49 anni, è stato in grado di identificare i cinque fatti come realtà, mentre il restante due terzi dei partecipanti non è stato capace di farlo.

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I ricercatori della Stanford Graduate School of Education, nel 2016, invece, hanno condotto uno studio sui giovani a scuola. Hanno scoperto che la capacità dei ragazzi delle medie, delle superiori e persino di giovani in età universitaria, di valutare efficacemente le informazioni che trovano online è, in una parola, "desolante". Secondo il loro studio, condotto su studenti di 12 stati, i giovani "potrebbero essere in grado di passare da Facebook a Twitter e contemporaneamente caricare un selfie su Instagram e inviare messaggi a un amico, ma quando devono valutare le informazioni che fluiscono attraverso i canali dei sociale media, vengono facilmente ingannati".

La capacità di un elettorato di prendere decisioni informate su questioni importanti dovrebbe essere basata sul fatto che tutti coloro che lavorano si basano sullo stesso insieme di fatti. Ma dai bambini agli anziani, i cittadini americani, continuano a lottare per scoprire la verità e la finzione online, e la maggior parte dei social media non è di aiuto. Invece, questa importante abilità dovrebbe essere insegnata a scuola, si chiama "alfabetizzazione mediatica", e sono poche le scuole che investono il loro tempo in queste lezioni.

E' incredibilmente facile, per chiuque abbia una minima abilità di edititing e un accesso al WiFi, (praticamente tutti i bambini oggi) rendere credibili i social media per chiunque abbia un cervello sensibile. Ancora peggio, esistono tecniche di editing avanzate e gli utenti sono pronti a impiegare nuove tecnologie per ingannarci. Abbiamo già assistito alla creazione di alcuni eccellenti video "estremamente falsi", in cui qualcuno prende un video o un'immagine di una persona e la altera per far credere che abbia detto qualcosa che non ha mai detto, alterando così le percezione della realtà.

Teniamo a mente che Facebook non ha una politica che sabilisce che le informazioni condivise debbano essere vere. Eppure i social network come Facebook, sono il posto dove due terzi degli adulti ricevono le loro notizie giornaliere, secono il Pew Research Center. Inoltre, Facebook possiede Instagram, un social molto frequentanto dalla prossima genereazione di cittadini votanti. Eppure, alcuni rapporti suggeriscono che Instagram, a differenza di Facebook, non etichetta quei messaggi come "falsi", lasciando i suoi utenti suscettibili al rischio di credere alle "fake news".

 

Cosa possiamo fare?

 

Fonte

  • Pennycook, Gordon and Cannon, Tyrone and Rand, David G., Prior Exposure Increases Perceived Accuracy of Fake News (May 3, 2018). Pennycook, G., Cannon, T. D., & Rand, D. G. (2018). Prior exposure increases perceived accuracy of fake news. Journal of Experimental Psychology: General, 147(12), 1865-1880.DOI: 10.1037/xge0000465. Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=2958246 or https://dx.doi.org/10.2139/ssrn.2958246

 

A cura del Dottor Andrea di Maio

 


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