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Si può davvero illudere il cervello!

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illudere il cervelloLe illusioni sono state sempre studiate in psicologia in quanto utili per lo studio dei processi percettivi.

Nel 1998 è stato svolto un esperimento da Botvinick e Cohen (Rubber Hand Illusion) che illustra come il conflitto tra tatto e visione genera l’effetto di “cattura visiva” cioè la sensazione tattile viene gradualmente riferita alla posizione della mano finta, se questa viene stimolata in maniera congruente.

 “Le mani sentono quello che gli occhi vedono”
Botvinick e Cohen, 1998


Cos’è lo schema corporeo?

Lo schema corporeo è un costrutto mentale costituito da sensazioni somatiche, visive, uditive, da componenti della memoria e della sfera emotiva e motivazionale che il soggetto traspone nell’immagine di sé (Berlucchi, G., e Aglioti, S.M., 1997)

«Il nostro senso di sé si sviluppa a partire dalla nascita - dice Alberto Gallace - e molto verosimilmente anche prima, durante la gestazione. Questo avviene mediante i segnali (tattili, visivi, chinestetici etc.) che dalle varie parti del corpo raggiungono il cervello e li vengono integrati. I nostri risultati dimostrano che questo processo è a doppio senso, cioè la nostra mente può influenzare quello che succede a livello dei tessuti corporei. La nostra mente può quindi controllare una specifica parte del nostro corpo».

Cioè il neonato si dimostra già capace di imitare movimenti oro-facciali e anche manuali di un adulto questo attesta l’esistenza di una capacità innata di rilevare implicitamente la corrispondenza fra i particolari dell’anatomia di un altro con quelli della propria (Meltzoff,A.N, e Moore, M.K, 1983).

L’ulteriore sviluppo e affinamento dello schema corporeo dipende dalle esperienze postnatali, e richiede la convergenza a livello cerebrale di segnali di senso di diverso tipo che provengono da una stessa parte del corpo con una precisa coincidenza temporale.

Secondo Ajuriaguerra e Wallon la strutturazione dello schema corporeo attraversa tre fasi nello sviluppo del bambino: corpo vissuto (3-36 mesi), corpo percepito (3-6 anni), corpo rappresentato (6-14 anni).

Oltre ad essere il risultato di sensazioni e percezioni, lo schema corporeo è anche una costruzione che il soggetto si fa attraverso la rappresentazione che ha del proprio corpo e alla cui elaborazione concorrono, oltre alla componente libidica, secondo quanto affermato da Freud, anche varie componenti sociali, quali i processi di identificazione e di imitazione.

Neisser, U. nel 1993 sosteneva che il bambino impara a riconoscere un arto come suo vedendolo in movimento e ricevendo allo stesso tempo i segnali tattili e propriocettivi generati in quell’arto dal movimento medesimo.

Un adulto percepisce illusoriamente che una mano di gomma sia sua quando si sente toccare la propria mano, nascosta alla vista (Botvinick e Cohen,l 1998).

In questo caso il soggetto cade in una incredibile illusione percettiva: si inganna sull’appartenenza delle mani che vede davanti a sé, percependo come propria anche la stimolazione sulla mano di gomma.

Insomma, la vista ha la meglio sulle percezioni corporee (propriocezione e tatto), alterando in maniera anomala i confini corporei fino a comprendere anche l’arto di gomma.

In altri studi sono stati descritti correlati cerebrali del senso di proprietà del corpo o di parti di esso (Tsakiris, M., Hesse, M.D, Boy, C., Haggard, P. e Fink, G.R., 2007);

altri studi si basarono sulla conduttanza cutanea (K. Carrie Armel e V. Ramachandran, 2003).

Come avviene l’illusione?

La Rubber Hand Illusion (RHI) è una procedura sperimentale per studiare il senso di Ownership tramite cui una mano di gomma può entrare a far parte o meno del nostro schema corporeo.

La consapevolezza motoria è modulata da due aspetti principali: il sense of body Ownership e il sense of Agency.

“Il Body Ownership si riferisce alla particolare condizione percettiva del proprio corpo, che rende le sensazioni corporee uniche per se stessi , cioè, la sensazione che il “mio corpo” mi appartiene, ed è sempre presente nella mia vita mentale”(Gallagher, 2000)

Il senso di Agency, invece, è la sensazione di aver causato o generato un’azione.

La rubber hand illusion (RHI) è stata utilizzata per la prima volta da Botvinick e Cohen nel 1998 e consiste nell’attribuzione errata di sensazioni tattili ad una mano di gomma posta davanti al soggetto.

Nell’esperimento di Botvinick e Cohen sono stati testati 10 soggetti, ognuno di loro era seduto davanti ad una scrivania sulla quale in corrispondenza del braccio sinistro si trovava una mano di gomma di dimensioni reali e molto simile a quella vera mentre la mano vera veniva nascosta dietro ad un pannello.

Gli sperimentatori toccavano, in maniera sincrona, con due pennelli identici la mano vera e quella di gomma; durante la stimolazione al soggetto veniva chiesto di tenere lo sguardo fisso sulla mano di gomma.

Dopo dieci minuti ai partecipanti veniva fatto compilare un questionario, composto da 9 item, volto ad indagare l’esperienza diretta dei soggetti.

Le risposte rilevarono che durante la stimolazione i soggetti riportavano di sentire il pennello sulla mano di gomma.

Botvinick e Cohen avanzarono l’ipotesi secondo cui l’illusione creava un conflitto multisensoriale che veniva risolto dal nostro cervello attraverso “l’embodiment” della mano di gomma.

Botvinick e Cohen fecero un secondo esperimento in cui chiedeva ai soggetti di tenere gli occhi chiusi, inoltre dopo aver indotto l’illusione, veniva chiesto di far scorrere il proprio dito destro sul bordo della scatola nel punto dove percepivano il loro dito sinistro.

In questo secondo caso però i soggetti erano divisi in gruppo sperimentale e di controllo, nel primo gruppo la stimolazione col pennello era sincrona mentre in quello di controllo la stimolazione veniva fatto in modo asincrono.

I risultati mostrarono che effettivamente i soggetti sperimentali dopo l’illusione riportavano un errato posizionamento della mano sinistra spostata verso la mano di gomma; questo bias non era presente nel soggetti del gruppo di controllo.

La spiegazione dei dati appena descritti è la seguente: l’illusione crea un conflitto multisensoriale tra sistema propriocettivo e visivo, il sistema visivo induce la “ricalibrazione” del braccio.

La rubber hand illusion è una metodica utilizzata per studiare oltre all’integrazione sensoriale tra tatto, vista e propriocezione anche il nostro modo di percepire il corpo.

Sappiamo che alla base ci sono due principali componenti:

1. Un processo bottom-up di integrazione sincronizzata degli oggetti percepiti con il tatto e con la vista per produrre la RHI

2. Il cambiamento fenomenologico della rappresentazione del corpo che scaturisce da questo processo che è persistente.

Il senso di appartenenza del proprio corpo è un aspetto importante della propria autoconsapevolezza, la sensazione che il proprio corpo ci appartenga è sempre presente nella nostra mente.

Questo senso di appartenenza può venire meno in molti disturbi neurologici, psichiatrici e psicologici così come l'infarto cerebrale, la sindrome da dolore cronico localizzata, l'autismo, l'epilessia, la bulimia e l'anoressia.

I pazienti affetti da questi disturbi possono riportare la sensazione che una certa parte del proprio corpo non gli appartenga più o sia di dimensioni diverse da quelle effettive. Molti di questi disturbi si associano inoltre con un calo della temperatura in un lato del corpo o in un singolo arto.

Questi ulteriori risultati mettono ben in chiaro che l’inganno della visione su ciò che può appartenere al nostro corpo è in realtà soggetto a vincoli, che presumibilmente hanno a che fare con ciò che la mente è disposta ad accettare come immagine plausibile del corpo

 

Per approfondimenti

  • Berlucchi G., Aglioti SM. The body in the brain: Neural bases of corporeal awarness. Trends in Neurosciences 1997; 560-564.
  • Botvinick, M. & Cohen, J. (1998). Rubber Hands “feel” touch that eyes see. Nature, vol. 39, pp. 756.
  • Costantini, M. & Haggard, P. (2007). The rubber hand illusion: Sensitivity and reference frame for body Ownership. Consciousness and Cognition, pp. 229–240.
  • G. Lorimer Moseley, Nick Olthof, Annemeike Venema, Sanneke Don, Marijke Wijers, Alberto Gallace, and Charles Spence. Psychologically induced cooling of a specific body part caused by the illusory ownership of an artificial counterpart PNAS 2008 105 (35) 13169-13173; 2008
  • Projecting sensations to external objects: evidence from skin conductance response. K Carrie Armel and V S Ramachandran 2003; 270(1523): 1499–1506.
  • Una ricerca dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e dell’Università di Oxford fa luce sulla percezione del corpo. Milano, 26 agosto 2008

 

(A cura della dottoressa Angela Chiara Leonino)

 

 

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