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L'ipnosi in ambito sperimentale: teoria neodissociativa ed approccio socio-cognitivo

on . Postato in Psicopatologia | Letto 485 volte

Un aspetto dell'ipnosi molto importante, sia per una più puntuale conoscenza dei processi psicologici e psicofisiologici in atto che per gli inevitabili riflessi che questi esercitano dal punto di vista clinico, è quello che riguarda l'ambito sperimentale.

Gran parte della ricerca sperimentale in ipnosi è organizzata intorno a due principali paradigmi teorici: uno, il più vecchio, è associato con l'idea che la risposta ipnotica differisca in maniera fondamentale dal comportamento non ipnotico. Quest'ultimo è inteso come operazione di processi psicologici speciali che richiedono abilità o capacità che possono essere appannaggio solo di pochi.

Il primo paradigma, che considera l'ipnosi come stato alterato di coscienza, prende spunto dal lavoro di Pierre Janet (che però applicò questo concetto solo alla psicopatologia), secondo il quale sistemi di idee possono essere separati dalla personalità principale ed esistere come una personalità subordinata, inconscia, ma capace di divenire conscia attraverso l'ipnosi.

Contrariamente a Janet, Ernest R. Hilgard, lavorando in un contesto prettamente sperimentale, ha esteso questo concetto di dissociazione al funzionamento normale della coscienza, da cui dipende l'ipnosi, vista come un caso particolare in cui c'è una transizione da un sistema di controllo ad un altro (Chertok, 1989).

La "teoria neodissociativa" di Hilgard (1975) sostiene che in ogni momento il comportamento dell'individuo è il prodotto dell'attività di sistemi di controllo che operano gerarchicamente. Al livello superiore della gerarchia è posto un sistema di controllo esecutivo del pensiero e del comportamento che controlla attività e funzione dei sottosistemi cognitivi.

Tali sistemi operano in modo integrato e gerarchico quando l'azione è cosciente, ma nel caso in cui siano somministrate suggestioni, sia in condizioni di veglia che di ipnosi, l'attività dei sottosistemi può dissociarsi da quella del sistema di controllo esecutivo.

Secondo la teoria neodissociativa il comportamento suggestivo si caratterizza per una ridotta influenza del controllo esecutivo e per un aumento dell'attivazione dei sistemi di controllo subordinati, che producono una risposta suggestionata dovuta alla loro attività automatica. Il comportamento suggestionato viene esperito come involontario in quanto il controllo esercitato dalla persona sul proprio comportamento e pensiero può essere dissociato dalle intenzioni e dagli obiettivi consci.

Il secondo paradigma, che si pone come alternativa al primo, è quello che considera l'ipnosi come un non-stato e trae origine dall'attacco di T. X. Barber alla concezione dell'ipnosi come stato alterato della coscienza (Barber, 1969).

Barber riteneva che lo stato di suggestionabilità avesse le sue radici sia nella situazione sperimentale sia nelle credenze attese nel soggetto. Quindi, tutti i fenomeni attribuiti all'esistenza di uno stato ipnotico potrebbero essere prodotti fuori da ogni riferimento all'ipnosi.

Barber diede delle dimostrazioni in cui i fenomeni ipnotici potevano essere facilmente prodotti in soggetti che non avevano ricevuto una procedura di induzione ipnotica e, rifiutando il concetto di stato ipnotico ritenendolo fuorviante, iniziò un programma di ricerca per identificare le relazioni causali fra le variabili dipendenti e indipendenti della situazione ipnotica, sfociata successivamente nel cosiddetto approccio "socio-cognitivo" che puntualizza il fatto che le risposte ipnotiche evocate da suggestioni sono accompagnate da immagini, fantasie e attività cognitive. In particolare, è l'attività immaginativa che viene ritenuta un elemento importante nell'emissione di risposte suggestive.

Un esempio della diversa interpretazione delle due teorie è data da un fenomeno che è stato ampiamente studiato dai ricercatori di tutto il mondo: quello dell'analgesia ipnotica.

L'analgesia ipnotica secondo la teoria neodissociativa.

Secondo Hilgard e la sua teoria neodissociativa sono implicate due componenti psicologiche. La prima componente è accessibile a tutti i soggetti al di là del loro livello di ipnotizzabilità (misurato mediante la Scala Stanford, che raggruppa i soggetti in alti, medi e bassi ipnotizzabili) e include quelle strategie conscie per la riduzione del dolore come l'autodistrazione e il rilassamento.

Questa prima componente, in cui si può anche includere la riduzione del dolore prodotta dal placebo, si pensa sia scarsamente efficace e possa, tutt'al più, guidare solo verso piccole riduzioni nell'ampiezza del dolore sentito.

La seconda componente è accessibile solo a soggetti con alto livello di ipnotizzabilità e soltanto quando è stata indotta l'ipnosi. Quest'ultima sembrerebbe implicare la dissociazione del dolore dalla consapevolezza conscia.

Conformemente a quest'idea una parte del soggetto (inconscia o "covert") continua a provare alti livelli di dolore mentre la parte conscia del soggetto ("overt") riporta di aver sentito poco dolore.

Il cuore del problema è spiegare come un'informazione sensoriale può essere registrata ed elaborata anche se non accessibile alla coscienza ed anche se la sua elaborazione conscia è stata distorta con la suggestione ipnotica.

Per trattare i livelli di resoconto "covert" e "overt" è utile considerare sistemi di controllo alternativi che possono essere separati gli uni dagli altri.

A livello descrittivo, tali sistemi sono familiari all'ipnosi perché un effetto dell'ipnosi è cambiare i modi in cui i controlli operano (ciò che è volontario può diventare involontario e ciò che è normalmente inaccessibile al richiamo può essere ricordato). La dominanza dei normali controlli di veglia è ridotta, benché non cancellata.

Applicando il concetto di sistemi di controllo cognitivi divisi agli esperimenti sul dolore, il cambiamento nei controlli può essere illustrato come nella figura seguente.

Risposta normale alla stimolazione dolorosa  Analgesia ipnotica alla stimolazione dolorosa  
 barriere   
Canale di comunicazione     Canale di comunicazione Canale di comunicazione
Conoscenza normale del"dolore sentito"   Ristrutturazione dei controlli cognitivi con l'ipnosi e la suggestione di analgesia Conoscenza ipnotica overt: "dolore non sentito" Conoscenza ipnotica covert: "dolore sentito"
Reazioni espressive volontarie:-smorfie-tensione Reazioni espressive volontarie:-smorfie-tensione   Reazioni volontarie espressive:-niente smorfie-rilassamento Indicatori riflessi:-sist. Cardiovascolare-sist. Omeostatico

E.R. Hilgard, J.R. Hilgard, 1975. Modificato.

Barriere di comunicazione vengono erette tra due sistemi cognitivi. Un sistema è accessibile ed è siglato come "conoscenza ipnotica overt", mentre l'altro sistema registra l'informazione dolorifica in qualche modo nascosto ed è descritto come "conoscenza ipnotica covert".

Tra loro si trova una prima barriera che li ostacola dall'interazione nella condizione di analgesia ipnotica ordinaria. Una seconda barriera" ostacola il sistema "covert" dai canali di comunicazione dal resoconto presente a meno che non venga rotta con tecniche quali la scrittura automatica o il discorso automatico.

Queste barriere possono essere rese permeabili con un segnale predisposto (ad esempio, come la dichiarazione fatta al soggetto dopo l'ipnosi che può ricordare ogni cosa).

Per quanto riguarda la questione di come il materiale "covert" può essere reso "overt",cioè da incoscio a conscio, vediamo che ciò avviene quando l'amnesia ipnotica è eliminata o quando altri controlli sono alterati nell'ipnosi, come quando un braccio intorpidito per mezzo della suggestione è poi reso nuovamente normale.

L'ipotesi che l'efficacia dell'analgesia ipnotica è dovuta alle suggestioni e non semplicemente alle condizioni di ipnosi è stato dimostrato anche ultimamente (De Pascalis, Magurano, Bellusci, 2000) dal fatto che sono state verificate sia riduzioni del dolore che riduzioni più consistenti della sofferenza nelle condizioni di analgesia focalizzata e immagini dissociative rispetto alla condizione di rilassamento in soggetti alti ipnotizzabili. Questi ultimi, inoltre, indicano una minore responsività neurovegetativa (frequenza cardiaca e conduttanza cutanea) dei soggetti con alta ipnotizzabilità rispetto a quelli con media e bassa ipnotizzabilità.

Il fatto che siano state riscontrate differenze tra soggetti alti, medi e bassi ipnotizzabili nelle risposte neurovegetative, sembra contraddire la teoria secondo la quale la riduzione della sofferenza sia imputabile alle sole strategie cognitive messe in atto da soggetti sia alti che bassi ipnotizzabili, come ipotizzato dai teorici della corrente socio-cognitiva.

I risultati si possono spiegare ipotizzando una sorta di facilitazione nel processo attentivo necessario per ridurre l'efficacia della stimolazione (con un'operazione di "filtraggio").

Tale processo, sebbene possa essere indotto dalla condizione specifica o dalle strategie cognitive messe in atto, è automatico perché si riflette direttamente sull'attività del sistema nervoso autonomo e avviene al di sotto del livello di coscienza dell'individuo.

Benché gli studi mostrino che qualche tipo di stimolazione centrale può modificare ciò che va a livello spinale, è improbabile che la maggiore influenza di processi centrali in ipnosi capitino a questo livello. Una ragione per supporre questo è che, benché l'influenza spinale possa dare una spiegazione per la riduzione del dolore, l'ipnosi può anche essere usata per produrre dolore per mezzo di allucinazioni di dolore senza stimolazioni esterne.

L'assenza del dolore, quando però ci sono le condizioni fisiche perché questo sia presente, e il dolore allucinato in assenza di condizioni fisiche, sono simili agli altri fenomeni allucinatori dell'ipnosi come la percezione uditiva o visiva.

Quello che avviene è molto più verosimile essere un fenomeno riguardante i centri cerebrali più alti piuttosto che un'influenza del cervello sopra i centri più bassi.

La teoria neodissociativa, inizialmente utilizzata per spiegare il fenomeno dell'analgesia ipnotica, è stata successivamente usata per descrivere l'apparente autonomia dei sistemi psicologici, per spiegare i disturbi di personalità multipla, per affrontare il trauma e per spiegare le varie esperienze individuali come quella del richiamo alla memoria di ricordi non accessibili.

L'analgesia ipnotica secondo l'approccio socio-cognitivo

Secondo la prospettiva sociocognitiva, il soggetto è un agente attivo che può svolgere attività cognitive di vari tipi, per migliorare gli effetti delle stimolazioni nocive. Secondo quest'approccio, le procedure ipnotiche non posseggono proprietà intrinseche che portano ad una "separazione della coscienza" o ad una "suggestionabilità accresciuta" (Spanos, 1989).

Alcune ricerche compiute definendo una situazione come l'ipnosi, hanno mostrato che si può aumentare la motivazione e l'autoefficacia nei soggetti favorevolmente disposti verso l'ipnosi mentre diminuisce la cooperatività e il sentimento di efficacia in coloro che sono negativamente disposti (Hendler, Redd, 1986).

L'analgesia prodotta dalle suggestioni ipnotiche e da quelle non ipnotiche sono fondamentalmente simili perché in nessun caso la riduzione del dolore avviene automaticamente attraverso la costruzione inconscia di "barriere amnesiche".

In tutti i casi il dolore percepito si riduce quando il soggetto motivato mette in azione un'attività cognitiva di "coping", cioé diretta ad una meta funzionale per reinterpretare o deviare la tensione degli aspetti nocivi della stimolazione. La conseguenza è che, secondo la prospettiva sociocognitiva, l'analgesia ipnotica intrinsecamente ha la stessa efficacia delle procedure non ipnotiche che aumentano le motivazioni dei soggetti e le aspettative per un "coping" cognitivo e attivo.

L'ipnotizzabilità, quindi, non riflette una capacità dissociativa stabile ma le differenze individuali nella responsività alle suggestioni-test sono concettualizzate in termini di differenze nelle aspettative concernenti l'ipnosi e la risposta ipnotica, differenze nella tacita interpretazione che i soggetti si riferiscano alle domande dei test di suggestione, differenze nelle abilità e buona volontà dei soggetti di venire assorbiti nella generazione e implementazione dei test di suggestione.

Il cambiamento degli atteggiamenti, delle aspettative, e delle interpretazioni dei soggetti bassi ipnotizzabili renderebbe possibile il sostanziale aumento della responsività dei soggetti alle suggestioni, comprese quelle per l'analgesia.

Questa ipotesi è chiaramente in disaccordo con la teoria della dissociazione, secondo cui i soggetti bassi ipnotizzabili non avrebbero la capacità di esibire alti livelli di analgesia suggerita.

Intorno a queste due importanti correnti di ricerche ve ne sono altre, sviluppate da altri autori, che non riescono a dare comunque un'interpretazione univoca della fenomenologia ipnotica a livello psicofisiologico.

Indubbiamente, come ci fa giustamente notare Mosconi (1993):

"… la verità, in questo caso, è multipla. La ipnosi è come un grande corpo solido poliedrico con molte piccole superfici, ognuna delle quali non è "la" verità ma solo una parte d'essa. Chi osserva e cerca stando su una di queste superfici può allungare lo sguardo solo su quelle più vicine, ma non scorge le altre, più lontane o addirittura sui versanti opposti, le quali a loro volta contengono una parte del vero senza smentire per questo, o annullare quello che è contenuto altrove. Probabilmente molti sono gli autori che descrivono in modo corretto la situazione, poiché molti sono i punti di osservazione e differenti le angolature che si presentano ai loro sguardi."

Riferimenti bibliografici

  • Barber T.X. (1969). Ipnosi, un approccio scientifico.
  • Chertok L. (1989). Hypnose et suggestion. Paris : Presses Universitaires de France. Trad. it. : Ipnosi e suggestione, Bari : Laterza, 1990.
  • De Pascalis V, Magurano M.R., Bellusci A. (1999). Pain perception, somatosensory event-related potentials and skin-conductance responses to painful stimuli in high, mid, and low hypnotizable subjects:effects of differential pain reduction strategies. Pain, 83, 499-508.
  • Hendler C.S e Redd W.H. (1986). Fear of hypnosis : the role of labelling in patients' acceptance of behavioral interventions. Behavior therapy, 17, pp. 2-13.
  • Hilgard E.R. e Hilgard J.R (1975). Hypnosis in the relief of pain.Los Altos, CA :W.Kaufmann.
  • Mosconi G.P. (1993). Psicoterapia ipnotica. Principii e fondamenti. Piccin, Padova.
  • Spanos N.P. (1989). Experimental research on hypnotic analgesia. In Spanos N.P. e Chaves J.F. (1989), Hypnosis : The cognitive-behavioral perspective. Buffalo, N.Y. : Prometheus Books.

 

Dott. Carlo Gallo - Psicologo - Roma

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